Franciscus

Cinquanta capi di stato, dieci monarchi e più di duecentomila persone in P.zza San Pietro per le esequie di Papa Francesco: un evento epocale che si è risolto senza intoppi, in un’atmosfera di grande commozione e riverenza. I grandi della Terra al suo capezzale per rendergli omaggio, forse riconsiderando il suo inascoltato appello alla Pace. Non credo avrebbe gradito il clamore, ma il calore della sua gente sì. Papa divisivo e amatissimo, ha seminato in abbondanza e in profondità. Il papa più sociale della storia, amico degli ultimi e dei poveri. Ha lasciato 200.000 euro per i carcerati di Rebibbia, ha semplificato il cerimoniale e chiesto di essere sepolto nella nuda Terra, col semplice e significativo nome Franciscus. Da laica, apprezzavo il suo stile diretto e la semplicità dei modi. Anche la voce carezzevole che mi mancherà. Speravo che restasse tra noi ancora un po’, anche se non poteva andarsene in un giorno migliore, dopo aver benedetto e salutato i fedeli nel giorno di Pasqua. Non lo dimenticherò. Gli dedico la poesia che mi è venuta nell’immediatezza della morte, immaginando che l’avrebbe gradita. FRANCISCUS Te ne sei andato/dopo aver salutato/con la voce flebile/dell’agnello, ma lo/sguardo benevolo/del buon pastore./La gente esultava/ignara dell’ultimo atto,/mentre gli ultimi/per Te erano i primi,/la compassione una missione./Con il sorriso/chiedevi costanti/preci per Te/che pregavi per tutti/in ogni tempo, in ogni dove./Commuove/la benedizione/nell’ultimo giorno/di vita terrena,/Pasqua del Signore/che in Cielo ti accoglieva.//

14esimo post a quattro mani: Royal Easter Show di Sydney

Manuel mi invia delle foto e un paio di vocali per informarmi di come ha trascorso il venerdì santo, in centro a Sydney per una giornata essenzialmente di svago. Dall’11 marzo 2025 al 22 aprile 2025, al vecchio Parco olimpico di Sydney 2000 si è tenuto il più grande evento annuale in Australia per celebrare la cultura australiana, dalle tradizioni rurali agli stili di vita. Organizzato per la prima volta nel 1823, comprende una fiera agricola, un parco divertimenti e una fiera, mettendo in mostra la valutazione del bestiame e dei prodotti agricoli. Il diritto di utilizzare la parola “Royal” nel proprio nome fu concesso dalla regina Vittoria. La prossima edizione è prevista nel mese di marzo 2026. Manuel ha fortunatamente il giorno libero per apprezzare di persona l’evento. Si sveglia con calma, ma poi accelera per prendere il treno, temendo di trovare coda all’entrata “dato che qua il venerdì santo è obbligo che tutti – o quasi – gli esercizi commerciali siano chiusi. Per cui mi ero aspettato una montagna di gente”. Venti minuti di treno e arriva sul posto della fiera distribuita in uno spazio “minimo minimo cinque/sei volte quello espositivo della Fiera di Padova”. Giostre, mostre dell’artigianato, mostre di animali da cortile con la precisazione che “E’ stato strano sentire odore da stalla e da pollaio, insomma di animali da cortile in centro a Sydney”. Nelle foto inviate vedo una manifestazione equestre, una canina, un padiglione con opere d’arte, di giocattoli vecchi e nuovi, di bonsai e di “Oriental Painting”: veramente tanta roba che a visitare tutto ci si può perdere. L’Associazione delle donne di campagna che suo cugino ha definito “Le allegre comari campagnole”propone dei dolcetti chiamati scones, dolci tipici del rito inglese del tè del pomeriggio. Secondo Manuel sono la fine del mondo, perciò gli cedo la parola. “Sono praticamente dei panetti tipo pan brioche; da soli non dicono niente, però quando ci si mette sopra la marmellata – loro hanno quella di fragole – e un po’ di panna montata, sono la fine del mondo”. Beh, la proposta dolciaria mi intriga e mi informerò su come, eventualmente realizzarli. Io vado di muffin, bontà anglosassone che faccio da un bel po’. Manuel lo sa perché spesso li ha assaggiati a casa mia, ripieni di marmellata, mele o carote per lo più. Al suo ritorno a settembre, gliene farò trovare un vagone. Non escludo di cimentarmi con gli scones, per ringraziarlo di portarmi un po’ dolcezza e di tradizioni dall’Australia.

Il mio Eden

Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.

La Terra è una poesia vivente

Oggi 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, evento arrivato alla 55esima edizione per sensibilizzare istituzioni, governi e cittadini sulla tutela dell’ambiente. Il tema di quest’anno è “Il nostro potere, il nostro pianeta” che, detta cosi non servirebbe spiegare come comportarsi. Ma, tra il dire e il fare, più che il mare ci sta l’oceano. “La natura può fare a meno di noi, ma noi non della natura. Eppure ci comportiamo come fosse l’opposto” è uno dei messaggi giunti stamattina che condensa il pensiero che condivido. Nell’immediatezza della scomparsa di Papa Francesco, una collega che insegna Scienze mi ha ricordato l’enciclica Laudato sì, sulla cura della casa comune che tratta tematiche ambientali, scritta dal pontefice nel suo terzo anno di pontificato, datata 15 maggio 2015. L’enciclica chiede a tutte le persone di buona volontà di aprire gli occhi e di osservare quello che sta accadendo a noi e al pianeta. Per facilitare il cammino, vengono proposti 7 obiettivi: la risposta al grido della Terra, l’ascolto del grido dei poveri, l’economia ecologica, l’adozione di uno stile di vita semplice, l’educazione ecologica, la spiritualità ecologica e l’impegno comunitario. Papa Francesco sostiene che “la distruzione dell’ambiente è un’offesa contro Dio, un peccato che non è solo personale ma anche strutturale, che mette in grave pericolo tutti gli esseri umani, soprattutto i più vulnerabili, e minaccia di scatenare un conflitto tra le Nazioni”. Il Santo Padre suggerisce anche dieci comandamenti per salvare il pianeta, di cui riporto il quarto “Rimetti al centro i poveri”, lasciando ai lettori di scoprire gli altri. Non stupisce che Papa Jorge Bergoglio abbia scelto di chiamarsi Francesco, come il poverello d’Assisi, autore del Cantico delle creature. E nemmeno che abbia chiesto di essere seppellito nella nuda Terra, una poesia vivente.

Dalla città eterna alla vita eterna

Ho appena avviato il post sul compleanno di Roma, Città Eterna (secondo la leggenda fondata da Romolo il 21 aprile 753 a. C.) quando mi giunge la notizia che Papa Francesco è passato dalla vita terrena alla Vita Eterna. Una staffilettata: non me lo aspettavo, nonostante l’evidente fragilità del Santo Padre. Dopo la lunga permanenza al Policlinico Gemelli, Papa Bergoglio era in convalescenza ed in apparente recupero. Giusto ieri era apparso in san Pietro, a sorpresa. Ha impartito la benedizione ‘Urbi et Orbi’ e poi è sceso in piazza tra i fedeli in papamobile. Era senza naselli per l’ossigeno e ha salutato i fedeli presenti – trentacinquemila persone – con voce flebile. Morto alle 7.35 di stamattina Lunedì dell’Angelo, che nella tradizione cattolica ricorda l’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù. Credo che per il congedo gli sarebbe piaciuto questo giorno durante il periodo pasquale, come era successo a Papa Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Scrivo questo pezzo da laica che ha ammirato molto la persona, dallo spirito arguto e dal modo di fare ‘ante litteram’ che tanto fastidio deve aver dato a certa Curia. È stato un Pontefice coerente e trasparente, da cui non si poteva pretendere che facesse il miracolo di interdire le guerre in corso. I grandi della terra si stanno già condolendo e chissà mai che qualcuno si ravveda. Adesso si metterà in modo la macchina per la successione del primo Pontefice latinoamericano, eletto il 13 marzo 2013. Quindi Papa Jorge Mario Bergoglio ha guidato la Chiesa cattolica per oltre 12 anni, compiendo 47 viaggi apostolici, l’ultimo dei quali – il più lungo – in Asia e Oceania lo scorso settembre. Che tempra, a 88 anni non si è certo risparmiato (nato il 17 dicembre 1936). Tra l’altro, è stato anche scrittore, autore di Life. La mia storia nella Storia, che ho trovato agile e interessante. Da buon argentino amava il tango, il mio ballo preferito. Lo immagino lassù, attorniato da angeli danzanti in festa per il suo arrivo.

Il tempo… andrà migliorando

“Il tempo è stato brutto, però andrà migliorando”, parole del Colonnello Francesco Laurenzi stamattina su Rai1. Voglio credergli, anche se io non mi metto in moto per Pasqua, come fanno milioni di Italiani, pur con condizioni meteo incerte o avverse. Mi basta godermi il mio giardino, possibilmente con il sole, che al momento va e viene. A malincuore ho dovuto raccogliere i petali del Ciliegio giapponese: in caso di pioggia possono diventare un acciottolato scivoloso. Col senno di poi, avrei potuto raccoglierli ‘freschi’ e poi metterli ad essiccare, come ho fatto in precedenza con i petali delle rose. La natura cambia in continuazione e avrò l’occasione di ammirare altri bei fiori. Stamattina, aprendo il balcone che dà sulla zona interna, da me chiamata ‘boschetto’ dove c’è il vecchio Albicocco ho visto che sono spuntati due Iris blu, i primi di una famiglia che a giorni riempirà l’aria di profumo, cosa che già fa il Glicine con i grappoli fioriti che avvolgono il gazebo. Finita la fioritura delle Viole, adesso abbondano le Pratoline, cresciute rigogliose con le piogge abbondanti. Sono sincera: non serve che mi sposti per godere delle bellezze della natura, tra l’altro in un contesto ambientale piuttosto silenzioso, come piace a me, favorente fotografia e scrittura. Ho il mio piccolo eden a portata di mano, persuasa dalle considerazioni di Vincent Van Gogh. “L’arte è l’uomo aggiunto alla natura” è una delle sue frasi che invita a valorizzare le emozioni e a vivere consapevolmente. “Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i capitani della nostra vita” è un’altra che condivido, contenuta in una delle lettere scritte al fratello Theo. Le sue tele – dipinse oltre 900 quadri e centinaia di lettere – sono considerate oggi tesori inestimabili. I suoi scritti si leggono come un diario esistenziale e un trattato sull’anima.

Settimana Santa

Il Venerdì Santo mi ricorda i riti pasquali e le pulizie di Pasqua, suggestivi i primi e stressanti le seconde. Rinviate le pulizie di fondo a quando il tempo si metterà al bello, dopo qualche veloce intervento in casa, esco per commissioni impedite i giorni scorsi dalla pioggia abbondante. Purtroppo il Nord è stato devastato da un’intensa perturbazione, non ancora esaurita. In provincia di Vicenza, a Valdagno sono morti travolti con l’auto dalla piena del torrente Agno, Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, rispettivamente di 65 e 34 anni: da volontari andavano in soccorso di persone in difficoltà a causa del maltempo, quando è crollato il ponte. Il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa ha evidenziato che: “È una tragedia”. Altrettanto negative sono le notizie di cronaca che riguardano la morte violenta di donne e minori. Confidando più nella saggezza della Natura che degli umani, chiudo con la poesia scritta per questo periodo, auspicando un rinnovamento generale. La spettacolare fioritura del mio ciliegio giapponese è durata poco, compromessa dalle incessanti piogge. Rimangono i petali a testimoniare che la bellezza è effimera, ma si può rinnovare in altre fioriture, come la generosità in altre persone. SETTIMANA SANTA Il vialetto di casa/è tappezzato/di petali rosa/strappati/dalla chioma generosa/del ciliegio giapponese./Gli parlavo/senza pretese,/lo sguardo ai fiori,/la dolcezza nel cuore./Un sottile dolore/perdere tanta bellezza!/Poi mi sono detta:/”Anche la pianta/partecipa alla/settimana santa”./Il tempo della/penitenza finirà./Smetterà di piovere/e con la Pasqua/il sole tornerà//. Incrocio le dita e auguro buone cose a tutti. 🕊️

Genio italiano

Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci (morirà il 2 maggio 1519 ad Amboise, i Francia). Non è un caso se oggi, 15 aprile 2025 è la Giornata Mondiale dell’Arte che nessuno meglio di lui scienziato, inventore, artista, ingegnere, anatomista ha incarnato. Il più grande genio italiano, a ragione rappresenta la Giornata dedicata al made in Italy che si celebra oggi in Italia. Fatta questa premessa, sono una fan di Leonardo da quando ho letto a scuola, con i miei studenti Il Volo del Nibbio. Leonardo e il suo mondo, racconto storico/ biografico di Enzo Petrini. L’autore ripercorre la storia dell’uomo incomparabile, con la sua arte senza tramonto, sullo sfondo delle vicende e tra i personaggi di un’epoca lontana e travagliata. La sua complessa personalità fa discutere e appassiona da oltre cinque secoli. Ho letto più volte l’agile romanzo, con ammirazione crescente. A proposito del titolo, si riferisce a un ricordo dell’infanzia di Leonardo, frutto di un sogno o di un racconto che mamma Albiera, la moglie di suo padre Ser Piero (in pratica la matrigna, mentre la madre si chiamava Caterina) gli aveva fatto: “Gli era sembrato che un Nibbio si calasse sulla sua culla, che gli aprisse a forza la bocca con la coda e gli desse molti colpetti dentro le labbra, per poi rivolarsene via fino a perdersi, puntino nero nell’azzurro”. Lo zio di Leonardo Ser Francesco, accanito cacciatore stuzzicava la sua curiosità: lui avrebbe voluto avere un Nibbio vivo, per tenerlo nella sua camera e addomesticarlo. Nei 18 episodi che compongono il romanzo, si segue la crescita dell’uomo e dell’artista, fino all’ultimo capitolo intitolato: “Umilmente incontro a Dio” quando Leonardo, a 65 anni si congeda dal mondo terreno “con gli occhi ancora splendenti e vivaci”. Infinito Leonardo!

Rinascita

[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//

Beppe, cane nomade

Sto per uscire in macchina e aspetto che il cancello ‘automatico’ si apra, dato che fa le bizze, forse per via del tempo uggioso. Finalmente si decide e mentre la panda ha superato l’ingresso di servizio, vedo un cagnetto spelacchiato, incerto se entrare mentre sto completando la manovra in uscita. Si tratta di Beppe, mio ex vicino di casa, da me menzionato nel mio precedente lavoro intitolato Ricami e Legami. Dallo scorso giugno il bastardino color biscotto ha cambiato casa, sempre in paese. Ermanno, il suo proprietario si è trasferito con moglie e due figli ragazzini in una spaziosa villa a circa 700 metri dove però Beppe non si sente a suo agio, tanto che scappa e torna nei paraggi della precedente abitazione, vicina alla mia. Evidentemente ha memoria del suo trascorso di cane che gli procura ‘nostalgia’ e vorrebbe scambiarlo con la residenza attuale. I nuovi vicini, Paolo e Valentina, sono comprensivi e accoglienti ma devono badare alla piccola Olivia e non possono farsene carico. Io ho tre gatti, più due dei vicini in visita quotidiana; ho avuto Luna e Astro in passato, ma dopo le protesi alle anche sono stata dissuasa da prendere altri cani. Pur essendo una gattara, mi sto avvicinando al comportamento dei cani, grazie anche alle vicende di Rex e di Ben che costituiscono la struttura del mio lavoro in gestazione. Credo che alla base del rapporto uomo – animale ci sia una complicità che va molto oltre il legame di mera assistenza e custodia. In altri termini, l’animale trova il modo di comunicare il suo gradimento sia rispetto al padrone, sia rispetto alla casa. Mi auguro che il nomadismo di Beppe si plachi in qualche modo, trovando finalmente il suo luogo dell’anima.