Viaggetto imprevisto a Bassano, in giorno di mercato. Ieri sera il tablet è sgusciato fuori dalla custodia, è caduto sul pavimento alla veneziana e… si è acciaccato! Nello specifico la videata si è come rivestita di una tendina celeste che mi complica lettura e scrittura. Ho telefonato immediatamente al Phone World Riparazione di Zhou Jie in via Jacopo Vittorelli, dove il problema è stato identificato: rottura del monitor. Una bella rottura aggiungo io, che da vari mesi non metto più piede nella città dei miei studi superiori. Detto, fatto. Parto prestino da casa, per trovare parcheggio, non scontato di giovedì, sebbene i negozi aprano abbondantemente dopo le ore nove. Mi colpiscono le calzature dei pedoni sull’acciottolato tipo sanpietrino: scarpe da ginnastica, sandali con la zeppa, tacchi a spillo e perfino stivali sulle cosce. Siamo in città. Al guinzaglio passano anche un paio di barboncini. Nella piazza sottostante ci sarà più movimento, dato che là si concentrano le bancarelle. Faccio un salto, in attesa che il negozio apra. Vorrei andare in biblioteca, come ai vecchi tempi, ma temo di perdere il turno per la ‘visita’ al mio tablet. Conosco piuttosto bene l’area, percorsa con meno trasporto da studente liceale. In un quarto d’ora compero due paia di pantaloni di lino e un prendisole di cotone da commercianti cinesi, per una modica cifra, il che mi mette di buonumore. Cerco il furgone del cibo cotto da asporto, ma deve essere in ferie. Chiedo informazioni per acquistare un Ibiscus al signore che vende piante: vorrebbe vendermi l’ultimo a prezzo stracciato, ma rifiuto perché lo vorrei grandino, per sostituire l’Olivagno che mi è morto. Torno sui miei passi e una graziosa signorina apre il negozio e accoglie la mia richiesta di riparare il tablet infortunato. Lei si consulta con il tecnico planato nel retrobottega, per sapere se si può fare. Ovviamente non capisco una parola di cinese, ma lei ha compreso il mio dilemma: per scrivere il post e postarlo ho bisogno del tablet. Il salvataggio sarà effettuato domani, quando arriverà il monitor appena ordinato. Poteva andarmi peggio, non mi resta che aspettare. Ritorno alla macchina con la mia spesa veloce. Mangerei un gelato da passeggio, se la gelateria fosse aperta, ma non lo è ancora. Lungo il viale alberato dove ho parcheggiato, è tutto un frinire di cicale.
Categoria: Ambiente
“Era il tempo delle more…”
Mentre raccolgo le more di rovo cadute dal cespuglio in zona orto, mi torna in mente la canzone Era il tempo delle more (1971) interpretata da Mino Reitano che tanto piaceva a mia madre. Riconosco che la voce è melodiosa ed il testo è piacevole, ma in questo caso mi interessa il titolo per l’evidenza ai frutti di bosco che mi ritrovo in casa. La pianta è selvatica e non abbisogna di cure particolari, salvo contenerne i rami che si allungano in diverse direzioni. Il frutto maturo, la mora – da non confondere con quella di gelso – è squisito. Peccato che duri poco, perciò va consumato subito, oppure trasformato in confettura, come il suo ‘cugino” lampone. Finora non ho mai fatto la marmellata di more, per via dei semini che andrebbero tolti. Piuttosto farei il succo di more, se la produzione domestica dovesse essere esagerata. Il tempo della raccolta è tra luglio e agosto, quando “fiordalisi e papaveri con gli occhi in su guardano il cielo blu”, come canta Reitano in un passaggio. Come tutti i frutti viola, le more di rovo spiccano per la presenza di antiossidanti, nello specifico antociani che rendono questo piccolo frutto detox, con benefici per la circolazione e tutto il sistema cardiocircolatorio. Il decotto di foglie di rovo è un efficace astringente: si può usare come lozione per il viso o per gargarismi contro le affezioni della bocca. La medicina popolare usa l’infuso di rovo per la cura del diabete, ma io mi limiterei a usarlo per la pulizia del viso. Dal momento che non sono attratta dai prodotti cosmetici, credo che proverò con il decotto. Ho già sperimentato i benefici per i capelli di quello con la salvia, pianta aromatica prediletta. Dal momento che ho la materia prima in casa, mi applicherò a fare qualche esperimento salutare.
Meglio tardi che mai
Meglio tardi che mai Scambio intergenerazionale, un esperimento francese molto interessante che favorisce l’incontro tra studenti universitari e anziani autosufficienti. In cambio dell’alloggio, lo studente offre ore di compagnia e aiuto nelle attività quotidiane alla persona anziana, con reciproco beneficio. Per un alloggio privato a Parigi nella città universitaria, il costo va da 400 a 800 euro mensili. Ne consegue che l’alloggio in cambio di servizi è diventata la scelta migliore non solo per motivi economici, ma anche per lo scambio generazionale. Non ho esperienza diretta di quello che succede qua in Italia, ma so delle contestazioni studentesche per il problema degli alloggi. A Cesena, Manuel condivideva l’appartamento con altri studenti che è quello che fa ora, da Ingegnere elettronico a Sydney con un ragazzo giapponese. Io ho frequentato – dovrei usare il passato remoto, ma non mi viene facile – la Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova da pendolare. Per un certo periodo, approfittai dell’ospitalità di una vecchietta che viveva da sola per studiare, esperienza rivelatasi più utile dello studio in gruppo. Credo dipenda anche dal carattere, cercare la soluzione più congeniale. Nel mio caso, sono sempre stati attrattivi gli anziani, suppongo perché non ho potuto godermi i nonni. Adesso che sono anziana e non ancora nonna, non escludo di mettere a disposizione, per un periodo breve il mio appartamentino a una persona che ne avesse bisogno. In futuro potrei trasferirmici io, perché più gestibile e comodo di quello principale in cui vivo. A conti fatti, anche cinquant’anni fa, la formula dello scambio intergenerazionale funzionava benissimo. Se viene regolamentata, evviva! Meglio tardi che mai! A proposito, dobbiamo il proverbio appena citato allo storico e scrittore latino Tito Livio, nato a Padova, cui è dedicato il Palazzo Liviano, edificio storico che fa parte del complesso universitario, situato in P.zza Capitaniato, frequentato a suo tempio.
Judith come Mia
Stravedo per Mia Martini. Di proposito uso il tempo presente, perché l’artista superlativa continua a farmi compagnia con le sue mirabili interpretazioni, sebbene morta il 12 Maggio 1995 (era nata a Bagnara Calabra, il 20 settembre 1947). L’ articolo di Claudia Arletti “Il mantra femminista della vedova nera” a pag. 41 del settimanale il venerdì la tira in ballo, per l’infame scusa di portare sfortuna che ora viene attribuita a Judith Hill, 41enne cantante, musicista e compositrice statunitense di madre giapponese e padre afroamericano. Premesso che ha composto la sua prima canzone a 4 anni, Judith sarà ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia lunedì 28 luglio per peesentare l’ultimo album, chiamato con coraggio Letters from a Black Widow. I tabloid la chiamano Black Widow/Vedova Nera, dopo la morte di Micheal Jackson con cui aveva duettato nel 2009 e dopo quella di Prince che doveva produrre il suo primo album nel 2016. Ma come si fa, dico io a stroncare la carriera di un’artista, attribuendole doti nefaste, anziché valorizzare le sue capacità? Era successo anche con Mia Martini, tagliata fuori dal giro per anni. Potrebbe essere una spiegazione il detto che citava mia nonna Adelaide: “Se l’invidia fosse febbre, tutti ce l’avrebbe”. Per curiosità, ho cercato la cantante sul web e ho sentito il brano intitolato Cry, Cry, Cry/Piangi, Piangi, Piangi del 2015, a mio dire travolgente nell’interpretazione ed intenso anche nella traduzione. Appellandosi alla perseveranza della madre, della nonna, nonché di tutte le donne della storia che hanno combattuto, Judith si augura di farcela e dichiara: “I tempi difficili rendono forti le donne! Questo è il mio mantra”. Io la considero sorella nera di Mia e le dico Vai e spacca, Judith!
Il primo concittadino centenario
[ ] Un compaesano ha raggiunto l’ambito traguardo dei 100 anni e fornisce pure la ‘ricetta’ per arrivarci. Risponde al nome di Alfonso Forner, ‘Castelcucchese doc’ che ieri in Municipio ha ricevuto una targa ricordo, “esempio di forza e resilienza” dal Sindaco Paolo Mares, insieme con gli amministratori locali. Ex Alpinio, contadino da sempre che continua ad occuparsi dell’orto in prima persona – vigilato dai figli Adriano e Dario – al microfono confida il suo segreto di longevità, in un simpatico misto dialetto – italiano: “Lavorare finché si è giovani, camminare, parlare poco, risparmiare il fiato per quando si è vecchi”! Simpatico nonno, in un mondo oberato dai bla bla bla il suo ultimo consiglio è attualissimo e lo estenderei a molte comparsate politiche in televisione e fuori. Più complesso l’invito a lavorare, perché Lui stesso è preoccupato per i suoi nipoti, a causa dei venti di guerra che soffiano da vicino e della complessa crisi mondiale. Sul camminare sono pienamente d’accordo. Lo consiglia anche il 96enne Silvio Garattini, quasi centenario, farmacologo, fondatore e presidente dell’lstituto ‘Maio Negri’ di Milano. I centenari residenti in Italia, al primo gennaio 2024 sono 22.552, in crescita rispetto al decennio precedente. L’81% sono donne. I supercentenari – che hanno raggiunto i 110 anni di età – sono 21, di cui soltanto uno di sesso maschile. La Liguria è in testa tra le regioni con più centenari, seguita dal Molise e dal Friuli-Venezia Giulia. Invece il paese con più centenari è Perdasdefogu, in Sardegna, una zona dell’Ogliastra, una delle 5 zone blu al mondo. Comunque anche Castelcuxco è un paese dove si vive bene. Io ci abito dal 2000 e lo confermo. Alfonso Forner è un invidiabile concittadino che indica il percorso.
Fiori, un aiuto per sorridere
Il sole sorge pochi minuti dopo le sei: è uno spettacolo incoraggiante che stende un velo misericordioso sulle brutture del mondo che oggi accantono. Ho bisogno di sorridere e i fiori sono un buon pretesto per farlo. Molti portano i segni della recente calura, ma riesco comunque a fare un bouquet rasserenante: due Ortensie, una piccola Calla gialla, due Gladioli in una bottiglia blu che conteneva detersivo, perché i vasi sono tutti occupati (ovviamente da altri fiori). Mi sono chiesta che fiore avrei potuto essere, se fossi nata sotto altre vesti: mi piacciono tutti, anche se ho una preferenza per le bulbose, speciamente per Tulipani e Giacinti. Inoltre scopro fiori nuovi. È il caso della Lewisia longipetala, oggetto dell’articolo “D’estate la Lewisia ne fa di tutti i colori”, di Rossella Sletter sul settimanale il venerdì in corso. La piantina, molto graziosa deve il suo nome a Meriwether Lewis, avventuroso viaggiatore nelle terre dei nativi americani che ha lasciato interessanti documenti delle sue esplorazioni sotto forma di diario. I fiori, di molti colori sono il punto di forza della pianta, rifiorente dalla tarda primavera alla fine dell’estate. Le radici carnose sono capaci di ramificarsi e abbarbicarsi alle rocce. Utilizzata dai giardinieri, per abbellire muri a secco e giardini rocciosi, era molto in voga negli Anni Cinquanta. Si trova in commercio con il nome aggiunto di Elise. Cresce senza problemi in situazioni difficili per altre piante. Ama il pieno sole, ha bisogno di pochissima acqua anche d’estate e si adatta a qualunque terreno, ma con buon drenaggio. In vaso, sebbene piccolo fa la sua bella figura. Adesso che la conosco, credo proprio che me la procurerò. I fiori sono essenziali a casa mia.
Fatalità o negligenza?
Sono rimasta molto scossa da quanto successo a Terracina: la 31enne Mara Severin è morta per il crollo del solaio del ristorante Essenza dove faceva la sommelier. “Non si può morire seguendo le proprie passioni” titola un quotidiano. Mara gestiva la cantina, ma era anche responsabile del servizio in sala. Il ristorante Essenza con stella Michelin era affollato di clienti quando sono stati uditi due distinti boati, seguiti dal crollo dell’intero solaio della sala. Il locale era stato ristrutturato a gennaio, il che rende ancora più incredibile la disgrazia. Si indaga per omicidio. La prima cosa che mi viene in mente è che i lavori siano stati fatti male, come purtroppo si verifica in diverse situazioni. Se così fosse, fatalità esclusa, la responsabilità sarebbe tutta umana. Angosciante sapere che una professionalità appena sbocciata – si era diplomato sommelier nel 2022 – sia stata troncata sul nascere. Il pinot nero era il suo vitigno preferito, una passione per il settore che lei stessa aveva raccontato pochi mesi fa a Cibo Today. Quindi Mara era motivata, preparata ed entusiasta di fare un lavoro nel mondo della ristorazione, che è uno dei settori forti della nostra economia. Chissà che bei progetti avrebbe realizzato, sfumati per colpa di un solaio crollatole addosso. Tra l’altro, ha allertato lei la clientela di ciò che stava per accadere, mettendola in salvo. Non è riuscita a salvare se stessa. Allunga drammaticamente l’elenco delle morti sul lavoro, non per sua distrazione, bensì per probabile negligenza altrui. Dovremmo tenerci cari i pochi giovani che non scappano dall’Italia, Paese dalle infinite fragilità, non solo ambientali.
Kazakistan e cani
Una bambolina di pezza dai tratti somatici asiatici è il dono che Flavio mi ha portato dal Kazakistan, originale e colorato, “offre morbidezza e confort per ogni abbraccio”. Io gli dedico questo post, che è pure un prodotto artigianale. Due parole per la mascotte: 20 centimetri di altezza, maniche di panno arancioni, gilet verde, gonna striata a righe, colbacco russo nero, da cui fuoriescono le immancabili trecce. Leggerissima e morbida, al momento mi fa compagnia sulla scrivania, accanto al computer. Ma può stare dovunque, simbolo di un mondo e di una cultura a 5000 chilometri da qui, dove il mio amico si è speso e continua ad operare. Lui mi ha fornito il materiale per il prossimo libro, che ha come filo conduttore l’amore per i cani, protagonisti principali Rex e Ben, con il corollario di altri cani nostrani, portatori di dedizione e amore incondizionato. Per me che stravedo per gatti, è stata una scoperta interessante e piacevole constatare che anche i cani, specie senza pedigree sono compagni amati da molti. Anzi, l’etologo Clive Wynne, autore del libro Dog is love, dice che sono animali sentimentali, “caratterizzati da una natura eccezionalmente socievole e fiduciosa”. Convengo con l’autore, perché le storie che ho raccolto me lo hanno confermato abbondantemente. Io stessa ho goduto della compagnia di Luna e Astro per quasi 18 anni, e il loro ricordo ne addolcisce la perdita. Tornando alla mia fonte, Flavio è un Italiano che si è fatto benvolere all’estero – dove vive e lavora da 30 anni – tanto che i suoi capi vorrebbero trattenerlo là, oltre la pensione. Non so cosa ne pensi Ben, il cagnolone di oltre 40 chili che lo aspetta a Canale d’Agordo, amato e attenzionato da Mariuccia, Sisto e Adriana. Rex è felicemente accasato a Taibon da Tania. Mi fa piacere sapere che ci sono tante persone che amano gli animali, in specie i cani. Se aumentano, leggendo il libro meglio ancora!
Marmellata e Poesia
Non avevo in programma di fare la marmellata con la frutta del mio alberello, ma ho dovuto ricredermi per salvare le susine ‘Giccia d’oro’ trovate a terra, tra l’erba di nuovo alta, dopo il fortunale di ieri pomeriggio. Meravigliata e contenta ne ho raccolte quanto basta per trasformarle in deliziosa confettura. Premetto che sono buonissime allo stato naturale, viola fuori e gialle dentro, ma poche rimangono intatte dopo la caduta. Pertanto mi sono messa all’opera, ricavando la polpa utile cui aggiungere fruttapec, zucchero e succo di limone. Il risultato finale sono i vasetti speciali da collocare in dispensa che probabilmente regalerò. Mentre mi applico alla realizzazione del dolce prodotto, seguo la trasmissione QUANTE STORIE su Rai 3 che oggi parla di Poesia, pane per i miei denti. Il conduttore Giorgio Zanchini intervista gli ospiti che confermano quanto noto: si scrive tanto e si legge poco, soprattutto di poesia. Però c’è una novità: ultimamente si dà più spazio alle poetesse, per una considerazione della donna che sta crescendo dal 1946, data del voto. Uno sguardo all’orologio mi suggerisce che è tardi per scrivere un post ‘impegnato’. Mi ricordo di scrivere poesie anchio. Quindi, perché non condividere l’ultima con i lettori? Non parla di frutta e marmellata, ma siamo nei paraggi. Cuore Arancione Sul traliccio ferroso/s’inerpica maestoso/un Gladiolo giallo/col cuore arancione/la mia passione/intingere nel colore/dei fiori l’ardore/sopito dal calore./L’estate rovente/stinge le Ortensie/inodori e generose./Tanta gente/fugge al mare./Io stranita/mi chiedo/cosa fare./Per il momento/non faccio niente./Poi piove, finalmente./Sento una tortora/tubare, dalla grondaia/l’acqua scrosciare./Sono legittimata/a sperare.//
Tutela della salute
Non so se sia la frase giusta nel posto giusto: “La vita ha un tasso di mortalità 100 %, non se ne esce vivi! Per cui è inutile preoccuparsi di morire, bisogna invece preoccuparsi di vivere”. La leggo sulla bacheca della sala accettazione dell’Utap, mentre attendo di essere introdotta dal mio medico curante. Ritengo di essere in buona salute, ma ogni tanto è salutare uno scambio a quattr’occhi. Ho preso appuntamento e mi precedono poche persone, perché il servizio di Continuità Assistenziale è organizzato bene. Sono un po’ in anticipo, così per contenere l’ansia leggo ciò che mi può interessare come paziente: orari, servizi, informazioni… finché l’occhio mi cade sul pensiero filosofico riportato sopra che mi strappa un sorriso, ma mi fa anche riflettere. Pare che l’assioma sia di Francesco Vidotto, scrittore italiano, autore di libri di montagna. Ma ritengo il concetto primordiale. Anche gli antichi greci consideravano la morte un evento ineluttabile. Se ne sono occupati Platone, Socrate, Aristotele… e molti altri, anche in epoca moderna, compreso il poeta Baudelaire che ne parla in “I Fiori del Male”. Assodato che la morte è un tema centrale della Filosofia, credo sia utile e salutare valorizzare la vita, attraverso una somma di buone abitudini, comprensive dell’esercizio dell’Articolo 32 della Costituzione Italiana, da me tante volte richiamato a scuola quando insegnavo. In sintesi, l’articolo tutela la salute come bene ndividuale e collettivo. Il diritto alla salute purtroppo è un diritto violato in molte parti del mondo ed anche vicino a noi, a causa delle guerre in corso. La porta che introduce ai poliambulatori si apre. Salutare e rasserenante l’incontro con la mia giovane dottoressa.
