Ricevo la foto di un bel campo fiorito, con la didascalia “Prato per le api che non viene falciato. I prati di fiori, habitat ideale per accrescere le comunità di impollinatori”. La foto arriva da Madonna di Campiglio – famosa per il turismo estivo ed invernale – e me la invia Erica, amante dei gatti anche più di me. In questo caso però sono protagoniste le api, che non stanno proprio bene, a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da agenti fisici e chimici, della distruzione degli habitat. Le api che garantiscono l’impollinazione sono in declino e rischiano di scomparire. Il problema non tocca solo l’Italia, ma anche altri Paesi dell’Unione Europea. Di norma le api vivono 30-40 giorni, ma se sparissero dalla terra ci resterebbero pochi anni da vivere, dal momento che contribuiscono in modo decisivo alla fecondazione del pianeta. La loro estinzione avrebbe conseguenze catastrofiche sia per la natura che per l’umanità. Lasciare degli spazi naturali incontaminati per il loro prezioso lavoro è senz’altro buona cosa. Anche raccomandarsi al santo protettore delle api che scopro essere oggi San Bernardo da Chiaravalle, monaco, abate e teologo francese dell’ordine cistercense, fondatore dell’abbazia di Claurvaux. Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. È una delle sue citazioni che la dicono lunga sul rapporto che aveva con la natura. Fervente scrittore, compose poesie; viene chiamato “doctor mellifluus”/dottore dolce come il miele. Pare che anche Sant’Ambrogio sia protettore delle api e degli apicoltori. Comunque sia, due è meglio di uno. Anche in Letteratura non mancano i cantori delle api, basti pensare a Virgilio nel IV libro delle Georgiche. Simbolo di instancabile laboriosità nella Bibbia, contrariamente a quanto molti pensano le api sono insetti senzienti e autoconsapevoli. In una parola: stupefacenti!
Categoria: Ambiente
Giornata Mondiale della Fotografia
Il 19 agosto 1839 è riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. Infatti in questo giorno la nuova invenzione fu presentata ufficialmente a Parigi, presso l’accademia delle Scienze e quella delle Arti Visive. La prima fotografia risale però al 1826 ad opera di Joseph Niépce, anche se il padre è considerato Daguerre. Tra le varie definizioni che se ne danno, mi piace quella che ritiene la fotografia uno strumento per esprimere il proprio mondo interiore. Infatti, secondo me una buona fotografia racconta un contenuto e dà un’emozione, anche se non è tecnicamente perfetta, come quelle attaccate sui pensili della mia cucina. Ho ereditato macchine fotografiche e attitudine da mio padre che amava il bianco e nero. Io mi sono applicata da adulta dopo la sua scomparsa, con l’intento di fermare l’attimo attorno al quale poi scrivere. Le mie foto – che io definisco ‘emozionali’ – agevolano la descrizione e talvolta favoriscono la poesia. Con queste premesse ho allestito due mostre di fotografia corredate di poesie nel Municipio di Castelcucco dove abito, intitolate rispettivamente Natura d’Oro nel 2015 e Fiori Colori Pensieri nel 2018. I miei soggetti preferiti sono i fiori che in questo periodo purtroppo latitano, salvo andare in montagna. Sono affezionata a una foto fatta da casa verso la chiesa parrocchiale, attraverso la mediazione…di un girasole: nessun effetto speciale, un colpo di fortuna aver fermato l’istante in cui l’occhio ha colto lo spettacolo, una mattina di luglio di qualche anno fa. L’immagine ha poi fatto da apertura al calendario distribuito ai concittadini dall’amministrazione comunale. Un onore per me che talvolta posto qualche scatto su Instagram. Senza pretese, perché sono una fotografa dilettante.
Nascita del sole
Di solito mi alzo presto, molto presto in questo periodo di temperatura bollente. Credo di avere incamerato l’orario di servizio di quando dovevo essere a scuola poco prima delle otto. Oltre trent’anni di pratica lasciano il segno, ma non me ne dolgo, se posso recuperare parte del sonno al pomeriggio, come di fatto succede. Tra l’altro i miei tre gatti – Grey, Fiocco e Pepita – dormono fuori e quando mi sveglio non vedo l’ora di alzarmi e vederli che mi aspettano, bramosi di croccantini. Un po’ sottotono per via della notte disturbata da qualche zanzara e dal rumore instancabile degli altrui climatizzatori poco prima delle sei esco in giardino dal lato est e sbircio in cielo una luminescenza dorata che annuncia la nascita del sole. Non ci penso due volte e fotografo l’evento che tutte le mattine si verifica pressoché ignorato, meno che dagli artisti. Due soli scatti perché la trasformazione è subitanea: uno mi pare interessante e lo invio ai miei selezionati contatti. La giornata è salva, benché si annunci torrida perché ho qualcosa di speciale da osservare. Anzi, partecipare all’evento – un lieto evento – mi induce a dedicargli la poesia Astro Dorato che riporto. Ancora assonnata/mi hai abbracciata,/Astro dorato/insinuato/tra le fronde/del mio ciliegio/selvatico./Creatura celeste,/con il tuo apparire/improvviso/mi hai sorpreso/e il cuore/ha sobbalzato/di stupore.// Diciamo che è un esempio di scrittura terapeutica, una scappatoia… alla noia e un modo per allenarmi con la mente, dato che la palestra è chiusa. Credo che anche al sole farebbe bene prendere un periodo di ferie, distribuendo altrove la sua energia. Considerato che quasi tutte le forme di vita presenti sulla terra dipendono da lui, gliene siamo grati. Ma è meglio non esagerare!
Il volo delle Farfalle
Medaglia di Bronzo a Squadre: un’altra soddisfazione per l’Italia nella ginnastica ritmica: due gare e due medaglie di bronzo sono un super bilancio della ginnastica ritmica italiana ai Giochi di Parigi. Cina prima, seconda Israele, quindi Italia con le nostre Farfalle. “Riconfermarsi dopo Tokio è il risultato di tre intensi anni di impegno senza sosta” è ciò che dice al microfono una delle nostre atlete che sono: Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Laura Paris. L’ultimo esercizio è eseguito sulla musica di Ennio Morricone “L’estasi dell’oro” tratta dal film “Il bello, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, il che è un valore aggiunto. Le atlete hanno totalizzato 68.100 punti (36.100 nella rotazione con i cinque cerchi e 32.000 in quella con i nastri e le palle). Assisto anche alla premiazione delle tre squadre vittoriose che non è fulmineo. Ma si capisce, le atlete – quindici – si devono cambiare: smettono il costume e indossano delle tute istituzionali, quindi raggiungono il palco dove vengono medagliate, partendo dalla terza squadra classificata. La carrellata di sorrisi e strette di mano è d’obbligo ma quando salgono le bandiere dei tre Paesi vincitori, con l’inno della Cina è un momento toccante. Il medagliere italiano a Parigi contempla 39 medaglie così ripartite: 11 oro, 13 argento, 15 bronzo, l’Italia si classifica al decimo posto tra le prime 25 posizioni della classifica FIFA. Mi pare un lusinghiero risultato, cui fa da contraltare la delusione per gli imprevisti con annessi insuccessi, occorsi ad esempio a ‘Gimbo’/Gianmarco Tamberi – giusto per restare in casa – eliminato dalla finale del salto in alto che ha comunque affrontato nonostante le coliche. Si merita la medaglia per la grinta ed il coraggio. Ad altiora!
Ginnastica ritmica super!
Sofia Raffaeli, la regina azzurra nella ginnastica ritmica: che spettacolo! La sua esibizione con le clavette risulta impeccabile non solo a me, ma anche ai giudici di gara. Pure Milena Baldassarri, ginnasta 22enne di Ravenna offre un ottimo spettacolo ai nastri. Ma ritorno a Sofia – a ragione soprannominata ‘Formica Atomica’ – che si allena 8 ore al giorno per 300 giorni l’anno, al Palazzetto di Fabriano nelle Marche, un ‘dettaglio’ quello delle ore di allenamento che richiama la frase di Leonardo Da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”. Da due anni porta allori all’Italia e nonostante un errore durante l’esercizio con il nastro vince meritatamente la medaglia di bronzo nell’ All Around, la prima di sempre per la ginnastica ritmica individuale italiana. Sul podio più alto sale la tedesca D. Varfolomeev e seconda la bulgara B. Kaleyn. Il pomeriggio dedicato alla ginnastica ritmica mi regala intense emozioni. Trattenuta dal caldo in poltrona relax, balconi accostati e tende parasole abbassate, per un paio d’ore mi godo uno spettacolo superlativo durante il quale tutte le atlete mi sembrano molto brave, fasciate in colorati tubini svolazzanti, con i capelli trattenuti a chignon e truccate quel poco che basta. Immagino il percorso fatto dalle atlete per approdare alle Olimpiadi, ai sacrifici, alle rinunce, alle cadute e alle soddisfazioni. Sono un esempio concreto di cosa significhi impegno senza scuse, al netto di una genetica favorevole e del prezioso supporto delle famiglie, considerato che non poche sono ancora minorenni e hanno iniziato ad allenarsi da bambine. Donne dalla scorza dura, al di là dell’aspetto minuto come Sofia Raffaeli cui va la mia ammirazione, da estendere a tutte le atlete, a prescindere dalla medaglia.
Il mago dell’aria
Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U
Agosto 2024
In origine la festa di Ferragosto si celebrava il giorno 1 di agosto, quindi come oggi. Successivamente la chiesa cattolica la spostò a metà del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. Il calendario riporta oggi Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, vescovo cattolico e compositore italiano, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie. Non conosco nessun Alfonso a cui fare gli auguri di buon onomastico, ma il nome mi piace e credo di averlo usato in uno dei miei racconti. Di origini Gote, diffuso in Spagna e Italia meridionale a causa dell’occupazione Aragonese e poi Borbonica, deriva dalle parole Gote “Athal”= Nobile e “funs”= valoroso. È protettore di avvocati, confessori e teologi. Protegge contro l’artrite. Tornando al mese e considerando i proverbi di stagione, mi concentro su questo: “Quando piove d’Agosto piove miele e piove mosto” che parla da sé. Dopo un Luglio torrido, molte piante sono in sofferenza, compresa la mia vite di uva fragola che mai ha dato problemi in precedenza: gli acini che si stanno colorando di viola sono avvizziti, disidratati. Di certo non farò il mosto come mi era capitato una decina d’anni fa. D’altronde la siccità è un fenomeno che va di pari passo con l’aumento delle temperature, problema planetario ad oggi sottostimato. Immagino lo scoramento di chi lavora la terra e la situazione emergenziale di molte aziende. Che il clima si vada tropicalizzando – anche la recente morìa di pesci ne è un segno – dovrebbe farci correre ai ripari, per salvare il salvabile. In alcune aree del Sud Italia, l’acqua è razionata da decenni; lo evidenziava anche lo splendido film Il Postino con il grande Massimo Troisi. Vivendo in Pedemontana del Grappa, mi considero fortunata ad aprire il rubinetto quando voglio. Con moderazione.
Sulla deriva educativa
Da tempo immemore faccio una puntatina al bar, soprattutto per sfogliare il quotidiano, ma sento che sto per cambiare abitudini. Forse sono cambiata io, forse è cambiata la clientela, forse entrambe le cose. Sta di fatto che quello che dovrebbe essere un piacere, da un po’ è diventato una sopportazione per il tasso di chiacchiere ad alto volume degli avventori, se non affetti da problemi acustici da superficialità riguardo chi non desidera essere coinvolto nei fatti altrui. Eppure si invoca la privacy in altri contesti. Ho anticipato l’orario, pensando che il pienone sia a metà mattina, ma ho fatto un buco nell’acqua. Infatti alle 8.30 ci sono clienti sia fuori che dentro il locale dove mi accomodo in un angolino; a due tavoli di distanza sei donne di una certa età quasi sbraitano. Chiedo al titolare se sono sorde e lui fa una risatina, dicendo che non si vedono da una settimana (!) e devono raccontarsene tante. Le guardo con disappunto ma non comprendono, o fanno finta. Mi butto sulla lettura del Corriere della Sera. Neanche farlo a posta, trovo conforto nell’articolo di Elvira Serra intitolato: “Un ddl contro la maleducazione”. La giornalista sarda se la prende soprattutto coi bambini maleducati, ma anche con chi videochiama in viva voce “senza porsi neanche il dubbio di disturbare chi gli sta seduto accanto e, magari, anche lui sta lavorando”. Pare succeda anche in spiaggia dove, se uno rimbrotta si sente rispondere: “Ma siamo all’aperto!”. La deriva educativa non conosce ostacoli. Stando così le cose, mi butterò sulle biblioteche come quand’ero studentessa universitaria e mi tranquillizzava la scritta SILENZIO diffusa in sala lettura. Peccato che nei piccoli comuni l’orario di accesso alla biblioteca sia risicato. Però Antonella, la vice sindaca del mio paese mi ha detto che gli studenti universitari possono accedervi secondo bisogno. Un gesto magnanimo e lungimirante.
Via Appia, Regina Viarum
Con i suoi 2300 anni di storia, l’Appia antica mostra i segni di un passato illustre, un museo all’aperto che si snoda per 16 chilometri sempre percorribili. Fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri capolavori di ingegneria civile. Considerata l’asse principale di tutte le comunicazioni dell’Impero Romano collegava la vecchia Roma con la nuova Roma che era Costantinopoli. Adesso la Via Appia entra nel Patrimonio Mondiale Unesco: è il 60esimo sito italiano. “Soddisfazione e orgoglio” da parte del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e da quanti amano l’Arte e la Storia. Un pezzo di Arte, di Architettura, di Storia italiana da Roma a Capua e poi a Brindisi sotto gli occhi di tutti. Certo i Romani ci sapevano fare come costruttori di strade, al netto delle altre abilità. Mi rallegro del nuovo riconoscimento alla competenza ingegneristica che va di pari passo con la bellezza paesaggistica. l’Italia è il Paese con più siti Unesco al mondo – ad oggi 60 – seguita da Cina (57 siti) poi Germania e Francia (52). Quindi l’Italia è al primo posto tra ben 87 Paesi al mondo per l’influenza culturale e il suo patrimonio artistico. Mi spiace dover dire che non mi risulta ci sia una risposta adeguata dalla base, perché l’educazione alla bellezza scarseggia. Il proverbio “Chi ha il pane e non i denti” rende bene l’idea di un patrimonio d’eccellenza sottovalutato. Se fossi ancora in servizio, so cosa direi ai miei alunni. Adesso uso il blog per diffondere comunque il mio pensiero, lieta di condividerlo ed eventualmente modificarlo. Sono attratta sia dall’Arte che dalla Storia, perciò mi compiaccio del nostro patrimonio culturale, con l’augurio che entri nelle grazie di un pubblico sempre più vasto e sensibile.
Show superlativo
All’ora di cena seguo la Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, la 33esima edizione che torna nella vecchia Europa, a Parigi dopo dodici anni. La grande protagonista della serata è la Senna – lunga 777 km – dove scorrono i battelli con le delegazioni degli atleti (402 sono quelli italiani) di 205 nazioni partecipanti. Nella prima ora sfilano 62 delegazioni su 205, ma la cerimonia dura fino alle 23.30, in un crescendo di spettacolarità e meraviglia. Impossibile condensare in poche righe momenti ad alta intensità artistica di un insieme che non ha lasciato nulla al caso. Condivido la valutazione a caldo di un amico: “Complimenti vivissimi ai Francesi che hanno saputo valorizzare il loro patrimonio culturale in questa innovativa inaugurazione dei Giochi Olimpici”. Tra i tanti momenti creativi proposti, superlativo a mio dire quello del Cavaliere sulla Senna. Premetto che a me piace molto l’elemento acqua e la Senna mi richiama La Canzone della Senna, una delle poesie più famose di Jacques Prevert, significativo poeta francese del secolo scorso. Per la prima volta l’ambientazione sull’acqua della cerimonia è un punto a favore. A sfavore invece la pioggia che ha bagnato questa edizione, arricchendola se mai di patos. Altro momento clou quando parla Tony Estanguet, tre volte olimpionico e Presidente del Comitato Organizzatore di Parigi 2024 che si rivolge agli 11.475 atleti partecipanti, definendoli: “La migliore versione dell’umanità”. Alla fine della cerimonia, Marie José Perec e Teddy Riner, gli ultimi due tedofori di una lunghissima staffetta si avvicinano al braciere olimpico, un’enorme mongolfiera che di lì a poco si alza verso la notte di Parigi, con la Torre Eiffel sullo sfondo. Aggiustando il proverbio, mi sento di dire che Il gioco vale la candela.
