Festa dei Nonni

2 ottobre festa dei nonni, come stabilito dalla legge n.159 del 31 luglio 2005. In questa data cade anche un’altra ricorrenza prevista dal calendario liturgico cattolico: la festa degli angeli custodi. Mi piace l’associazione perché è bello pensare di avere un angelo custode, anche in mancanza di un nonno. Faccio un rapido inventario tra i miei conoscenti e verifico chi occupa questo prestigioso ruolo: Francesca in primis, con 7 nipoti! Seguono Norina, Marcella, Serapia, Novella, Luisa…coi rispettivi partner, Liliana in Puglia, le mie cugine Luisa, Giuliana e Morena, Piero e Ivano tra i contatti del blog (anche se Piero risulta inattivo).Tra i miei compagni di Liceo: Amedeo Michele, Walter, Anna, Paola, Riccarda “precettata come nonna a tempo pieno a novembre” e forse altri di cui non so. Ad occhio sono numerosi i coetanei nonni, rispetto a quelli che non lo sono, me compresa che poco ho goduto della nonna e zero del nonno. Per nonna Adelaide avevo una sorta di venerazione e l’ho persa a 12 anni. Sono lusingata se qualcuno ravvisa in me delle sue qualità. Forse è per la breve frequentazione concessami che cerco da sempre di mettermi in contatto con chi ricopre questo ruolo. Se non sbaglio, in inglese si dice grandmother e grandfather e quel prefisso grand fa intendere tutto, anche senza traduzione. Data l’inesperienza, non ho titolo per argomentare: capto quello che dicono le mie amiche e immagino sia un po’ come fare… l’istitutore privato, o l’organizzatore di eventi, sempre pronto a dare una mano nello svolgimento dei compiti per i nipoti in età scolare e a giocare con quelli più piccoli. Certo i nonni sono un patrimonio morale e materiale, di sostegno alle famiglie oggi quanto ieri, forse meno disponibili di una volta perché il contesto è cambiato anche per loro che hanno impegni una volta impensabili. Se mi capiterà di diventarlo, vorrei essere una ‘nonna giovane’ nello spirito, per niente ‘bacchettona’ e un po’ pazzerella. Auguri a tutti i nonni in servizio! E che gli angeli custodi ci proteggano!

Uno straordinario animale

Che splendido animale, il cavallo! Elegante, forte, bello… simbolo di libertà e indipendenza. In un test online proposto tempo fa, si chiedeva di scegliere un animale su quattro (compreso il gatto) ed uscì che mi identificavo in un cavallo: non mi sorpresi, pur circondata dai gatti, più economici e adatti a stare in uno spazio ristretto. Cristina, mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che vive nella scuderia delle due amiche in provincia di Ascoli e che lei “campa” da oltre dieci anni, per una scelta di cuore “che non ha prezzo”. Lui – non esso – si chiama Egoist, ha 22/23 anni e faceva le corse al trotto. Finita la carriera sportiva e smesso il ruolo di animale da reddito, l’incontro con mia nipote lo ha salvato da un futuro incerto. La premessa, perché stamattina Rai1 alle 7.15, in coda al telegiornale trasmette un servizio dedicato all’ IHP Italiano Horse Protection Onlus, Centro di recupero cavalli a Montaione (FI). Scopro essere una struttura che ospita una sessantina di cavalli in difficoltà, abbandonati, maltrattati… salvati dal macello e bisognosi di cure. Come la cavalla rimasta gravemente ustionata giorni fa in un tremendo incendio – pare doloso – durante il quale è morta la sua padrona nel tentativo di salvare i suoi animali. È morta anche la cavalla, perché troppo gravi le ustioni riportate. Provo ribrezzo al pensiero che ci sia dietro la mano dell’uomo. Oltretutto questo animale dall’aspetto indomito viene usato come terapia in svariate problematiche umane. Durante il breve servizio, dicono che un esemplare era stato trovato in una scarpata e un altro abbandonato perché cieco. Meno male che esiste questo centro di recupero per equini maltrattati che offre visite guidate gratuite tutto l’anno! Il Centro – il primo a ricevere l’autorizzazione ad operare da parte del Ministero della Salute nel 2009 – cerca personale da assumere per prendersi cura degli animali ospiti. Se abitassi là, una visita la farei senz’altro. Grazie a quanti si occupano di questo straordinario animale, compresa mia nipote Cristina.

Natalità e decrescita demografica

Esco e scendo in piazza. Supero il Municipio di Castelcucco dove diversi decenni fa frequentai le tre classi della scuola media, adesso ubicata nell’edificio soprastante dove ho insegnato Lettere fino al 2015. Per me è spontaneo considerare entrambi gli edifici ‘familiari’, perciò ci butto volentieri uno sguardo quando passo, cogliendone un dettaglio. Stamattina è un fiocco rosa appuntato sul portoncino del Municipio che annuncia un lieto evento. Mi avvicino per leggere il nome del nuovo nato e scopro che sono due bambine, Angela e Isabella, nuove concittadine. Misure di sostegno alla natalità vengono messe in agenda dal governo per fermare il cosiddetto ‘inverno demografico’ e i nuovi nati sono particolarmente benvenuti. Trovo carino il pensiero dell’Amministrazione di segnalare le nascite alla comunità con un fiocco colorato e il nome del nuovo cittadino. Mi incuriosisco, entro e chiedo alla gentile Tiziana quanti bambini sono nati finora: 24 l’anno scorso, mentre ora siamo a 13, tra i quali il settimo nipote di Francesca, Raffaele. Per un Comune di 2.320 abitanti (al 30.06.23) mi sembra un dato incoraggiante. La mia curiosità è anche legata al fatto che mia mamma faceva l’ostetrica; io sono nata negli Anni Cinquanta quando i parti avvenivano a domicilio ed erano molto numerosi. Di conseguenza, anche le classi scolastiche erano assai affollate, come ho evidenziato nella mia ultima opera Dove i Germogli diventano Fiori: insomma, un piccolo terremoto. Mi limito a fare una considerazione sui numeri e non mi addentro sui motivi del calo demografico, lamentato anche dal Papa. In linea di massima, propendo per la qualità piuttosto che esaltare la quantità: una meraviglia se le due opzioni potessero andare a braccetto. Ciò detto, benearrivati e lunga vita ai nuovi nati! 🌻

Tra pubblico e palco

Poco prima delle otto, in coda al telegiornale su Rai1 seguo l’intervista a Claudio Baglioni, 72enne cantautore e musicista romano che in oltre cinquant’anni di carriera ha raggiunto una considerevole popolarità. Il concerto allo stadio centrale del Foro Italico tuttora in corso (termina il 30 settembre ) si chiama “A Tutto Cuore”: un rock – opera show ispirato, visionario, vitale che sta avendo grande successo. È il terzo show multimediale, con 101 persone sul palco più lui, con suggestioni che arrivano da luci, schermi e proiezioni. Le canzoni come novelle che compongono un romanzo. Tra i titoli più noti Strada facendo, Questo piccolo grande amore, Amore bello… tra i 38 brani scelti (40 album pubblicati), un piccolo pezzo del suo enorme repertorio. Il desiderio del cantautore è stupire il pubblico regalando tre ore di “uno show di evasione per fare crescere il numero di cose sognanti e contrastare così quanto di brutto succede nel mondo”. Apprezzo e condivido l’obiettivo dell’artista che attribuisce all’arte “il modo di sopportare la vita” grazie alla collaborazione tra palco e platea. Queste dichiarazioni mi piacciono molto perché anch’io scrivo con lo stesso obiettivo: di elevarmi dalla routine e di condividere emozioni riflessioni e fatti con i lettori. Certo il mio palco è molto ristretto, non ha bisogno di luci ed effetti speciali, ma percepisco un cuore che pulsa dietro i commenti e una mente aperta, disposta a mettersi in gioco e a confrontarsi. Claudio Baglioni ha condotto con garbo due edizioni di Sanremo, nel 2018 e nel 2019, mentre emergeva nel 1985 per la sua Questo piccolo grande amore, vincitrice del concorso “Canzone d’amore del secolo”. Tra i vari premi ricevuti, segnalo il Premio Tenco 2022 alla carriera. Carriera in ascesa di un artista di bella presenza e bei modi. Bravo Claudio!

Fuga architettata

A volte leggo delle notizie che mi lasciano sbalordita e mi sorprendo che siano pubblicate in cronaca, avendo a mio dire più l’impronta di un racconto boccaccesco. È quello che mi trasmette l’articolo che leggo a pag. 17 del Corriere di lunedì, dal titolo “Il caso del suicida per finta” che sintetizzo prima di dire la mia. Orbene, il signor Adamo Guerra, separato con due figlie scompare nel 2013. Nel 2016 viene identificato in Grecia, a Creta. La ex moglie, Raffaella Borghi da cui ha divorziato continua a cercarlo tramite la trasmissione “Chi l’ha visto”, ma lui non ne vuole sapere di tornare alla vecchia vita. A parte che ci sono conseguenze penali per chi finge la propria morte, vorrei sapere perché l’ex moglie ci tiene tanto a ‘riavere indietro’ cotanto uomo (salvo che non sia per fargliela pagare in qualche modo). Certo, non è il primo che si defila, dopo aver detto “Esco un attimo a prendere le sigarette”, però il signor Guerra – cognome che è tutto un programma – che viveva e lavorava a Imola pare che abbia chiesto di essere inserito in un elenco speciale di ‘introvabili’, suppongo per stare tranquillo. Per dieci anni gli è andata bene, finché non è stato riportato alla luce. Di certo dovrà dare spiegazioni sulla messa in scena del finto suicidio ai familiari e non solo. Forse situazioni simili succedevano anche nel Trecento e magari il simpatico Boccaccio ne avrà trattato l’argomento in una delle cento novelle del Decameron. Continuo però a pensare all’ex moglie di Adamo Guerra e provo a immaginare i tormenti passati nel cercare di venire a capo della fuga dell’uomo con cui aveva trascorso 15 anni. Raffaella, lasci perdere! Tra l’altro mi viene in mente il proverbio ‘In amor vince chi fugge’ che sembra dare ragione al fuggitivo che però, a mio dire ha omesso un dettaglio: aveva e continua ad avere due figlie. Se fossero loro a non volerne più sapere di un padre siffatto?

Una coppia da record

Non mi capita di stare in cucina di pomeriggio, data la mia scarsa propensione ai fornelli. Se necessita, mi faccio compagnia col televisore che accendo sul primo, come successo ieri. È in onda la trasmissione ‘Vita in diretta’ e devo sbucciare una quantità di mele ammaccate, prima che si guastino del tutto e debba buttarle nel compost. Poi ne farò la composta di mele, da usare per una crostata oppure regalare. Mentre sono all’opera, Alberto Matano, il conduttore del programma anticipa la storia e poi introduce due simpatici vecchietti, tra l’altro dei paraggi – precisamente Conegliano – che festeggiano un doppio compleanno di 101anni cadauno e ben 72 di vita insieme: sono Giuseppe Vecchio, di origini siciliane e Angelina Filipuzzi, friulana. Hanno festeggiato la doppia ricorrenza domenica 17 settembre, onorata dalla visita del sindaco Fabio Chies, al quale Angelina ha confidato: “Litighiamo ancora tutti i giorni”. La ricetta di longevità del marito è: “Prima di tutto bisogna sopportare e sopportarsi l’uno con l’altro… mangiare con moderazione e bere un bicchiere di vino a pasto”. La coppia da record ha due figli, due nipoti e due pronipoti. Sembra una storia inventata e inverosimile, se confrontata con tante – troppe – di amore insano e letale. Mi congratulo coi due protagonisti del lungo matrimonio che hanno anche reso noto il loro elisir d’amore. Mi sarebbe piaciuto annoverare una storia simile nel mio parentado o tra le mie conoscenze. Anzi una ce n’è, avviata verso i novant’anni, cui auguro un sereno prosieguo. Ritengo che sia una vera fortuna fare un percorso tanto lungo in dolce compagnia. La buona sorte solitamente non è così generosa. Ma quando capita, siamo tutti contenti di trattenerla. Giuseppe e Angelina insegnano.

Tema Migranti

Il film “Io, capitano” candidato agli Oscar e la premier Giorgia Meloni all’Assemblea Generale dell’ONU a New York: due notizie che ci riportano al problema dei migranti. Il film è coprodotto dalla Rai e ha vinto il Leone d’Argento alla recente Mostra del Cinema a Venezia; parla del viaggio di due ragazzi che non scappano da guerre e/o fame ma cercano di ‘sfondare’ in Europa. Nel suo intervento al Palazzo di Vetro, “Agire insieme contro la schiavitù” è la richiesta della Meloni di grigio-perla vestita, coi capelli raccolti e un ciuffo sfuggente sulla fronte, che a mio dire si addice alla tempra volitiva. Si è espressa in maniera franca e diretta, invitando le nazioni tutte a farsi carico del Tema Migranti. L’immigrazione è la punta dell’iceberg di un pgroblema che non è mai stato affrontato in maniera unitaria dall’Europa, anche in considerazione del fatto che l’Italia è una terra di sbarchi ed altre nazioni non lo sono. Sono poco documentata sull’argomento: sento quotidianamente di barche, barchini, approdi autonomi, illegali… con sovraffollamento degli hotspot specie a Lampedusa e anche fuga di immigrati dal Centro di Accoglienza. Mi chiedo che fine faranno gli infelici costretti a risolvere il problema ‘di tasca loro’, espressione sarcastica riferita allo stato di nullatenenti di quelli che si sono indebitati per venire nella civile Europa. Credo che il film faccia riflettere su questo e ben venga se toccherà le corde di chi ha in mano le sorti del vecchio continente. Magari l’arte cinematografica può arrivare dove sfumano le parole della Meloni che quantomeno ci mette la faccia. Tanti anni fa – fine Anni Settanta – avevo scritto un articolo, pubblicato in cronaca locale tra un giovane di Possagno dove abitavo e una vietnamita, giunta in Veneto coi barconi. Successivamente lo trasformai in un romanzo che proposi a una grossa casa editrice che lo rifiutò con la motivazione che l’argomento non era intessante. Allora si parlava di ‘boat people’, adesso di immigrazione incontrollata. La sostanza è la stessa, con l’aggravante dei numeri.

Andar per strada

Il nuovo Codice della Strada potrebbe entrare in vigore entro l’autunno 2023,k dopo essere stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. L’iter prevede che il ddl venga discusso in Parlamento dalle due Camere. In generale sono previste sanzioni più severe per chi guida in modo irresponsabile, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza sulle strade. Superfluo ricordare le vittime della strada che allungano ogni giorno un elenco inverosimile. Per restare in ambito privato, anni fa ho subito un incidente che mi provocò la frattura dello sterno: a causarlo la distrazione al cellulare del tipo al volante. Mia zia Primina, mentre andava al mercato in bicicletta fu investita mortalmente. La mia amica ecuadoregna Zulay fu spezzata in due da un’auto mentre tornava a casa in scooter. A lei ho dedicato la mia opera Migrante Nuda. Senza tanta fatica, potrei portare altri esempi drammatici, ma preferisco sorvolare. Mi è rimasta l’ansia che qualcuno possa tagliarmi la strada quando sono al volante, perciò evito viaggi lunghi e uso l’auto solo per necessità. Per brevi spostamenti, ho ripreso in mano la bicicletta che uso su percorsi periferici, riconoscendo che non sono esagerate le raccomandazioni alla prudenza che mi giungono da varie parti. Anche camminare a piedi non è privo di rischi, se non si usano le strisce pedonali e i semafori per i pedoni. Ben vengano le multe salatissime per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Però ritengo che sarebbe più utile agire a monte, sul versante della prevenzione, educando a rispettare la vita propria e altrui in qualunque circostanza, a partire dalla scuola dell’infanzia. La caotica vita moderna ci spinge ad andare di corsa, col rischio di perdere il contatto con ciò che abbiamo sotto i piedi e la vita, nella peggiore delle evenienze.

Campiello 2023

Vince il Premio Campiello 2023 Benedetta Tobagi, col libro “La resistenza delle donne”. L’autrice, giornalista figlia di Walter Tobagi assassinato nel 1980 lo dedica “A tutte le donne che resistono” e già la dedica mi piace. Mi propongo di conoscere questa giovane scrittrice (ha 46 anni ma in foto sembra più giovane) che ha già ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi libri pubblicati e per la sua attività giornalistica. Appena ho letto il nome, o meglio il cognome l’ho subito collegato a quello del padre, noto giornalista del Corriere della Sera, morto a causa di un attentato il 28 maggio 1980 a soli 33 anni. Aveva seguito da vicino tutte le vicende degli “Anni di piombo” ed era stato individuato come un obiettivo sensibile da abbattere. La figlia aveva allora solo tre anni ed è facile pensare che fosse troppo piccola per capire l’enormità del male abbattutosi sulla sua famiglia. Però la dice lunga che da adulta faccia la giornalista come il padre. Il fratello Luca dice: “La memoria viva deve nascere in ognuno di noi”. Se il cognome, attraverso la vittoria del premio ci fa ricordare il tempo doloroso del terrorismo tanto meglio. Per obiettività storica, dobbiamo riconoscere che abbiamo superato una fase altamente drammatica. Oggi non è rose e fiori, abbiamo tante emergenze, ma gli attentati no. Due parole sulla copertina del libro: una foto in bianco e nero di uomini e donne col fucile in spalla su fondo rosso, molto appropriata direi. Cosa curiosa: le donne non indossano una tuta militare, ma gonne al ginocchio e hanno i capelli raccolti, il che induce a pensare al loro ruolo di partigiane di famiglia, una versione ammodernata dell’angelo del focolare. Ovviamente dovrò procurarmi e leggere l’opera per verificare. Comunque sono contenta che abbia vinto il prestigioso premio una giornalista che ha rivisto il ruolo attivo delle donne durante un periodo da non dimenticare.

Immigrazione esplosiva

Dubito che avrei il coraggio della signora Teresa Giardino (anche il cognome evoca la bellezza), che offre la cena a una decina di migranti affamati del Burkina Faso sbarcati a Lampedusa “con gli occhi lucidi e le mani sulla pancia”. Aiutata dal figlio Antonello Di Malta, vigile del fuoco, la signora 84enne cucina tre chili di pasta che offre agli ospiti del vicino Centro di accoglienza ormai al collasso. Leggo La Storia a Lampedusa/2 sul Corriere di venerdì e mi viene spontaneo chiedermi come mi sarei comportata io nei panni di Teresa che non ha avuto paura di dedicare tempo e mezzi a degli sconosciuti. Abitando a due passi dal Centro, chissà quante situazioni drammatiche avrà visto. L’età avanzata non le ha impedito di mettersi in gioco, coinvolgendo anche il figlio, che ha rinunciato alla cena con i colleghi ed è corso prontamente in suo aiuto. Mi piace pensare che ci siano parecchi isolani generosi come Teresa. Un mio pensiero è che la generosità si costruisce giorno per giorno e diventa naturale, se praticata a suo tempo. Poi ognuno ha i suoi mezzi. A me che detesto stare ai fornelli, verrebbe più spontaneo parlare e raccontare una storia. Non abito dove sbarcano centinaia di persone al giorno, esibendo alla luce del sole un problema destinato a sfuggire di mano, se l’Europa non se ne farà carico. Credo sia tardivo qualunque provvedimento, ma peggio sarebbe accogliere indiscriminatamente, senza occuparsi del dopo accoglienza. Non vorrei essere nei panni della premier e nemmeno in quelli di altri politici, sia di destra che di sinistra. Tuttavia qualcuno dovrà prendere delle decisioni a breve, medio e lungo termine riguardo il fenomeno dell’immigrazione non controllata. Grazie a Dio, la signora Teresa ha tamponato una situazione penosa. Ma non è eterna e nemmeno di acciaio.