San Valentino e ‘Lady Ferrero”

Non mi stupisce che esista la giornata del cioccolato, il 7 luglio , in quanto il 7 luglio 1847 Joseph Fry creò la prima tavoletta di cioccolato. L’introduzione del cacao in Europa era avvenuta il 7 luglio 1550. Il cioccolato veniva chiamato dai Maya cibo degli dei. Era riservato a sovrani, guerrieri e nobili, poiché ne venivano riconosciute le preziose virtù. È risaputo l’effetto benefico sul tono dell’umore del gustoso alimento, ottenuto dai semi della pianta del cacao. Da privilegiare l’assunzione soprattutto di cioccolato fondente ricco in flavonoidi. La premessa perché oggi, San Valentino saranno regalati anche molti cioccolatini. Ma anche perché è mancata ‘lady Ferrero’, Maria Franca Fissolo Ferrero, 87 anni che al fianco del marito Michele ha costruito l’impero dolciario da cui provengono la Nutella e l’ovetto Kinder. Una nota personale: mio padre Arcangelo è stato per vari anni rappresentante della Ferrero, meritandosi la medaglia di ‘venditore primatista’. Non stravedo per il cioccolato, ma mi concedo qualche Mon Cheri o Ferrero Rocher, mentre da bambina preferivo le caramelle. Nell’articolo di Stefano Parola dedicato a Lady Ferrero, su Repubblica di ieri leggo che: Il motto è “Lavorare, creare, donare”, tre parole che sono una specie di mantra per la famiglia Ferrero. Alba si stringe oggi attorno al figlio Giovanni, alla guida dell’azienda, e a cinque amatissimi nipoti.

Il casco della memoria

Le Olimpiadi invernali fanno anche riflettere, mi pare buona cosa perché sono un palco non solo di bellezza, forza e disciplina. Mi riferisco alla squalifica imposta all’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych che intendeva gareggiare con impressi sul casco i volti di 24 atleti ucraini uccisi durante l’invasione. Motivo: la violazione della regola 50.2 della Carta Olimpica che proibisce “qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei siti, nelle sedi e in altre aree olimpiche”. Non ritengo il ricordo una forma di propaganda, bensì di omaggio e rispetto di persone private della vita che non possono gareggiare. Una sorta di preghiera laica, da lodare anziché zittire. La presidente del Comitato Olimpico internazionale Kirst Coventry si è commossa. Allo skeletonista – lo sport è simile al bob – era stato offerto di gareggiare , indossando una fascia nera al braccio, ma lui ha confermato l’intenzione di indossare il casco commemorativo. Ragazzo coerente e coraggioso Vladyslav, portabandiera della sua nazionale alla cerimonia d’apertura che ha annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport. Pur iconoscendo che le regole si rispettano, sono contraria a un’applicazione inflessibile. Provo simpatia per Vladyslav. La sua squalifica farà più rumore di una medaglia.

Un bronzo che vale oro

Appena alzata, verso le sette e qualcosa scendo in cucina, rifocillo i tre gatti e mi preparo il caffè, prestando un orecchio alla televisione che si è accesa sul secondo canale. E mi blocco di colpo, perché stanno trasmettendo in replica lo spettacolo di Ice Dance/Danza su ghiaccio, visto ieri sera. Emozione e ammirazione si rinnovano, perché i pattinatori sono straordinari e forniscono interpretazioni che sembrano quadri in movimento. Oro, argento e bronzo vanno rispettivamente alla coppia della Francia, degli USA e del Canada; quella italiana, formata da Charlene Guignard e Marco Fabbri occupa un dignitoso quarto posto. Mi soffermo sulla coppia canadese Piper Gilles e Paul Poiriel perché mi hanno incantato. Già ieri sera, da uno speaker era uscita la parola ‘tumore’ ma pensavo di aver sentito male. Stamattina, cercando notizie sul web vengo a sapere che la 34enne pattinatrice statunitense, naturalizzata canadese ha avuto a che fare con un tumore ovarico. Il successo alle Olimpiadi è pertanto doppio. Lei stessa ha raccontato che dopo la diagnosi del serio problema di salute il suo rapporto con lo sport è cambiato: meno ossessione per il risultato e più attenzione al valore di essere in pista, giorno dopo giorno. Trovo straordinaria la sua testimonianza e il valore che dà allo sport per abbellire la vita.

Caporalato digitale

Ieri ho sentito un servizio del telegiornale che parlava di “Caporalato digitale”, una costola del tristemente famoso “Caporalato agricolo”. In sintesi, una forma moderna di sfruttamento lavorativo, tramite l’utilizzo di piattaforme digitali, app e algoritmi per il reclutamento, la gestione e il controllo dei lavoratori, soprattutto rider, ovverosia un fattorino che consegna cibo o altro a domicilio, utilizzando motorino, bicicletta o altro mezzo leggero. Lo sfruttamento, tipico della “gig economy”/economia dei lavoretti avviene in tutta Italia, specie nelle grandi città come Milano, Torino, Firenze eccetera. Sarebbero 40.000 i rider impiegati in tutta l’Italia – 2000 a Milano – molti migranti irregolari, retribuiti con paghe da fame. La suddetta economia è caratterizzata da alta flessibilità, ma spesso da ridotte tutele aziendali. Un intervistato, originario del Pakistan dichiara di lavorare anche dieci ore al giorno per un compenso irrisorio (mi pare € 50 euro) che al mese si aggira sui 600 euro, ma niente ferie e niente malattie pagate. Se piove non lavori… A questo punto è legittimo chiedersi se si tratti di libertà o sfruttamento. Finalmente l’Unione Europea, la Magistratura e il Ministero del Lavoro, a fronte delle numerose denunce se ne stanno occupando. Incrociamo le dita.

Una bella notizia per l’arte italiana

Tra le ultime poche buone notizie mi ha colpito questa: L'”Ecce Homo” di Antonello da Messina rientra in Italia, titolo commentato da quest’altto: Un recupero identitario e culturale di enorme rilievo. Si tratta di una piccola tavola, dipinta su entrambi i lati che raffigura su un lato Cristo a mezzo busto e dall’altro San Girolamo penitente, dipinto destinato probabilmente alla devozione privata. Qualcosa so dell’artista siciliano (Messina, 1430 – Messina, 1479) autore di ritratti carichi di vitalità e profondità psicologica. Soprattutto a Venezia rivoluzionò la pittura locale, adottando la “pittura tonale” dolce e umana che caratterizza il Rinascimento Veneto. Antonello da Messina ha trattato questo soggetto almeno sei volte, tra il 1464 e il 1475, di cui tre sono variazioni dello stesso disegno. Secondo il Vangelo di San Giovanni “Ecce Homo”/Eccolo, ecco l’uomo è la frase che Pilato pronuncia, mostrando Gesù flagellato e coronato di spine ai Giudei. Il più antico Ecce Homo di Antonello da Messina (1470 circa, tempera su tavola, 20.3 x 14.9 cm) è di un realismo spiazzante. È stato acquistato dal Ministero della Cultura attraverso il Direttorato Generale dei Musei per quasi 15 milioni di dollari, che equivalgono approssimativamente a 12.508.252 euro, una bella cifra. Le opere più importanti del famoso pittore includono l’Annunciata di Palermo, il San Girolamo nello studio, il Salvator Mundi, la Pala di San Cassiano, il San Sebastiano e ritratti intensi, spesso a tre quarti dove si fondono realismo fiammingo e pittura italiana. Una soddisfazione per gli amanti dell’arte.

Spettacolo sul ghiaccio

Matteo Rizzo, 27 anni, atleta olimpico di pattinaggio di figura scivola sul ghiaccio alle 22.15 di ieri sera con eleganza e scioltezza. Le maniche della camicia celeste si gonfiano ad ogni evoluzione. Chissà come gli batte il cuore durante l’esibizione che dura parecchio. Seguo le performance degli altri pattinatori, molto bravi, lieta di godere lo spettacolo da casa, anche perché il biglietto per assistere dal vivo allo spettacolo costerebbe un occhio della testa. Alla fine l’Italia guadagna la medaglia di bronzo, dopo Stati Uniti e Giappone. Uno spettacolo entusiasmante, cui il Corriere dedica stamattina l’articolo di Gaia Piccardi: Angeli azzurri del ghiaccio danzano sul bronzo Medaglia di grande qualità dietro le star Usa e Giappone. Non me ne intendo di “triplo loop”, di “Axel” e salti difficili del pattinaggio artistico, ma nell’insieme mi arriva la grande maestria dell’artista sul ghiaccio, specie se è un uomo. Non sono molte le specialità sportive che danno priorità a grazia ed eleganza maschile, abbinate a musiche scelte con grande accuratezza. Un bel vedere e un bel sentire. Per tornare a Matteo Rizzo, leggo che i suoi genitori sono ex danzatori sul ghiaccio e vorrà pure significare qualcosa. Da parte sua, lui segue una routine di allenamento intensiva – tipica degli atleti che si preparano per le Olimpiadi – con ottimo risultato.

Armonia e Poesia

Due miliardi di persone hanno visto ieri sera la cerimonia d’apertura ‘diffusa’ delle Olimpiadi Milano Cortina, me compresa. Non intendevo tornare sull’argomento, già considerato nel post di ieri. Mi ricredo per sottolineare due momenti legati all’uso delle parole, dato che sono un po’ il mio pane quotidiano. La prima parola è ARMONIA alla quale si ispira tutta la serata. Mentre sfilavano le 92 delegazioni dei Paesi partecipanti si leggeva a caratteri cubitali sul monitor, il richiamo silenzioso e costante allo spirito delle competizioni. Armonia è una parola che mi piace molto, sinonimo di concordia, consonanza, equilibrio… pace. L’altra è la poesia Promemoria, di Gianni Rodari (Omegna, 23.10.1920 – Roma,14.04.1980), recitata da Ghali durante la cerimonia inaugurale in italiano, francese e inglese, offrendo una riflessione sul rifiuto della guerra. Infine parole, musica e danza danno forma a una colomba, simbolo universale di pace. Di seguito il testo. Ci sono cose da fare ogni giorno:/lavarsi, giocare, studiare,/preparare la tavola,/a mezzogiorno./Ci sono cose da fare di notte:/chiudere gli occhi, dormire,/avere sogni da sognare,/orecchie per non sentire./Ci sono cose da non fare mai,/né di giorno né di notte,/né per mare né per terra:/per esempio, la guerra.// l’Italia è davvero un Paese di creativi e dobbiamo esserne fieri.

Arte che cura

Mi piace l’accostamento artistico tra Bruce Springsteen e Umberto Saba, cantori della realtà. Del ‘The Boss’ conosco qualcosa, del triestino abbastanza. “Street of Minneapolis” di Bruce viene paragonata a “Città vecchia” di Saba: in entrambi i testi emerge la parte malata/offesa della città. “Sono tutte creature della vita e del dolore” quelle che Saba osserva e descrive nella realtà più marginale. Springsteen canta: “Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti per le strade di Minneapolis”, con evidente riferimento a Renée Good e Alex Pretti, entrambi 37enni uccisi da agenti dell’ICE addetti al controllo dell’immigrazione. Ieri sera, durante il programma “È sempre cartabianca” ho visto l’intensa interpretazione dell’artista statunitense che denuncia in musica le ingiustizie negli Stati Uniti. La poesia di Saba non denuncia, ma pone il dito nella piaga dell’emarginazione. Aldilà della valutazione critica dei testi – scritti in tempi differenti – trovo molto utile ed apprezzabile usare l’arte per descrivere situazioni anche scomode, dato che la realtà è un mix di eventi con effetti collaterali contrastanti. In definitiva, l’arte in tutte le sue declinazioni serve per esprimere emozioni profonde e a vedere oltre.

Addio a Maria Rita Parsi

Quando ho letto la notizia, ci sono rimasta male: è morta Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, ‘amica’ dei bambini, Presidente della fondazione “Movimento Bambino Onlus” e membro del comitato ONU sui diritti del fanciullo. Abituata a vederla in diverse trasmissioni televisive, capelli rosso carota e sorriso generoso, mi era diventata familiare. Eleonora Daniele l’aveva ospite fissa nella sua trasmissione Storie Italiane e dice: “Era preoccupata perché i ragazzi non distinguono il virtuale dal reale”. Non sono un’esperta di pedagogia, ma condivido quando la Parsi afferma: “Un bambino che ha potuto giocare sarà un adulto sereno. Quando l’infanzia è stata triste, il bambino interiore dell’adulto rimane murato dentro”. Ho letto qualcosa di suo, perché era anche scrittrice, autrice di oltre cento opere pubblicate tra testi scientifici, saggi, romanzi e testi teatrali. Mi sembrava in buona salute, è morta in seguito ad un malore a 78 anni. Vladimir Luxuria rivela: “Aveva un dolore alla gamba, l’ho sentita qualche giorno fa. Mi disse che non aveva tempo di farsi controllare”, risposta che mi richiama alla mente la morte della cara collega Gianna, alla vigilia della pensione. Mi turbano molto le morti improvvise, soprattutto delle persone giovani, tanto che sto progettando di scriverci il prossimo romanzo. Maria Rita ha trattato il tema della morte come angoscia primaria da affrontare, analizzando diverse difese tra cui quella spirituale, demografica, estetica e ideologica. Ha lasciato un’eredità preziosa con i suoi libri e la sua testimonianza.

Candelora, origini cristiane e pagane

La Candelora, celebrata il 2 febbraio (40 giorni dopo il Natale) è una festa liturgica cristiana che ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria. Nella celebrazione liturgica si benediscono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”. Nell’antichità, i primi giorni di febbraio erano festeggiati con riti pagani tesi a sottolineare i movimenti della terra che precedono la primavera, la nuova vita, la nuova luce. Nell’antica Roma, all’inizio di febbraio si svolgevano processioni con fiaccole accese in onore della dea Giunone Februata (purificata) per festeggiare il passaggio dal buio e freddo inverno alla luminosa e tiepida primavera. In alcune parti d’Italia, questi giorni vengono chiamati “i giorni dell’orso” perché, se il tempo è buono questo animale esce dalla tana dopo il freddo dell’inverno. In America la marmotta fa altrettanto, osservando il cielo, cosicché il 2 febbraio è chiamato “il giorno della marmotta”. Pertanto a questo giorno vengono riconosciute delle proprietà “barometriche” in relazione al tempo che può essere cattivo (precipitazioni e vento) o gradevole (con cielo sereno). Vero è che mezzo inverno è passato, e a me la cosa non spiace affatto. In riferimento al noto proverbio, oggi non è brutto e neanche bello. Accenderò delle candele in casa, per purificare lo spazio e promuovere l’armonia.