COLAZIONE con la Duse

Sono stata a ‘COLAZIONE con la Duse’ al Bar SPAZI VIVI DI Paderno di Pieve del Grappa, due passi da casa, in compagnia della fida Lucia. Insolito l’orario di metà mattina per la presentazione dell’attrice teatrale, ma accattivante l’abbinamento con la degustazione del dolce Ghisola, presentato da Cna Asolo. L’amico Giancarlo Cunial ha introdotto con la solita maestria la figura ‘misteriosa’ e affascinante della diva, cui ha fatto seguito il reading teatrale a cura di Daiana Priarollo. Pubblico numerosissimo, oltre ogni aspettativa. L’iniziativa è collegata col progetto ‘il Veneto legge’ e si prefigge di diffondere la cultura – in tutte le declinazioni – dei 24 Comuni facenti parte della Riserva di Biosfera Mab, tra cui Asolo, dove la Duse riposa nel Cimitero monumentale di Sant’Anna. Mi sono fatta l’idea che l’artista fosse una donna molto talentuosa ma anche difficile da trattare, intersecando vita privata con quella pubblica per l’attitudine alla recitazione. Eleonora (Giulia Amalia) nasce a Vigevano il 3 ottobre 1858, figlia di attori girovaghi originari di Chioggia. A 14 anni perde la madre cui era attaccatissima. Soprannominata ‘la divina’, è considerata la più grande attrice teatrale della sua epoca e una delle più grandi di tutti i tempi. Nel privato ha raccolto vasta ammirazione e pungente delusione. Sposata con Tebaldo Checchi, ha una figlia, Enrichetta. Intensa e travagliata la relazione con Gabriele D’Annunzio che scrive per lei la tragedia pastorale in tre atti ‘La Figlia di Iorio’ interpretata però da Irma Grammatica, non è chiaro se per dissapori dell’attrice col ‘vate’ o per problemi di salute. La sua vicenda umana e artistica mi fa pensare a quella di Maria Callas. Donne che pagano la fama con una grande solitudine affettiva. Da ammirare, senza invidiare.

Zinnie di fine estate

Credo proprio di essere metereopatica: è bastato tornasse il sole, per restituirmi la carica. Dopo una mattinata fresca e uggiosa, è tornato il bello ed io festeggio, andando a fiori. Di solito il pomeriggio rimango a casa, ma col ritorno del sereno ieri ho sentito il bisogno di uscire. Stessa cosa deve avere pensato Francesca che verso le diciassette mi porta un mazzo di Zinnie, dato che l’altro giorno ho scritto una poesia su questo fiore di tarda estate che ho incontrato durante una passeggiata (la riporto sotto)*. Infatti sono colorate e robuste; non necessitano di cure particolari e il prossimo anno voglio introdurle nel mio giardino. È una soddisfazione condividere il piacere per la bellezza e la scrittura, hobby in cui Francesca si distingue per la descrizione affettuosa di momenti e personaggi del passato. Lei è la capofila del post verbanostra, nonché assidua lettrice e commentatrice dei miei post su verbamea. Che fiori ho comperato? Pansè – Viola del Pensiero – blu, gialli e marroni. Li metterò nei vasi che hanno ospitato le fragole a primavera e sotto i portici a est e a ovest. Quando esco voglio tuffare lo sguardo tra i colori vellutati e indossare un po’ di buonumore. Ah, mi stavo scordando di tre Ciclamini, formato mignon che ho posizionato sul davanzale del ripostiglio a nord. I fiori inducono ad accogliere con favore la stagione autunnale che avanza.* ZINNIA DI STRADA Una Zinnia/cuore giallo petali rosa/esce vigorosa/dalla rete/di un giardino/sulla strada./L’accarezzo piano/Grazie – le sussurro -/di rallentare il mio incedere/svagato, frustrato da qualcosa/che la mente definire/non osa./Il prossimo autunno/avrò un giardino/pieno di Zinnie/colorate e generose./Per male che vada/ le accarezzerò.//Se i fiori mi accompagnano sono salva. 🌻

Spiriti guardiani

Ho tra le mani la guida sulla Thailandia della lonelyplanet, regalo per il prossimo 24esimo compleanno di Manuel che tra un mesetto dovrebbe essere a Bangkok, una tappa verso l’Australia. Giustamente si informa sui posti che toccherà e io mi arricchisco di informazioni su luoghi lontani che ampliano la mia conoscenza. Ad esempio, trovo interessante che la cultura thailandese preveda la convivenza con gli spiriti guardiani, a cui vengono riservate delle casette con decorazioni elaborate e colori vivaci, vicino ad abitazioni, edifici e spazi pubblici. Mi tornano alla mente i Lari e i Penati nell’antico culto domestico dei Romani, gli spiriti tutelari della famiglia: divinità benefiche entrambe. Le case degli spiriti – san phra phum – non sono considerate sacre al pari di templi e santuari, la funzione è fornire agli spiriti guardiani un posto dove vivere e ricevere offerte, per avere fortuna, protezione e prosperità. Le offerte consistono in fiori, frutta, bastoncini d’incenso e piattini di cibo. È consuetudine presentare questi omaggi giornalmente, di solito al mattino o alla sera. Cani e gatti randagi sono gli unici che possono servirsi delle offerte, il che mi fa pensare alle casette per gli uccelli che noi appendiamo in giardino. La Thailandia è famosa come ‘Terra dei Sorrisi’, in parte fondata. Infatti i thailandesi non amano le discussioni. Litigare è considerato maleducazione, e non ne vedono l’utilità; preferiscono lasciare che le emozioni scorrano come un fiume sotterraneo, senza esprimerle. Una bella lezione per l’aggressività verbale che circola in alcuni nostri salotti televisivi e oltre. A questo punto chiudo la guida, altrimenti mi innamoro di Bangkok, la capitale più seducente del sud-est asiatico dove non ho in progetto di andare. Fortunato Manuel – da ieri Ingegnere Abilitato – che potrà conoscerla da vicino.

Maria Montessori e il film

Come di consueto, il sabato mattina sono da Lara, la mia parrucchiera di fiducia. Sotto il casco, sul settimanale Oggi leggo l’articolo di Dea Verna: ‘La “Mia” Montessori nascondeva un figlio segreto’ che anticipa l’uscita del film sulla famosa pedagogista, in sala dal 26 settembre Maria Montessori – la nouvelle femme. L’attrice Jasmine Trinca interpreta l’educatrice, immortalata sulla banconota da 1000 lire. Nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870, Maria (Tecla Artemisia) Montessori è la terza donna italiana a laurearsi in Medicina. Attratta dall’infanzia rinnova l’insegnamento, riconoscendo al bambino una ‘mente assorbente’. Contraria all’uso dei banchi, intenzionata a risolvere il problema dell’analfabetismo, nel 1907 fonda le ‘Case dei bambini’ che vengono chiuse nel 1934 da Mussolini per contrasti con il regime fascista. Pertanto nel 1936 la scienziata lascia l’Italia, cambia molte residenze e ripara alla fin in Olanda dove muore il 6 maggio 1952. Dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano, psicologo e neuropsichiatra, a 28 anni ha un figlio, Mario che tiene nascosto, fa crescere a una famiglia in una fattoria e successivamente in collegio, scelta fatta per evitare pettegolezzi che avrebbero interferito con la sua carriera. Comunque non lo abbandona e gli fa visita una volta alla settimana. A14 anni Mario va a vivere con la madre, diventata famosa, pensando di essere suo nipote. Certo stride la dedizione pressoché totale della scienziata al mondo dell’infanzia con la scelta di tenere nascosto il figlio e di affidarlo ad altri. Ma erano altri tempi, oggi non si scandalizzerebbe più nessuno. Grazie al suo metodo pedagogico, da detentore del sapere l’insegnante diventa osservatore e guida, una ‘strategia’ a mio dire ancora vincente. P

Vittime della montagna

Tragedia del Monte Bianco: Andrea e Sara ritrovati abbracciati e senza vita. Andrea Galimberti, 53 anni, comasco e Sara Stefanelli, 41 anni, genovese sono gli alpinisti dispersi sul Monte Bianco – il monte che miete più vittime – e ritrovati morti martedì a 4500 metri di quota su un ripido pendio ghiacciato. Esperti di montagna ed attrezzati, sono stati colti dalla bufera mentre scendevano. Hanno lanciato un disperato messaggio sabato scorso: “Non vediamo nulla, veniteci a prendere, rischiamo di morire congelati”. Purtroppo ciò che è successo, perché è impossibile sopravvivere a temperature fino a meno 15 gradi con venti che hanno toccato i 150 km orari. Oltre a loro sono state recuperate le salme di due alpinisti sudcoreani che risultavano dispersi da sabato scorso. La montagna, come il mare vuole le sue vittime. Personalmente la montagna mi incute soggezione anche con il bel tempo. Mi rammarico di non saper nuotare. Sui social Andrea e Sara sono stati criticati e accusati di imprudenza. Lei, medico di Genova aveva frequentato il corso di arrampicata con Andrea che aveva ereditato la passione dal padre e affrontato mille imprese. Commovente l’intervista al padre che confida: “Diceva sempre che era meglio morire in montagna”. È probabile che siano morti per assideramento. Mi ha colpito il particolare che fossero abbracciati, probabilmente un tentativo di difendersi dal freddo, ma anche carico di tanto altro: complicità, disperazione, donazione. Nessuno può scegliere quando e come morire. Ma se si potesse scegliere, credo che sarebbe più lieve oltrepassare il muro in compagnia.

Ridere e sorridere

Piove, come da previsione. Devo rinviare il taglio dell’erba e la piantumazione di vari bulbi autunnali che spero daranno fiori alla fine dell’inverno: Narcisi, Tulipani, Giacinti. Oggi è anche il giorno del mercato locale che forse visiterò, forse no. In attesa di capire come la situazione atmosferica evolverà, mi concedo una pausa in poltrona e accendo la televisione. Dopo un paio di telegiornali, cerco un canale che mi distragga e pigio sul telecomando finché al numero 55 vedo due personaggi famosi che mi restituiscono il buonumore: Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, esempio di comicità realistica e di coppia affiatata nella vita. Mancati entrambi, continuano a seminare sorrisi e risate, attraverso scenette imbastite sull’equivoco che si concludono sempre in camera da letto dove lei ripete: Che barba che noia, che noia che barba, seguito dalle acrobazie con le gambe sotto le coperte. Vedo due puntate di Casa Vianello, la prima su una caccia al tesoro in condominio di cui mi sfugge il titolo, la seconda intitolata ‘Il segreto di Arturo’ un condomino amico della briosa coppia che confida a Raimondo il dubbio di essere attratto dagli uomini, confidenza che dovrebbe rimanere riservata e invece si diffonde, creando una serie di equivoci. A parte il merito di ricostruire un episodio su una problematica potenzialmente reale – l’identità di genere – sono imperdibili le espressioni buffe di Raimondo e l’ironia elegante di Sandra che punzecchia il consorte. Inoltre le scenette non sono mai troppo lunghe e nell’insieme si ride e sorride, sdrammatizzando le incomprensioni quotidiane. Con i tempi che corrono, ci sarebbe un gran bisogno di comici. Lo leggo anche in un messaggio di stamattina: “Ridi sempre quando ti è possibile. È una medicina a buon mercato” (Lord Byron) 😁

Festa paesana

Quando posso evitare di farmi da mangiare è già una festa. Se poi il cibo è buono, costa il giusto ed è preparato a vista la festa raddoppia, anzi triplica! È corroborante consumarlo all’aperto, su una panca in compagnia di compaesani e foresti oggi 8 settembre 2024, mentre suona la banda e le majorette sfilano per il centro di Castelcucco. Scambio due buoni food truck per la consumazione di gnocchetti sardi al ragù e una quaglia, cui aggiungo di tasca mia le patatine fritte: menu squisito! Mariangelo Menegazzo e consorte posano gentilmente davanti allo spiedo dove in cinque ore, con il contributo dei volenterosi colleghi portano a puntino la carne delle quaglie. Condivido il tavolo posizionato sulla strada – chiusa per l’occasione – con Lucia Zanchetta che a suo tempo mi ha fornito le notizie trasferite nel mio romanzo Passato Prossimo, ambientato a Castelcucco negli Anni Settanta e dedicato ai miei compaesani. La festa odierna celebra il 150esimo anniversario del permesso di Ostaria al locale che oggi è Hotel Montegrappa, prelevato da Giovanni Zanchetta nel 1964 dove la piccola Lucia approdò a tre anni dal Venezuela con i genitori là emigrati, due sorelle e l’amata nonna Marta. Per sette anni l’ambiente fu gestito dai suoi cari, ceduto poi alla famiglia Bolzon che tuttora lo mantiene e conta di trasmetterlo agli eredi. Lo specchio di una comunità operosa e vivace, con artigiani descritti nelle loro abilità. Tutto vero, meno una storia d’amore inventata per esigenze narrative. Ma per saperne di più, chi desidera leggere il libro può trovarlo in Municipio. Una mostra fotografica allestita nella saletta conferenze ripercorre il vissuto dell’attuale ristorante, mentre attrezzi dell’epoca in mostra a lato della strada consentono un tuffo nel passato che sembra molto lontano, ma è dietro l’angolo. Prodotti locali sono a disposizione dei buongustai e la mostra di oggetti artigianali addolcisce gli occhi. Mi colpiscono delle rose di rame che purtroppo non sono in vendita. Ma le sognerò stanotte.

Cronaca domestica

Oggi domenica, giorno festivo mi prendo una pausa dalla cronaca pesante e mi dedico a quella domestica. Non sono una brava donna di casa, ma una donna di casa che sbriga da sola le faccende domestiche principali, senza fare i fiorellini alle pentole (lo preciso perché mia mamma usava lucidarle con la paglietta di ferro). Di solito, mio figlio viene a salutarmi il sabato, così io passo l’aspirapolvere il giorno prima perché non abbia da ridire. Lui è precisino e molto più bravo di me, ma non vive con tre gatti e tre canarini che lasciano in giro peli e piume. Inoltre vivo fortunatamente da sola e mi prendo il lusso di dedicarmi a ciò che mi piace che è arcinoto ai conoscenti: scrivere! A proposito, ricordo che il blog verbamea ha compiuto quattro anni ed è aperto ad accogliere chiunque desideri rispondere al post quotidiano. Nulla da spartire con facebook. Gradito l’ampliamento anche del blog parallelo verbanostra, con le sei penne che lo nutrono. Al momento è un po’ sottopeso e vorrei si espandesse.Tornando ai gatti e alle loro abitudini, bevono in una scodella rosa posizionata ai piedi del frigorifero in cucina. Ovviamente non è l’unico punto di ristoro, ce ne sono altri disseminati per casa, ma questo lo tengo sott’occhio. La scodella era di mia mamma che aveva una simpatia esagerata per il rosa – da piccola mi vestiva sempre di questo colore – e per me ha un valore simbolico. A forza di acqua, si è formato all’interno un cerchio grigio dovuto al calcare e non è dignitoso per i miei commensali felini dissetarsi colà, pertanto intervengo. Con le mie scarse competenze domestiche, svuoto la scodella di acqua e la riempio di aceto, anzi Brillaceto e la lascio tranquilla per un po’. Dubbiosa sul risultato, quando vado a controllare constato che l’idea ha funzionato! Una bella sciacquata e la scodella rosa è tornata all’antico splendore, con soddisfazione reciproca, mia e dei gatti.

Valentina, nata Fabrizio

Ancora un po’ assonnata, a ridosso delle sette accendo il televisore. Di spalle mi giunge una voce maschile e quando mi giro vedo la capigliatura bionda di una persona intervistata: si tratta di Valentina Petrillo, nata Fabrizio, 51 anni, atleta velocista paralimpica ipovedente, transgender. Giusto ieri sul settimanale il venerdì leggevo a pag. 39 un breve articolo di Claudia Arletti che la riguarda ed ora integra le sue parole al microfono. Sono andata a rivedere sul dizionario il significato di transgender: atteggiamento che combina caratteristiche del genere maschile e di quello femminile senza identificarsi interamente e definitivamente in nessuno dei due. Orbene, Petrillo, sposato e con un figlio, ha affrontato la transizione a 40 anni, affrontando un percorso difficile e doloroso. Niente operazione chirurgica ma assunzione di ormoni, per cambiare vita e carta d’identità. Prima competeva in pista con gli uomini senza brillare; adesso con le donne ha stabilito primati. Ricorda il caso della pugile Imane Khelif. Mi viene da dire che madre natura a volte è troppo generosa, oppure distratta. Non ho competenza sullo spinoso argomento. Suppongo che chi è soggetto a trasformazione di genere debba sostenere diverse battaglie. Lo dimostra l’intensità delle parole che Valentina rilascia al microfono, veramente toccanti. Tra l’altro dice: “Hanno provato a distruggermi, ma io ho vinto la mia sfida… Nascere uomini non significa essere persone superiori o persone che vincono… Per favore, prima di parlare informatevi…Guardiamo avanti con ottimismo e felicità”. Beh, grande direi. Mi auguro che i suoi familiari, soprattutto il figlio vengano risparmiati dalle critiche malevole. A Valentina forza, coraggio… e complimenti!

Santa Madre Teresa di Calcutta

Oggi 5 Settembre, Santa Teresa di Calcucca, Nobel per la Pace nel 1979, “Madre dei poveri” e Giornata Internazionale della Carità, non a caso legata a Lei, simbolo di solidarietà umana. La piccola suora originaria di Skopje – dov’era nata il 26 agosto 1910 – moriva giusto 27 anni fa, il 5 settembre 1997 a Calcutta, in India. Religiosa albanese di fede cattolica, ha fondato la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 viene canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016, nel Giubileo della Misericordia. È una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile tra i poveri di Calcutta. Per me è stata una fonte quando insegnavo perché ho attinto varie volte ai suoi Pensieri per farne riflessioni con gli studenti. Quindi è stata anche una scrittrice che ha seminato saggezza e validi consigli, con uno stile immediato ed efficace. VIVI LA VITA è probabilmente l’inno che condensa il suo pensiero, espresso in 18 frasi incoraggianti. Mi soffermo sulle tre che ritengo oggi più in sintonia con il mio spirito, ma tutte fanno da ponte per migliorare se stessi. Il secondo verso recita: La vita è bellezza, ammirala. Non ha bisogno di spiegazioni, ma senza dubbio di attenzione all’ambiente che ci accoglie e alla bellezza interiore delle persone. Io ci intravedo come destinatari artisti e santi. Al verso numero otto si legge: La vita è preziosa, abbine cura che raccomanderei soprattutto ai giovani che si immaginano super eroi e si imbarcano in imprese disastrose. Il terzultimo verso invita a rischiare, perché: La vita è un’avventura, corrila. Non credo che Madre Teresa avesse fatto studi di psicologia, pur avendo insegnato nella scuola per ragazze St. Mary a Entally, un quartiere di Calcutta centrale considerato vicino alla zona che ospitava le caste dei poveri e dei depressi dove Lei iniziò la sua attività. Piccola suora – 1.52 la sua altezza – dal cuore immenso. 🌹