Pianta in sofferenza

Ho una pianta in sofferenza. Trattasi di un Olivagno che sta a casa mia da quando ci abito, cioè dal giugno 2000 e non mi ha mai dato problemi. Fino a un paio di mesi fa, quando mi sono accorta che le foglie giallo-verdi stavano rinsecchendo. Come, con tutta la pioggia che ha fatto i mesi scorsi? mi sono chiesta. Sperando in un superamento naturale del problema, mi sono un po’ informata sul da farsi. Fino allo scorso Maggio, non conoscevo neanche il nome della pianta che occupa una posizione strategica davanti alla cucina e ne impedisce la vista ai vicini. Consultata Serapia che ha il pollice verde e conosce molte piante, convengo che una drastica potatura può forse salvare la situazione che a colpo d’occhio pare quasi disperata. A malincuore chiamo Reginaldo che prontamente interviene, sforbiciando a destra e a manca la pianta, finché la riduce di un terzo, come da richiesta. Il mio è un Olivagno pungente: l’aggettivo è del tutto giustificato perché il gambo dell’arbusto originario dell’Asia è coperto di spine e ce ne accorgiamo durante la potatura. È un sempreverde facile da coltivare, resistente e adattabile. Coltivato a scopo ornamentale, può vivere 80 – 100 anni. Spero che il mio si riprenda, anche se al momento la sopravvivenza è molto incerta. Mi sento un po’ in colpa per averlo trascurato, rispetto alle Ortensie che gli sono vicine. Chissà cosa gli è capitato, anche le piante soffrono. Temo che il mio intervento tardivo non basterà a fargli riprendere quota. Comunque oggi è stato trattato come un paziente e la cosa non gli sarà dispiaciuta. Pazienza qualche giorno e andrò a verificare gli auspicabili segni di ripresa. In caso contrario, me ne farò una ragione, ringraziandolo di avere protetto la mia privacy per oltre un ventennio.

Mens sana in corpore sano

Sono sincera: non ho simpatia per la lingua inglese e poca attrazione per le palestre, influenzata suppongo dai miei studi classici e da una certa pigrizia. Tuttavia mi sto ricredendo. In prima battuta ho partecipato alle salutari sedute di Fisioterapia per mano dell’abile Federico Zalunardo. Dopo un mesetto di pausa, ora sto frequentando la Sala Pesi del Centro Sportivo Filippin, per irrobustire la muscolatura dopo l’intervento di artoprotesi subito ad aprile, su pressione di mio figlio Saul – che ci lavora – e con l’ok del Chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con perizia in robotica a Villa Berica in Vicenza. Sono certa che anche l’Ortopedico Guido Mazzocato che in precedenza mi ha seguito con premura acconsenta. Quattro sedute con il paziente Istruttore Andrea mi hanno persuasa che ho fatto la scelta giusta per la tonificazione di cui ho bisogno. La cosa che mi sorprende, da ‘principiante’ è che trovo piacevole lavorare con le ‘macchine’ che mi sono state assegnate, ognuna identificata con un nome inglese: Tapis roulant (questa ce l’ho anche a casa), Leg press orizzontale, Leg extension monopodalica, Adductor machine, Abductor machine, Chest press e Vertical row. Per ora sono sette e mi bastano: inizio con 10 minuti di tapis roulant e poi passo alle macchine, impostate con pesi destinati ad aumentare dove 12 o 15 esercizi vanno ripetuti tre volte. Alla fine esco grondante ma soddisfatta, perché sento che il corpo risponde: “Mens sana in corporea sano”. Di mattina non è molto affollato, ma c’è sempre qualcuno che si allena: l’ideale per non sentirmi “unica” e nemmeno “distratta” dalle performance dei numerosi iscritti che frequentano la palestra di pomeriggio e/o di sera. Per quanto riguarda l’origine etimologica della parola ‘palestra’, guarda caso deriva dal greco. Nell’antica Grecia era il piazzale sabbioso annesso al ginnasio dove i giovani si esercitavano alla lotta. Oggi è il luogo in cui si pratica attività fisica di vario tipo, finalizzata al benessere psico-fisico degli utenti. Me compresa.

Una sindaca Masai

Mi piacciono le donne che si fanno strada in politica, specie se hanno famiglia e più ancora se in famiglia affrontano difficoltà notevoli, come deve essere stato per Lilian Seenoi – Barr, la prima sindaca nera nella storia dell’Irlanda. Le dedica un servizio Riccardo Michelucci sul settimanale il venerdì di Repubblica. Nata in Kenya 42 anni fa, è arrivata in Irlanda del Nord nel 2010 come richiedente asilo, con il figlio autistico che non sarebbe stato facile crescere nel suo Paese dove era minacciata per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, contro il matrimonio precoce e la mutilazione genitale femminile. Se vi pare poco… Osservo la foto pubblicata a pag. 37 del giornale e noto una signora prosperosa, dal sorriso smagliante, agghindata con l’antica catena cerimoniale dei primi cittadini irlandesi e i braccialetti tradizionali Masai, un segno di pacifica convivenza. Del resto è stata tra le fondatrici del Forum per i migranti e i richiedenti asilo. Una sindaca Masai (Masai = allevatori di bestiame tra Kenya e Tanzania, molto alti di statura) per la riconciliazione in una terra di accesi scontri dagli Anni Settanta fra inglesi e irlandesi. La signora ha subito critiche e attacchi razzisti che tuttavia considera “episodi che non sono affatto rappresentativi del sentire comune della gente…favoriti dai social anche perché possono garantire una certa forma di anonimato”. Immagino questa coraggiosa 42enne arrabattarsi tra cure destinate al figlio autistico e la dedizione alla cosa comune: deve possedere la forza di una leonessa! La mia totale ammirazione per lei e tutte le donne che “sgomitano’ a nome di chi le ha elette, e non solo. Inevitabile pensare al percorso in salita che ha intrapreso Kamala Harris, di madre indiana e padre giamaicano, vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Intravedo un futuro pennellato di rosa.

Dalla Strada al Palco

D’estate tutto rallenta, chi può va in vacanza. Anche i programmi televisivi si prendono una pausa, alcuni vengono riproposti. Ed è un bene, se sono stati a suo tempo apprezzati. È il caso di Dalla Strada al Palco condotto con garbo da Nek, bravo di suo come cantautore e musicista. Premetto che ho una simpatia particolare per gli artisti di strada, quelli che si sono fatti da sé, autodidatti e spesso con un dietro le quinte di sofferenza e privazioni. Ma ‘L’arte anestetizza” come dice a proposito il conduttore. Una simpatia che parte dall’infanzia quando mio modello a carnevale era la zingara e non la fatina con la bacchetta magica finta! Pertanto lascio immaginare la soddisfazione di rivedere un programma su misura delle mie aspettative. Durante la replica della finalissima, terza edizione di Dalla Strada al Palco rivedo una sequela di artisti esibirsi in varie performance individuali, di coppia o di gruppo, trasmettendo una grande energia. Per la cronaca, il vincitore è Alessio Spirito, aerial performer (ballerino aereo) che si aggiudica 10.000 euro. Quella che mi inchioda allo schermo però è la coppia di tangheri Mariana Avila e Alexandre Bellarosa, maestri di tango argentino e coppia nella vita. Trovo la loro esibizione eccellente: per perfezione, complicità, sensualità. Lo dico con un po’ di esperienza, essendo stata anch’io ballerina di tango tanti decenni fa, un ricordo che custodisco con devozione e gelosia. Mi piacerebbe trasmettere con le parole l’energia che i ballerini trasmettono con la danza. Ci ho anche provato con un lungo racconto inedito intitolato Flamenco Therapy che può darsi riprenda in mano. È un conforto apprendere dalla viva voce degli artisti che hanno raggiunto un lusinghiero obiettivo grazie al loro impegno. E zero raccomandazioni.

Colpi di testa

Tortore e cicale mi accompagnano nel ritorno a casa dal bar dove ho sfogliato il quotidiano in cerca di una notizia che mi ispiri a scrivere il post odierno. Di primo acchito, ammetto che il vociare dei clienti mi infastidisce, mentre il verso delle creature dell’aria mi rasserena. D’altronde ho già detto che sono diventata più suscettibile ai rumori e talvolta ho attribuito a un difetto di udito ciò che in realtà era maleducazione o brutta abitudine. Non sarei una barista tollerante nei confronti di chi alza il volume, oltre che il gomito. Solidarietà a Gabriella del bar Mirò, allenata al cicaleccio della clientela. La premessa fa da contraltare all’articolo che ha per protagonista il rumore nefasto, causa o concausa di un fatto drammatico successo a Padova, città degli Studi. In sintesi, un 75enne spara pallini su dei ragazzi durante una festa di laurea: li ferisce, viene denunciato e a distanza di poche ore si butta giù dal terrazzo, rimanendo secco, liberato dal chiasso e dalla vita! Un proverbio dice: A mali estremi, estremi rimedi ma si può rinunciare alla vita per la maleducazione altrui? Non era meglio se la vittima avesse chiamato le forze dell’ordine prima, durante la ‘caciara’ senza adottare una misura estrema? Manca sempre la via di mezzo, il buon senso antico. Oppure si concentra l’attenzione dove non serve. Giorni fa una fedele lettrice mi informa su un fatto da interpretare al contrario, per fortuna risoltosi senza drammi. Successo in un paese limitrofo. Un nomade, abituato a dormire in luoghi di fortuna e apprezzato per le doti canore, si sottrae alla vista delle persone che ne segnalano la scomparsa. Scatta l’allarme e ‘Sandokan’ viene ritrovato nella Brentella dove si è immerso non con intenzioni suicide, ma per rinfrescarsi! Un eccesso di zelo da una parte, la soluzione immediata di un bisogno dall’altra. Comunque è fuori di dubbio che il caldo estremo fa andare fuori di testa e che Prevenire è meglio che curare.

La Luna ci guarda

Oggi 20 Luglio, Giornata Mondiale della Luna: ricorda il giorno in cui Neil Armstrong mise piede sulla luna per la prima volta, evento storico considerato dalla Nasa come la più grande conquista tecnologica di tutti i tempi. Pertanto la data intende celebrare l’importanza dell’esplorazione spaziale. Immagino che la nostra Samantha Cristoforetti saprebbe illustrare alla grande questo argomento, di cui intuisco le potenzialità. Anche la simpatica Amalia Ercoli Finzi, 86 anni soprannominata “La signora delle comete’. Ma io sono una letterata e non mi occupo di scienza, perciò chiedo venia: sono affascinata dall’influenza che l’astro ha avuto e ha sulla letteratura. Non so se sia un caso, ma stamattina sul tablet scorreva Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia, di Giacomo Leopoldi dove il poeta si interroga sul destino attraverso le parole di un pastore: canto struggente e sublime, da rileggere o da leggere con trasporto. Io volo molto più basso, ma con la luna ho colloquiato più di una volta. L’ultima, mesi fa quando ho composto il seguente testo di quattro strofe intitolato ‘LUNA VELATA’ Sopra il tetto del vicino/Luna velata mi sorprende/mentre sposto le tende/per chiudere i balconi./Niente afflizioni/per te, Luna distante/che invadi/le mie stanze?/Quaggiù regna/grande confusione,/talora disperazione/tra intrugli e grovigli./Ma ecco che lassù/diventi meno opaca/quasi lucente e ritorna/il conforto tra la gente.// A livello simbolico, la luna rappresenta l’energia femminile, la fertilità, la magia, la nascita, la sopravvivenza della specie. Luna era la mamma del mio cane Astro (non un gioco di parole): una bella intesa tra noi!

Cambio in rosa

Ho lo studio ad ovest, quindi in pieno sole dal pomeriggio alla sera. La mattina è idonea per riordinare materiale didattico disseminato sulle due scrivanie e mantenuto per motivi affettivi, più che per necessità, dato che da quando sono in pensione non mi serve più. In barattoli e contenitori vari stavano riposando diverse gomme, matite, graffette per le spillatrici che ho riversato in un cartonato stretto e lungo. Poi è arrivato il momento della carta, anzi delle carte, di ogni foggia e dimensione, compresi dei vecchi compiti in classe fotocopiati, trattenuti per interesse e merito del contenuto. La traccia, assegnata alla classe seconda B il 25 maggio 1984 chiedeva di esprimersi sulla condizione della donna e ‘su quali muri ci sono ancora da abbattere’. Date alla mano, sono trascorsi quarant’anni. Eppure avrei delle perplessità se dovessi svolgere il tema io, sebbene qualcosa si stia muovendo a favore delle donne che occupano posti importanti. Sento che è stata rieletta Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – ha sette figli tra cui due gemelle – e che Kamala Harris – non ha figli ma ha acquisito quelli del marito – potrebbe subentrare a Biden in caso di auspicabile ritiro nella corsa alla Casa Bianca. Abbiamo avuto Angela Merkel in Germania e abbiamo Giorgia Meloni in Italia. A me piace l’esposizione di queste donne impegnate, capaci e un po’ controcorrente. Sto leggendo il libro di Serena Dandini La vendetta delle Muse, album di donne che hanno “percorso sentieri impervi a beneficio delle generazioni venute dopo” (dal Proemio). Ecco, io spero che le donne succitate possano raccogliere i frutti del loro impegno a beneficio dei contemporanei, senza distinzione di genere o altro. Benvenga il cambio in pink! 🌺

Effetti collaterali estivi

Benarrivata dopo le lunghe piogge, adesso l’estate è esplosa con gli effetti collaterali. Assodato che non ci sono più le stagioni di una volta e che il mutamento climatico è un problema planetario, l’estate era la mia stagione preferita da giovane. Ora non più, preferisco le stagioni intermedie più rispondenti alla mia indole. E poi dove sono i fiori colorati? Le alte temperature hanno fatto sbiadire i capolini delle Ortensie che risultano tutte di un giallino omogeneo. Vero che potrò vivacizzarle con lo spray oro e argento a Natale, ma io le preferisco al naturale. Comunque, se devo indicare due effetti negativi della presunta bella stagione, eccoli qua: rumori e zanzare. Tosaerba in moto di primo pomeriggio è uno schiaffo al riposo, mentre di notte trovo fastidiosi i condizionatori che mi costringono a chiudere le finestre…e a vedermela coi repellenti per le zanzare, piccole e ingorde di sangue. L’altra notte mi sono alzata alle quattro, per scovare quella che mi aveva punto sull’avambraccio: trovata e annientata. Ma la ripresa del sonno non è automatica e nemmeno serena. A compensare i rumori molesti, ci sono i versi graditi all’alba: il tubare delle tortore e il cinguettio degli uccellini al sorgere del sole, prima delle sei, perché col caldo si dorme meno. Le previsioni meteo indicano un’altra settimana bollente, però meno che al sud, dove le temperature si aggirano sui 40 gradi. Devo chiedere a Liliana, in Puglia e a Max in Sardegna come va… da qui io per ora non mi muovo. Il progetto di andare al mare ‘toccata e fuga” non si concilia più con la mia condizione di “giovane anziana bionica’. Cerco di vivere intensamente i momenti clou della giornata: mattina presto e sera tardi, con ciò che offrono. Piena solidarietà con chi è costretto a lavorare all’aperto.

Sui pedali a Castelcucco

Esco alle nove e davanti al cancello sfila una cordata di piccoli ciclisti – categoria giovanissimi – piegati sul manubrio con casco e maglietta colorata che mi strappano un sorriso. Ma non li invidio perché fa già caldo e lo sforzo sulle gambe è intenso. Una vespetta rosa strombetta per incitare, come alcuni sostenitori più o meno interessati alla performance, prevista per tre categorie dalle ore nove fino alle diciotto. Trattasi della 12esima edizione del Trofeo Montegrappa che prevede una nutrita adesione di iscritti. Dato che la competizione non mi è nuova, ricordo che il passaggio delle bici volanti infastidiva parecchio i miei due cani che ora non ci sono più. Personalmente mi infastidisce il tifo sfegatato di chi incita a squarciagola i giovani atleti a dare di più, che già stanno ‘soffrendo’ per il caldo e la tensione della gara. Le transenne lungo il percorso consentono di camminare fuori dello spazio destinato alle due ruote e raggiungo la casa di Francesca, appena sotto la piazza. Dopo circa un’oretta, compio il tragitto a ritroso. È aumentato il caldo e sono in attività ciclisti più grandicelli, sempre sferzati da incitamenti che non mi sembrano proprio carezze. Non riesco ad entusiasmarmi, sono tutta dalla parte dei giovani ciclisti che spero raccolgano i meritati complimenti dai loro sostenitori, al di là di medaglie e trofei. Anzi, credo che ne esca vincente soprattutto la loro autostima, per reggere a prove che definirei impattanti. Devo chiedere lumi a Giovanni, mio stimato ex alunno quasi dottore che sulle due ruote sta costruendo un’attività parallela. Alle ore 12 è in attività il megafono in piazza, suppongo per annunciare la pausa pranzo. La competizione riprenderà di pomeriggio. La temperatura intanto è salita. Aiuto!…

Felice incontro

Una pizza oppure un pranzetto in buona compagnia è cosa gradita. Ieri è capitato con una collega ancora in servizio e con la fida Lucia. Non sono una habitué, ma esco volentieri dato che sono negata per i fornelli e mi piace ogni tanto trovare pronto. Ieri la sorpresa è andata molto oltre le aspettative. Alla trattoria dai “Fruts’ a Paderno del Grappa, un signore, presumo il gestore di bell’aspetto con barba e capelli mediamente lunghi ci accoglie e si concentra su di me, dicendo che fu – il passato remoto ci sta – un mio alunno alle medie ‘in illo tempore’, occhio e croce Anni Ottanta, oltre quarant’anni fa. Tra l’altro aggiunge che non sono cambiata – bontà sua – e ricorda qualche marachella perpetrata ai danni dell’auto di allora, una mitica 500 (per la cronaca, ricordo una patata infilata nel tubo di scappamento). Giobatta, questo il suo nome, sembra rallegrarsi nel rammentare ed io recupero flash dei miei esordi professionali, pieni di entusiasmo e ‘sorpresine’ tutto sommato innocue, messe in atto dai più vivaci. Il nastro della memoria si snoda e tornano a galla situazioni paradossali: un suo compagno voleva collezionare note sul registro con l’obiettivo di farsi sospendere e tornarsene a casa, un altro era scappato durante la ricreazione, due fratelli irrequieti salivano disinvoltamente sui banchi. Certo non ho vissuto volentieri queste situazioni di indisciplina che adesso ci fanno sorridere. Ah, tengo per il finale la cosa più importante: Giobatta mi ha chiesto se poteva baciarmi, accordato volentieri perché l’ho percepito come l’omaggio a una persona che gli ha dato qualcosa in termini di relazione umana, più che di cultura. Giobatta, ex alunno, ora padre di Filippo e Ginevra che collaborano nella gestione della rinomata trattoria, con quell’abbraccio di gratitudine mi ha dato parecchio.