Candelora 2024

Non lo sapevo: in alcune zone d’Italia l’albero di Natale viene riposto il 2 febbraio, oggi, festa della Candelora che nella religione cattolica celebra la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione di Maria. Poiché cade tra solstizio d’inverno ed equinozio di primavera, si pone anche come festa di mezzo inverno. L’antico proverbio popolare, riferito al rituale della Candelora fu introdotto da Papa Gelasio I intorno al 474 d.C. in sostituzione della cerimonia pagana dei Lupercali, riti in onore del dio Fauno (nella accezione di Luperco), protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi. Non sono un’esperta del mondo contadino, il mio amico Piero saprebbe dire al riguardo molte cose interessanti. Io mi limito a fare un paio di considerazioni legate al tempo che è un enigma e da come si palesa, si potrà preventivare il seguito: “Se c’è sole a Candelora, dell’inverno semo fora, se piove o tira vento nell’inverno semo dentro”. Mi attrae di più il riferimento alla/e candela/e che simboleggiano la luce di Cristo. La cerimonia delle candele potrebbe derivare dall’antico uso romano di accendere torce in onore di Giunone Februata. Le candele benedette in chiesa durante la messa vengono conservate in casa e accese in occasioni particolari. Purtroppo non ho quelle consacrate, ma qualcosa rimedio tra i residui natalizi (chissà che funzioni lo stesso) per propiziarmi luce e serenità. In conclusione, ovunque mi giri, rilevo le connessioni tra cultura romana e religione cristiana, un ottimo terreno cui attingere e ristorarsi. Il tempo oggi è bello: cielo terso e temperatura rigida. Mi godo quello che c’è e per il resto vedremo. Nel mentre, buona Candelora! 🕯️

Addio buca delle lettere

ADDIO BUCA DELLE LETTERE è il titolo in sovrimpressione che scorre a corredo di un servizio televisivo che mi attrae, tra i croccantini dei gatti e il mio cappuccino. Lo scrittore Diego De Silva dice al riguardo la sua e il collezionista di cartoline Francesco Balducci esibisce alcuni esemplari della sua preziosa raccolta, tra cui una cartolina dipinta a mano. Mi viene in mente la canzone UNA CARTOLINA (del 1966) interpretata da Marisa Sannia (Iglesias, 15.02.1947 – Cagliari, 14.04 2008) cantante diventata apprezzata cantautrice in lingua sarda, mancata troppo presto. Tra l’altro, l’autore del testo è Sergio Endrigo, un altro gigante della bella musica italiana. Tornando al tema del post e a quanto emerso dal servizio, pare che alle rosse cassette postali toccherà la sorte toccata alle cabine telefoniche: un onorato congedo, perché il traffico cartaceo si è notevolmente ridotto, soppiantato dalle mail. Però che bello trovare cartoline dentro i libri di scuola, dei primi alunni, di qualche amico, di familiari che non ci sono più. Non tutto è perduto, perché c’è chi le colleziona ancora, come Martina e chi le spedisce, specie da lontano, come ha fatto Manuel da Singapore la scorsa estate. In una scatola di cartone in cantina sono custodite lettere e cartoline di un mio coetaneo quando lavorava in vari cantieri sparsi per il globo. Quando le riprendo in mano, mi intenerisco. A Natale e a Pasqua, con molto ritardo sulla data di spedizione mi giungono dall’Ungheria gli auguri di Helena, una motociclista amica di mio padre che non ho mai conosciuto personalmente: un anello della catena affettiva che mi sostiene. Oltre alla cartolina, da rilevare che la scrittura delle stesse in corsivo è un dono di sé unico e originale. Rossella personalizza gli auguri in bella grafia, anzi calligrafia: un esempio da seguire.

Lingua italiana

Stamattina verso le nove mi capita di seguire il programma ‘Pronto Soccorso Linguistico’, nel contesto della trasmissione Uno Mattina in Famiglia. Dato che scrivo, è normale che abbia un occhio di riguardo per ciò che c’entra con le parole. Però stamattina c’è qualcosa in più che mi fa piacere: un collegamento con il professor Francesco Sabatini che da casa parla della nascita della grammatica e di Pietro Bembo. A proposito, ad Asolo c’è una via che ricorda questo linguista, autore del trattato in tre libri Gli Asolani, un dialogo sull’amore ambientato ad Asolo nel XV sec. nella corte di Caterina Cornaro. Tornando al collegamento con l’illustre professore e linguista (nato a Pescocostanzo, 19 dicembre 1931), Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, seguito quando era ospite fisso della trasmissione, l’ho visto fisicamente provato, ma sempre lucido nelle sue argomentazioni. Poi la parola è passata al suo successore, Paolo D’Achille, professore di Storia della Lingua Italiana: ha parlato della nascita dei cognomi legata a motivi commerciali e ha spiegato alcuni modi di dire, quali ‘Andare a genio’ e ‘Obtorto collo’ , previo breve sondaggio presso il pubblico. Infine è stata spiegata l’origine francese della parola ‘supplì’ di ambito culinario: si tratta di una crocchetta con riso e vari altri ingredienti. Beh, a mio dire il programma linguistico è molto interessante, niente affatto noioso e meriterebbe tempi più lunghi. Persuasa che la nostra lingua debba essere sostenuta e amata, mi auguro che nelle alte sfere si incentivino iniziative e programmi volti a conservarne la linfa, recuperando il meglio degli scrittori del passato, senza negare la contaminazione con parole straniere. La lingua infatti è un organismo vivo, che si rigenera e si rinnova.

Limoni e Poesia

Non sono esperta di agrumi, ma ieri ho provato una grande soddisfazione a raccogliere i primi frutti della mia pianta di limoni, che dopo vari anni di ‘sterilità’ mi ha regalato un abbondante raccolto. I frutti sono piuttosto piccoli ma per me un concentrato del colore preferito…e di vitamina C. Premetto che la pianta, regalata a mio figlio, era stata trascurata e sembrava destinata al riposo. Ma in fioritura attirava gli insetti, distribuendo il delizioso profumo delle zagare. Ceduta alle mie cure, mi sono informata da Matteo – che tiene un banco di semi al mercato locale – sul tipo di intervento da attuare, per restituirle vigore: ‘lupini’ è stata la sua risposta che mi ha riportato a una famosa novella del Verga. I lupini sono un legume antichissimo con proprietà nutrizionali eccezionali. Compero i semi di lupini e seguo le indicazioni di Matteo. Scopro così che macinati sono un eccellente fertilizzante per gli agrumi e la mia pianta si trasforma quasi in un albero, tanto che acquisto un carrello per spostarla dal garage – dove sta d’inverno sotto una finestra – e fuori. Ieri la raccolta di metà frutti che ho immortalato e inviato ai miei contatti. Si meriterebbe una poesia. Mi sovviene che nella raccolta ‘Ossi di seppia’ di Eugenio Montale, scrittore considerato da universitaria, c’è la poesia ‘I limoni’, una delle prime scritte dall’autore, che andrò a rivedere perché non mi ricordo granché, ma mi piace pensare che la pianta profumata abbia toccato le corde del poeta genovese, Nobel per la letteratura nel 1975, che definisce i limoni: ‘le trombe d’oro della solarità’. Non mi stupisce che sia stato inebriato dai profumi e dai colori della Liguria, conosciuta durante viaggi effettuati in passato. Limoni e Poesia è una bella accoppiata.

Se nevica

Poco prima delle sette sono in cucina dove i miei tre gatti sono in attesa della colazione. Poi penso a me. Da prassi accendo il televisore su RaiUno dove è in corso il programma Uno Mattina in Famiglia e il colonnello Francesco Laurenzi sta per dare indicazioni sull’andamento del meteo. Data la stagione, non mi aspetto stravolgimenti ma avere delle anticipazioni attendibili mi consente di programmare le uscite, già ridotte a causa del freddo e delle mie non ottimali condizioni di salute. Mentre la moka sul fornello comincia a sbuffare, il simpatico colonnello, che mi fa pensare a uno zio buono introduce la meteo – canzone, con la recitazione della poesia di Giovanni Pascoli, LA NEVE che non conoscevo. Riporto il primo e l’ultimo verso, che sono identici, lasciando la libertà di andare a gustare l’intero breve componimento: ‘Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca’. Di Pascoli (san Mauro di Romagna, 31.12.1855 – Bologna, 6.04.1912) so che era uno sperimentatore linguistico, dotato di una grande sensibilità, segnato dalla morte violenta del padre. Non è tra i miei autori preferiti, ma apprezzo molto il suo amore per la natura espresso in semplici immagini iconiche, ma anche in forme intimiste allusive. Tornando alla poesia, l’autore rende musicalmente la discesa dei fiocchi, restituendo l’immagine di un paesaggio silenzioso che si imbianca. È ciò che succede quando nevica. Poi la neve si scioglie, oppure viene spazzata via per consentire la circolazione di uomini e cose. Insomma, un evento piuttosto raro a quote basse e non scontato a quelle alte, dove se scarseggia nelle piste da sci viene prodotta artificialmente. Assodato che preferisco il mare, non mi dispiacerebbe assistere a una spolverata di neve dal calduccio di casa.

Oggi mare (d’inverno)

Sul tablet mi cattura l’immagine di un posto che conosco abbastanza bene, con il titolo ‘Veneto, il borgo marinaro dai mille colori’. Si tratta di Caorle, che ho frequentato d’estate negli ultimi dieci anni, anche perché abbastanza vicina a Pravisdomini, paese di provenienza di mia madre, a circa una trentina di chilometri, se calcolo bene. Inoltre l’hotel Cleofe, all’ingresso della cittadina era proprietà di Cleofe, un’amica di famiglia con cui ho avuto il piacere di trattenermi e di pranzare, prima che se ne andasse. La signora era molto amante dei cani che portava a spasso indisturbata, in età avanzata, divenuta ormai un’istituzione. La foto postata della Chiesa dell’Angelo mi fa quasi respirare lo iodio della scogliera e mi restituisce gli umori del borgo marinaro, dove c’è un vicolo, in prossimità del campanile cilindrico denominato ‘Calle Cusin’: perciò sono quasi a casa mia, anche perché il mare è il mio paesaggio preferito. Ieri ho citato il Massiccio del Grappa e oggi tocca all’alto Adriatico. Il mare mi parla di assoluto, d’infinito, da dove veniamo e della destinazione ultima. Adesso che ci penso, la poesia ‘Dopo’ scritta qualche tempo fa – una sorta di congedo – termina così: Lascio racconti,/brevi romanzi/poesie e fotografie…/per chi mi vorrà contattare/al di là del mare.// Un amico spiritoso che adesso non c’è più, si premurò di chiedermi il numero di telefono! Comunque il mare è il protagonista/artista della poesia ‘Corteggiamento del mare’, che apre la silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro. Pertanto è evidente che per me rappresenta anche un paesaggio dell’anima. Concludo in tema marino, ricordando che il mio nome Ada, in turco significa isola. Tutto ritorna, appartengo alla Madre Terra, nello specifico al suo mare, paesaggio che mi rilassa ed ispira. Ciao mare!

Freddo, Silenzio e Memoria

Cielo limpido e terso, temperatura decisamente rigida: è arrivato il freddo, tutto in regola. Da casa fotografo le cime innevate, che prima delle otto si illuminano dei raggi del sole. È uno spettacolo che dura poco e che mi addolcisce. L’anno nuovo è cominciato, portandosi dietro la guerra in Ucraina e a Gaza, vittime sul campo e vittime civili senza esclusione di colpi. Altre brutture quotidiane fanno aumentare il livello dell’ansia. Volgo lo sguardo lassù, immaginando il profondo silenzio e il Sacrario Militare di Cima Grappa avvolto dalla neve, distesa come una coperta protettiva sulle cose. Erica mi ha inviato uno scatto dal Sacrario che nutre la mia vena creativa. Per associazione di immagini, mi viene in mente una foto in bianco e nero di me bambina, tra i Narcisi del Monte Tomba. Allora – fine Anni Cinquanta – si potevano raccogliere, adesso devono rimanere alla Madre Terra. Mi piace pensare che questo fiore – simbolo di amore eterno da parte di Dio – amante del freddo rinasca per fare compagnia alle salme dei tanti caduti durante il conflitto. Combino gli elementi della mia osservazione e mi esce la poesia che intitolo CENTOMILA NARCISI Mi rivedo/bambina tra i Narcisi/golfino rosa e sorrido./Adesso capelli grigi/e penso./Raccoglievo/i bei fiori profumati/che ora sul posto/devono stare/a ricordare/le vite spezzate/nel Sacrario Militare/custodite./Centomila Narcisi/per centomila caduti/nell’abbraccio/della Terra Madre. Il freddo, il silenzio e la memoria inducono la Pietà. 🙏

Buon compleanno, Heidi! 🌷

L’altra sera ho rivisto il film Heidi e sento per tivù che il cartone di riferimento, disegnato dal giapponese Miyazaki compie 50 anni. Intanto mi piace che il nome Heidi stia per Adelaide, nome della mia cara nonna materna cui devo il mio trasporto per la lettura e la scrittura. Più che il cartone animato, una pietra miliare dell’animazione giapponese (e sono attratta dalla cultura del Paese nipponico), ho rivisto volentieri il film Heidi, del 2015, diretto da Alain Gsponer, con Bruno Ganz e Anuk Steffen. Molta simpatia per il nonno, definito ‘misantropo miscredente’ da una valligiana pettegola e grande simpatia per la ragazzina che preferisce vivere nella baita alpina, anziché a Francoforte nel palazzo di Klara, costretta su una sedia a rotelle, cui offre amicizia e aiuto incondizionati. Per me il tema di fondo è l’empatia tra l’adulto schivo/incompreso e la minore/orfana, disposta a condividere le bellezze di un ambiente suggestivo qual è quello delle Alpi svizzere. L’amicizia con Peter e le sue caprette aggiunge emozione. Pare che Heidi sia la bambina svizzera più famosa al mondo, grazie al suo amore per la vita e la sua sete di libertà. Il film è basato sull’omonimo romanzo per ragazzi, dell’autrice Johanna Spyri (1827-1901), pubblicato nel 1880. Tradotto in 70 lingue, ha ispirato più di 15 adattamenti cinematografici. Heidi è considerata oggi una piccola ambientalista ante-litteram e si capisce il motivo. Credo che il messaggio sarebbe giunto incontaminato, anche se l’ambientazione fosse stata marina. La sensibilità è trasversale a tempi e luoghi. Grazie alla creatività di chi ha inventato il personaggio e all’abilità di chi ha trasferito la storia in immagini, Haidi entra nella schiera dei classici e può soffiare contenta sulle sue 50 candeline!

Fiore generoso

Verso le sette assisto a un’alba straordinaria: sembra che abbia acceso la luce che entra dalle finestre con toni caldi e rassicuranti. Milioni di Italiani sono in viaggio verso la montagna, le città d’arte e le terme, obiettivo per me estivo; non me la sento di lasciare soli – fosse anche per un paio di giorni – i miei tre gatti, di cui due poco più che cuccioli. Inoltre preferisco stare a casa quando gli altri si spostano in massa. Anche se vivo da sola – coi gatti, fiori e canarini – ho un figlio che viene a trovarmi una volta alla settimana. Non sono isolata e riempio il tempo, facendo ciò che mi piace, compresi piccoli regali che parlano di me. Però oggi preferisco parlare di quelli che ho già ricevuto da persone a me care: un cuscino fatto all’uncinetto, una borsetta di stoffa, un segnalibro di panno a forma di cuore con una pietruzza al centro, un quadro di fiori realizzato ad olio, un biglietto di auguri personalizzato, un Anturium da Gina, 93 anni e una telefonata da Pio, 88… Se dimentico qualcuno, chiedo venia. E io? Restituisco il pensiero, con la poesia suggeritami dal bulbo di Amaryllis che mio figlio mi ha regalato settimane fa. Forse ne ho già parlato. Interrato in un vaso con buona terra e cure affettuose, si è trasformato in una esplosione di corolle che mi fanno rasserenante compagnia. Riporto il testo, a beneficio dei lettori, cui auguro buona antivigilia di Natale. FIORE GENEROSO Un bulbo di Amaryllis/malandato/s’è trasformato/in nove fiori/rosso natalizio/sbocciati dilazionati/per accrescere lo stupore/e i battiti del cuore./Vorrei carpire/tenacia ed energia/al fiore generoso/entrato malandato/a casa mia/dove ha generato/splendide corolle/amiche delle stelle.// 🌷

Verso Natale

Giornata intensa, dedicata a restituire una parvenza di ordine dentro e fuori casa, che non è neanche piccola. Reginaldo si occupa dello scoperto: rastrella foglie, riempie di terra buche, mette a dimora i bulbi dei tulipani comperati al mercato, dimezza con la mannaia i pezzi di faggio troppo grossi per la stufa che poi sistema ordinatamente nella legnaia. Mentre lui agisce fuori, io raccolgo quotidiani e riviste sparsi un po’ dappertutto e poi vado a inserirli nel bidone giallo per la raccolta della carta. Verso metà mattina faccio il caffè che offro al mio aiutante con uno dei miei muffin – con banana e cacao – piuttosto apprezzati. Poi lui riprende la pulizia fuori e io dentro casa, ma non riesco a fare molto perché i gatti reclamano la pappa e anch’io comincio a sentire un certo languorino. Siccome giovedì è giorno del mercato locale, penso bene di andare a comperare il pesce fritto, così non devo spendermi ai fornelli. Detto, fatto. Al banco della frutta acquisto mandaranci e a quello dei latticini ricotta e stracchino, con l’intenzione di farne la mia cena. Niente sosta al bar perché è troppo trafficato. Però mi fermo davanti ai fiori, una sviolinata di stelle rosse e bianche e mazzi natalizi confezionati. Più interessanti i tulipani, ma e cedo il posto a una signora più frettolosa di me che mi ha scavalcato. Rientro giusto per ricevere un paio di telefonate, per fortuna non commerciali. Se non ci sono intoppi, a fine lezione si ferma Adry per un salutino, cosa che succede quasi fuori tempo massimo. Mi fa segno di avvicinarmi al bagagliaio dove ha un ‘ospite’ che non ha osato lasciare solo e al freddo durante le vacanze natalizie. Dentro una gabbia è custodito un esemplare di ‘insetto stecco’ (che si riproduce per partenogenesi, cioè da sé stesso). Anche questo è Natale!