Leggo sul settimanale ‘il venerdì’ l’articolo di Massimo Giannini ‘Deficienza Umana’ dove dice che il 26 dicembre 1982 il Time aveva scelto come uomo dell’anno un non-umano: il personal computer. Adesso, oltre quarant’anni dopo potrebbe essere l’intelligenza artificiale. L’articolo, interessante ed inquietante si conclude così: “temo le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale. Che avanza inesorabile, di pari passo con la Deficienza Umana”. Dell’argomento ho abbozzato un’idea pochi giorni fa ed eccolo ritornare, riproposto stamattina dal servizio ‘La violenza nel metaverso” sul primo canale Rai (chiedo venia a Giancarlo, ma tuttora non ho chiaro cosa sia il metaverso’, al netto che si tratti dello spazio virtuale lanciato da Mark Zuckerberg). In un cartone inglese si compie un omicidio e la domanda è: Un reato commesso nel web si configura come nel mondo reale? La risposta è no, perché manca la fisicità, però la domanda non è di lana caprina. Appare giustificato il timore di conseguenze nefaste nel comportamento delle persone, soprattutto giovani (anche minori e piccoli) che trascorrono molto tempo inchiodati allo schermo. Il consumismo sfrenato ci ha messo lo zampino e temo che i doni elettronici sotto l’albero abbiano sovrabbondato. Se mi sbaglio, meglio! Dato il mio spirito felino, mi tengo equidistante dalle novità: non sono nostalgica e guardo al futuro con ansia, persuasa che mi trovo a vivere nel presente dove cerco di prendere ciò che fa per me. Ad esempio ho un blog, ma non ho mai pensato di allargare i miei contatti…che sono persone in carne e ossa con cui mi ritrovo a bere un caffè, quindi reali e virtuali insieme. Inoltre, mantenere la comunicazione quotidiana su argomenti scelti da me – il blog è un diario personale online – mi assorbe un discreto tempo che non intendo allargare. In sintesi, il blog rappresenta una piccola piazza sotto controllo, gestita da me che l’ho aperta e viene nutrita dai miei lettori e commentatori che ringrazio.
Categoria: Attualità
A.I.= Intelligenza Artificiale
Quello dell’intelligenza artificiale è un argomento che sta diventando ossessivo e mi inquieta. D’istinto mi viene da dire che vorrei un supplemento di intelligenza umana, data l’abbondanza di comportamenti insensati che si registrano un po’ dappertutto. Dico che ne so ancora troppo poco. Perfino il presidente della Repubblica ne ha parlato di recente, perciò cerco di affrontare l’argomento seriamente, anche se da lontano, cioè da inesperta.Trattasi di un concetto complesso, in ambito tecnologico. Leggo su Google che “L’intelligenza artificiale è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”, quindi può scrivere poesie al posto mio…senza la mia partecipazione emotiva. Se può diventare un mio rivale senz’anima, non mi piace. Però in altri ambiti potrà dare una mano. Questo argomento mi fa pensare alla nascita della Rivoluzione Industriale, con luci e ombre connessi. l’Italia ha approvato un ‘Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (I.A.) 2022-2024’ che ha l’obiettivo di colmare un ritardo importante del Paese rispetto a questo ambito tecnologico. Aiuto, ci vorrebbe Manuel a spiegare il tutto: spero che legga il post e chiarisca! Quello che finora intendo, è che l’intelligenza artificiale partorisce i robot e ne potrebbe conseguire che il lavoro umano sia a rischio. Lo sviluppo della tecnologia deve conciliarsi con l’etica sociale. Vedremo. Sembra che il 30% delle grandi aziende statunitensi la stia sviluppando. A livello europeo, è nato il ‘Decalogo per una gestione etica dei dati personali nella società digitale’. Intuisco che l’argomento diventerà scottante nel futuro a medio-lungo termine. Nel mentre difendiamo la nostra privacy contro l’accanimento informatico, sperando che si realizzi ciò che al riguardo ha espresso Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno: “L’intelligenza artificiale deve restare umana”. Magari! 🤞
La ‘stella’ gentile
Mi trattengo sulla poltrona relax più del solito perché sono piuttosto ‘acciaccata’, con l’anca rigida. Così ha detto il mio fisioterapista stamattina che mi consiglia di fare i raggi per procedere con oculatezza. Stesso parere del mio medico. Nel mentre mi concedo più pause di riposo e di evasione mentale. Su Rai 3, ospite della trasmissione pomeridiana ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ c’è un’ospite speciale: Amalia Ercoli – Finzi, “La signora delle comete”, classe 1937, una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali, consulente scientifica della NASA. Una curiosità: il nome Amalia, molto comune presso gli Ostrogoti significa ‘operosa, diligente’ e chissà se c’è un nesso con l’astrofisica che ho apprezzato per i suoi interventi durante il programma serale ‘Splendida Cornice’ , in onda di giovedì sera su Rai 3 tempo fa. Mi ha colpito la comunicazione cordiale e semplificata di argomenti non proprio alla portata di tutti. Tra l’altro la scienziata è madre di cinque figli, il che dimostra che è riuscita a combinare benissimo professione e vita privata. Grande donna che sprizza buonumore solo a guardarla, e viva simpatia per gli obiettivi raggiunti. Torno al titolo del programma ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ che mi ha incuriosito e ho scoperto che in epoca medioevale simboleggiava l’albero della conoscenza, quindi ci sta in un programma culturale. A proposito di piante e di rami, nello stemma/emblema della Repubblica Italiana, uno dei simboli è rappresentato dal ramo di quercia che incarna la forza e la dignità del popolo italiano (gli altri due elementi sono la stella e la ruota dentata). Per concludere, con un po’ di pazienza si possono selezionare programmi televisivi che nutrono le nostre conoscenze e che ci riconnettono con ‘Mamma Rai’, invecchiata ma in grado ancora di interessare.
Compleanno speciale
La Rai compie 70 anni: infatti era il 3 gennaio 1954 quando andò in onda la prima trasmissione con il programma “Arrivi e Partenze” con un giovanissimo Mike Bongiorno, destinato a diventare un’icona del piccolo schermo. La prima annunciatrice della televisione Italiana è Fulvia Colombo che riappare con una capigliatura bombata dai filmati registrati in quella giornata inaugurale. Sembra molto più di 70 anni fa. Allora, solo il 34% degli italiani possedeva un televisore e credo che tra loro ci fosse mio padre, cultore della modernità. Però non ho memoria di vicini trasferiti nel tinello di casa mia con la sedia al seguito per seguire i programmi serali. Tra il mio compleanno e quello della tivù ci sono poco più di tre mesi, quindi siamo praticamente coetanee e ciò spiega il mio ‘smemoramento’. Però mi ricordo bene la musica di Carosello, andato in onda dal 3 febbraio 1957: programma mitico, ideato dal regista Giuliano Cenci, inventore di storie e ritornelli che per vent’anni hanno raccontato lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Come dimenticare ‘Calimero il pulcino nero’ oppure il “Caballero Misterioso alla ricerca di Carmencita”, solo per citare due esempi tra i molti personaggi che hanno messo le ali all’immaginazione della nostra infanzia! E “Dopo Carosello tutti a nanna!” per vent’anni, dato che l’ultima puntata andò in onda il primo gennaio 1977. Nostalgia? Un po’ sì! All’epoca mi ero laureata da poco e iniziavo i primi passi come insegnante nel mondo della scuola. Non ho chiaro come e quando, ma è iniziato presto l’atteggiamento critico nei confronti dei programmi commerciali e del rischio della dipendenza dallo schermo, fenomeno che oggi riguarda l’uso e abuso del cellulare. Non mi inoltro ad analizzare il fenomeno, con luci e ombre come tutti quelli di ampia portata. Renzo Arbore stamattina augurava alla televisione attuale di diventare ‘artistica’, desiderio che condivido anch’io. Se no, la spengo.
La lezione dei senzatetto
Pane Quotidiano Onlus è un’organizzazione laica, apolitica e no profit – fondata a Milano nel 1898 – con l’obiettivo di assicurare generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno, ogni giorno, gratuitamente. Ne sento parlare durante il programma ‘Diario quotidiano’, in onda di pomeriggio su Rete 4, per la multa di 230 euro sanzionata agli organizzatori per occupazione abusiva di suolo, poiché i clochard banchettavano in Galleria a Milano. Il pranzo di Natale con i senzatetto è una buona consuetudine, ma avere piazzato la tavolata nel salotto del centro, tra le boutique del lusso deve aver fatto arricciare il naso a qualcuno. Il fatto, accaduto sei giorni fa è stato raccontato via social e discusso dagli ospiti del programma. Tra di loro, il direttore editoriale Vittorio Feltri che ha pagato di sua tasca la multa. Sull’iniziativa benefica non ci piove. Giovanni Santarelli, fondatore della pagina “Milanobelladadio” spiega che “La strada è dei senzatetto e per questo motivo abbiamo organizzato un pranzo in strada con loro e con chi li aiuta”. Anche questo è inoppugnabile. Nonostante il finale amaro, con un caffè offerto dal ristorante di Carlo Cracco davanti al quale era stata organizzata la serata, il pranzo è stato accolto e consumato con gioia da tutti i partecipanti. Mi convince il pensiero di Santarelli: “Oggi ci troviamo nelle vie dello shopping ma la verità è che non servono oggetti per essere felici. Basta poco: un tavolo, un bicchiere di vino e qualche amico…”. Che grande verità, idealmente mi immagino a pranzo con i senzatetto allegri, piuttosto che a fare inutili acquisti costosi. Siccome però la mia filosofia è… a mezza via, non disdegno un regalo fatto con cuore, preferibilmente artigianale. Meglio se opera di un artista.
“Male più non fare”
Sento Ermal Meta cantare “Male più non fare”, brano eccentrico con messaggio positivo. Premetto che apprezzo il cantante albanese, naturalizzato italiano che insieme a Fabrizio Moro nel 2018 vinse la 68ma edizione del Festival di Sanremo col brano impegnato: “Non mi hanno fatto niente”. Tra l’altro l’anno scorso ha pubblicato il suo primo romanzo “Domani e per sempre” già alla sesta ristampa e tradotto in varie lingue, ambientato in Albania durante la seconda guerra mondiale. Tanto di cappello al pluriartista. Ho cercato il testo della canzone, introdotto da un video piuttosto sinistro che fa pensare al male in conflitto col bene. Ma il titolo del brano è illuminante sull’atteggiamento da mantenere: ogni comportamento è lecito, se non ferisce gli altri, tenendo presente che “Chi fa grandi cose non muore mai”. Contro le critiche altrui, considerare che “Solo Dio e il tribunale ti possono giudicare”, concetti intercalati da un rassicurante “Non ti devi preoccupare” ripetuto più volte. Un progetto sentimentale emerge dalla confidenza “Cerco un’anima gemella per illuminare il vuoto cosmico, come la corrente elettrica”, immagine sofisticata che scuote come una scossa. In sintesi, è un bel mix di energia e di riflessioni. L’artista guarda oltre le critiche e tira innanzi. Qua mi fermo e chissà se il cantante, cantautore, compositore e scrittore approverebbe il mio accenno di analisi. Intanto l’ultimo pezzo “Male più non fare”, uscito quattro settimane fa viene trasmesso da varie radio. Mi capita di sentirlo mattina e sera, pur non essendo un’assidua consumatrice di musica, e non mi dispiace. In studio, con il gatto sopra la fotocopiatrice, Ermal mi ricorda “E c’è una stella che non c’era mai”. L
Donne che hanno lasciato il segno
Il Corriere della Sera di ieri dedica una pagina, anzi due alle donne che hanno segnato il 2023 che sta per finire: 102 donne (viventi o mancate in corso d’anno) di età e nazioni diverse che si sono distinte per le loro opere, oppure che sono rimaste vittime della violenza altrui. Tante foto in miniatura che compongono un puzzle su cui campeggiano la senatrice a vita Liliana Segre a destra e Giulia Cecchettin con la sorella Elena a sinistra. Tra le centinaia rappresentate, ci sono intellettuali, sindacaliste, attiviste, artiste, scrittrici…ma anche le madri di Gaza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insomma, donne che spaziano in ogni campo, dalla politica al calcio e alla letteratura, testimoni di un mondo in evoluzione. Impossibile menzionarle tutte, ma è confortante il colpo d’occhio che ne deriva abbracciandole tutte con lo sguardo. Mi viene spontaneo pensare che se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe meno turbolento. È attribuita all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama la frase: “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”. Grande Obama, protagonista di qualche lezione di Cittadinanza a scuola quando insegnavo. Anche lui ha lasciato il segno. Per obiettività, suppongo che si potrebbe stilare un elenco anche di donne in negativo, ma non è questa la sede e comunque lo immagino meno popolato. Inoltre, ci sono almeno altrettante donne di quelle comparse sul Corriere che agiscono nell’anonimato, dando il meglio di sé. Ne conosco di volontarie che si dedicano agli altri. Nel mio piccolo ne ho usufruito anch’io, dopo l’intervento all’anca quando mi portavano a fare le sedute di fisioterapia. Tra i volontari, non posso dimenticare Gianna, collega e coetanea diventata il mio angelo custode.
La lezione di Martina
Martina Piotto è una “lettrice forte”: ha letto 59 libri in 4 mesi. Non si tratta di un’adulta, bensì di una ragazzina di 10 anni che abita a Nove, in provincia di Vicenza. Ha conquistato il primato nell’ambito della “Hit parade dei libri” che inizia a maggio e termina a fine settembre. Ovviamente nella sua famiglia leggono tutti. Katia Morabito, la madre precisa: “Ama i libri di avventura e ne legge piu di uno in contemporanea”. Tra i suoi preferiti, i libri della collana Il Battello a Vapore e tutta la saga di Geronimo Stilton. Una storia incoraggiante che fa sperare venga replicata. La notizia della passione di Martina per la lettura mi ha riportato alla mia infanzia, tanti decenni fa. Mi piaceva leggere, ma non in maniera ossessiva, anche perché a otto anni sono stata incaricata di fare da ‘tata’ a mia sorella minore, nata a scompaginare i miei giochi. ‘La cieca di Sorrento’ è il titolo del libro che mi ha segnata di più, insieme con ‘I miserabili’ della collana classici di mia sorella maggiore. Credo che per me leggere significasse evadere, immaginare di calarmi in panni diversi dai miei, fare una fuga dal mondo reale per scoprire altri orizzonti. Come deve essere stato per la mia nonna materna, Adelaide che si commuoveva mentre leggeva i fotoromanzi. Quando insegnavo, delle mie sei ore di Italiano, due erano destinate alla lettura di testi dell’antologia che poi venivano esposti e collegati a vari argomenti. In terza media veniva letta e analizzata in classe un’opera narrativa che gli studenti portavano poi all’esame (pratica abbandonata per fare posto ad altro), talvolta valorizzata dall’incontro con l’autore. Da pensionata non ho più il polso della situazione, complicata anche dalla pandemia. Martina è un’eccezione che spero diventi regola.
Potere della musica
Bella storia di Natale che giunge dallo schermo tivù: Yaffa Adar, 85enne, ex ostaggio a Gaza racconta che durante la prigionia è resistita cantando le canzoni di Andrea Bocelli. Il cantante le scrive una lettera: “Cara signora Yaffa, vorrei poterla abbracciare. Vorrei ringraziarla per l’emozione che la sua storia ha suscitato in tutte le persone che hanno avuto il privilegio di ascoltarla…”. La signora, sopravvissuta della Shoah, è madre di tre figli, nonna di otto nipoti e sette volte bisnonna. Il suo nipote maggiore, Tamir Adar, 38 anni, risulta ancora prigioniero a Gaza. In un’intervista, Yaffa ha raccontato che durante i 49 giorni di prigionia non ha versato una lacrima perché: “Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me”. Penso che qualcuno le dedicherà una storia. Ma anche il nostro artista si difende bene. Grato che la sua voce sia diventata così importante, precisa che: “Non c’è premio, applausi, onore o riconoscimento che valga quanto le sue parole, che le assicuro, non dimenticherò mai”. Potesse la musica prevaricare sui rimbombi delle armi! Comunque i protagonisti di questa bella storia, nonostante le reciproche limitazioni – lei della libertà, lui della vista – hanno testimoniato che si può ‘fare rete’ con l’arte e lo spirito di resilienza. Sono convinta che sia utile aggrapparsi al bene che c’è, nelle cose e nelle persone, sebbene nascosto e talora proprio sfuggente. Non per nulla sento invocare una rivoluzione culturale, un nuovo Umanesimo che dovrebbe restituirci il piacere della condivisione materiale e soprattutto morale. Purtroppo non distante da noi infuria ancora la guerra, col suo carico di tragedia. Chissà che fine faranno gli ostaggi ancora detenuti da Hamas. I terroristi, facessero cadere dal cielo, anziché bombe le melodie del nostro tenore!
Serenità, orgoglio, entusiasmo
Il videomessaggio di auguri agli Italiani della premier Giorgia Meloni contiene tre parole che sottolineo: serenità, orgoglio, entusiasmo. La prima mi è molto cara, perché rappresenta il mio obiettivo a breve – medio – lungo termine. Per me corrisponde a una condizione interiore di tranquillità, favorita dal contatto con la natura di cui mi circondo, fiori e gatti compresi. Mi è più difficile provare l’orgoglio. Credo che la Meloni lo intenda in senso politico, relativamente al percorso in salita del Paese. Nel mio privato sono orgogliosa di frequentare persone in sintonia con me, dall’animo sensibile che producono arte con cui ci si solleva da terra. In questo senso, il gruppo neonato verbanostra è il più bel regalo di quest’anno che volge al termine e approfitto per ringraziare le mie colleghe/amiche: Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Per l’entusiasmo devo riflettere un attimo: coi tempi che corrono, dove lo trovo? Come sinonimo ha ‘slancio, passione, ardore’. Una persona entusiasta è una che prova soddisfazione per qualcosa che fa, al netto del lavoro. Dunque ci siamo: per me è l’attività letteraria, e sono in buona compagnia perché scrivere migliora la qualità delle relazioni. Attorno al piccolo albero addobbato in studio – fuori della portata dei gatti – ho deposto i doni ricevuti, alcuni ancora sigillati. Mi parlano delle persone che intessono la mia rete affettiva: con meraviglia noto che sono cresciute, non per i miei meriti ma per una condivisione di sentire che fa lievitare il mio benessere. A loro auguro il meglio di ciò che desiderano. Un abbraccio anche alle persone presenti virtualmente attraverso il mio blog, i messaggi e/o il telefono. Tanta Serenità, Orgoglio, Entusiasmo a Tutti (premier compresa). 👌🍀🧡
