‘Buono riciclo’

Non credo corra buon sangue tra italiani e francesi, per via di una certa rivalità in ambito professionale, tipo cucina e moda. Però talvolta ci precedono, e bisogna dargliene atto. Mi riferisco al recente ‘bonus réparation’ (buono del riciclo) in atto dal mese scorso, di cui sento parlare per televisione. In sostanza, un provvedimento contro lo spreco e l’inquinamento che premia chi fa riparare scarpe e vestiti usati, anziché buttarli. È stato stanziato un fondo al riguardo che riconosce al consumatore un rimborso per ogni riparazione, tra i 6 e i 25 euro. La moda in Francia è un settore trainante dell’economia ed altrettanto in Italia, per cui immaginiamo la mole di rifiuti che si accumulano in ambito tessile. Ogni anno, nella sola Francia vengono gettate via circa 700 mila tonnellate di vestiti, due terzi dei quali finiscono in discarica. Vedrei molto positivo introdurre lo stesso buono da noi che favorirebbe gli artigiani e la rivitalizzazione di indumenti ancora buoni. Giusto ieri sono stata dalla sarta che mi ha allargato dei pantaloni – uno di velluto a coste e l’altro di lana – che mi tiravano sulla pancia, avendo messo su un paio di chili: come nuovi, anche perché li avevo portati poco. È stata una soddisfazione reciproca aver dato nuova vita a dei capi ancora buoni anche se datati. Tra l’altro, io non bado alla moda; seguo un mio stile che valorizza la praticità e la semplicità, che per una signora non più ever green è un biglietto da visita. Tra l’altro, fisicamente non sono cambiata molto e mantengo pressoché lo stesso peso, perciò posso mettere mano a una quantità di capi in fondo agli armadi. Senza contare quelli di mia madre, che aveva la mia stessa costituzione. Il problema, se mai è trovare calzolai e sarti che esercitino nei paraggi, senza doversi spostare nelle città vicine. Gli istituti professionali e i corsi per diventare artigiani negli specifici settori saranno lieti di ricevere iscrizioni. La richiesta è alta e il lavoro garantito.

Lunga vita ad Alice

Alice, un mese di vita salvata dai vigili del fuoco. È successo a Quarrata, comune della piana pistoiese flagellato dalla recente alluvione. Un simbolo di speranza tra tanta sofferenza. I giovani genitori della piccina, Maria Elena Mauro e Tommaso Menniti, quando l’acqua ha invaso il giardino e ha iniziato a filtrare dalla porta d’ingresso sono stati ospitati dai vicini al piano superiore e all’alba hanno chiesto aiuto ai vigili del fuoco. Avvolta in una coperta, Alice è stata presa dalle braccia del caporeparto della squadra dei vigili del fuoco di Pistoia: emozionato e padre anch’egli ha detto che era incuriosita e tranquilla, favorita dall’incoscienza dell’età che ha protetto il trasbordo in gommone. Una bella storia, simbolo di speranza. Del resto il nome Alice racchiude una varietà di meraviglie: significa “di nobile e bell’aspetto”, è associato al colore giallo, simbolo di gioia, felicità, serenità. La pietra preziosa portafortuna di Alice è il topazio, simbolo della serenità e della pace interiore. Accantonando la simbologia, la fortuna di Alice Menniti è quella di essere stata accolta dalle braccia esperte e protettive di un vigile in servizio che sarà giustamente orgoglioso di aver portato felicemente a termine il salvataggio, mancato in altre situazioni. L’alluvione in Toscana registra sette morti e due dispersi. Anche in Veneto il maltempo ha lasciato il segno, specie sul litorale colpito da violente mareggiate. Ancora senza esito le ricerche di Walter Locatello, il vigile del fuoco 44enne diventato papà da poco, scomparso in un torrente a Puos d’Alpago. Non era in servizio e stava controllando il livello dell’acqua nel canale a ridosso della casa dei genitori. Quasi una beffa che un vigile del fuoco abbia salvato una vita e che un collega l’abbia persa. D’altronde La vita è una rappresentazione scenica (Giacomo Leopardi, Pensieri XXIII)

‘Un brutto clima’

Prima domenica di Novembre, per fortuna con il sole. Mentre faccio colazione, seguo il programma Agorà su Rai 3, con un titolo allarmante: “Un Brutto Clima”. Ieri era la Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, preceduta dalla Commemorazione dei defunti e Ognissanti. Beh, non c’è da stare allegri! Mi conforta che la parola ‘agorà’ derivi dal greco e significhi ‘piazza’ luogo dove si incontrano varie persone, precisamente ‘spazio pubblico e di riunione nelle città greche’ e per me è apprezzabile tutto ciò che mi riporta alla Grecia classica. Però dipende da chi ci va in piazza! Durante il programma sembra che si siano dati appuntamento tutti gli uccelli di malaugurio riguardo la situazione a Gaza: questo, sommato al significato delle giornate precedenti non predispone all’ottimismo. Mi auguro che il conflitto tra Israele e Hamas termini il più presto possibile, sono convinta che la soluzione ‘Due Stati Due Popoli’, invocata anche dal Papa e dalla premier Giorgia Meloni sia la più idonea a porre fine a un problema che dura da secoli. Al netto delle ragioni che hanno determinato l’aggressione, sono sempre i civili a pagarne le spese, sia dall’una che dall’altra parte. E mi sovviene la poesia-riflessione di Bertold Brecht La guerra che verrà che condensa il mio pensiero al riguardo. La riporto tutta perché è il miglior commento ai dolorosi fatti di attualità: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Nonostante il clima non faccia ben sperare, auspico la Pace e allontano l’invito che il poeta rivolge alla fine della poesia Quelli che stanno in alto: Uomo qualsiasi,/firma il tuo testamento.//

Donne in negativo

Non tutte le cooperative sono uguali. E neanche le donne. Da giorni sento parlare del caso Soumahoro, nello specifico della consorte e suocera del parlamentare Aboubakar Soumahoro. Dato il tempo avverso, mi trattengo in poltrona più del solito e mi sorbisco tutto il programma Diario del giorno, ora passato di mano ad altro conduttore dopo Andrea Giambruno. Le signore Liliane Murekatete e Marie Therede Mukamatsindo sono agli arresti domiciliari per lo scandalo coop e migranti. Sequestrati quasi 2 milioni di euro. Lui, Aboubakar Soumahoro, laureato in sociologia, si proclama allo scuro dei traffici gestiti dalle sue affini. Le cooperative si occupano – avrebbero dovuto occuparsi – di migranti e di minori non accompagnati nella provincia di Latina. “Viaggi, alberghi e beni di lusso con i soldi destinati ai migranti” è il titolo che RaiNews dà alla vicenda. Pare che le due ‘signore’ non disdegnassero borse firmate e cene sui 500 euro, con due-tre convitati. Ma cosa mai avranno ingoiato? Perle preziose? Certo visitavano le Spa di lusso, ma ce ne vuole per ‘investire’ tanto denaro in beni superflui, tra l’altro lasciando nelle peste chi avrebbero dovuto aiutare. Nell’accezione popolare, sento dire che le donne sono più avanti degli uomini in molti ambiti: più concrete, più lungimiranti, più sensibili. In questo caso, più ladre e mi spiace doverlo dire. Improbabile che il politico non sapesse dei raggiri. Lui si dichiara del tutto estraneo ed anzi difende la cura che la consorte, già bella di suo dedicava al di lei aspetto. Mah, se non era complice, doveva almeno stare attento perché il denaro distratto dagli obiettivi è davvero notevole. Sono desolata di dedicare il mio post odierno a delle donne in versione negativa. In questo caso, mi appello al noto proverbio L’eccezione conferma la regola.

Party per i Santi

Sul mio calendario, alla data odierna leggo: SS. Lucilla e Quintino – Halloween. Mai avuto simpatia per questa festa importata. Anni addietro chiudevo i miei cani Luna e Astro in Panda perché non fossero spaventati dai botti. Io stessa staccavo il campanello per non essere disturbata dai leziosi ‘dolcetto o scherzetto’, con la conseguenza che qualcuno, indispettito dalla mia indisponibilità mi lanciava il petardo dentro il cortile. In un tema, un alunno mi scrisse che un petardo lanciato dentro la cuccia del cane, mandò al creatore la povera bestia. L’importazione di streghe e maschere terrificanti d’oltralpe cozza contro lo spirito di raccoglimento legato alla festività di Ognissanti. Inoltre due giovani zie materne morirono proprio a cavallo di queste date, tanti anni fa. Me ne parlava mia madre, che era la sorella più giovane ed anche se non le ho conosciute, mi sento di onorarne la memoria con il silenzio e la riflessione. Per i motivi suddetti, trovo molto opportuna l’idea di padre Alessandro Girodo della parrocchia dei santi Martino e Rosa di Conegliano di abolire la festa di halloween e sostituirla con un party per i santi, fornendo camici bianchi per tutti. Scheletri e pipistrelli resteranno fuori della porta. Tra l’altro, mi risulta che i pipistrelli siano innocui, anzi “In realtà sono mammiferi intelligenti e socievoli” ed ottimi alleati contro le zanzare, essendo ghiotti di insetti. Di giorno si riposano ed entrano in azione durante le ore notturne, ragion per cui forse sono associati alle tenebre. Io abito vicino al cimitero e credo di avere sentito i loro ‘strilli’, senza esserne turbata. Al massimo, la loro immagine può essere usata negli stampi per i biscotti, come ha fatto Lisa che mi ha mandato la foto delle sue prelibatezze dolciarie, invitanti e spiritose. Infine, coi tempi che corrono ritengo che il tema della morte non vada banalizzato ed eventualmente utilizzato per valorizzare la vita nostra e altrui.

Prevenire è meglio che curare

La mia simpatia per i vecchi parte da lontano; quando persi Giacomo, il nonno materno avevo cinque anni mentre Vito, quello paterno se ne era già andato. Mi è rimasto un vuoto che ho cercato di riempire ‘adottando’ affettivamente persone in là con gli anni. Perciò mi commuovono le storie che hanno per protagoniste persone molto anziane, specie se a lieto fine. Mentre faccio colazione, accendo sul primo canale, durante la trasmissione ‘Uno Mattina in famiglia’. La conduttrice Monica Setta racconta quanto è successo a Pistoia, dove un 90enne colpito da infarto viene salvato dalla nipote studentessa, prontamente accorsa alla sua chiamata. Provvidenziale, per l’esito positivo dell’intervento il defibrillatore, recuperato…nel bar del paese. La ragazza, prossima alla laurea al momento del fatto accaduto lo scorso giugno si ricorda di un corso svolto a scuola anni prima e riesce così a salvare la vita al nonno. A detta dei medici, il suo intervento è stato provvidenziale. La giovane, successivamente laureatasi è stata invitata a parlarne alla Camera dei Deputati: la sua testimonianza è finalizzata a sensibilizzare sulla pratica della rianimazione a scuola. Durante la trasmissione arriva un audio del nonno – nel frattempo tornato in salute e ad occuparsi delle olive – che invita a diffondere conoscenza e uso dello strumento salva vita. Mi vengono spontanee due considerazioni: l’importanza di avere buone relazioni e l’utilità di corsi di pronto soccorso fatti a tempo debito e messi correttamente in pratica. Questo in particolare, finalizzato a salvare la vita contraddice chi sostiene che a scuola si impara ciò che non serve nel quotidiano. Per fortuna non mi è capitato di soccorrere qualcuno in difficoltà – anzi sì: un’allieva colta da crisi epilettica, messa al sicuro da una collega più esperta – ma sono assolutamente d’accordo che prevenire è meglio che curare.

Provvedimento encomiabile

Per fortuna ci sono provvedimenti originali che vengono presi a fini rieducativi. È il caso dell’incontro di un detenuto con il proprio cane, ribaltando l’espressione ‘Solo come un cane’, visto che tra i due quello solo è il padrone. Succede a Lecce, nel carcere di Borgo San Nicola dove un senzatetto senza amici o familiari incontra Zair, il suo amico a quattro zampe, grazie alla direttrice del carcere Maria Teresa Susca che precisa: “Si sono spesi tutti per questo incontro: la polizia penitenziaria, il funzionario giuridico pedagogico che segue il detenuto così come anche il suo avvocato”. L’incontro è avvenuto in un’area verde della struttura ed è durato due ore. Potrebbe ripetersi, me lo auguro. Posso solo immaginare l’emozione dei due protagonisti, uniti da un legame interrotto dall’arresto dell’uomo e dall’affidamento del cane a una famiglia della zona. Una storia che conferma – se ce ne fosse bisogno – l’importanza della relazione uomo-animale, raccontata da tante storie vere, trasferite anche sullo schermo. Arcinoto che san Francesco parlava con il lupo e abbastanza diffusa in ambito medico è oggi la pet therapy. Io non riesco a pensarmi senza gatti, creature che mi accompagnano fin dall’infanzia che aprono e chiudono le mie giornate. Tornando al fatto di cronaca succitato, sono certa che rivedere e intrattenersi un paio d’ore col proprio cane abbia fatto un gran bene al suo proprietario e anche al cane, con l’augurio che possano presto ricongiungersi. Mi rattrista pensare al senzatetto ‘senza amici o familiari’, però temo sia la situazione in cui si trovano molte persone soprattutto straniere e/o immigrati indotti a venire in Italia col falso miraggio che sia il Paese di Bengodi. Mi è capitato talora di vedere il cane addestrato per impietosire oppure esibirsi in specialità varie, a scopo di guadagno. Mi piace pensare che l’entrata più importante sia l’amicizia tra due creature.

Paradosso burocratico

Ci sono dei fatti, o per meglio dire dei provvedimenti che hanno dell’incredibile, ovviamente lo dico da inesperta dei cavilli burocratici che si annidano dovunque. Mi riferisco alle multe comminate ai medici del Policlinico di Bari per le troppe ore lavorate durante la pandemia. Ne ho sentito parlare al telegiornale e letto sul quotidiano. Per fortuna l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitato ad esprimersi sul caso dal primario Vito Procacci ha consentito di sospendere la multa di 27.100 euro e di bloccare il procedimento comminato “per i troppi straordinari e i mancati riposi del personale sanitario durante l’emergenza Covid”. Un vero paradosso burocratico. Vito Procacci, uno dei tre medici multati ringrazia il Capo dello Stato “che è un padre oltre che un difensore della Costituzione” ma segnala anche la grave difficoltà in cui versa la Medicina di emergenza-urgenza, perché “gli organici sono ridotti all’osso”. Sono desolata di quanto occorso a professionisti che da ‘eroi’ per essersi spesi durante la pandemia vengono considerati ‘trasgressori’ dall’ispettorato del lavoro. Intanto complimenti al primario che ha scritto la lettera a Mattarella, dimostrando quanto possa essere vero il proverbio Carta canta verba volant. Poi complimenti al Capo dello Stato e al Ministro del Lavoro Marina Calderone che si era attivata sul caso. A commento dello spiacevole episodio a danno dell’abnegazione dei sanitari – molti morti durante la pandemia – è illuminante la vignetta di Giannelli sulla copertina del Corriere odierno, in alto a destra, di cui riporto le parole: Una multa per gli straordinari in tempo di Covid (titolo) Ma io ho salvato la vita a centinaia di anziani (dott.) Troppi! Pensi alle difficoltà dell Inps! (direttore)…di una freddura che gela!

Ascoltare per comunicare

Oggi 21 ottobre, Giornata Mondiale dell’Ascolto, un aspetto fondamentale delle relazioni interpersonali. Istituita nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto per rappresentare gli interessi delle persone con problemi di udito, l’iniziativa intende sensibilizzare sulla comunicazione in un mondo diventato sempre più egocentrico. Giusto sottolineare la rilevanza dell’ascolto attivo e consapevole in ambito privato e sociale, da estendere a quello politico dentro e fuori la nazione. Anche in questa circostanza, per deformazione professionale richiamo le abilità di base obiettivo della scuola media: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Per mia esperienza, contrariamente all’ordine di esposizione, l’ascolto attivo era la meno esercitata, sia davanti che dietro la cattedra. I ragazzi dal posto chiacchieravano volentieri tra loro, compromettendo la loro attenzione e la mia pazienza. Una mia collega che parlava molto diceva che gli studenti hanno bisogno di essere ascoltati, ma non mi è chiaro come combinasse le due cose. A parer mio, in servizio abbondavano le verifiche scritte di storia e geografia – materie orali – per fare gli accertamenti delle nozioni, a scapito dell’esposizione orale che risultava limitata al colloquio d’esame. Adesso il problema non mi tocca più da vicino, ma continua a serpeggiare e temo anzi si sia espanso dopo la pandemia, a causa dell’isolamento sociale. Anch’io che considero le parole un biglietto personale distintivo, non riesco talvolta a farmi ascoltare. Mi interrogo e cerco di ascoltare la mia vocina interna, in attesa che mi suggerisca qualche altra procedura comunicativa. Talvolta registro solo il silenzio. Allora mi conforta il pensiero di un amico: Anche il silenzio è pensiero!

Una coetanea tosta

Nata a Roma il 19 ottobre 1953, oggi è il compleanno di una coetanea famosa, che vedo tutti i pomeriggi sul Canale 4 dove conduce il programma Forum: Barbara Palombelli. Leggo l’intervista di Maria Luisa Agnese a pag.29 del Corriere e non mi stupisce che la giornalista riveli un carattere forte e determinato, emerso già nell’infanzia. È lei stessa a confidarlo: A sei anni facevo i giornaletti e li vendevo ai familiari. Poi da ragazza andavo a bussare a tutti i giornali, Espresso, Repubblica, Corriere, mi sono presentata dicendo: “Mi piacerebbe scrivere”. Laureata in Lettere, inizia la carriera in Rai. Da 11 anni conduce Forum su Canale 5, e Lo Sportello di Forum, Rete 4 dove io attingo anche per i miei post. Trovo la conduttrice – tra l’altro di bell’aspetto – molto garbata ed equilibrata nella conduzione del programma in cui si scontrano sovente protagonisti litigiosi, alla fine ‘serviti’ dal giudice. Giornalista e conduttrice tv, afferma: “La tv mi è sempre sembrata una cosa molto facile. La carta stampata richiede più fatica”. Ha anche scritto un libro sulla sua vita, pubblicato da Mondadori nel 2000, C’era una ragazza. Dalle parole che dice, credo che sia una persona molto organizzata e razionale: “Bisogna avere piani A, B, C… io ho piani fino alla Z”. Simpatica, concordo con lei. Mi piacerebbe averla come amica. L’impressione che mi trasmette è che sia controllatissima fuori, un torrente in piena dentro. Nel privato è sposata con Francesco Rutelli da 44 anni (anche se vivono da ‘separati in casa’) e ha quattro figli, tre dei quali sdottati, il che aumenta la mia stima nei suoi riguardi. Anche se non ama festeggiare i compleanni, mi aspetto che oggi le arrivino molti auguri, compreso il mio. Brava Barbara, tieni alta la classe 1953 che ha dato buoni frutti! 💐