Splendida Cornice

Seguo il programma ‘Splendida Cornice’ su Rai 3, condotto da Geppi Cucciari. Lo trovo accattivante, perché coinvolge il pubblico che interroga gli ospiti fissi, tra cui un linguista, una matrimonialista… e la scienziata Amalia Ercoli Finzi, 86 anni portati splendidamente (Gallarate, 20 aprile 1937). La signora, peraltro madre di cinque figli è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e delle tecnologie spaziali. Tra gli ‘ammaestratori di asteroidi’ le è stato dedicato un asteroide con il suo nome. Nonostante il pozzo di cultura che incarna, si esprime sempre col sorriso e semplificando argomenti complessi: complimenti a lei, esempio di longevità attiva e creativa. È un toccasana vedere e sentire persone tanto quotate che si mettono in gioco durante uno spettacolo serale apparentemente leggero, condito dall’arte, che sia musica, danza o letteratura. A proposito, viene ricordato Italo Calvino, a cento anni dalla nascita (15 ottobre 1923, Santiago de las Vegas, L’Avana, Cuba). Autore del famoso romanzo ‘Il barone rampante’, ignoravo che avesse scritto una ballata intitolata Oltre il ponte che viene eseguita al piano da Renzo Rubino. Nel corso del nutrito programma piuttosto lungo – termina pochi minuti prima di mezzanotte – viene realizzato il collegamento con Franco Montorro, edicolante di Bologna che ama la carta stampata. Ex giornalista, definito da Franco Bennato ‘giornalante’ ha saputo reinventarsi, dimostrando che il cambiamento professionale porta bene. Siccome tra gli ospiti fissi c’è il professore e scrittore Andrea Maggi, personaggio televisivo che recita nel docu-reality di Rai 2 Il Collegio, spetta a lui segnalare qualche gaffe commessa che balza agli occhi – anzi agli orecchi – nell’uso del pronome personale nel caso indiretto (usare ‘gli’ dico, riferito a una donna anziché ‘le’). Per dovere di cronaca e deformazione professionale, è quello che segnalo spesso anch’io in privato. Così, grazie anche alla Splendida Cornice mi tengo allenata.

Il buio e la luce

Il CORRIERE DELLA SERA riporta in prima pagina il titolo ‘Gaza, la morsa e il buio’ e oggi è La Giornata Mondiale della Vista che intende sensibilizzare sull’importanza della prevenzione. Sono affetta da miopia da quando ero bambina, ereditata da mia madre, mentre una zia paterna era ipovedente per problemi al cristallino. La ricordo con la lente d’ingrandimento appesa al collo che usava anche per dipingere, dato che si dedicava alla pittura con preferenza per fiori e ritratti. A causa della sua limitazione visiva, si spostava con molta cautela. Ho temuto di aver ereditato il suo deficit visivo, finché lo specialista non mi ha chiarito che il mio è un altro problema legato a una miopia di media entità. Pacifico che la vista è uno dei sensi più importanti. Mentre scrivo, sento che è arrivato un messaggio che vado a leggere ‘con la coda dell’occhio’: “Svegliarsi, alzarsi, sorridere. Tutto questo non ha prezzo” e lo confronto con il titolo di apertura del quotidiano, riferito al buio imposto da Israele alla Striscia di Gaza, interrompendo le forniture di energia e di cibo. Il conflitto israelo-palestinese è lo scontro tra due popoli per il possesso della stessa terra, inasprito dall’appartenenza a due fedi diverse, ebraica e islamica. L’attacco delle milizie di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 riporta l’attenzione sull’ostilità di vecchia data tra Israele e Palestina. Comunque sia, bambini donne vecchi, cioè i civili sono le vittime sacrificali della mattanza. Chi non muore sotto i bombardamenti, è costretto a brancolare al buio come se fosse cieco! Alla faccia della Giornata Mondiale odierna (che è una buona cosa, come principio), ma totalmente vanificata dallo spirito guerrafondaio di chi considera la guerra un’arma per la risoluzione dei problemi.

Letteratura come antidoto

Il quotidiano abbonda di cronaca nera. Cerco qualcosa che mi distragga dall’angoscia di notizie e foto inerenti i drammi mondiali. Trovo interessante l’articolo di Cultura e Spettacolo firmato da Francesca Visentin, a pag. 14 del Corriere: “La letteratura è verità, temuta più delle armi”, parole di Azar Nafisi, scrittrice e attivista iraniana, autrice di La Repubblica dell’immaginazione (Adelphi), ospite in questi giorni a rassegne letterarie in Veneto. Autrice del caso letterario Leggere Lolita a Teheran, Azar insegna alla Johns Hopkins Università a Washington. Nel corso dell’intervista chiarisce che la Repubblica dell’immaginazione è la Repubblica dei libri, a cui l’ha avvicinata suo padre da piccola, quando le raccontava ogni sera una storia in Francia, in Iran, in Italia attraverso fiabe, musica e dipinti, tanto da farle dire: “La prima volta che andai a Roma mi sembrava di esserci già stata grazie ai libri”. La sua esperienza conferma quanto sia importante avvicinare i piccoli al mondo delle arti, e quanto sia importante la cultura in tutti i tempi, anche burrascosi, perché “Raccontare è potente e sovversivo, per questo in ogni rivoluzione attaccano scrittori, poeti, donne e giornalisti”. Mi tornano in mente Le mie prigioni di Silvio Pellico (del 1832): accusato di appartenere alla società segreta della Carboneria, trascorse 10 anni nella prigione dello Spielberg dove scrisse la sua opera più celebre che qualche danno lo procurò agli oppressori Austriaci. Tornando alla scrittrice iraniana, di cui non conosco le opere trovo interessante il suo vissuto e condivido il suo pensiero sull’importanza del raccontare, soprattutto se si tratta di narrazione realistica. In questo ambito, un doveroso riconoscimento agli inviati in luoghi di guerra e a chi riesce a denunciare con le parole l’inosservanza dei diritti civili.

Il prezzo della fama

Avevo in mente di scrivere il post odierno su tutt’altro, poi al bar, sul Corriere leggo una notizia che mi incuriosisce e cambio idea. Sarà perché “La lingua batte dove il dente duole”, sarà perché a me non potrebbe succedere, adesso svelo l’arcano. Una famosa scrittrice di thriller, Camilla Lackberg pare sia stata sbugiardata dall’intelligenza artificiale: avrebbe commesso un ‘crimine letterario’, in combutta con il suo editor, non avendo scritto alcuni romanzi che portano la sua firma. Stiamo parlando di una autrice da 30.000 milioni di copie vendute in tutto il mondo. La scoperta è stata fatta da un detective e il suo assistente: l’intelligenza artificiale e un giornalista svedese. L’algoritmo ha messo insieme gli indizi, l’altarino è stato scoperto e pubblicato sul giornale Kvartal. La scrittrice svedese di successo chiamata “la regina dei polizieschi” ed il presunto complice, l’editor Pascal Engam smentiscono. Mi vengono spontanee le seguenti considerazioni: forse la signora era stanca di scrivere e, non volendo rinunciare alla popolarità ha cercato un aiutino, sottovalutando la ‘concorrenza digitale’. Non è la prima volta che dietro autori importanti si celano altre menti, o mani che dir si voglia. Un film abbastanza recente parla di un premio Nobel della letteratura dietro il quale c’era l’oscura moglie. È noto che sia successo anche in ambito musicale, vedi la sorella di Mozart. Al di là delle news, a volte fake news, dalla mia modesta esperienza di scrittrice autodidatta posso assicurare che ho autorizzato io le migliorie apportate alle mie creature letterarie in fase di editing e il controllo della bozza è stato fatto per tre volte, prima di apporre l’ok alla stesura definitiva. Non ho usufruito di un editor, se non in un paio di occasioni e ho pagato di mia tasca il lavoro. Senza preoccuparmi di diventare famosa, che evidentemente ha un prezzo.

Pace, questa sconosciuta

Svegliarsi con le sirene antimissile in prossimità di Gerusalemme, nel 2023: incredibile! L’attacco inaspettato di Hamas (organizzazione terroristica) con 5000 razzi contro Israele ha causato centinaia di vittime da una parte e dell’altra, più persone sequestrate come ostaggi. Israele dice: “Siamo in guerra”. Penso alla mia compagna di Liceo che abita a Nazaret, in attesa che mi tranquillizzi, se possibile. Succede a distanza di 50 anni e un giorno dalla guerra del Kippur: una coincidenza? Area da sempre molto instabile dove il tentativo di risoluzione dei problemi risale a dieci anni fa, ad opera del presidente americano Obama. Poi ‘distrazione’ che ora presenta il conto. Seguo lo speciale su rete 4 durante un pomeriggio prefestivo che mi toglie la voglia di rilassarmi. Crisi in Medio Oriente, fallimento dell’intelligence israeliana, allerta delle misure di sicurezza anche in altri Paesi che potrebbero essere considerati ‘obiettivi sensibili’, da noi Roma e la sinagoga. C’è sempre qualcuno che se la prende con gli ebrei. Si teme una pericolosa escalation dell’evento, inaspettato e cruento. Non so come la pensi Paola; interpellata ieri mi aveva scritto che al nord la situazione era tranquilla, con la speranza che “si fermino gli amanti della guerra, da una parte e dall’altra🙏”. Come me, Paola ama i fiori e mi ha inviato belle foto dal luogo che è diventato la sua seconda casa. Magari che l’amore per l’ambiente e per i fiori avesse contagiato i signori della guerra che decidono a tavolino le sorti dei Paesi ma non si sporcano le mani perché non scendono direttamente in campo e fanno fare il ‘lavoro sporco’ agli altri, volenti o nolenti. Vorrei inondare Israele di Iris, fiore simbolo della pace fra i popoli. Ma va bene anche la pianta del drago di Paola, con l’augurio che diventi miracolosa.

Nobel per la Pace 2023

Il Premio Nobel per la Pace 2023 è stato assegnato all’attivista e giornalista iraniana per i diritti delle donne Narges Mohammadi. La signora 51enne (nata a Zanjan/Iran il 21 aprile 1972) è imprigionata dalle autorità iraniane dal maggio 2016. Ha scritto il libro White Torture che parla già dal titolo. Vicepresidente del Centro per i difensori dei diritti umani in Iran, ha due figli gemelli che vivono in esilio in Francia e che non vede da sette anni. Arrestata 13 volte, condannata a un totale di 31 anni di carcere e 154 frustate. La sua vicenda mi fa pensare a quella, parallela di Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991. La birmana fu liberata il 13 novembre 2010. Spero che Narges non debba aspettare altrettanto. L’attivista iraniana Pegah Moshir Pour che vive in Italia da quando aveva 9 anni dice: “Auguro a Narges di poter ? ritornare a respirare la libertà, che possa sentire il vento sulla pelle, che abbracci le persone che ama”. Dubito che le autorità iraniane le consentiranno di ritirare il premio che “è anche un riconoscimento alle centinaia di migliaia di persone che hanno protestato contro le politiche di discriminazione e oppressione contro le donne del regime teocratico” (parole di Berit Reiss-Andersen, presidente del comitato dei Nobel di Oslo). Nella prigione di Evin dove sono rinchiusi i i detenuti politici, la vincitrice del Nobel per la Pace guida le altre detenute che scandiscono lo slogan donna, vita, libertà e cantano la versione in lingua parsi di ‘Bella Ciao’, diventata la canzone manifesto del movimento delle donne iraniane. Ho sentito l’audio diffuso dalla CNN: un grido per la libertà che mette i brividi. Onore a tutte le donne che lottano contro il patriarcato e l’oppressione sotto qualunque cielo e da qualsivoglia latitudine.

Fatalità o destino

Quando ho avviato il blog nel giugno 2021, il sistema mi ha chiesto di indicarr le categorie/argomenti su cui scrivere il pezzo da postare. Ne ho scelte quattro e una di queste è l’attualità; così agendo ho inteso concedermi un ‘contentino’ in cambio del lavoro di giornalista che avrei potuto fare al posto dell’insegnante. In verità ho fatto la corrispondente di zona (Cavaso e Possagno) per il Gazzettino per circa un anno. Era il 1980, documentato da un tesserino con la foto più bella in mio possesso. Inviavo gli articoli ‘in rovegliata’ per il telefono e mi venivo pagata 30.000 lire a pezzo. In quel periodo mi trovavo banconote dappertutto. Però dovevo correre da un luogo all’altro a caccia di notizie e alla fine ho rinunciato, ritenendo l’insegnamento una buona alternativa. Come si è dimostrato. Aprire un diario online/blog da pensionata mi ha consentito di tornare sui miei passi. L’esperimento continua imperterrito, con una piccola schiera di affezionati commentatori, anche in privato. C’è chi entra, chi esce, chi rimane. Una fedele lettrice mi sconsigliò tempo fa di scrivere riguardo attualità pesante, cronaca nera insomma, dal momento che ne siamo bombardati e lei preferisce testi leggeri. Mi sono adeguata e mi limito, ma non posso ignorare la realtà, sebbene nuda e cruda. Mi riferisco alle 21 vittime del bus caduto dal viadotto a Mestre, quasi tutte giovanissime, tutte straniere meno l’autista. Ho visto sul quotidiano e in televisione la foto dei giovani sposi in viaggio di nozze: Antonela, incinta è morta, lui Marko Bakovic, grave chissà come sopravviverà. La coppia Gualter e Maria Fernanda, portoghesi innamorati dell’Italia non c’è più. Cinque ucraini profughi “fuggiti dalle bombe sono morti in vacanza”. Meno male che è attivo un servizio psicologico per le famiglie anche dei feriti che arrivano da tutta Europa. Una famiglia romena composta dai genitori e dalle due figlie Georgiana 13enne e Aurora Maria di 8 anni non c’è più. Tra i feriti, due fratellini tedeschi hanno perso la mamma e contano sulla compagnia del loro cagnolino. Penso anche ai soccorritori che si sono fatti in quattro per salvare il salvabile tra le lamiere infuocate e contorte. Fatalità, destino, incuria, tragica coincidenza? Non è la prima volta che succede a un pullman in servizio, in Italia e fuori. Dopo sette anni dall’incidente con simili caratteristiche successo il 20 marzo 2016 in Spagna alla figlia Elena, durante un viaggio previsto dal programma Erasmus (12 vittime, di cui 6 studentesse italiane), il padre Gabriele Maestrini deve ancora avere giustizia. Ma la tiene viva nel ricordo. Io scrivo per questo, per impedire che si dimentichi.

Pro Insegnanti

Giornata mondiale degli Insegnanti, oggi 5 Ottobre, istituita nel 1994 dall’Unesco per sensibilizzare nei confronti di una professione antica che oggi non può prescindere dal digitale. Non so chi abbia detto che è il mestiere più bello del mondo, a me risulta che è tra i tre più difficili – educare, sanare, governare – e lo disse uno che se ne intendeva, il signor Sigmund Freud. Non voglio tirarmi addosso gli strali delle altre categorie, tutte utili e degne di considerazione, ma è naturale che abbia un occhio di riguardo per quella cui sono appartenuta io che ho insegnato per oltre trent’anni. Anche se ora sono in pensione, rimango in contatto con le colleghe in servizio e partecipo per ciò che succede nel mondo della scuola. Oltretutto dove abito l’edificio ce l’ho comodo, a due passi da casa e quando esco lo saluto cordialmente, pur senza nostalgia. Vediamo, sono in contatto con le colleghe: Valentina, Veronica, Paola, Rossella, Adriana, Edy, Roberta, Carmen, altra Valentina, Lisa… e mantengo i contatti con alcune colleghe pensionate. I maschi in servizio sono pochi ma buoni: Massimiliano, Antonio, Andrea… chiedo venia per gli eventuali non menzionati. Per quanto mi riguarda, devo dire che ho fatto l’insegnante volentieri, senza strafare cioè senza dannarmi l’anima, ma forse avrei fatto più volentieri la giornalista. In ogni caso, la parte bella del mio lavoro era lo scambio con gli studenti, l’atmosfera spesso effervescente che si creava in classe per cui le ore passavano veloci. Un effetto collaterale negativo era la raucedine per il troppo parlare e la spossatezza alle ore tredici. Comunque continuo a raccogliere i frutti di ciò che ho spanto – a volte testardamente – attraverso il contatto privilegiato con alcuni ex alunni… germogli diventati fiori, per postillare l’ultima mia opera Dove i Germogli diventano Fiori, guarda caso dedicata al mio maestro di quinta elementare, Enrico Cunial. L’impronta lasciata non si disperde. Buon lavoro a tutti gli Insegnanti!

San Francesco, patrono d’Italia

4 ottobre, San Francesco d’Assisi, Italia patrono d’Italia. Auguri a Papa Francesco, ai Francesco e Francesca che conosco, a chi compie oggi gli anni ma preferisce non festeggiare. Con gli auguri per l’onomastico si intrecciano le condoglianze per le 21 vittime del disastroso incidente accaduto ieri sera a Mestre. Lui, Francesco d’Assisi ne..l suo bellissimo Cantico delle creature noto anche come Cantico di Frate Sole (Laudes creaturarum il titolo originale composto intorno al 1224) parla della morte in questi termini: Laudato sì mì Signore per sora nostra morte corporale, dalla quale nullo homo vivente po’ scappare… e fa un distinguo tra la morte corporale e quella dell’anima perché specifica: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali. Tra i passeggeri morti nel bus precipitato dal cavalcavia due sono bambini e gli altri sono giovani, per cui immagino una deviazione del viaggio verso il paradiso. Comunque, il messaggio centrale del santo sono le creature e gli animali in cui avverte la presenza di Dio. Prima della conversione, in gioventù Francesco partecipò alla guerra che contrapponeva Assisi e Perugia nel 1202 e pare che volesse partecipare alla quarta crociata, ma si ricredette e cambiò vita dopo una malattia. Per dire che dovette combattere anche lui le sue battaglie. Dopo la conversione, visse in assoluta povertà e rimase sempre profondamente ascetico. Il suo Cantico è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Quando insegnavo, il poverello di Assisi (figlio di un ricco mercante di stoffe, mentre la madre è di estrazione nobile) apriva l’elenco degli scrittori che gli esaminandi portavano al colloquio d’esame di terza media. Tutt’ora continua a farmi buona compagnia quando scrivo e non solo. Gli raccomando di guardare giù e di proteggerci tutti, in vita e morte.

Lieto evento ad alta quota

Nascere è un fatto naturale, ma piuttosto originale in aereo a 10.000 metri di altezza. È capitato sabato al piccolo di una giovane coppia che dallo Sri Lanka si stava dirigendo a Malpensa, per poi raggiungere l’abitazione a Modena. Il bimbo nato in volo si chiama Levon Karunanayaka e sta bene. Lo vedo per televisione in braccio alla mamma Alessandra, sotto lo sguardo protettivo del papà Dilina, 24 anni come la moglie, che ha avuto le doglie subito dopo il decollo. Nei cieli sopra l’Iran, a 10.000 metri di altezza sono intervenuti due medici di origine asiatica, coadiuvati dalle hostess. Altri medici e infermieri neonatologi sono intervenuti dopo sulla pista, con un’ambulanza nursery – terapia intensiva viaggiante. Mamma e figlio – di circa tre chili – sono stati ricoverati all’ospedale Filippo Del Ponte di Varese, stanno bene e sono in attesa di dimissioni. Se il bimbo è nato al termine dei nove mesi, non è chiaro come sia stato concesso alla donna di salire a bordo, dato che molte compagnie aeree vietano l’imbarco alla fine dell’ottavo mese. Ma questo è un aspetto secondario, rispetto a quanto accaduto. Bambini portati dalla cicogna o trovati sotto il cavolo? Mi sa che non si raccontano più favole, comunque bisognerà aggiornare il contesto e raccontare che può succedere ad alta quota. Chissà cosa dirà il protagonista di questo straordinario evento quando a scuola gli chiederanno: “Dove sei nato?”; ci farà l’abitudine oppure esisterà un escamotage che non conosco per consentire di normalizzare la risposta. Spostando l’attenzione sui passeggeri dell’aereo, immagino che si saranno emozionati del ‘fuori programma’ e non lo scorderanno facilmente, perché trattasi comunque di ‘lieto evento’. Credo che la neomamma, se avesse potuto scegliere, avrebbe preferito andare a partorire in ospedale con le sue gambe. Ma tutto è bene ciò che finisce bene. Benvenuto a Levon, congratulazioni ai genitori… e complimenti ai soccorsi!