Stamattina verso le nove mi capita di seguire il programma ‘Pronto Soccorso Linguistico’, nel contesto della trasmissione Uno Mattina in Famiglia. Dato che scrivo, è normale che abbia un occhio di riguardo per ciò che c’entra con le parole. Però stamattina c’è qualcosa in più che mi fa piacere: un collegamento con il professor Francesco Sabatini che da casa parla della nascita della grammatica e di Pietro Bembo. A proposito, ad Asolo c’è una via che ricorda questo linguista, autore del trattato in tre libri Gli Asolani, un dialogo sull’amore ambientato ad Asolo nel XV sec. nella corte di Caterina Cornaro. Tornando al collegamento con l’illustre professore e linguista (nato a Pescocostanzo, 19 dicembre 1931), Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, seguito quando era ospite fisso della trasmissione, l’ho visto fisicamente provato, ma sempre lucido nelle sue argomentazioni. Poi la parola è passata al suo successore, Paolo D’Achille, professore di Storia della Lingua Italiana: ha parlato della nascita dei cognomi legata a motivi commerciali e ha spiegato alcuni modi di dire, quali ‘Andare a genio’ e ‘Obtorto collo’ , previo breve sondaggio presso il pubblico. Infine è stata spiegata l’origine francese della parola ‘supplì’ di ambito culinario: si tratta di una crocchetta con riso e vari altri ingredienti. Beh, a mio dire il programma linguistico è molto interessante, niente affatto noioso e meriterebbe tempi più lunghi. Persuasa che la nostra lingua debba essere sostenuta e amata, mi auguro che nelle alte sfere si incentivino iniziative e programmi volti a conservarne la linfa, recuperando il meglio degli scrittori del passato, senza negare la contaminazione con parole straniere. La lingua infatti è un organismo vivo, che si rigenera e si rinnova.
Categoria: Ambiente
Limoni e Poesia
Non sono esperta di agrumi, ma ieri ho provato una grande soddisfazione a raccogliere i primi frutti della mia pianta di limoni, che dopo vari anni di ‘sterilità’ mi ha regalato un abbondante raccolto. I frutti sono piuttosto piccoli ma per me un concentrato del colore preferito…e di vitamina C. Premetto che la pianta, regalata a mio figlio, era stata trascurata e sembrava destinata al riposo. Ma in fioritura attirava gli insetti, distribuendo il delizioso profumo delle zagare. Ceduta alle mie cure, mi sono informata da Matteo – che tiene un banco di semi al mercato locale – sul tipo di intervento da attuare, per restituirle vigore: ‘lupini’ è stata la sua risposta che mi ha riportato a una famosa novella del Verga. I lupini sono un legume antichissimo con proprietà nutrizionali eccezionali. Compero i semi di lupini e seguo le indicazioni di Matteo. Scopro così che macinati sono un eccellente fertilizzante per gli agrumi e la mia pianta si trasforma quasi in un albero, tanto che acquisto un carrello per spostarla dal garage – dove sta d’inverno sotto una finestra – e fuori. Ieri la raccolta di metà frutti che ho immortalato e inviato ai miei contatti. Si meriterebbe una poesia. Mi sovviene che nella raccolta ‘Ossi di seppia’ di Eugenio Montale, scrittore considerato da universitaria, c’è la poesia ‘I limoni’, una delle prime scritte dall’autore, che andrò a rivedere perché non mi ricordo granché, ma mi piace pensare che la pianta profumata abbia toccato le corde del poeta genovese, Nobel per la letteratura nel 1975, che definisce i limoni: ‘le trombe d’oro della solarità’. Non mi stupisce che sia stato inebriato dai profumi e dai colori della Liguria, conosciuta durante viaggi effettuati in passato. Limoni e Poesia è una bella accoppiata.
Se nevica
Poco prima delle sette sono in cucina dove i miei tre gatti sono in attesa della colazione. Poi penso a me. Da prassi accendo il televisore su RaiUno dove è in corso il programma Uno Mattina in Famiglia e il colonnello Francesco Laurenzi sta per dare indicazioni sull’andamento del meteo. Data la stagione, non mi aspetto stravolgimenti ma avere delle anticipazioni attendibili mi consente di programmare le uscite, già ridotte a causa del freddo e delle mie non ottimali condizioni di salute. Mentre la moka sul fornello comincia a sbuffare, il simpatico colonnello, che mi fa pensare a uno zio buono introduce la meteo – canzone, con la recitazione della poesia di Giovanni Pascoli, LA NEVE che non conoscevo. Riporto il primo e l’ultimo verso, che sono identici, lasciando la libertà di andare a gustare l’intero breve componimento: ‘Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca’. Di Pascoli (san Mauro di Romagna, 31.12.1855 – Bologna, 6.04.1912) so che era uno sperimentatore linguistico, dotato di una grande sensibilità, segnato dalla morte violenta del padre. Non è tra i miei autori preferiti, ma apprezzo molto il suo amore per la natura espresso in semplici immagini iconiche, ma anche in forme intimiste allusive. Tornando alla poesia, l’autore rende musicalmente la discesa dei fiocchi, restituendo l’immagine di un paesaggio silenzioso che si imbianca. È ciò che succede quando nevica. Poi la neve si scioglie, oppure viene spazzata via per consentire la circolazione di uomini e cose. Insomma, un evento piuttosto raro a quote basse e non scontato a quelle alte, dove se scarseggia nelle piste da sci viene prodotta artificialmente. Assodato che preferisco il mare, non mi dispiacerebbe assistere a una spolverata di neve dal calduccio di casa.
Oggi mare (d’inverno)
Sul tablet mi cattura l’immagine di un posto che conosco abbastanza bene, con il titolo ‘Veneto, il borgo marinaro dai mille colori’. Si tratta di Caorle, che ho frequentato d’estate negli ultimi dieci anni, anche perché abbastanza vicina a Pravisdomini, paese di provenienza di mia madre, a circa una trentina di chilometri, se calcolo bene. Inoltre l’hotel Cleofe, all’ingresso della cittadina era proprietà di Cleofe, un’amica di famiglia con cui ho avuto il piacere di trattenermi e di pranzare, prima che se ne andasse. La signora era molto amante dei cani che portava a spasso indisturbata, in età avanzata, divenuta ormai un’istituzione. La foto postata della Chiesa dell’Angelo mi fa quasi respirare lo iodio della scogliera e mi restituisce gli umori del borgo marinaro, dove c’è un vicolo, in prossimità del campanile cilindrico denominato ‘Calle Cusin’: perciò sono quasi a casa mia, anche perché il mare è il mio paesaggio preferito. Ieri ho citato il Massiccio del Grappa e oggi tocca all’alto Adriatico. Il mare mi parla di assoluto, d’infinito, da dove veniamo e della destinazione ultima. Adesso che ci penso, la poesia ‘Dopo’ scritta qualche tempo fa – una sorta di congedo – termina così: Lascio racconti,/brevi romanzi/poesie e fotografie…/per chi mi vorrà contattare/al di là del mare.// Un amico spiritoso che adesso non c’è più, si premurò di chiedermi il numero di telefono! Comunque il mare è il protagonista/artista della poesia ‘Corteggiamento del mare’, che apre la silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro. Pertanto è evidente che per me rappresenta anche un paesaggio dell’anima. Concludo in tema marino, ricordando che il mio nome Ada, in turco significa isola. Tutto ritorna, appartengo alla Madre Terra, nello specifico al suo mare, paesaggio che mi rilassa ed ispira. Ciao mare!
Freddo, Silenzio e Memoria
Cielo limpido e terso, temperatura decisamente rigida: è arrivato il freddo, tutto in regola. Da casa fotografo le cime innevate, che prima delle otto si illuminano dei raggi del sole. È uno spettacolo che dura poco e che mi addolcisce. L’anno nuovo è cominciato, portandosi dietro la guerra in Ucraina e a Gaza, vittime sul campo e vittime civili senza esclusione di colpi. Altre brutture quotidiane fanno aumentare il livello dell’ansia. Volgo lo sguardo lassù, immaginando il profondo silenzio e il Sacrario Militare di Cima Grappa avvolto dalla neve, distesa come una coperta protettiva sulle cose. Erica mi ha inviato uno scatto dal Sacrario che nutre la mia vena creativa. Per associazione di immagini, mi viene in mente una foto in bianco e nero di me bambina, tra i Narcisi del Monte Tomba. Allora – fine Anni Cinquanta – si potevano raccogliere, adesso devono rimanere alla Madre Terra. Mi piace pensare che questo fiore – simbolo di amore eterno da parte di Dio – amante del freddo rinasca per fare compagnia alle salme dei tanti caduti durante il conflitto. Combino gli elementi della mia osservazione e mi esce la poesia che intitolo CENTOMILA NARCISI Mi rivedo/bambina tra i Narcisi/golfino rosa e sorrido./Adesso capelli grigi/e penso./Raccoglievo/i bei fiori profumati/che ora sul posto/devono stare/a ricordare/le vite spezzate/nel Sacrario Militare/custodite./Centomila Narcisi/per centomila caduti/nell’abbraccio/della Terra Madre. Il freddo, il silenzio e la memoria inducono la Pietà. 🙏
Buon compleanno, Heidi! 🌷
L’altra sera ho rivisto il film Heidi e sento per tivù che il cartone di riferimento, disegnato dal giapponese Miyazaki compie 50 anni. Intanto mi piace che il nome Heidi stia per Adelaide, nome della mia cara nonna materna cui devo il mio trasporto per la lettura e la scrittura. Più che il cartone animato, una pietra miliare dell’animazione giapponese (e sono attratta dalla cultura del Paese nipponico), ho rivisto volentieri il film Heidi, del 2015, diretto da Alain Gsponer, con Bruno Ganz e Anuk Steffen. Molta simpatia per il nonno, definito ‘misantropo miscredente’ da una valligiana pettegola e grande simpatia per la ragazzina che preferisce vivere nella baita alpina, anziché a Francoforte nel palazzo di Klara, costretta su una sedia a rotelle, cui offre amicizia e aiuto incondizionati. Per me il tema di fondo è l’empatia tra l’adulto schivo/incompreso e la minore/orfana, disposta a condividere le bellezze di un ambiente suggestivo qual è quello delle Alpi svizzere. L’amicizia con Peter e le sue caprette aggiunge emozione. Pare che Heidi sia la bambina svizzera più famosa al mondo, grazie al suo amore per la vita e la sua sete di libertà. Il film è basato sull’omonimo romanzo per ragazzi, dell’autrice Johanna Spyri (1827-1901), pubblicato nel 1880. Tradotto in 70 lingue, ha ispirato più di 15 adattamenti cinematografici. Heidi è considerata oggi una piccola ambientalista ante-litteram e si capisce il motivo. Credo che il messaggio sarebbe giunto incontaminato, anche se l’ambientazione fosse stata marina. La sensibilità è trasversale a tempi e luoghi. Grazie alla creatività di chi ha inventato il personaggio e all’abilità di chi ha trasferito la storia in immagini, Haidi entra nella schiera dei classici e può soffiare contenta sulle sue 50 candeline!
Fiore generoso
Verso le sette assisto a un’alba straordinaria: sembra che abbia acceso la luce che entra dalle finestre con toni caldi e rassicuranti. Milioni di Italiani sono in viaggio verso la montagna, le città d’arte e le terme, obiettivo per me estivo; non me la sento di lasciare soli – fosse anche per un paio di giorni – i miei tre gatti, di cui due poco più che cuccioli. Inoltre preferisco stare a casa quando gli altri si spostano in massa. Anche se vivo da sola – coi gatti, fiori e canarini – ho un figlio che viene a trovarmi una volta alla settimana. Non sono isolata e riempio il tempo, facendo ciò che mi piace, compresi piccoli regali che parlano di me. Però oggi preferisco parlare di quelli che ho già ricevuto da persone a me care: un cuscino fatto all’uncinetto, una borsetta di stoffa, un segnalibro di panno a forma di cuore con una pietruzza al centro, un quadro di fiori realizzato ad olio, un biglietto di auguri personalizzato, un Anturium da Gina, 93 anni e una telefonata da Pio, 88… Se dimentico qualcuno, chiedo venia. E io? Restituisco il pensiero, con la poesia suggeritami dal bulbo di Amaryllis che mio figlio mi ha regalato settimane fa. Forse ne ho già parlato. Interrato in un vaso con buona terra e cure affettuose, si è trasformato in una esplosione di corolle che mi fanno rasserenante compagnia. Riporto il testo, a beneficio dei lettori, cui auguro buona antivigilia di Natale. FIORE GENEROSO Un bulbo di Amaryllis/malandato/s’è trasformato/in nove fiori/rosso natalizio/sbocciati dilazionati/per accrescere lo stupore/e i battiti del cuore./Vorrei carpire/tenacia ed energia/al fiore generoso/entrato malandato/a casa mia/dove ha generato/splendide corolle/amiche delle stelle.// 🌷
Verso Natale
Giornata intensa, dedicata a restituire una parvenza di ordine dentro e fuori casa, che non è neanche piccola. Reginaldo si occupa dello scoperto: rastrella foglie, riempie di terra buche, mette a dimora i bulbi dei tulipani comperati al mercato, dimezza con la mannaia i pezzi di faggio troppo grossi per la stufa che poi sistema ordinatamente nella legnaia. Mentre lui agisce fuori, io raccolgo quotidiani e riviste sparsi un po’ dappertutto e poi vado a inserirli nel bidone giallo per la raccolta della carta. Verso metà mattina faccio il caffè che offro al mio aiutante con uno dei miei muffin – con banana e cacao – piuttosto apprezzati. Poi lui riprende la pulizia fuori e io dentro casa, ma non riesco a fare molto perché i gatti reclamano la pappa e anch’io comincio a sentire un certo languorino. Siccome giovedì è giorno del mercato locale, penso bene di andare a comperare il pesce fritto, così non devo spendermi ai fornelli. Detto, fatto. Al banco della frutta acquisto mandaranci e a quello dei latticini ricotta e stracchino, con l’intenzione di farne la mia cena. Niente sosta al bar perché è troppo trafficato. Però mi fermo davanti ai fiori, una sviolinata di stelle rosse e bianche e mazzi natalizi confezionati. Più interessanti i tulipani, ma e cedo il posto a una signora più frettolosa di me che mi ha scavalcato. Rientro giusto per ricevere un paio di telefonate, per fortuna non commerciali. Se non ci sono intoppi, a fine lezione si ferma Adry per un salutino, cosa che succede quasi fuori tempo massimo. Mi fa segno di avvicinarmi al bagagliaio dove ha un ‘ospite’ che non ha osato lasciare solo e al freddo durante le vacanze natalizie. Dentro una gabbia è custodito un esemplare di ‘insetto stecco’ (che si riproduce per partenogenesi, cioè da sé stesso). Anche questo è Natale!
In labore fructus/Nel lavoro i frutti
Oggi c’è il sole, mentre ieri giornata umida e uggiosa che mi ha impedito di uscire. Pertanto mi sono messa a riordinare lo studio, la stanza prediletta. Premetto che non mi piace il costume di sfaccendare in prossimità delle feste, che siano natalizie o pasquali e ribadisco di non essere una brava casalinga. Faccio l’essenziale, perché vivo da sola e non ho chi mi controlla (per la precisione, uso aspirapolvere e straccetto il venerdì, perché il sabato viene a trovarmi mio figlio e non voglio che mi colga ‘in flagrante’). Per darmi la carica, prendo in mano un libricino che non a caso tengo sott’occhio, intitolato ‘IN LABORE FRUCTUS’/Nel lavoro i frutti, con sottotitolo Motti, detti e proverbi latini. Si tratta di una vecchia edizione ancora in lire, ma non guasta dal momento che i proverbi sono considerati la saggezza dei popoli. D’altronde gran parte del nostro bagaglio culturale e linguistico ha le radici nel mondo latino. Orbene, mi concedo un po’ di riflessione e poi procedo, immaginando che dopo il riordino delle due scrivanie sarò soddisfatta. Mi preme però precisare che l’ordine maniacale mi inquieta e mi sento a mio agio nel caos creativo. Può darsi che sia una scusa, oppure il prevalere dell’indole artistica su quella ‘sbrigativa’ nel senso di sbrigare. Dopo un paio d’ore ho cestinato una cassetta di carta di varia origine…ma ho anche ritrovato copie di lettere spedite a persone care e/o importanti. Mi viene tra le mani lo scontrino dell’acquisto del tablet su cui scrivo, comperato a Bassano nell’agosto 2019, quindi mi devo preparare a sostituirlo tra non molto, perché la tecnologia va a una velocità pazzesca. Non mi ricordavo di aver partecipato a un concorso fotografico con la foto scattata a dei gabbiani sull’argine del Brenta e nemmeno della foto rubata da una collega mentre sto danzando, a fine pranzo/cena, diversi anni fa. Riconosco che riordinare dà i suoi frutti!
Spettacolo lunare
Col cielo terso, dopo il gran vento di sabato la luna crescente è uno spettacolo. Me la sono vista praticamente in camera da letto, quando sono andata a chiudere gli scuri: gialla, tonda, sola nel firmamento con l’unica compagnia di una piccola stella vicina. Mi sono fermata ad osservarla…e a parlarle un momento, come se fosse una confidente di cui potermi fidare. Ovvio che ho avviato un monologo, ma in qualche modo c’è stata una corrispondenza che mi ha spinto a scrivere dei versi. Oltretutto mi piace il nome Luna che avevo assegnato alla mia amica a quattro zampe dal candido manto, anche lei ora distante ma vicina nel cuore. Nell’antica Grecia, la luna piena – che è stasera – era considerata una vera e propria dea, Selene, spesso rappresentata a bordo di un carro d’argento. Si riteneva che la sua azione influenzasse i raccolti. I Romani la associavano alla dea Diana, cacciatrice e signora dei boschi, mentre per gli Etruschi rappresentava la natura e la fertilità. In diverse mitologie è palese il collegamento tra il satellite, in versione ‘divinizzata’ e la natura. Un effetto della luna ampiamente provato dalla scienza riguarda le maree, mentre risultano infondate altre convinzioni. Comunque sia, lo spettacolo della luna che brilla nel cielo notturno continua ad affascinare e mi provoca la seguente poesia Plenilunio Nel cielo cobalto/la luna s’indora/senza le stelle,/solitaria signora del firmamento./Scusa un momento,/non ti senti spaesata/lassù da sola,/solitaria signora/ del firmamento?/Intanto s’accende/una stellina vicina./La solitaria signora/del firmamento/senza verbo proferire/indica la via da seguire.//
