Vedrei volentieri la mostra “Il mistero di Cleopatra” sulla leggendaria regina d’Egitto, in corso a Parigi dall’11 giugno scorso fino all’11 gennaio 2026. Il Museo Egizio a Torino le aveva dedicato la mostra: “Cleopatra. La donna, la regina, il mito”. Personaggio sempre affascinante, sopravvissuto ai secoli. Qualcosa sapevo, ma non che fosse poliglotta. Al contrario dei suoi predecessori che usavano il greco, secondo lo storico Plutarco, oltre alla lingua del suo popolo, l’egizio, parlava almeno altre otto lingue, tra cui il greco, il latino, l’arabo, il siriano. È l’ultima sovrana della dinastia tolemaica, una delle figure più conosciute del mondo antico. Di lei si conoscono più le storie sentimentali con Giulio Cesare e Marco Antonio che l’arte della politica, esercitata con grande abilità. Suo obiettivo principale, fu mantenere l’indipendenza dell’Egitto dall’espansionismo romano. Nota per la sua astuzia e il carisma, Il 10 agosto del 30 a.C. si suicidò con il morso dell’aspide, per non essere portata a Roma come prigioniera di guerra da Ottaviano. Dei suoi quattro figli, Cesarione, il maggiore morì per ordine di Ottaviano, mentre gli altri tre furono condotti a Roma e cresciuti come cittadini romani. Certo questa regina ha avuto una vita piena, sebbene si sia congedata piuttosto presto a circa 40 anni (era nata ad Alessandria tra la fine del 70 e il 69 a. C.). Le viene attribuito il Kosmeticon, un trattato di ricette e fragranze che non ci è pervenuto. Non conoscevo il “Complesso di Cleopatra”, un disturbo narcisistico che colpisce le donne, versione femminile del Complesso di Achille. In sostanza, chi ne è affetta appare sicura di sé, dotata di charme, forte e indipendente. Mi viene spontaneo citare l’ultima canzone di Marcella Bella, “Pelle Diamante”, un inno femminista per un’icona femminile.
Categoria: Ambiente
Sartoria sociale inclusivs
Sartoria sociale inclusiva a Scampia: una bella iniziativa che merita considerazione. Vedo il servizio stamattina durante il programma SETTE GIORNI su Rai1. Si tratta di un laboratorio di sartoria nel territorio confiscato alla camorra che impegna inizialmente 16 giovani donne, ma oggi i partecipanti sono 122. Dopo aver abbandonato la scuola ed essere state segnalate dai servizi sociali, le persone iscritte hanno completato un corso di formazione ed istruzione professionale. Un progetto di inclusione sociale, culturale ed economica. Le giovani sarte sono pronte ad istruirne altre da introdurre nel mondo del tessile. I materiali utilizzati sono spesso quelli di recupero, avanzi di lavorazione e abiti usati non più riutilizzabili. L’obiettivo è dare nuova vita a questi materiali, riducendo gli sprechi e favorendo la sostenibilità. Il 78% dei rifiuti tessili finisce in discarica, spesso in Africa. Se prima di arrivarci, una parte può essere riutilizzata in loco, tanto di guadagnato. Ovunque ci sono cassonetti per la raccolta di materiali vari, fornita anche dalle isole ecologiche. L’estate scorsa Manuel mi ha dato una grande mano a svuotare la cantina di cianfrusaglie, però vado cauta a liberarmi degli abiti, sia per motivi affettivi, sia perché molti posso ancora portarli, avendo mantenuto all’incirca lo stesso peso. Se proprio devo rinunciare a qualche capo, non mi dispiace l’idea di vederlo trasformato in qualcos’altro di utile, tipo una borsetta, una federa… un centro tavola. Anche degli strofinacci sarebbero bene accolti, piuttosto che ingombrare il fondo dell’armadio. Non mi risulta che ci sia una sartoria sociale nei paraggi, ma so di una sartoria gestita da cinesi che potrebbe fare al caso mio. Appena Manuel torna dall’Australia, vedrò di liberare il ripostiglio.
Premio Strega, 79esima edizione
Era mia intenzione seguire la Premiazione del Premio Strega, ma non ce l’ho fatta, sono crollata dal sonno prima. Mi alzo presto: spalanco gli scuri su un cielo ancora lattiginoso dove le tortore inviano i loro lamenti. I gatti acciambellati sull’acciottolato tiepido mi eivolgono uno sguardo d’intesa. Tra una decina di minuti saranno sul davanzale della cucina, per la razione di croccantini. Detto, fatto. Accendo il televisore e scopro com’è andata: ha vinto Andrea Bajani, 50enne romano che vive a Torino con il romanzo L’anniversario, edito da Feltrinelli, con 194 viti. Al secondo posto Elisabetta Rasy, poi Nadia Terranova, Paolo Nori e Michele Ruol. Non so nulla di questi autori, cui auguro soddisfazioni e successo. Tra l’altro, questa 79esima edizione è stata caratterizzata dall’assenza del Ministro della Cultura Giuli, in polemica perché non gli erano stati inviati i libri in gara. Non entro nel merito della frattura fra il mondo della cultura e il Ministero. Quindi sposto l’attenzione sul premio, nato nel 1947 da un’idea della scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del celebre liquore Strega. Assodato che è il più celebre tra i premi letterari italiani, lo Strega è dominato dalle grandi case editrici ed è un ottimo strumento per valutare lo stato di salute dell’editoria italiana. Quelle in concorso per questa edizione sono: Feltrinelli, Rizzoli, Guanda, Mondadori, TerraRossa. La candidatura dell’opera non può essere diretta, ma può arrivare solo per iniziativa degli Amici della domenica o del Comitato direttivo. Il primo vincitore del Premio Strega è stato Ennio Flaviano con il romanzo Tempo di uccidere, nel 1947, mentre la prima donna è stata Elsa Morante dieci anni dopo con L’isola di Arturo. La scorsa edizione ha vinto Donatella Di Pietrantonio, con L’età fragile. Adesso, la parola ai lettori.
Troppi scrittori, pochi lettori
Stasera serata finale del Premio Strega, su Rai3, ore 23. Lo leggo sul Corriere dove mi attrae anche l’articolo di Giulia Ziino: I Libri sono Ponti, in riferimento al Festival Pordenone legge, in programma dal 17 al 21 settembre prossimo. Bene, mi dico, tutto ciò che riguarda la cultura e il mondo dell’editoria, che mi risulta sia in crisi. Lasciando perdere la concorrenza dei social e il disamore generalizzato per la lettura, mi preoccupa ciò che ho letto ieri sul tablet riguardo le pubblicazioni. pare che ogni giorno siano pubblicati 282 titoli, pari a 12 libri all’ora: mastodontico! Questa cifra include sia le novità editoriali che le nuove edizioni. Per forza che poi moltissimi rimangono sugli scaffali, tra l’altro poche settimane, per cedere il posto a nuovi testi. Il 60% degli Italiani non legge neanche un libro all’anno. A parte la differenza tra lettori deboli e lettori forti, ne segue che in Italia non si legge nel tempo libero e questo è un campanello d’allarme per il futuro culturale del Paese. Io leggo abbastanza e scrivo altrettanto da almeno un decennio. Di recente mi sono affidata al self publisching perché scrivo per esprimermi e non per vendere. Un libro di successo vende almeno 100.000 copie, una cifra innarrivabile per me che mi sono sempre arrangiata da sola. Il mio primo testo C’era una volta l’ostetrica condotta, dedicato a mia madre uscì dalla tipografia in 400 copie, tutte vendute, ma non di corsa. Sono seguite altre dodici opere, prudentemente commissionate in minor quantità. Tuttavia a casa custodisco dell’invenduto, anche perché dopo la pandemia le presentazioni scarseggiano e io mi sono stancata di promuove il prodotto. Mi farebbe comodo un editore che non mi imponesse di fare la trottola, considerato che non ho più l’età! Può essere che non sia abbastanza capace, non me ne cruccio. Uso ciò che ho. Scrivere rimane l’attività più importante della giornata. Non mi serve un palcoscenico per condividerla. Per la cara Rossella sono “poetessa dal piglio giornalistico” e mi appunto la definizione sul cuore. 🐞
Fatalità e negligenza
Da ragazza sono stata qualche volta al Piave, comodo ma pericoloso anche decenni fa. Mai messo piede in acqua però, troppo fredda per i miei gusti. Comunque sono stata punta da un insetto insinuatosi tra le pietre del greto che mi ha lasciato sul braccio una specie di cicatrice. Anche per questo, la balneazione fluviale nei pressi del cementificio a Pederobba è durata poco. Ho letto con sgomento che domenica pomeriggio è annegata nel Piave Adna, una bimba di dieci anni, di origine macedone che si trovava con i genitori e i fratelli nei pressi del fiume. Si è tuffata in acqua e non è più riemersa. Praticamente sparita sotto gli occhi dei genitori. Pochi giorni prima era annegato nell’acquapark Tintarella di Luna di Castrezzato (provincia di Brescia) Michael, un bambino di quattro anni. Matteo Formenti, il bagnino 37enne indagato per la sua morte si è suicidato. Il piccolo era sfuggito all’attenzione dei genitori e il bagnino non era a bordo vasca quando Michael è annegato. Tragedia sulla tragedia. Anche in questo caso, i genitori erano presenti. Ma come erano presenti? Delegando la responsabilità? Certo la fatalità è una concausa inevitabile, ma spesso registro la tendenza a colpevolizzare gli altri quando succedono disgrazie. Nonni, insegnanti, responsabili di strutture estive sono stati coinvolti in tragiche vicende per “culpa in vigilando” che non serve tradurre. La mancata o insufficiente sorveglianza di un minore è oggetto dell’articolo 2048 del Codice Civile. Ritengo sarebbe buona cosa diffonderlo a tutti i livelli, quantomeno per evitare che una disgrazia ‘sfuggita di mano’ ne inneschi un’altra, come è capitato allo sfortunato bagnino.
Notizia ‘ridicola’
Il quotidiano abbonda di cronaca: per lo più bianca, ma anche nera e talvolta rosa. La notizia su cui mi soffermo oggi ha del ridicolo, nel senso che fa ridere ma nello stesso tempo potrebbe fare piangere. Si tratta dell’ossessione del tycoon, l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di essere insignito del Nobel (presumo della Pace). Ne parla l’articolo di Federico Rampini a pag.13 del Corriere odierno, con tanto di foto di Donald corrucciato, persuaso che non gli daranno l’ambito premio, perché c’è chi gli rema contro. Chissà perché… Per la legge del contrappasso – centrale nella Divina Commedia di Dante Alighieri – nella pagina Spettacoli dello stesso quotidiano, leggo: “Springsteen attacca Trump davanti ai 58.000 di San Siro”, cui rivolge l’invito: “Facciamo sentire la nostra voce a un governo corrotto”. Ho sempre pensato che troppi soldi danneggino il cervello, ma il Nobel per la Pace a Trump mi suona una barzelletta. Che poi lui ci tenga, con le mire che ha non mi stupisce. Sarebbe il quinto presidente americano a ricevere il riconoscimento, dopo T. Roosevelt nel 1906, W. Wilson nel 1919, J. Carter nel 2002 e B. Obama nel 2009. Forse ci sperava quando disse ai quattro venti – cioè al mondo intero – che avrebbe portato la pace tra Russia e Ucraina, miracolo che non gli compete, a quanto pare, dato che la guerra è ancora in corso ed anzi ne sono scoppiate altre. Se questa è l’America, meglio farne a meno ed imparare a risolvere i problemi europei con i nostri mezzi. Quando insegnavo, ricordo che assegnai un compito in classe sul famoso “Yes, we can” (Sì, ce la faremo), slogan di Barack Obama durante la sua campagna presidenziale. Ho chiesto di ricopiare gli elaborati migliori per me, che ogni tanto rileggo. Erano bei tempi quelli, rispetto agli attuali: altre persone alla guida del mondo, altro sentire, altre risorse. Bisogna recuperare la fiducia e dire ancora: Yes, we can!
Pio, un faro di luce
La mia infanzia non è stata rallegrata dai nonni, di cui ho sentito la mancanza durante la crescita ed anche nella maturità. I maschi sono mancati molto presto, seguiti a breve dalle nonne. I cento chilometri in lambretta che mia madre Giovanna faceva con me sul sellino posteriore per andare a trovare nonna Adelaide erano viaggi avventurosi, per ovvie ragioni non frequenti. Forse per questo mi è particolarmente cara la figura delle persone longeve, meglio se arrivate alla fine del viaggio dopo aver seminato abbondantemente il percorso di impronte originali e durature. Come Pio Zardo, amante dei pennelli e della poesia, accompagnato stamattina al camposanto di Casoni a Mussolente. Il post odierno intende essere un omaggio alla sua persona gentile e creativa, ed anche un augurio di permanenza attiva per chi resta: la moglie Maria, i figli Marta, Noè, Sulamita, Ruben, parenti, amici e simpatizzanti. Marta gli portava da leggere i post del mio blog che gli destinavo e Lui diligente li ordinava nella cartellina. Una volta si era addormentato con il foglio in mano e la cosa mi ha intenerito. Sono onorata di averlo avuto tra i lettori dei miei articoli, il più autorevole per età, un personaggio. Grazie a lui, ho percepito il piacere dello scambio generazionale che mi è mancato. Rispondeva al telefono con voce calda e tono gentile. Disponibile e generoso, ha spanto la sua arte a casa mia e altrove, trasmettendola ai figli. Pio è un faro che illumina il percorso.
Balle sul campo
Un paio di giorni fa un mezzo agricolo si è introdotto nel campo di fronte a casa mia e ha tagliato il cereale che conteneva. Pare si tratti di avena sativa, mentre gli anni passati c’era granturco. Ieri è tornato un altro mezzo agricolo – l’imballatrice – che ha raccolto il materiale essiccato sul terreno, realizzando nove balle dorate che conferiscono al paesaggio una visione rilassante. Mio figlio ieri le ha fotografate e oggi ho provveduto io, attratta dalla forma e dai colori delle “rotoballe” così vengono chiamate nel salernitano. A me piace la vista che ho davanti casa del campo aperto, indipendentemente dal cereale coltivato e raccolto. Comunque il giallo è un colore attraente, che si sposa bene col verde. Non lo dico da pittrice, piuttosto da una che ama scrivere in versi e in prosa. Il valore simbolico di certe immagini è anche terapeutico e la natura offre diverse occasioni per beneficiare del bello. L’avena è un cereale molto nutriente, ricco di fibre, vitamine del gruppo B, proteine e minerali vari. Ha molte proprietà. Tra le più diffuse: migliora la digestione, controlla il colesterolo e la glicemia. Raccomandati i fiocchi d’avena per la colazione al mattino, io uso la farina di avena per fare i muffin. Chi fa sport consuma i pancakes proteici, a base di albume d’uovo e farina d’avena. Riassumendo, sono almeno sei i motivi per consumarla: 1) L’avena è ricca di nutrienti, 2) È una grande fonte di antiossidanti, vitamine e minerali, 3) Aiuta a gestire il peso e prolunga la sazietà 4) Favorisce la digestione e combatte la stitichezza 5) Migliora la pelle 6) È un ottimo alleato contro colesterolo e diabete. Ci vuole poco a creare piatti deliziosi con l’avena: biscotti, plumcake, porridge, cestini all’avena, sbriciolata…In attesa di sperimentarne uno, mi godo lo spettacolo delle balle sul campo.
Due facce discordanti
TG1 ieri sera: vedo il video “Dentro Gaza” e in coda il matrimonio di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon e Lauren Sanchez, peraltro già sposati ufficialmente in America. Due facce molto discordanti della stessa medaglia, una metafora della povertà disarmante e della ricchezza soverchiante. Premetto che non non ce l’ho con i ricchi e non invidio i miliardari, che devono vedersela con i contestatori. Per inciso, considero fuori luogo sia l’eccesso di critiche, sia il clamore attorno a questa vicenda che sa molto di propaganda e poco di amore. Ma il matrimonio non è un contratto a due? Per Bezos sono arrivati 200 invitati extra ricchi con mezzi non certo popolari… comunque auguri agli sposi che dopo tre giorni di festeggiamenti blindati torneranno a casa, restituendo Venezia ai suoi cavilli. Molto più coinvolgente il video su Gaza, con l’illusione che sia un prodotto cinematografico, in realtà una testimonianza cruda e angosciante: macerie, bambini che esibiscono pentole per avere cibo, tende, lenzuola bianche per avvolgere le vittime. Credo che la tivu di stato dovrebbe concentrarsi su queste informazioni, piuttosto che sulla parata di stelle di un magnate. Chissà perché mi viene in mente il proverbio: “Il pesce grande mangia il pesce piccolo”. Per tornare all’altra faccia della medaglia, credo che la neosposa Lauren stia molto attenta a cosa mettere sotto i denti, anche per infilarsi senza difficoltà nei suoi molteplici cambi d’abito. Non la invidio affatto. Trovo deprimenti lo sfarzo e l’esibizionismo, a qualsiasi latitudine. La buona informazione dovrebbe tenerne conto.
Lea, una brava attrice e non solo
Lea, la diva silenziosa, amante di cani e gatti Mi piace il nome Lea (usato nel mio ultimo romanzo Ricami e Legami) e trovo interessante il sostantivo ‘antidiva’, riferito all’attrice Lea Massari, morta il 23 giugno a quasi 92 anni. Nata a Roma il 30 giugno 1933, si chiamava Anna Maria Massetani, in arte Lea Massari: aveva adottato il nome del compagno Leo, morto in un incidente 8 giorni prima del matrimonio. Ricordo vagamente qualche sua interpretazione per la tivu in bianco e nero, anche se è stata pure attrice di teatro. Da trent’anni si era ritirata dalle scene, preferendo occuparsi di animali e ambiente. Un po’ come Brigitte Bardot, quasi coetanea (90 anni), attrice, modella e animalista. Credo possegga una grande personalità chi riesce a non diventare vittima dello sfavillante mondo dello star system, sistema che sfrutta l’immagine di attori/attrici, trasformandoli in icone popolari. Quindi un doppio omaggio alla persona che il giornalista Maurizio Porro definisce “Bella e scontrosa” nel servizio che le dedica a pag. 37 del Corriere di oggi. L’attrice Lina Sastri che aveva lavorato con lei confida: “I cani, che trattava con grande affetto erano i suoi compagni di vita. Da loro non temeva né tradimenti né delusioni”. In un momento di difficoltà, aveva venduto i suo gioielli per sostenere dei canili. Sarà perché in questo periodo sto scrivendo di cani, sarà perché lo sguardo enigmatico di Lea Massari mi appare molto felino, ma provo simpatia per Lei che ha saputo fare delle scelte controcorrente. Sebbene avesse lavorato per grandi registi, come Monicelli, Scola, Risi, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni aveva abbandonato il mondo del cinema nel 1990. Dopo il suo ritiro dalle scene, si era trasferita con il marito Carlo Bianchini in Sardegna, accudendo cani, gatti e lottando contro la vivisezione. Una bella donna, una brava attrice, una donna di carattere.
