Sulla deriva educativa

Da tempo immemore faccio una puntatina al bar, soprattutto per sfogliare il quotidiano, ma sento che sto per cambiare abitudini. Forse sono cambiata io, forse è cambiata la clientela, forse entrambe le cose. Sta di fatto che quello che dovrebbe essere un piacere, da un po’ è diventato una sopportazione per il tasso di chiacchiere ad alto volume degli avventori, se non affetti da problemi acustici da superficialità riguardo chi non desidera essere coinvolto nei fatti altrui. Eppure si invoca la privacy in altri contesti. Ho anticipato l’orario, pensando che il pienone sia a metà mattina, ma ho fatto un buco nell’acqua. Infatti alle 8.30 ci sono clienti sia fuori che dentro il locale dove mi accomodo in un angolino; a due tavoli di distanza sei donne di una certa età quasi sbraitano. Chiedo al titolare se sono sorde e lui fa una risatina, dicendo che non si vedono da una settimana (!) e devono raccontarsene tante. Le guardo con disappunto ma non comprendono, o fanno finta. Mi butto sulla lettura del Corriere della Sera. Neanche farlo a posta, trovo conforto nell’articolo di Elvira Serra intitolato: “Un ddl contro la maleducazione”. La giornalista sarda se la prende soprattutto coi bambini maleducati, ma anche con chi videochiama in viva voce “senza porsi neanche il dubbio di disturbare chi gli sta seduto accanto e, magari, anche lui sta lavorando”. Pare succeda anche in spiaggia dove, se uno rimbrotta si sente rispondere: “Ma siamo all’aperto!”. La deriva educativa non conosce ostacoli. Stando così le cose, mi butterò sulle biblioteche come quand’ero studentessa universitaria e mi tranquillizzava la scritta SILENZIO diffusa in sala lettura. Peccato che nei piccoli comuni l’orario di accesso alla biblioteca sia risicato. Però Antonella, la vice sindaca del mio paese mi ha detto che gli studenti universitari possono accedervi secondo bisogno. Un gesto magnanimo e lungimirante.

Via Appia, Regina Viarum

Con i suoi 2300 anni di storia, l’Appia antica mostra i segni di un passato illustre, un museo all’aperto che si snoda per 16 chilometri sempre percorribili. Fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri capolavori di ingegneria civile. Considerata l’asse principale di tutte le comunicazioni dell’Impero Romano collegava la vecchia Roma con la nuova Roma che era Costantinopoli. Adesso la Via Appia entra nel Patrimonio Mondiale Unesco: è il 60esimo sito italiano. “Soddisfazione e orgoglio” da parte del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e da quanti amano l’Arte e la Storia. Un pezzo di Arte, di Architettura, di Storia italiana da Roma a Capua e poi a Brindisi sotto gli occhi di tutti. Certo i Romani ci sapevano fare come costruttori di strade, al netto delle altre abilità. Mi rallegro del nuovo riconoscimento alla competenza ingegneristica che va di pari passo con la bellezza paesaggistica. l’Italia è il Paese con più siti Unesco al mondo – ad oggi 60 – seguita da Cina (57 siti) poi Germania e Francia (52). Quindi l’Italia è al primo posto tra ben 87 Paesi al mondo per l’influenza culturale e il suo patrimonio artistico. Mi spiace dover dire che non mi risulta ci sia una risposta adeguata dalla base, perché l’educazione alla bellezza scarseggia. Il proverbio “Chi ha il pane e non i denti” rende bene l’idea di un patrimonio d’eccellenza sottovalutato. Se fossi ancora in servizio, so cosa direi ai miei alunni. Adesso uso il blog per diffondere comunque il mio pensiero, lieta di condividerlo ed eventualmente modificarlo. Sono attratta sia dall’Arte che dalla Storia, perciò mi compiaccio del nostro patrimonio culturale, con l’augurio che entri nelle grazie di un pubblico sempre più vasto e sensibile.

Show superlativo

All’ora di cena seguo la Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, la 33esima edizione che torna nella vecchia Europa, a Parigi dopo dodici anni. La grande protagonista della serata è la Senna – lunga 777 km – dove scorrono i battelli con le delegazioni degli atleti (402 sono quelli italiani) di 205 nazioni partecipanti. Nella prima ora sfilano 62 delegazioni su 205, ma la cerimonia dura fino alle 23.30, in un crescendo di spettacolarità e meraviglia. Impossibile condensare in poche righe momenti ad alta intensità artistica di un insieme che non ha lasciato nulla al caso. Condivido la valutazione a caldo di un amico: “Complimenti vivissimi ai Francesi che hanno saputo valorizzare il loro patrimonio culturale in questa innovativa inaugurazione dei Giochi Olimpici”. Tra i tanti momenti creativi proposti, superlativo a mio dire quello del Cavaliere sulla Senna. Premetto che a me piace molto l’elemento acqua e la Senna mi richiama La Canzone della Senna, una delle poesie più famose di Jacques Prevert, significativo poeta francese del secolo scorso. Per la prima volta l’ambientazione sull’acqua della cerimonia è un punto a favore. A sfavore invece la pioggia che ha bagnato questa edizione, arricchendola se mai di patos. Altro momento clou quando parla Tony Estanguet, tre volte olimpionico e Presidente del Comitato Organizzatore di Parigi 2024 che si rivolge agli 11.475 atleti partecipanti, definendoli: “La migliore versione dell’umanità”. Alla fine della cerimonia, Marie José Perec e Teddy Riner, gli ultimi due tedofori di una lunghissima staffetta si avvicinano al braciere olimpico, un’enorme mongolfiera che di lì a poco si alza verso la notte di Parigi, con la Torre Eiffel sullo sfondo. Aggiustando il proverbio, mi sento di dire che Il gioco vale la candela.

Pietà per Lorena

“Sentenza ignobile” sono le parole della mamma di Lorena Quaranta, ammazzata dal fidanzato Antonio De Pace, infermiere calabrese cui la sentenza della Cassazione ha riconosciuto lo stress da covid. “Vogliamo giustizia” dicono i genitori della 27enne siciluana, studentessa di medicina strangolata al culmine di una lite il 31marzo 2020. Dunque, il femminicidio avvenne nelle prime settimane della pandemia di Covid-19. Annullato l’ergastolo, l’infermiere dovrà essere sottoposto a un nuovo processo. Che la convivenza forzata abbia esacerbato i toni ci sta, ma il femminicidio non può avere attenuanti. Mi fanno molta pena i genitori della sfortunata ragazza, loro sì condannati all’ergastolo del lutto. La sentenza ha sollevato un polverone di indignazione. Bisognerà attendere di conoscere le motivazioni della sentenza. Poi ci sarà l’appello e le cose potranno cambiare Di mio, mi sento di dire che il covid viene tirato in ballo per ragioni di comodo e questo modo di fare impedisce di risalire alla fonte del problema. Mi è capitato di sentire da più parti che la pandemia ha isolato le persone, allentando i freni inibitori di qualcuno. È risaputo che molti operatori sanitari sono morti nell’emergenza dei ricoveri e sappiamo dei turni massacranti cui sono state sottoposte le persone in prima linea. Le tremende immagini dei camion militari con il carico di morti non si possono dimenticare. Ma da qui a dire che il famigerato virus è stato complice nel togliere di mezzo la povera Lorena ce ne passa. Non so se il fidanzato, reo confesso abbia prodotto delle giustificazioni di comodo. Certo non lo invidio, però la mia pietà è tutta per Lorena. Che non c’è più! 🙏

Una sindaca Masai

Mi piacciono le donne che si fanno strada in politica, specie se hanno famiglia e più ancora se in famiglia affrontano difficoltà notevoli, come deve essere stato per Lilian Seenoi – Barr, la prima sindaca nera nella storia dell’Irlanda. Le dedica un servizio Riccardo Michelucci sul settimanale il venerdì di Repubblica. Nata in Kenya 42 anni fa, è arrivata in Irlanda del Nord nel 2010 come richiedente asilo, con il figlio autistico che non sarebbe stato facile crescere nel suo Paese dove era minacciata per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, contro il matrimonio precoce e la mutilazione genitale femminile. Se vi pare poco… Osservo la foto pubblicata a pag. 37 del giornale e noto una signora prosperosa, dal sorriso smagliante, agghindata con l’antica catena cerimoniale dei primi cittadini irlandesi e i braccialetti tradizionali Masai, un segno di pacifica convivenza. Del resto è stata tra le fondatrici del Forum per i migranti e i richiedenti asilo. Una sindaca Masai (Masai = allevatori di bestiame tra Kenya e Tanzania, molto alti di statura) per la riconciliazione in una terra di accesi scontri dagli Anni Settanta fra inglesi e irlandesi. La signora ha subito critiche e attacchi razzisti che tuttavia considera “episodi che non sono affatto rappresentativi del sentire comune della gente…favoriti dai social anche perché possono garantire una certa forma di anonimato”. Immagino questa coraggiosa 42enne arrabattarsi tra cure destinate al figlio autistico e la dedizione alla cosa comune: deve possedere la forza di una leonessa! La mia totale ammirazione per lei e tutte le donne che “sgomitano’ a nome di chi le ha elette, e non solo. Inevitabile pensare al percorso in salita che ha intrapreso Kamala Harris, di madre indiana e padre giamaicano, vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Intravedo un futuro pennellato di rosa.

Colpi di testa

Tortore e cicale mi accompagnano nel ritorno a casa dal bar dove ho sfogliato il quotidiano in cerca di una notizia che mi ispiri a scrivere il post odierno. Di primo acchito, ammetto che il vociare dei clienti mi infastidisce, mentre il verso delle creature dell’aria mi rasserena. D’altronde ho già detto che sono diventata più suscettibile ai rumori e talvolta ho attribuito a un difetto di udito ciò che in realtà era maleducazione o brutta abitudine. Non sarei una barista tollerante nei confronti di chi alza il volume, oltre che il gomito. Solidarietà a Gabriella del bar Mirò, allenata al cicaleccio della clientela. La premessa fa da contraltare all’articolo che ha per protagonista il rumore nefasto, causa o concausa di un fatto drammatico successo a Padova, città degli Studi. In sintesi, un 75enne spara pallini su dei ragazzi durante una festa di laurea: li ferisce, viene denunciato e a distanza di poche ore si butta giù dal terrazzo, rimanendo secco, liberato dal chiasso e dalla vita! Un proverbio dice: A mali estremi, estremi rimedi ma si può rinunciare alla vita per la maleducazione altrui? Non era meglio se la vittima avesse chiamato le forze dell’ordine prima, durante la ‘caciara’ senza adottare una misura estrema? Manca sempre la via di mezzo, il buon senso antico. Oppure si concentra l’attenzione dove non serve. Giorni fa una fedele lettrice mi informa su un fatto da interpretare al contrario, per fortuna risoltosi senza drammi. Successo in un paese limitrofo. Un nomade, abituato a dormire in luoghi di fortuna e apprezzato per le doti canore, si sottrae alla vista delle persone che ne segnalano la scomparsa. Scatta l’allarme e ‘Sandokan’ viene ritrovato nella Brentella dove si è immerso non con intenzioni suicide, ma per rinfrescarsi! Un eccesso di zelo da una parte, la soluzione immediata di un bisogno dall’altra. Comunque è fuori di dubbio che il caldo estremo fa andare fuori di testa e che Prevenire è meglio che curare.

Cambio in rosa

Ho lo studio ad ovest, quindi in pieno sole dal pomeriggio alla sera. La mattina è idonea per riordinare materiale didattico disseminato sulle due scrivanie e mantenuto per motivi affettivi, più che per necessità, dato che da quando sono in pensione non mi serve più. In barattoli e contenitori vari stavano riposando diverse gomme, matite, graffette per le spillatrici che ho riversato in un cartonato stretto e lungo. Poi è arrivato il momento della carta, anzi delle carte, di ogni foggia e dimensione, compresi dei vecchi compiti in classe fotocopiati, trattenuti per interesse e merito del contenuto. La traccia, assegnata alla classe seconda B il 25 maggio 1984 chiedeva di esprimersi sulla condizione della donna e ‘su quali muri ci sono ancora da abbattere’. Date alla mano, sono trascorsi quarant’anni. Eppure avrei delle perplessità se dovessi svolgere il tema io, sebbene qualcosa si stia muovendo a favore delle donne che occupano posti importanti. Sento che è stata rieletta Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – ha sette figli tra cui due gemelle – e che Kamala Harris – non ha figli ma ha acquisito quelli del marito – potrebbe subentrare a Biden in caso di auspicabile ritiro nella corsa alla Casa Bianca. Abbiamo avuto Angela Merkel in Germania e abbiamo Giorgia Meloni in Italia. A me piace l’esposizione di queste donne impegnate, capaci e un po’ controcorrente. Sto leggendo il libro di Serena Dandini La vendetta delle Muse, album di donne che hanno “percorso sentieri impervi a beneficio delle generazioni venute dopo” (dal Proemio). Ecco, io spero che le donne succitate possano raccogliere i frutti del loro impegno a beneficio dei contemporanei, senza distinzione di genere o altro. Benvenga il cambio in pink! 🌺

Mandela Day

Oggi 18 Luglio è la Giornata Internazionale di Nelson Mandela (1918 – 2013) giornata indetta dalle Nazioni Unite nel novembre 2009 per ricordare cosa ha rappresentato Mandela per la liberazione del Sudafrica dall’apartheid: ha combattuto per un mondo senza discriminazioni razziali e di ogni forma, trascorrendo in carcere quasi un terzo della sua vita, dopo la condanna all’ergastolo del 12 giugno 1964, con l’accusa di alto tradimento emessa dal regime segregazionista sudafricano. Liberato nel 1990 dopo 27 anni trascorsi in prigione, nel maggio del 1994 è eletto Presidente del Sudafrica nelle prime elezioni a suffragio universale. Nel 1993 vince il Nobel per la Pace. La sua frase più famosa dal film dedicatogli Invictus – L’invincibile, di Clin Eastwood è: …accettare tutti, rispettare tutti vuol dire avere un cuore grande! Mi viene spontaneo pensare al panorama internazionale, dopo 30 mesi di guerra in Ucraina e a ciò che succede nel vicino Oriente. Le parole cuore e pace sembrano svanite, sovrastate da eventi ogni giorno più preoccupanti. È buona cosa che il ‘Mandela Day’ venga celebrato in tutto il mondo, tuttavia temo che sia una goccia in mezzo al mare. Ovviamente non ho ricette da dare, solo preoccupazioni da esprimere, in condivisione con altri. Nelson Mandela è un faro per l’umanità, come lo sono altri Nobel per la Pace e molte persone ignote che operano in silenzio per far emergere il bene. Credo che cadrebbe a fagiolo una rivoluzione umanistica che portasse in primo piano la bellezza e la virtù, in tutte le declinazioni possibili. La vedo dura, ma ‘Spes ultima dea’, la speranza è l’ultima a morire.

Trasformare l’offesa

Leggendo il quotidiano la tribuna – l’unico disponibile verso le 8.30 al bar Milady di Fonte – apprendo una nuova parola: body shiming che tradotta dall’inglese significa deridere qualcuno per il suo aspetto fisico. Oggetto di derisione il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese, in sovrappeso che ha intelligentemente reagito alla provocazione, proponendo la passeggiata del giovedì sera, come allenamento ma anche occasione per conoscere i luoghi caratteristici del Comune di cui è il primo cittadino per il terzo mandato. Ingrassato di 40 chili, etichettato sui social come panzon, il sindaco si dispiace se la cosa turba qualcuno e corre ai ripari, invitando i cittadini a camminare insieme a lui il giovedì sera. Risaputo che camminare fa bene, trovo salutare e ammirevole la proposta del primo cittadino che dà il buon esempio, anziché offendersi. Tra l’altro ha raccolto un sacco di adesioni e così la passeggiata in compagnia si allunga ogni settimana, favorendo il metabolismo, la circolazione di idee e nuove amicizie. Complimenti al Sindaco che ha visto lungo. Il fatto di cronaca bianca, potrebbe addirittura tingersi di rosa perché non ci sono limiti di età per unirsi al folto e variegato gruppo di chi cammina per mantenersi in forma. Al di là dell’episodio personale, ritengo esemplare trasformare l’offesa – presumo anonima – in iniziativa coinvolgente e costruttiva. Se chi lo ha offeso per i chili di troppo pensava di umiliarlo e metterlo al palo, dovrà prendere atto di avergli offerto su un piatto d’argento promozione a costo zero. Infatti, se pesa l’offesa molto più incisiva è la risposta costruttiva che la trasforma in virtù.

Felice incontro

Una pizza oppure un pranzetto in buona compagnia è cosa gradita. Ieri è capitato con una collega ancora in servizio e con la fida Lucia. Non sono una habitué, ma esco volentieri dato che sono negata per i fornelli e mi piace ogni tanto trovare pronto. Ieri la sorpresa è andata molto oltre le aspettative. Alla trattoria dai “Fruts’ a Paderno del Grappa, un signore, presumo il gestore di bell’aspetto con barba e capelli mediamente lunghi ci accoglie e si concentra su di me, dicendo che fu – il passato remoto ci sta – un mio alunno alle medie ‘in illo tempore’, occhio e croce Anni Ottanta, oltre quarant’anni fa. Tra l’altro aggiunge che non sono cambiata – bontà sua – e ricorda qualche marachella perpetrata ai danni dell’auto di allora, una mitica 500 (per la cronaca, ricordo una patata infilata nel tubo di scappamento). Giobatta, questo il suo nome, sembra rallegrarsi nel rammentare ed io recupero flash dei miei esordi professionali, pieni di entusiasmo e ‘sorpresine’ tutto sommato innocue, messe in atto dai più vivaci. Il nastro della memoria si snoda e tornano a galla situazioni paradossali: un suo compagno voleva collezionare note sul registro con l’obiettivo di farsi sospendere e tornarsene a casa, un altro era scappato durante la ricreazione, due fratelli irrequieti salivano disinvoltamente sui banchi. Certo non ho vissuto volentieri queste situazioni di indisciplina che adesso ci fanno sorridere. Ah, tengo per il finale la cosa più importante: Giobatta mi ha chiesto se poteva baciarmi, accordato volentieri perché l’ho percepito come l’omaggio a una persona che gli ha dato qualcosa in termini di relazione umana, più che di cultura. Giobatta, ex alunno, ora padre di Filippo e Ginevra che collaborano nella gestione della rinomata trattoria, con quell’abbraccio di gratitudine mi ha dato parecchio.