GODIAMOCI IL BELLO

Pensavo di dedicare il post odierno alla Giornata Mondiale dell’Acqua, ma sono in forte ritardo e viro sulla Laurea Honoris Causa assegnata a don Antonio Mazzi, 95 anni, fondatore di Exodus, comunità nata nel 1984 a Milano che si occupa di accoglienza e di tossicodipendenti. Il famoso sacerdote confida serenamente di essere stato uno scolaro ribelle, bocciato in terza media per cattiva condotta. Esemplari le sue parole: “E mia mamma, diversamente dalle mamme di oggi che accusano i professori, la scuola, il governo, il mondo, si è presa tutta la colpa lei”. In un altro passaggio aveva detto che la mamma usciva piangendo dopo il colloquio con gli insegnanti. L’Università della Tuscia che ha conferito il premio rende pubblica la motivazione che: “Intende celebrare l’eccezionalità dell’opera di don Antonio Mazzi nell’ambito della comunicazione”. Dal canto suo don Antonio ribadisce che: “Vorrei ridare senso alle parole, all’informazione digitale, alla comunicazione, ai rapporti tra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”. Diavolo di un prete, mi viene da dire, tra l’altro operato all’anca a 90 anni a Bassano dal dottor Giovanni Grano, come me. Lo ammiro profondamente, per il suo coraggio, per porsi a servizio degli altri ed anche per come testimonia senza fitri la sua esperienza umana, a partire dagli esordi scolastici deludenti. Anche se oggi verrebbero valutati con metro diverso. In ogni caso, da ex insegnante condivido in toto la critica delle entità nominate per scaricare responsabilità individuali. Educare rimane un impegno da spartire soprattutto con la famiglia, mentre alla scuola compete in primis l’istruzione. Al limitare della vita – tuttora di impegno attivo – don Mazzi può contare su altri titoli di prestigio in pedagogia e scienze sociali, guadagnati tutti sul campo. Una bella carriera professionale, che ci induce a: “Capire quanto la fantasia della vita possa scavalcare ogni nostra immaginazione. Godiamoci il bello e lo strano dei fatti quotidiani”.

12esimo post a 4 mani: Blue Mountains

Manuel mi aggiorna sull’escursione spettacolare che ha fatto nella sua giornata di riposo. Due orette di treno per dirigersi verso le Blue Mountains nella regione Patrimonio dell’Umanità a ovest di Sydney, nota per la sua straordinaria bellezza naturale, le imponenti formazioni rocciose e i territori incontaminati. Gli chiedo subito cosa c’entri il colore blu e questa è la sua risposta: “Quando c’è tanto caldo, essendo la zona boschiva ricoperta da varie specie di eucalipti, dalle foglie e dai legni si genera l’evaporazione dell’olio di eucalipto che crea una nebbiolina celestina, con sfumatura blu-indaco, particolarità da cui il nome”. Le mie narici si espandono, conoscendo le proprietà balsamiche della pianta. Il colore blu poi è il mio preferito, spesso in combinazione con il giallo. Tralascio la simbologia, ma mi ci trovo pienamente. Manuel mi invia delle foto suggestive, precisando che: “Col cellulare son quasi sicuro che non si veda granché; con la macchina fotografica grazie a un filtro a posta conto di avere un po’ enfatizzata la nebbiolina che si vede a occhio nudo”. Esperienza sensoriale anche a livello dell’udito, dato che: “Nella zona scorre qualche torrente”. Sottolineo che tutte le informazioni mi arrivano mentre l’ingegnere/cameriere – perché nella vita bisogna saper fare di tutto – sta tornando in treno. Gli chiedo come va con l’inglese e mi risponde molto bene (noi ovviamente comunichiamo nella lingua madre, l’Italiano oppure in dialetto). Mi torna in mente il pensiero di Francesca che aveva sottolineato sul blog i vantaggi di questa esperienza australiana: un bagaglio di conoscenze e di esperienze di inestimabile valore. Umanizzate dallo scambio. Grazie Manuel!

‘Missione dal Paradiso’, commedia

Pomeriggio festivo dedicato all’evasione. La Filodrammatica Pio X Possagno – nata nel 1992 – presso il teatro dei Padri Cavanis a Possagno presenta la commedia brillante in tre atti ‘Missione dal Paradiso’ di Antonella Zucchini, adattamento e regia di Elia Dalla Zuanna. Ho abitato nel paese del Canova e conosco quasi tutti gli interpreti, due molto bene: Sara Cunial, nei panni di Serafina e Magda Ferraro in quelli di Cesira, entrambe bravissime. Ambientata negli Anni Cinquanta, la commedia fonde sapientemente contenuti realistici con un tuffo nell’altro mondo, rappresentato da Angelo Zanesco nei panni di Gioacchino, marito defunto di Armida, tornato sulla terra per sventare il matrimonio d’interesse di Adelmo con la sua consorte. Con bonomìa è stato trattato un argomento ‘top secret’, con il contorno di rivalità femminili (tra Maria e Pia), arguzia contadina (Cesira e Giuseppe), disturbi dell’età senile (Serafina, Noemi e Teresa), vita agreste e urbana. Il dialetto alleggerisce la conversazione e la citazione di qualche vecchio proverbio aggiunge pepe alle battute. Gli oltre duecento spettatori ridono e sorridono di gusto. Cosa che di questi tempi è salutare per rivitalizzare il buonumore. Dettaglio non trascurabile: ingresso gratuito. Tra il secondo e terzo atto avviene la raccolta di offerte del pubblico. Mi auguro che sia stata all’altezza della prestazione dei tredici interpreti, che hanno donato abilità espressiva e sorrisi in quantità. Nella speranza di rivederli recitare presto in un’altra gustosa commedia.

Fiori terapeutici

Giornata partita male: mi sveglio presto e piove a dirotto. Avrei fatto meglio a restare a letto, anche in considerazione che oggi è la Giornata Mondiale del Sonno/World Sleep Day. Invece mi alzo, corrucciata perché manca il sole. Sono dubbiosa sul prosieguo della giornata e dopo colazione mi metto al computer: Ben, Rex, Flavio e Mariuccia mi tengono compagnia. In realtà è come se scrivessi una storia a sei mani, perché di uno filtro i vocali e della sorella i messaggi. Ho tracciato il percorso di una storia di cani, Ben e Rex appunto che passano dal canile alle cure amorevoli delle persone. La novità del soggetto mi stuzzica e spero ne uscirà qualcosa di buono. Verso le nove – piove ancora – qualcuno suona il campanello: è Reginaldo che mi porta due uova di una gallinella che va a deporle tra le sue balle di fieno. Sono piccole e bianchissime, un dono della natura. A metà mattina si può uscire, ma con l’ombrello. Capatina al bar e rapida occhiata al quotidiano locale dove scarto tutti i titoli dei servizi, senza trovarne uno meritevole di post. Una cliente mentre sorseggia il caffè confida che col brutto tempo il cane “sa da freschin” espressione dialettale veneta, intraducibile al momento in italiano, se non con “odore di pesce non fresco” e “odore da canali quando l’acqua è bassa”. Interpellata, opto per “sa un odore sgradevole” ma convengo che non è la stessa cosa. Mi piace quando il bar si veste da biblioteca. Passo in cartoleria e prendo la Repubblica con annesso settimanale, di recente innovato ma non in meglio, a mio dire. Torno a casa e non piove più. Sbircio nel vaso di fiori sotto il portico e noto che sono sbocciati tre Giacinti gialli e uno rosa. A loro la pioggia ha fatto bene. E loro fanno bene al mio umore. 🪻

Tulipanomania

Sento per televisione parlare della fioritura dei tulipani nel Parco Giardino Sigurtà, a Valeggio sul Mincio (VR), a 8 km da Peschiera del Garda. Ci andai con mia mamma diversi anni fa, grazie a una gita organizzata. Era maggio e faceva caldo. L’attrazione di entrambe per i fiori meritava il sacrificio della coda all’ingresso e la fatica della lunga camminata attraverso le varie zone dedicate. Data l’età avanzata, lei prese il trenino. È stata una bella esperienza, un’immersione nella natura, nonostante qualche disagio. Un po’ di storia del Parco Giardino: deve il nome alla passione e devozione di Giuseppe Carlo Sigurtà, industriale farmaceutico. Egli nel 1947 acquistò una tenuta di 50 ettari che trasformò in Parco Giardino e nel 1978 la aprì al pubblico. Ha una superficie di 600.000 metri quadrati e si estende ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del lago di Garda. La durata media della visita è di mezza giornata, il prezzo del biglietto Adulti di € 18. Il periodo migliore per visitarlo è l’autunno, ma è dai primi di marzo che si può assistere alla Tulipanomania: un milione di tulipani di varie forme e colori fioriscono, distribuiti in zone diverse per sorprendere il visitatore. Pianta originaria dell’Asia centrale, venne introdotta in Olanda nel XVII secolo, grazie al botanico Carolus Clusius che piantò i primi bulbi nei suoi giardini a Leida. Non a caso, la maggior parte delle specie proviene dai Paesi Bassi. Il tulipano è uno dei miei fiori preferiti, forse il primo della lista: con il calice che si apre al mattino e si richiude la sera, rispecchia un po’ il mio temperamento, aperto e riservato a un tempo. Che non abbia profumo è anche meglio, dato che sono molto sensibile agli odori. Per la simbologia, pare che il tulipano sia il simbolo delle relazioni perfette ed equilibrate. Attendo con ansia che fioriscano i miei tulipani in giardino: gialli, rossi e viola. 🌷

Insegnare oggi

C’è da rabbrividire a leggere certe notizie, come l’aggressione ai danni del professore di musica Sergio Orlandi, 60anni, da parte di uno studente 14enne, ripetente, insieme a uno studente più grande a Inzago (Milano). Picchato in piazza per vendetta perché giorni prima lo aveva allontanato dall’aula. Orlandi, che è anche un jazzista di fama, intorno a mezzanotte dopo un concerto stava salendo in auto quando è stato aggredito con calci e pugni, riportando la frattura scomposta di setto nasale e mascella, oltre a numerosi lividi, con una prognosi di venti giorni. È successo la sera tra il 28 febbraio e il primo marzo; il docente ha sporto denuncia ai Carabinieri e la Procura per i minorenni ha quindi aperto un fascicolo. Mi turba ciò che succede a scuola che è stato il mio ambiente di lavoro per oltre trent’anni. Alunni difficile ce n’erano anche allora. Un mio studente aveva scagliato il banco contro il collega di sostegno e un quintetto di rivoltosi in una terza media faceva il bello e il brutto tempo. Però adesso il clima è alquanto peggiorato e si è allentata l’intesa con i genitori. Al professore aggredito sono arrivati messaggi di conforto e di solidarietà da allievi e colleghi… ma non dai genitori dell’aggressore. Reazione scontata e triste. Piuttosto di interrogarsi sull’educazione impartita, cercheranno scusanti per il figlio violento. Riconosco che sono stata fortunata a esercitare il mio lavoro in tempi meno sgangherati degli attuali; accolgo impotente le confidenze di colleghe all’inizio della carriera, ma anche prossime all’uscita costrette a desteggiarsi tra mille difficoltà. L’energia profusa nel mantenere il timone della didattica meriterebbe ben altra considerazione dai vertici. Certo non è obbigatorio fare l’insegnante; nemmeno subire angherie da parte degli allievi.

Oggi, gastronomia!

Avremo tempo brutto per tutta la settimana, parola del Colonnello Francesco Laurenzi che annuncia ben sette perturbazioni. Siamo in Primavera, dal punto di vista meteorologico esistono due stagioni: quella calda e quella fredda. La domenica odierna si presenta ‘sfocata’: pazienza, non può sempre fare bel tempo e la terra ha bisogno di acqua. Ne approfitto per trasformarmi in una brava cuoca, stimolata da una ricetta che sbircio sul tablet: zucchine ripiene “facili e sfiziose”, aggettivi molto accattivanti. Un sinonimo di sfizioso è stuzzicante, che di per sé conquista mentre sulla facilità azzardo qualche dubbio. L’ortaggio è molto presente nella mia dieta, spesso in compagnia di patate e carote che cucino al vapore. Non è la prima volta che faccio le barchette di zucchine gratinate, con la carne lessa macinata, che oggi sostituisco col tonno e aggiunta di olive, capperi, ricotta. Sono in cucina con Pepita che lecca il fondo della scatoletta di tonno al naturale (Fiocco è fuori, impossibile preparare pietanze con lui presente), mentre io riempio le mezze zucchine con l’impasto realizzato. La ricetta prevede anche pomodorini che non ho, per me va bene comunque. Non ho ospiti a pranzo e degusterò da sola il risultato. Se è ok, lo fotografo e lo giro a un paio di persone che potranno complimentarsi, bontà loro. Una spolverata di pan grattato e poi in forno per circa venti minuti. Mi giro un attimo, per prendere un utensile… e la dolce micetta sta leccando una zucchina! Beh, almeno lei gradisce! Rimedio all’intemperanza e vai con la cottura. Nel mentre è uscito un pallido sole e ne approfitto per raccogliere qualche fiore sbucato in giardino. Mi sovviene che un argomento del blog, a suo tempo selezionato è ‘Fiori e Frutti’, pertanto decido di scriverci il post odierno, accantonando l’attualità.

8 marzo 2025

Ho una poltroncina di giunco che uso fuori, sotto il portico durante la bella stagione. Sabato soleggiato: mi concedo la lettura col sole che scalda la pelle, mentre i canarini cantano e il gatto scorazza su per l’albicocco in fioritura. La sua natura gli concede di saltare spericolato da un ramo all’altro, la mia di passare da un argomento all’altro, senza pressioni e diversità di opinioni. Oggi è giornata di omaggio al genere femminile, cui appartiene anche la Natura, compagna discreta e preziosa delle mie giornate. Se avessi potuto scegliere la data di nascita, sarebbe stata questa; 8 è un numero simbolico importante e marzo è un mese di temperamento. Mia madre ci è andata vicino, visto che il mio giorno natale rincorre la primavera. È noto cosa successe l’8 (in realtà il 25) marzo 1911 nella camiceria Triangle di New York dove perirono 146 persone, di cui 123 donne per la maggior parte immigrate italiane ed ebree. Rivolgo un pensiero di compassione a tutte le donne vittime sul lavoro, di ieri e di oggi, da estendere alle troppe vittime della violenza privata, della guerra, della malattia. Penso a mia nonna Adelaide che perse due figlie giovinette a causa del tifo, e a mia madre Giovanna che a 14 anni dovette farle da madre per diverso tempo. Piuttosto dei baci e dei cioccolatini, mi auguro che le donne ricevano belle parole, collaborazione, carezze e sorrisi, che pare siano anche salutari per il benessere psico-fisico. Poi ognuna nel privato sa dove orientare l’augurio. Quelle grandi come me – qualcuno direbbe vissute, ma io mi dissocio – sanno che la vita non è tutta rose e fiori. Perciò, care Amiche, Colleghe, Compagne di scrittura, Lettrici, Commentatrici… godiamo ciò che Madre Natura ci dona. Buona vita e sereno 8 marzo! 🌻

“L’Europa si sta salvando da sola”

“E’ arrivato il tempo per l’Europa di camminare sulle sue gambe”: è l’espressione efficace usata da Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo al vertice di Bruxelles. La trasmissione Agorà di stamattina mi rinfresca le idee riguardo il Vertice Europeo sulla sicurezza. Eletta dopo la scomparsa del Presidente David Sassoli di cui ha raccolto l’eredità, ai deputati ha dichiarato: “l’Europa rappresenta tutti noi che ci difendiamo l’un l’altro, che avviciniamo i nostri popoli”, nel contesto di un discorso a mio dire di grande attualità. Il vertice Ue è terminato: sostegno unanime al piano sul riarmo in Europa. Quindi unanimità su difesa, approvate conclusioni su Ucraina senza l’Ungheria che si è “isolata”. Nella dichiarazione a 26 sull’Ucraina, il Consiglio europeo “Sottolinea che l’Europa deve diventare più sovrana, più responsabile della propria difesa e meglio equipaggiata per agire e affrontare autonomamente le sfide e le minacce immediate e future, con un approccio a 360 gradi”. Seguo di sghimbescio la politica. Da letterata, presto più attenzione agli scrittori. Leggo con interesse l’intervista di Annalisa Cuzzocrea a Erri De Luca “Mi sento più europeo di prima non dobbiamo dividerci” a pag. 17 del quotidiano la Repubblica. Il noto scrittore, giornalista, poeta napoletano si aspetta l’insorgere di contributi da parte di artisti “che sono il sintomo sicuro di nuovi fermenti sociali”. La sua visione è che l’Europa, dopo l’invasione russa dell’Ucraina si sia ritrovata, accogliendo milioni di profughi e adottando l’Ucraina nell’area comune. “l’Europa si sta salvando da sola” è un confortante pensiero che mi auguro venga dimostrato nei fatti. Richiesto di esprimersi su Musk e Trump risponde: “Il fenomeno Musk è passeggero” mentre il tycoon “È un uomo di affari che usa la politica a suo vantaggio”. Siamo tutti in ansiosa attesa della crescita civile dei comportamenti responsabili. 🍀

‘Miseria e nobiltà’

Giovedì di mercato locale: non mi serve niente, ma esco lo stesso dato che è soleggiato. Diverse piante di Mimosa davanti al banco dei fiori, anche Ranuncoli e Garofanini profumati. Sono tentata di acquistare qualcosa ma rinvio, perché a fine settimana è previsto maltempo ed è più prudente aspettare che la bella stagione prenda piede. Procedo fino al bar, per dare un’occhiata al quotidiano se libero. Prima delle dieci può essere. Infatti sembra che il Corriere mi stia aspettando sul bordo di un tavolo. Lo piglio e mi ritiro nella stanzetta quasi riservata adiacente alla sala, per leggere in santa pace, che è un eufemismo perché gli avventori, sia uomini che donne sembrano tutti sordi. Non me ne faccio una ragione: penso che il lavoro a scuola mi abbia resa amante del silenzio e dovrei frequentare più le biblioteche dei bar. Mi butto sulle pagine, sfiorando le notizie di politica e affini. Leggo con interesse un articolo di Papa Bergoglio sulla morte che dovremmo farci amica. Poi mi soffermo su un trafiletto a pag. 25 che riporta notizie di cronaca in breve: Furto a PizzAut, la pizzeria dei ragazzi autistici a Cassina de’ Pecchi, a circa 16 km a nord-est dal centro di Milano. Il proprietario, Nico Acampora stima la somma dei danni sui 7.000 euro, tra vetrata in frantumi, porte sfondate, furto di soldi (mance comprese), due computer. Nella devastazione del locale, tra una montagna di vetri rotti, uno dei ragazzi dice: “Speriamo che non si siano fatti male”. Chilometrica la distanza tra chi riesce a preoccuparsi per un anonimo vandalo e chi ha vandalizzato il locale. “Non c’è più ritegno” sintetizza il fondatore. Totale solidarietà a lui e ai suoi aiutanti speciali che eccellono in umanità.