All’esame di terza media, per Educazione artistica avevo fatto un disegno che rappresentava il fondo del mare come me lo immaginavo. Tramite vocale, Manuel mi informa che lui lo ha visto davvero, il fondo del mare-oceano, con una varietà di pesci coloratissimi. Resto senza fiato dalla meraviglia che mi trasmette, raccontandomi la terza giornata del suo tour alle Fiji. La chiusura del suo narrare la dice lunga: “Mi ritengo molto soddisfatto”. Mi concentro sul pezzo forte: con maschera e boccaglio – che Manuel non ha mai usato, perciò beve tanta acqua salata – esplora un pezzo di Barriera Corallina (Reef) popolata da un’infinità di pesci coloratissimi e di coralli. “I colori dei pesci sono una cosa fenomenale, alcuni sembravano un fotomontaggio, una piccola manta che è un arcobaleno di colori, pesci di tutte le forme misure e colori, uno con delle pinne lunghe che sembravano delle vele, dei mini anemoni, qua e là, tra il verde e il celestino. Ho visto anche alcuni coralli, non rossi, tra il blu e il celeste, alcuni che viravano al giallo-arancione… belli belli belli”. Sono senza fiato per questo tuffo sott’acqua. Una volta che il nostro esploratore subacqueo viene ripescato dal barchino, ritorna in porto, prende la corriera e raggiunge l’ostello/albergo, dove il ragazzo alla reception gli consiglia un piatto… di pesce, con crema di cocco che Manuel definisce “Una cosa buona buona buona veramente”. Che dire, sono senza parole per lo stupore e l’ammirazione. Oggi è venerdì, giornata di pesce. Mi preparo la trota al cartoccio, pensando alle meraviglie del mare/oceano.
Categoria: Ambiente
Francesca e Giovanni
Esce oggi 15 maggio il film biografico “Francesca e Giovanni una storia d’amore e di mafia” di Ricky Tognazzi e Simona Izzo. L’ho sentito ieri per televisione e se posso lo vedo. La vicenda dell’attentato di Capaci è stata raccontata più volte, ma in questo ultimo prodotto, prevale l’aspetto amoroso tra i due magistrati: lei, Francesca Morvillo, sostituto procuratore al Tribunale per i minori di Palermo, lui Giovanni Falcone, giovane giudice istruttore trasferito da poco nella stessa città. Il 23 maggio 1992 l’attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto da Cosa Nostra nei pressi di Capaci tolse la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Tra otto giorni ricorre l’anniversario, quindi il film esce a proposito. Al di là del valore artistico – su cui al momento non ho elementi per esprimermi – credo che serva a mantenere la memoria di ciò che è accaduto, con l’auspicio che non abbia mai più a ripetersi. Impossibile non legare la figura del magistrato a quella dell’amico Paolo Borsellino, di cui ho parlato in un post giorni fa, dopo aver letto il libro dedicatogli dalla moglie Agnese. Qualunque iniziativa volta a sensibilizzare sul tema della giustizia è apprezzabile, al netto del successo editoriale o di pubblico. D’altronde il cinema è considerato la settima arte, capace di combinare narrazione e movimento. Il film d’impegno civile, come suppongo sia questo analizza la realtà, fornendo diversi punti di vista. Mi auguro che questa opera abbia tutti i numeri per raccogliere consensi. Se al centro è stata posta la storia d’amore tra Francesca e Giovanni, ben venga perché l’amore nella vita di chiunque, importante o meno non è un optional. Chi ha operato bene ed è morto per mano violenta, ha passato il testimone perché il messaggio si rinnovi.
16esimo post a quattro mani: Viti Levu (isole Fiji)
Bella sorpresa ricevere oggi il seguito della vacanza che Manuel sta godendo alle Fiji, 320 isole di cui un centinaio abitate. Lui si trova a Viti Levu che significa ‘La grande Fiji” perché è appunto la più grande e popolosa. Premetto che se ieri la sua narrazione era scarsa di fotografie, oggi mi invia delle foto ‘paradisiache’ compreso uno scatto fatto a lui che sembra di un altro pianeta, con collana di fiori “profumatissimi” al collo, copricapo leggero in riva all’oceano solitario di cui mi manda un ‘sonoro’ strepitoso. Questo dettaglio per me che amo i fiori, i colori e il mare basta da solo a fare il viaggio che ripercorro grazie a lui. “Acqua cristallina, a dir poco meravigliosa veramente, sarei rimasto lì ore, ore intere”. Che invidia! Un signore col taxi preleva in ostello lui e un altro ragazzo dalla Svizzera e li porta in un villaggio tipico di circa 300 anime dove “si aiutano l’uno con l’altro” e sono accolti con tutti gli onori “con tanto di ghirlanda di fiori”. Danzano e li fanno danzare. Bevono la Kava, bevanda tradizionale delle Isole del Pacifico, ottenuta polverizzando le radici della pianta Piper methysticum “un po’ pizzichina sulla lingua ma non malvagia”. Assistono alla dimostrazione “Molto bella ed emozionante” di come gli abitanti del villaggio creano articoli di terracotta, souvenir per i turisti. Segue visita ad un altro villaggio dove due ragazzini simpatici “Ci hanno fatto da guida attraverso la foresta verso la cascata dove abbiamo fatto il bagno”. Mentre Manuel racconta, immagino le emozioni provate e quanta umanità trasferirà nel suo cassetto dei ricordi. Naturale che dica “Alla fine della giornata un po’ lunga, sono abbastanza cotto”. Ma non è finita, perché “Mi resta da organizzare per domani cosa fare”. Cordialmente lo invidio e attendo aggiornamento.
Critica sì e critica no
Sabato mattina sempre di corsa. Per fortuna trovo lo spunto per il post dalla parrucchiera, sfogliando sotto il casco il settimanale Oggi che la gentile Lara si premura di darmi. D’abitudine, comincio sempre dalla fine e poi la lettura procede verso l’interno, fino a leggere le pagine iniziali per ultime. Talvolta devo stringere, per motivi di tempo: così fotografo col vecchio Nokia la pagina su cui intendo concentrarmi per scrivere il pezzo che intendo postare. Mi cattura l’articolo di Luigi Garlando intitolato: L’ultimo “messaggio” di Francesco, impostato come un dialogo tra un padre e una figlia. Pretesto del discorrere è la polemica sulla tomba di Papa Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, relativa al distanziamento di alcune lettere del nome Franciscus inciso sulla lapide. Non ne sapevo nulla e non avevo notato. In sintesi tra la R e la A e tra la A e la N c’è troppo spazio: agli occhi di qualche acuto osservatore, l’imperfezione ha suscitato clamore. La provocazione dell’articolista è accattivante: “E se invece fosse un errore voluto da Bergoglio per ricordarci che dobbiamo andare oltre l’apparenza?”. Di certo Francesco non badava all’eleganza e tantomeno alla forma. Lui era un Pastore di sostanza e la scritta formalmente imperfetta potrebbe anche averla pianificata. Certo che il capo della Chiesa è sempre sotto gli occhi di tutti, sia da vivo che da morto. Il nuovo Pontefice ne avrà di gatte da pelare. La critica può essere un utile strumento di correzione, purché sia costruttiva e non si adagi sulla superficie.
Giornata storica
Fumata bianca in Piazza San Pietro alle 18.08 di giovedì 8 Maggio, giorno della Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei. Una persona intervistata dice che l’8 è un numero religioso. Può essere, io so che rappresenta l’infinito. Sto al computer, col televisore acceso, quando la musica cambia. Sento una certa concitazione e mi piazzo davanti video dove leggo: HABEMUS PAPAM. Un brivido mi prende e mi emoziono. Scambio concitato di vocali con Lucia (di rado uso il vocale), mentre sento le campane suonare a festa e noto che spunta il sole al tramonto. Un miliardo e 400.00 cattolici hanno il nuovo pastore. Più di centomila persone in Piazza San Pietro. Segno di unità del Collegio di 133 cardinali che la nomina sia avvenuta il secondo giorno del Conclave, alla quarta votazione. Papa Francesco è morto il 21 Aprile, oggi è stato nominato il successore di Pietro, pastore della Chiesa universale. La piazza San Pietro esulta, con grande sventolio di bandiere di tutti i colori e le forme. Gli occhi del mondo sono puntati sulla Loggia delle benedizioni, compresi i miei. Alle 19.12 l’annuncio: Habemus Papam: cardinale americano Robert Francis Prevost, missionario, col nome Leone XIV. Una scelta sorprendente. Apprendo che è nato a Chicago da genitori americani nel settembre 1955, quindi tra quattro mesi compirà 70 anni. I suoi nonni erano immigrati spagnoli e francesi. Laureato in matematica e filosofia, ha la passione per il tennis. “Vediamo come se la cava con l’italiano” dice un giovane al microfono della giornalista. Alle 19.23 il nuovo Papa si affaccia alla Loggia: ha un volto sereno ed è visibilmente commosso. “La pace sia con tutti voi” sono le sue prime parole in buon Italiano. Augura una pace “disarmata e disarmante…aiutateci a costruire ponti”. Usa la parola pace per nove volte. Si rivolge in spagnolo alla diocesi di Chiclayo in Perù dove è stato missionario. Ricorda la Madonna di Pompei e invita a pregare l’Ave Maria, cosa che mi intenerisce. Infine la benedizione in latino. La telecamera lo coglie visibilmente commosso. Alcuni quotidiani oggi titolano: Il Papa americano – Il Papa dei due mondi – Un Papa per la Pace. Auguri e buon lavoro, Papa Leone XIV!
Incontro con Rex
Valeva la pena fare un viaggio nell’Agordino, di per sé meta paesaggistica attraente. Ma l’obiettivo ha un nome: Rex, il cane kazako arrivato lo scorso febbraio a Taibon grazie a Flavio che ha trovato in Tania la giusta destinataria. Le premesse che si trattasse di un “angelo peloso” non erano esagerate. Io non sono una cinofila, però mi sono emozionata mentre lo accarezzavo e mi leccava le dita. Una creatura scesa dal cielo sulla terra, per emanare bontà e benessere. Non abbaia quasi mai: ascolta, osserva, gioca, ama. Il suo sguardo – il muso è di un pastore australiano – concentra il passato di sofferenza e condensa la fiducia nel futuro. Ecco il resoconto del viaggio. Pantenza tranquilla, fermata a metà strada per sentire scrosciare il torrente Cordevole. Ma è nuvoloso e il tempo non induce a trattenersi. Procediamo fin quasi alla meta, dove sorge il primo e unico problema: un sacco di vie e insegne riportano il nome/cognome Soccol, che è anche quello di Tania. Gianni, l’autista/pilota delega la consorte Lucia a interpellare il navigatore che non collabora. Per un po’ giriamo a vuoto, finché imbocchiamo la strada giusta, che assomiglia a un tornante. Vediamo la casa rosa, incastonata nel verde come una dimora delle fate. Finalmente siamo a destinazione. Tania ci viene incontro gioiosa e ci fa strada (in montagna è tutto stretto e alto). Dentro ha realizzato un museo domestico con svariate opere, perché trattasi di un’artista eclettica, tra l’altro grande ammiratrice di Vincent Van Gogh. Ma il capolavoro è lui, Rex! Lo tra le mani e gli parlo. Praticamente non mi lascia più. Dimena la coda a pennacchio e si divide tra me e Tania, mentre la solerte Lucia scatta qualche foto. L’emozione del suo abbraccio mi accompagna per il resto della giornata che prevede una puntatina a Canale d’Agordo per salutare Mariuccia, ‘in servizio’ da Ben perché il fratello Flavio è ripartito per il Kazakistan giusto stamattina. Ci troviamo al bar dove ci raggiunge anche Adriana, la ‘zia’ di Ben, lei sì cinefila e appassionata di gatti: quattro donne che dialogano cordialmente. Sisto, marito di Mariuccia è assente giustificato, in quanto fa compagnia a Ben. Gianni si defila e lo recuperiamo in macchina dopo una mezz’oretta, pronto per rimettersi al volante, da bravo pilota. Piove con decisione. Ma il cuore canta.
Calla o Giglio del Nilo
La Calla è uno dei fiori più eleganti che esistano. Il suo nome significa ‘bello’ ed è un simbolo di prosperità e di bellezza materna. Si racconta che i suoi fiori siano nati dal latte materno di Era, dea della creazione e della terra. Nella mitologia, quello stesso latte materno ha dato origine alla Via Lattea che vediamo in un cielo stellato. Nella mitologia romana, la Calla è simbolo di virilità e di amore passionale, per la forma dello spadice al centro del fiore. La sua forma a imbuto e l’odore gradevole le conferiscono un inestimabile pregio nel mondo floreale. Originaria del Sudafrica, fiorisce da metà primavera a inizio estate, ai bordi di laghetti, stagni e ruscelli. I fiori sono utilizzati anche recisi e si mantengono freschi per molti giorni. Le foglie sono grandi e verdi, a forma di freccia. I giardinieri dei primi del ‘900 chiamavano la Calla “Il fiore della linearità modernista” perché, con le sue linee composte e semplici, interpretava perfettamente l’idea di sobrietà. La Calla divenne così il simbolo del periodo Liberty. Io amo tutti i fiori. Anni fa, a Caorle ho fotografato una bellissima Calla, cercando di coglierla da sotto. Ne è scaturita una poesia che ho inserito nella mia raccolta Natura d’Oro che riporto. Calla La tua forma/rammenta/un calice d’eleganza/un cocktail di prelibatezza/un battistero naturale/dove immergere/pensieri grigi/e prelevare/una collana di perle.//Su Instagram ho postato il quadro di Noè Zardo che ha dipinto un gruppo di Calle Soavi, utilizzando “i pastelli acrilici abbracciati dai preziosi oli”, perché un pittore è anche un poeta.
Tempo di fragole
Ho assaggiato la prima fragola delle piantine messe in vaso qualche settimana fa: grossa, rossa, deliziosa. Ne ho altre in fioritura nell’angolo destinato all’orto, piuttosto indietro di maturazione. Senza ombra di essere smentita, non c’è paragone con quelle comperate al supermercato, e buttate dopo un paio di giorni perché marciscono. Dal latino ‘fraga’ che a sua volta deriva dal verbo ‘fragare’ che significa ‘avere un buon profumo’ legato al profumo piacevole che emana. Il nome botanico è ‘fragaria’ pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae. Sebbene non venga mai menzionata nelle sacre Scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso e compare spesso nei dipinti rinascimentali. Nel linguaggio dei fiori, può esprimere stima e amore. La fragola, oltre che bella è anche nutriente. Appurato che è un falso frutto – deriva da un fiore che aveva più pistilli – è ricca di vitamine, soprattutto la C che supporta il sistema immunitario e la vitamina A, importante per la salute della vista e della pelle. È anche ricca di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, senza contare i flavonoidi e gli antiossidanti che favoriscono il riposo notturno. Curiosando nel web, leggo che “100 grammi di fragole contengono 30 calorie, 153 mg di potassio, solo 1 di sodio e se sono mature e c’è la luce giusta almeno 120 ‘mi piace”. Per chiudere in bellezza, pardon in dolcezza sul tablet adocchio la ricetta: “Mini tiramisù alle fragole, dolce velocissimo senza cottura”. Impossibile resistere!
Suore in fuga dal convento
Il Gazzettino titola Suore di clausura in fuga dal convento: “Il clima e diventato insopportabile”. Nell’immediato sorrido, forse immaginando una motivazione di natura sentimentale, subito rientrata, tanto che le suore hanno segnalato il proprio gesto ai Carabinieri, onde evitare chiacchiere. Cinque suore di clausura (su 27) hanno abbandonato il loro convento cistercense, a San Giacomo di Veglia di Vittorio Veneto (Treviso) a causa di “tensioni insopportabili” createsi dopo l’arrivo di una Commissione Religiosa Ispettiva che ha portato all’allontanamento della badessa. Attribuivo la parola ‘commissariato’ a certi comuni corrotti, ma evidentemente il suo uso vale anche per comunità che immaginavo ‘Al di sopra di ogni sospetto’. Comunque la tensione creatasi all’interno del monastero dura da un paio d’anni. Immagino la sorpresa dei Carabinieri a cui le suore si sono presentate, prima di riparare in un altro luogo, tenuto segreto. Suor Aline Pereira, la giovane badessa è stata rimossa dall’incarico e sostituta da madre Martha Driscoll, 81 anni. Dopo la sostituzione, “la situazione è diventata insostenibile” raccontano. Scontro generazionale, gelosie? Dipende dal monastero anche un vigneto da cui le monache ricavano un prestigioso vino bio, che potrebbe risentire della complessa situazione. Questo fatto si aggiunge al timore che altre religiose seguano l’esempio delle cinque ‘rivoltose’. In un mondo capovolto, questa notizia non dovrebbe quasi fare notizia. Però mi spiace sapere che in un luogo destinato alla pace aleggi la miseria umana. Ma è umano anche indignarsi, se la sopraffazione serpeggia tra le celle.
Gazebo e gazebo
Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡
