Quando leggo un articolo che riguarda avvenimenti scolastici, mi faccio coinvolgere. Anche se sono in pensione ormai da qualche anno, emotivamente sono ancora là e mi spiace quando succede qualcosa che svela il malessere serpeggiante di qua o al di là della cattedra. O anche fuori dell’aula, come è capitato alla scuola media “Crespani” di Morgano (TV). Alla fine della lezione, mentre stava raggiungendo la sua macchina nel parcheggio della scuola, una professoressa è stata circondata da un gruppo di studenti capeggiato dall’alunno cui aveva messo la nota disciplinare che l’ha minacciata: “Non ti permettere mai più o te la faremo pagare”. La docente ha segnalato l’accaduto al dirigente e al comune. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ha espresso solidarietà alla professoressa, invitando giovani ed adulti a riflettere sui propri comportamenti. Una cosa piuttosto grave che sta diventando ricorrente. Succedeva anche una volta che si verificassero episodi di insubordinazione, ma meno eclatanti. A me era capitato di fare denuncia ai carabinieri perché mi era stata sottratta la borsa col registro, come ritorsione per aver messo una nota disciplinare a due ‘capetti’ di seconda media che se le erano date in classe. Alla fine della lezione uno dei due, risentito aveva forzato la portiera dell’auto chiusa e asportato la borsa con il registro, successivamente gettata in un anfratto da dove poi era stata recuperata. Nel mentre ero stata invitata dal dirigente a sporgere denuncia per smarrimento del registro, documento di servizio. Nessuno dei genitori, avvisati ha preso posizione contro l’aggressione, ritenendola poca cosa, suppongo. Io ho perso di vista i ragazzi che oggi sono adulti, presumibilmente con figli. Chissà come la pensano riguardo le regole, l’autorità, la convivenza. Rimango nel dubbio, constatando tristemente che la storia si ripete.
Categoria: Attualità
Gioia dimezzata
Tra gli ostaggi liberati ieri da Hamas nel terzo giorno di tregua a Gaza c’è Abigail Edan, dolcissima bambina israelo-americana che ha compito 4 anni durante il sequestro perpetrato col l’attacco del 7 ottobre. La bella notizia è smorzata dal fatto che la bimba è orfana di entrambi i genitori dal giorno dell’aggressione. Anzi, pare si sia salvata sotto il corpo del padre, fotografo di professione colpito a morte mentre la proteggeva. La più piccola degli ostaggi, ha trovato le braccia del nonno ad accoglierla. “L’incubo di Abigail Edan è finalmente finito” titola un quotidiano, ma temo che per lei il resto della vita resterà condizionato dalla terribile esperienza. Il fratello Michael, di 9 anni e la sorella Amalia di 6 sono scampati al rapimento, riuscendo a nascondersi nell’armadio. Tra i 14 liberati ci sono 9 bambini, 4 donne e un cittadino con doppio passaporto russo-israeliano. Israele ha rilasciato 39 prigionieri palestinesi, tutti minorenni. “Con ogni persona rilasciata ce n’è un’altra in prigionia” afferma una scampata al massacro, per cui la gioia è a metà. Dalla polveriera si eleva una luce di speranza, tutto il mondo è col fiato sospeso per i prossimi eventi. Per un attimo mi metto nei panni dei nonni della piccola Abigail, nome che significa ‘gioia del padre’. Abigail è anche un personaggio biblico: moglie dapprima di Nadal e poi di Davide, dal quale ebbe il figlio Kileab. Abigaille è anche un personaggio del Nabucco di Giuseppe Verdi. A parte questi riferimenti, rifletto sul fatto che la dolce bambina è stata brutalmente privata di entrambi i genitori, anche se le rimangono i fratelli e i nonni che si occuperanno di lei con raddoppiato amore. Di norma, il ruolo del nonno è di supporto a quello del genitore, non in sua sostituzione. Ma la guerra stravolge tutto, mischia le carte e disintegra certezze. Sotto i cumuli di cenere, i sopravvissuti contano sull’amore dei vivi.
TALIS PATER, TALIS FILIA
Vorrei scrivere di altro, ma in una giornata come questa non posso esimermi dal dare un contributo al tema della Giornata odierna contro la violenza sulle donne. Troppe donne ammazzate ovunque, l’ultima in Italia sappiamo tutti chi è: Giulia Cecchettin, 22enne che starebbe festeggiando la laurea triennale in biologia con tesi sullo “sviluppo di biomateriali per la sostituzione dei tessuti della trachea”, se il suo ex ragazzo non l’avesse ammazzata, più precisamente dovrei dire massacrata, visto che ha spalmato la malvagità in più tempi. Voglio pensare a Giulia sull’altalena, vestita di rosso mentre sorride col volto girato verso qualcuno o qualcosa. Immagine bellissima e rasserenante posta a caratteri cubitali dinanzi al Municipio di Vigonovo (Ve). Mi fa pensare a quando anch’io mi dondolavo sull’altalena: ero molto piccola, meno di sei anni. Il gioco durò poco perché ‘disturbavo’ la raccolta della legna posizionata in una specie di garage dove era stato appeso il ‘biscol’. Può darsi che fossi così contenta da disturbare con gridolini e risate chi riempiva la cesta di ‘stee’… però il tema dell’invidia pare lavori ancora sotto la cenere. Lo dice Natalia Aspesi su la Repubblica nell’articolo intitolato “Il patriarcato ci invidia la felicità”. Non mi addentro nell’argomento portato allo scoperto da Elena, la sorella di Giulia. Ritengo che chi delinque viene meno a delle responsabilità individuali precise e vada punito senza sconti. Tutti sono bravi a pontificare dopo. Perfino Gino, il padre della vittima confida: “Anch’io mi faccio delle domande”. Eppure ha la forza di trasformare il tragico lutto in momento di riflessione perché non succeda più. Giulia sarebbe fiera del suo papà che in pochi mesi ha perso moglie e figlia. TALIS PATER, TALIS FILIA! 🌻🙏
Da dottorando a dottore
Oggi 23 novembre 2023 grande giorno per Manuel: si laurea in Ingegneria Elettronica. Mi propongo di seguire l’evento tramite il link inviatomi, per consentire a familiari e amici di partecipare online alla seduta di laurea, fissata alle 14.40. La discussione dura massimo nove minuti, mentre un minuto è riservato alle domande. La stretta di mano alla fine, quando i sei laureandi di cui tre ragazze, saranno proclamati Ingegneri. Attendo una foto del mio ex alunno incoronato con l’alloro che sta per diventare mio collega: che soddisfazione per il suo traguardo! Vivissimi complimenti a lui – che era talentuoso già alle medie – e alla sua bella famiglia: i genitori Nadia e Enzo, la sorella Gaia, la nonna Gina…amici e parenti tutti. Anch’io mi laureai alla sua età, a novembre come lui, il giorno 30, sant’Andrea, mentre oggi il calendario riporta san Clemente, nome proprio usato in un mio romanzo che è anche aggettivo beneaugurante. Manuel è nato sotto una buona stella, si è fatto strada da solo. Ha studiato senza perdere il contatto con la realtà, lavorando e sorridendo. Di certo non si adagerà sugli allori e riprenderà in fretta i suoi lavoretti, pensando a come costruire la sua carriera. Quando lo vedo è sempre una festa, perché mi risolve svariati problemi. Ma dopo oggi sarà un festone! Sono orgogliosa di avere un giovane amico ingegnere e felice di condividere questo successo con lui e con quanti gli vogliono bene. Complimenti, Ingegnere! 🎓
L’amore vero non uccide
Sono angosciata per come si è conclusa la vicenda dei due ex fidanzati Giulia e Filippo. Come molti italiani sono rimasta col fiato sospeso per una settimana, sperando che la ragazza fosse ferita e custodita da qualche parte. Purtroppo sappiamo com’è finita. Nell’immensa tragedia, mi colpisce la dignità del padre, rimasto vedovo da poco e la forza della sorella Elena, disposta a lottare per un cambiamento culturale che riduca le vittime della violenza. Per i genitori di Filippo prevalgono la pietà e lo sgomento. Suo padre parla del figlio come di un bravo ragazzo, incapace di fare del male alla fidanzata, ammazzata e fatta sparire con tanta ferocia. Chissà come si sentirà alla luce degli eventi svelati. Intanto al Senato procede l’esame del disegno di legge per potenziare e velocizzare le misure preventive e cautelari riguardo la violenza di genere. Concordo in pieno sull’aspetto preventivo e l’utilità di riconoscere gli indicatori di criticità delle azioni criminali, come asserisce il dottor Crepet. Temo che in molte situazioni problematiche si stenda un pietoso – e pericoloso – velo di silenzio, sperando che la situazione sfumi. Ma potrei sbagliarmi, perché chi ha in mente di compiere azioni delittuose non ne parla prima, le nasconde ai congiunti e, ovviamente alla potenziale vittima. La povera Giulia non avrebbe accettato l’ultimo invito di Filippo, alla vigilia della sua Laurea se avesse subodorato il seguito. Domani le sarà riservato un minuto di silenzio nelle scuole e partirà una campagna di sensibilizzazione per il rispetto della persona. Concordo che il cambiamento debba avvenire dentro la famiglia, coltivando valori spesso sottaciuti. Infine sottoscrivo l’affermazione di Freud: I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine: il genitore, l’insegnante e lo psicologo.
Traguardo Laurea
Un paio di sere fa Manuel stava facendo gli ultimi ritocchi alla tesi che avrebbe caricato sulla piattaforma dell’università di Bologna Alma Mater Studiorum Campus di Cesena prima di mezzanotte, come da prassi. Io ne ricevevo degli stralci per una supervisione, cui ho apportato soltanto delle virgole perché l’argomento sui Campi Elettromagnetici è fuori della mia portata. Ma sono grata al mio talentuoso alunno delle medie, imminente Dottore in Ingegneria Elettronica di avermi coinvolta, professionalmente e soprattutto a livello umano. Il traguardo culturale è un obiettivo estremamente formativo che ha la ricaduta su chi ha accompagnato il laureando nel suo percorso, in primis i familiari. Giovedì prossimo tutti i parenti di Manuel faranno festa ed anch’io che ho avuto il privilegio di leggere passo passo il risultato del suo ultimo lavoro. Mi piange il cuore che sia saltato l’esame di laurea in Ingegneria biomedica di Giulia Cecchettin, scomparsa da sabato scorso con il suo ex ragazzo Filippo Turetta. La 22enne non si è presentata: non ha potuto sostenere il colloquio con la commissione d’esame né festeggiare con i suoi compagni di corso con il brindisi, le foto e la corona d’alloro sul capo. Magari non tutti festeggiano così. Io per esempio – succedeva oltre quarant’anni fa – mi sono limitata alle foto e poi subito a casa, anche perché avevo frequentato i vari corsi da pendolare e non avevo stretto amicizie sul posto. Il pranzo fuori con i familiari e i cugini nei giorni successivi, con regali a tema. Il più gradito e inatteso quello di mio padre, una coppa. La targa sul piedestallo reca la scritta: per la tua L A U R E A Papà Arcangelo 30.11.1976 Da sportivo, lui aveva dimestichezza con le coppe che venivano donate a corridori e ciclisti. Averne commissionata una per la figlia 23enne che diventava dottoressa in Lettere moderne deve averlo inorgoglito parecchio, anche se non praticavo le due ruote. Il diploma di Laurea non è solo un fatto privato, ma un traguardo da condividere con tutti.
Bellezza dentro e fuori
Domenica sono andata a pranzo in un locale a due passi da casa, dove portavo mio figlio piccolo a saltare sulle reti elastiche. Saul ha compiuto 35 anni e le reti non ci sono più. In compenso però c’è un bel parco con uno specchio d’acqua per tinche, pesci rossi e piccole anatre che scivolano sull’acqua vicine come scolarette. Un po’ discosti ho visto pure degli asinelli, ma anche piante e arbusti colorati, alternati ai tavoli da ping-pong e alla pista da mini-golf. Si tratta dell’agriturismo Riva dee cioppe, in via cioppe, 1 a Possagno, gestito da Dimitri e Jessica, una giovane coppia che ha ristrutturato l’immobile e l’area verde, con ottimi risultati, a mio dire. Sul mezzodì siamo le prime clienti ad accomodarsi a tavola, mentre Dimitri accende la stufa inglobata in una parete. Ci serve una deliziosa fanciulla bionda di nome Letizia, nome che le si addice. Assomiglia ad una Letizia che avevo in classe alle medie ed era molto brava. Anche questa promette bene: è premurosa e ci sorride ogni volta che passa veloce per raggiungere l’ampia sala dove hanno preso posto molti clienti nel frattempo arrivati. I piatti ordinati non deludono e la crostata di mele e fichi, servita tiepida è squisita. La giovane cameriera frequenta la quarta superiore, quindi deduco che abbia diciott’anni. Come quelli di Ilaria De Vecchi, la 18enne di Gruaro morta di tumore. Studentessa del liceo ‘Le Filandiere’ di san Vito, ha lottato coraggiosamente contro una grave malattia che non le ha lasciato scampo. Una bella ragazza bionda con gli occhi verdi, ‘un esempio di coraggio e resilienza’ per l’intera comunità che oggi le darà l’ultimo saluto. Ho accomunato queste due giovani perché sono un esempio di bellezza, non solo esteriore, ma anche d’animo. Perfino quando la sorte è avversa.
Nassiriya – per non dimenticare
12 Novembre 2023: vent’anni dall’attentato di Nassiriya che provocò la morte di 28 vittime, di cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari, 2 civili, più molti feriti. Impegnate nella Missione Antica Babilonia in Iraq, le vittime stavano per rientrare in Italia, dopo quattro mesi di servizio a protezione dei civili. Io ero insegnante in servizio a Castelcucco dove abito dal 2000 e ricordo che parlai alle classi del tragico fatto che non si può dimenticare. Per questo, facendomi un po’ di coraggio mi sono imposta di vedere il film Nassirya – per non dimenticare, di Michele Soavi, trasmesso ieri pomeriggio da Rete 4, con un intenso Raul Bova. Intanto complimenti alla regia e a tutto il cast, perché ci vuole coraggio a ricostruire vicende tanto dolorose che lasciano sbalorditi ed emozionati. Si tratta di cinema civile che ha l’obiettivo di mantenere viva la memoria di chi, oltre al ruolo professionale aveva una famiglia, degli affetti, dei sogni: tutti azzerati. Ho trascritto velocemente a matita qualche frase carpita agli interpreti: “Che c..zo stiamo a fare qui se ci ammazzano?” del tutto comprensibile in quell’inferno, equilibrata da quest’altra: “È stato come mettere una goccia nell’oceano, eppure quella goccia ce l’abbiamo messa”. Chiaro che: “Nessuno parte per andare a fare l’eroe”, ma purtroppo a molti è toccato gettando nell’angoscia altrettante famiglie. Nella ricostruzione, il maresciallo impersonato da Bova intende portare in Italia e adottare Assam, un bambino rimasto orfano: non so se corrisponda alla realtà, comunque ho apprezzato questa storia di amicizia e di generosità, come il legame creatosi tra i protagonisti della vicenda, con il cuore oltre l’ostacolo. Un film coraggioso che scavalca i libri di storia e induce profonde riflessioni.
Kataleya Alvarez
Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.
Kataleya Alvarez
Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.
