Quinto post a 4 mani: Wollongong

Sul far della buonanotte sua – qua è primo pomeriggio – mi arriva un audio di Manuel che ora si trova a Wollongong, città costiera del sud est Australia, situata nello Stato del Nuovo Galles del Sud. Ospite dei cugini Luis e Karol che lo hanno accolto “a braccia aperte”, Manuel si sente come in famiglia, tanto quanto gli era capitato presso gli altri cugini ad Adelaide. Mi invia delle belle foto e la sua prima impressione. “Wollongong ha un che di Caorle, molto europea come stile, pulitissima, gente cordiale… città vivibile, pulsante ma non caotica”. Il paragone con Caorle mi trasmette l’idea giusta perché ho frequentato la cittadina veneziana dove esiste perfino una “Contrada Cusin” in una laterale del Duomo, segno evidente che lì vivevano dei miei omonimi, probabilmente parenti, dato che porto lo stesso cognome. La presenza del mare è sempre un forte collante. Dopo le feste Manuel andrà in esplorazione di Wollongong che dopo Sydney e Newcastle è la città più popolosa dello Stato (ab. 307.477). Filtro altre informazioni. “Nella parte alta della città c’è l’Università e in quella montana un famoso tempio buddista che dicono sia meraviglioso”. Beh, credo che il mio ex alunno ora Ingegnere e collega di scrittura ne ha di che riempire l’archivio fotografico e soprattutto umano. Grazie a lui, viaggio anch’io che sono piuttosto restìa a muovermi. Tra l’altro, scrivere a 4 mani grazie alle sue foto – notizie è una bellissima e gradita esperienza che vale quanto un premio da mettere idealmente sotto l’albero. Buon Natale di là e di qua dell’oceano! 🎄🌻😃

C’è solo una razza, quella umana

Certo che leggere certi articoli fa cadere le braccia. Mi riferisco al caso della signora Queen, nigeriana 47enne che da 20 anni vive in Veneto. Sposata con un italiano, ha comprato casa a San Vendemiano ed è stata “accolta” con un cartello razzista. Altre volte oggetto di insulti, stavolta non ci passa sopra, né condivide il pensiero del marito di cambiare paese. “Sbigottita, ma io non me ne vado”. Leggo il fatto di cronaca sul quotidiano e poi lo riporta un notiziario con l’intervista alla signora che usa parole perfino troppo indulgenti nei confronti del/degli autore/i dell’increscioso episodio: “Mi ha fatto veramente pena chi ha scritto questo cartello, perché non ha capito niente di cosa vuol dire la vita… c’è un odio vivo che vuole fare male agli altri”. Tutto questo alle soglie del 2025, da non credere. Immagino che la signora abbia sgobbato parecchio per rimanere in Veneto e soprassedere alle provocazioni xenofobe, tra l’altro estese al marito. Sarebbe da scriverci una storia, ma mi guasterei il sangue. Enrico Fermi diceva: “L’ignoranza non è mai meglio della conoscenza”. Suppongo che il livello culturale di chi ha avuto tale pensata non sia eccelso, non mi stupirei che sotto sotto covasse dell’invidia, dato che la casa vista in televisione è grande e bella. Tra l’altro Vendemiano era un giovane africano vissuto intorno alla metà del secolo V. Chissà se gli autori del cartello, presumo sanvendemianesi lo sanno. Ma è meglio di no, perché potrebbero prendersela anche con lui, il santo nero! 🙏

Tango, che passione!

Quando capita, parlo volentieri di arte che comprende anche la danza. Ieri sera ho visto la finale di Ballando con le Stelle, programma condotto da Milly Carlucci, giunto alla 200esima puntata. Il prossimo anno sarà il ventesimo di una trasmissione che non conosce stanchezza. Quella viene a me verso la mezzanotte quando crollo in poltrona, mentre lo spettacolo è ancora in corso. Inizia alle 20.30, perciò io lo accorcerei. Per fortuna si esibisce per prima la coppia data per vincente – scopro stamattina che è andata così – formata da Bianca Guaccero – Giovanni Pernice che hanno fornito un’interpretazione strepitosa, davvero superlativa dove tutto è stato curato al massimo: i colori nero e rosso che si alternavano nei costumi e nelle luci, l’espressività e bravura dei ballerini, il violinista a lato che accompagnava i passi…un vero spettacolo, accresciuto dal percorso umano di Bianca che si prende la rivincita sentimentale su un precedente fallimento. Durante il tango, con un gesto probabilmente studiato – meglio se no – lei gli prende il mento e lo bacia. Con tante brutture che ci sono al mondo, fa bene vedere una coppia che si è innamorata grazie al ballo. Perché questo è lo scopo dell’arte tutta, accademica e di strada: unire, riappacificare, rasserenare. Lo dico da ex ballerina di ballo liscio che conserva gelosamente un paio di coppe di tango vinte in gioventù. L’emozione dell’abbraccio, la leggerezza e vorticosità dei passi, la complicità con il ballerino che mi accompagnava costituiscono la perla dei ricordi. Accessoria ma non marginale la cura che mettevo nei dettagli destinati all’abbigliamento e al trucco. Il tempo è una lima. L’esterno è cambiato, ma l’interno direi che è rimasto lo stesso: appassionato e intrigante, come il tango.

Artisti di strada

Mentre faccio colazione, sul primo canale Susanna Petruni conduce Settegiorni, settimanale di approfondimento politico – parlamentare. Il tema che mi cattura riguarda l’arte di strada, chiamata anche arte urbana che merita più considerazione a livello politico. Cifre alla mano, il Belpaese stanzia solo l’uno per cento contro il tre/quattro di altri Paesi europei. Eppure è un settore da incentivare, anche grazie a scuole specifiche per avvicinare il pubblico all’arte. Il dibattito sulla Manovra 2025 dovrebbe tenerne conto. Rebecca Bottoni, presidente e direttrice artistica del Ferrara Buskers Festival, manager nel settore dell’intrattenimento e degli eventi, al microfono sottolinea l’importanza dell’arte di strada, per contrastare le derive che avviluppano i giovani. Il teatro urbano consente di coniugare magia, meraviglia e sogno. C’è bisogno di scuole per la formazione di artisti che creano bellezza. Anche la televisione può dare una mano, inserendo nei palinsesti programmi ad hoc come “Dalla strada al palco” condotto da Nek che ho visto molto volentieri, dedicato a cantanti, musicisti e artisti di strada. Tempo fa, a Bassano del Grappa ho apprezzato un gruppo di giovani musicisti che si esibivano in Piazza Libertà, durante il mercato del giovedì. In un vicolo laterale un violinista ‘accarezzava’ il suo strumento con magistrale disinvoltura. Adesso che ci penso, erano questi interventi artistici di strada che muovevano le mie gambe. Ho anche scritto un racconto con personaggi che ruotano in questo ambito. Di una cosa sono convinta: chi regala bellezza, a qualsiasi livello e dovunque eserciti è un benefattore dell’animo umano.

“Insostituibili libri di carta”

È proprio vero che “La lingua batte dove il dente duole”. Nel mio caso spiega la propensione a soffermarmi su articoli concernenti l’ambito scolastico. D’altronde sono stata insegnante di Lettere per oltre trent’anni e sono in contatto con colleghe in servizio. L’articolo di Severino Colombo a pag. 43 del Corriere fa proprio al caso mio, condivisibile già dal titolo: “Insostituibili i libri di carta”. In base all’intervista condotta da Epson, leader nel settore delle stampanti in 20 Paesi europei tra insegnanti e genitori con figli tra 8 – 16 anni risulta che il 45 % dei genitori italiani è convinto che l’uso di materiali stampati possa migliorare la capacità di lettura. Il dato mi sembra incoraggiante, anche se inferiore a quello espresso dai genitori europei. Presumo che gli insegnanti siano pienamente d’accordo, favorevoli ad affiancare alla lettura dei testi stampati l’uso di mezzi tecnologici. Pare comunque assodato dagli specialisti del settore che la lettura su carta sia meno stancante di quella su supporto digitale. Io sono in pensione da vari anni, ma raccolgo le lamentele che provengono dagli utenti della scuola, nel verso di un impoverimento delle competenze di base, lettura compresa. Per quanto riguarda il mio ruolo di docente, delle sei ore settimanali di italiano ne dedicavo una alla lettura che in classe terza prevedeva l’adozione di un testo di Narrativa – ora scomparso – che gli studenti portavano al colloquio dell’esame di Licenza. Nella mia libreria in studio, ho almeno una decina di romanzi editi da Salani Narrativa, su fondo blu dedicati a “I grandi protagonisti” oppure a “Vivere oggi”. Ricordo le ore di lettura collettiva – ogni studente leggeva una paginetta prima di passare la parola a un compagno – come piacevoli, rilassanti ed istruttive. Mi auguro anche per loro.

Il libro, un dono per Natale 🌲

“Un libro sotto l’albero” è un bel titolo per catturare l’attenzione di chi non sa cosa regalare. Lo leggo sul tablet tra le varie proposte che scorrono sotto le dita e mi pare una bella idea prenderlo in considerazione. Però sono in ritardo e non leggo la proposta di selezione dei romanzi da regalare a Natale. Oggi scrivo Pro domo mea, cioè propongo i miei. Oltretutto è la Giornata Internazionale dei Migranti e ho dei titoli che si prestano: Migrante Nuda, Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio, Passato Prossimo, disponibili su Amazon oppure presso la sottoscritta (tramite mail adacusin@gmail.com oppure telefono fisso 0423 56 36 02), disponibile per la dedica e l’autografo. Persuasa che il libro è un dono che costa poco ma arricchisce molto, per elaborare le storie contenute nelle suddette opere, mi sono ovviamente documentata, oltre al fatto di avere avuto uno zio materno trasferitosi in Argentina. Distribuisco un po’ di notizie, senza togliere il gusto di scoprire le singole storie. In Migrante Nuda la protagonista è Estella, una giovane ecuadoregna che viene a cercare una vita migliore in Veneto. Sul più bello, subisce un grave incidente. Nel secondo romanzo citato, un emigrante veneto torna dalla California con famiglia al seguito, ma la figlia adolescente Lina ha seri problemi di adattamento. Il primo episodio di Passato Prossimo si intitola “Dal Venezuela a Castelcucco” e non serve che aggiunga altro, per intuire come si snodi la vicenda. Anzi sì, mi sento di raccomandarlo ai Castelcucchesi a cui l’ho dedicato, perché è un omaggio alla vita dinamica del paese negli Anni Trenta. Nella Nota dell’autrice si legge: In sintesi, è uno sguardo sul recente passato – da qui il titolo del romanzo Passato Prossimo – con qualche spruzzata di informazioni qua e là, quando mi sembrava opportuno. Senza alcuna pretesa di completezza, con la speranza di restituire qualcosa in termini di memoria e forse anche di nostalgia.

Fasciata nelle bende

Trovo di pessimo gusto infierire sulle disgrazie altrui, come fanno alcuni ‘leoni da tastiera’ a danno di Ottavia Piana, la speleologa bresciana 32enne, caduta e precipitata per 8 metri in una grotta da oltre due giorni e mezzo. Per lei è il secondo incidente nello stesso luogo, l’Abisso di Bueno Fonteno, e la parola ‘abisso’ dovrebbe già di per sé suggerire l’idea della grotta dove la giovane esplorava nuovi cunicoli per un progetto di mappatura. Rimasta ferita dopo la caduta da una parete rocciosa, le sue condizioni sono stabili, è “vigile e collaborativa” costantemente seguita da un medico e un infermiere, ma l’uscita dal tunnel è prevista alla volta di giovedì perché “Le tempistiche di movimento sono scandite da un’ora e mezza di trasporto e un’ora di pausa per fornire assistenza sanitaria all’infortunata”. Ed è qui che vorrei spostare l’attenzione, sulle 5 squadre di Soccorso Alpino e Speleologico formate da 126 tecnici impegnati nelle varie operazioni lungo tutto il percorso della grotta. Vedo le prime immagini del trasporto in barella e mi tornano alla mente quelle di altri salvataggi tentati e non risoltisi positivamente. Non mi stupirei che Ottavia cambiasse lavoro, per il trauma riportato a livello fisico e di più psicologico. Comprensibile che abbia detto: “Non ci torno più”. È evidente che non è scesa nelle viscere della terra – insieme con dei colleghi – per farsi un giretto, ma per motivi esplorativo-scientifici. Casomai è vittima della ricerca, come lo sono state molte persone nel passato, riabilitate post mortem. Lasciamola in pace e non aumentiamo il livello delle sue ferite.

Natale si avvicina

Terza domenica d’avvento (ieri), giornata molto fredda, parzialmente soleggiata. Di mattina non mi muovo e di pomeriggio viene a trovarmi mio figlio. Di sera è prevista l’accensione dell’albero in piazza, in programma domenica scorsa ma rinviata a causa del maltempo. Decido di uscire, attratta dalla bellissima luna in cielo. Il percorso da fare è breve e mi vesto bene. Alle 18 gli alunni delle elementari sono sul palco allestito dinanzi all’ufficio postale, dove splende la scritta ‘Auguri’. Hanno il copricapo rosso con il pompon che fa allegria. Sicuramente ci sono le maestre, ma non le vedo mentre noto in fondo al palco il sindaco Paolo Mares con la striscia tricolore e il berretto natalizio. La piazza è gremita e gli scolaretti iniziano a cantare vigorosi. Due bracieri diffondono lingue di calore e dopo sarà offerta la cioccolata calda, imbattibile con la temperatura rigida. Scambio due parole con Antonella, la vice sindaca e poi giro i tacchi, perché l’età mi ha resa più prudente riguardo la salute. Partecipo idealmente all’accensione dell’albero. Poi scrivo la poesia che condivido con i miei lettori e donerò a breve ai miei amici Un Altro Natale Col prossimo Natale/voglio augurare/l’essenza della festa: meno decori, più calore./ La neve sui monti,/un fiore rosso sul balcone/avranno pure ragione/di indicare cosa fare./ Il Fico ha perso le foglie/però l’Osmanto è in fiore,/gioia e dolore tramano/nel nostro quotidiano./ Non ci abbattiamo/se il maltempo prevarrà./ Sarà l’occasione per fare/una buona riflessione.//

Quarto post… a 4 mani (Copacabana)

Ieri mattina Manuel mi ha fatto una videochiamata, graditissima! Qua erano le dieci e mezza; a Copacabana, sobborgo di Sydney dove si trova attualmente circa le venti e trenta. Qua è quasi inverno e là quasi estate. Lo vedo con camicia azzurra e capelli sciolti, dove tenta di intrufolarsi una zanzara che allontana con un colpo di gomito. Sorride sempre, mentre racconta un po’ delle sue giornate australiane e mi dà ragguagli sulla ‘passeggiata’ fatta il giorno prima col cugino, parola che ho virgolettato perchè non ha nulla da spartire con le nostre passeggiate. Dalle foto che mi ha inviato, credo che abbia fatto quattro passi in paradiso. Inoltratosi in una sorta di bosco con piante altissime, il canto delle cicale “Non come le nostre, ma molto più grandi era tanto assordante da stordire”. Tutto laggiù è extra large, anche i ragni che è meglio evitare, specie quello che chiamano “funnel web spider, fa le ragnatele a imbuto e non è esattamente troppo simpatico”. Poi ha raggiunto l’oceano, che là chiamano “Mar di Tasmania” e mi ha inviato un video con il rumore delle onde che si disfano sulla riva piuttosto rocciosa che sabbiosa. Zero turisti, ignoro se arriveranno. Nell’insieme mi sembra un paesaggio marino incontaminato. Il suo peregrinare in Australia è benedetto da un cospicuo numero di cugini paterni e materni che se lo contendono. Non mi stupisce, date le doti umane e le abilità che possiede. Approfitto per dire che ieri l’altro – faccio confusione a far corrispondere il nostro orologio con quello australiano, più avanti di dieci ore – si è collegato da remoto e mi ha aggiustato un problemino sul portatile da cui sto scrivendo: un genio informatico! Non farà fatica a farsi apprezzare, gli auguro di trovare il lavoro giusto nell’ambito della sua Laurea in Ingegneria elettronica. Però il mio cuore spera che gli basti un anno di esperienza in fondo al mondo, per tornare sui nostri passi. Comunque si farà vedere per la Laurea di Gaia, la sorella, presumibilmente il prossimo settembre. Allora la festa sarà doppia, anzi multipla!

Un triste record

Rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): un italiano su tre è analfabeta. Lo sento prima delle nove – ieri mattina – mentre mi sto pettinando e resto basìta: possibile? Spero che sia un dato difettoso per eccesso. Massimiliano Ossini, il conduttore televisivo del programma raccoglie il pensiero – per nulla rassicurante – di una studiosa intervistata. Stamattina durante il tg1, la conduttrice Maria Soave intervista sullo stesso argomento Claudio Giovanardi, accademico della Crusca che parla di analfabetismo funzionale, diverso dall’analfabetismo strumentale di chi non sa leggere e scrivere. In Italia, ultima tra i Paesi industrializzati c’è poca attenzione per la cultura permanente, a differenza dei Paesi nordici. Significa che un italiano su tre, nella fascia 16 – 65 anni comprende solo testi brevi, calano competenze alfabetiche e matematiche. Il nostro Belpaese ha il patrimonio culturale più grande del mondo e il livello culturale degli italiani tra i più bassi. Qualcosa deve essere andato storto. Ripenso alle lamentele delle mie colleghe della scuola media riguardo gli apprendimenti superficiali degli alunni e al ruolo delle famiglie magari generose di soldi, ma scarse di ascolto e dialogo. Forse per questo la Mostra del Libro non è più in auge. Eppure lettura e comprensione del testo sono alla base di ogni apprendimento. Preciso: ascoltare, parlare, leggere e scrivere sono gli obiettivi della scuola media. Lo dico da ex insegnante – in pensione dal 2015 – e da autrice di 13 opere finora prodotte, molte custodite invendute a casa. Mi conforta il pensiero illuminante di Gianni che lavora in una rinomata Libreria di Castelfranco Veneto: “Vendere un libro è un’opera d’arte”. Figuriamoci leggerlo.