In diretta da Tokyo assisto alla premiazione di Mattia Furlani, 20 anni appena (nato a Marino il 7 febbraio 2005), campione del mondo nel Lungo ai Mondiali di Atletica 2025. L’azzurro ha fatto un salto con 8.39, conquistando il meritatissimo oro. Per inciso, Mattia ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi 2024. Chi è il suo allenatore? Sua madre, Kathy Sec, bellissima donna, una velocista di origini senegalesi, mentre il padre Marcello è stato un saltatore in alto. Anche la sorella Erika è un’altista a livello Internazionale. La genetica conta, e la famiglia pure. Mi attrae e mi commuove il rapporto con la madre. L’ho vista e sentita incoraggiare il figlio che spiega “Ci intendiamo con uno sguardo”. Una bella testimonianza d’intesa, durante un periodo della vita contraddistinto da problematiche genitori – figli. Mattia è dimostra che la famiglia può essere il trampolino di lancio per successi personali e professionali. Sale sul podio più alto della pedana, indossando la tutta azzurra. I folti riccioli scuri incorniciano il volto che si illumina in un ampio sorriso, mentre riceve la medaglia d’oro, al ritmo dell’Inno nazionale. Immagino la soddisfazione della madre che si ritrova a gestire il successo del figlio. Una buona relazione è frutto di conquista e di fiducia. Da premiare, anche senza medaglia.
Categoria: Ambiente
Un dolcetto contro l’ansia
Disturbi e piaceri È rilassante sentire i grilli cantare la sera, a due passi da me. Mi piace il silenzio postillato dalle voci della natura, quando le attività umane rallentano. Mi viene in mente il sonetto Alla sera di Ugo Foscolo e la riflessione esistenziale che contiene. Indimenticabili i primi versi: “Forse perché della fatal quiete/tu sei l’imago, a me sí cara vieni,/o Sera…”, l’avvicendarsi delle stagioni contiene una metafora sul percorso della vita. Può essere che nella parte finale dell’esistenza diventi fisiologico privilegiare l’essenziale, sottraendo i disturbi, almeno quelli evitabili. Ad esempio, non posso impedire a dei ragazzini di giocare a pallone in strada – il codice della strada non lo consente – ma lo vieto dinanzi al mio cancello. Verso sera scorazza uno scooter senz’altro truccato che trapana i timpani e vorrei sapere se non infastidisce anche il vicinato. Mi muoverò per segnalarlo alla polizia municipale, sperando di non sentirmi dire: “Siamo stati ragazzi anche noi” perché il silenzio è un valore, come il rispetto delle regole. Situazione differente quando ci sono lavori in corso. Ieri mattina sono stata a Bassano. Prima di Romano mi accodo a una colonna di auto ferme che si allunga col passare dei minuti. Intuisco ci sia un impedimento che identifico dopo circa un quarto d’ora, in lavori sulla carreggiata opposta. Il semaforo provvisorio per tre volte almeno passa dal rosso al verde e si procede a passo d’uomo. Alle 9.40 fa caldo e sono imbottigliata. Per ammazzare l’attesa, estraggo un croissant con crema pasticcera dalla confezione dolciaria sul sedile del passeggero e me lo gusto. Un contentino contro gli imprevisti di viaggio.
Osmanto in fioritura
La pianta di Osmanto – Osmanthus fragrans – è cresciuta parecchio. Messa a dimora piccolina, adesso raggiunge l’altezza della camera a un piano e mezzo, da dove la vedo svettare in parallelo col camino del vicino. Ha una crescita lenta, infatti mi fa compagnia dal 2000, ovverosia da quando abito a Castelcucco, in una casa di proprietà con scoperto. Giocando con quest’ultima parola, è stata una bella scoperta conoscere piante per me nuove e seguirle durante la crescita. La mia zona verde è attrattiva perché si sono radicate in giardino anche piante ‘esterne’: un ciliegio selvatico, un fico, un susino. È morto però un Olivagno e mi dispiace. Degli insetti avevano attaccato le radici, facendo cadere le appuntite foglie giallo-verdi. Come i gatti, ma in maniera più silenziosa le piante mi fanno buona compagnia. Tornando all’Osmanto, generalmente fiorisce in autunno, tra settembre e ottobre. I piccoli fiori bianchi sono caratterizzati da un intenso profumo di gelsomino. La specie sempreverde è originaria dell’Asia orientale ed è famosa per i suoi fiori profumati. Il nome Osmanto deriva dal greco antico: osmè (odore) e anthos (fiore). I fiori sono utilizzati per aromatizzare cibi, bevande e preparare tisane. Non lo sapevo e mi attiverò in questo senso.
Caffé letterario, resoconto
È ripreso il Caffè letterario, terza edizione. L’iniziativa culturale è frutto della collaborazione tra la Pasticceria San Gaetano da Mariano e il Comune di Castelcucco. L’investimento culturale è sempre apprezzabile, ovunque avvenga. La location della pasticceria, tra meringhe e gelati è attraente, sebbene io rimpianga le presentazioni ufficiali, sperimentate in Centro Sociale e nella Saletta delle Conferenze. Cambiano tempi e modi, rimane la sostanza, rappresentata dalla gentile Vicesindaca Antonella Forner e dalla consolidata bravura di Giancarlo Cunial che ha riproposto l’opera PASSATO PROSSIMO, dedicata ai Castelcucchesi. La mia rete di sostegno è rappresentata da Lucia e Adriana, intervenute rispettivamente sull’esordio del romanzo e sulla copertina, le fedeli Marcella e Alda, Lucia Basso, brava ricamatrice, Gloria e Benedetta, due ex alunne delle medie e Flora, 15enne studentessa, nipote di Mariano. Altri clienti di passaggio. Per dovere di cronaca, aggiungo che diverse persone assenti si sono giustificate per impedimenti familiari legati al weekend (vigilanza di nipotini), per contrattempi, oppure per ritrosia a uscire di sera. Ringrazio chi c’era, soprattutto le giovani che mi hanno trasmesso un’iniezione di ottimismo e di simpatia. Un aneddoto: mentre parlo con Lucia, ispiratrice del primo episodio “Dal Venezuela a Castelcucco” scorgo sedute sul divanetto di fronte Gloria Forner e Benedetta Favaro, ex brave allieve, oggi eleganti quasi trentenni. Suppongo che siano di passaggio, invece mi chiariscono che sono venute per me: che soddisfazione! Dopo acquistano una copia dell’opera che autografo volentieri. Partecipano anche alla conversazione, ricordando le mie manie da insegnante – niente sopra il banco! – che innescano il sorriso. Il pensiero di aver seminato sani germogli vale come tanti “firmacopie”. Flora – nome bellissimo – si avvicina con garbo per acquistare l’opera. Scambio due parole mentre le scrivo la dedica: frequenta il Liceo statale Veronese a Montebelluna, dove nel 2014 ho presentato con soddisfazione il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio. La storia si ripete. Quella buona.
Consapevolezza (contro le truffe)
“La meditazione? Antidoto contro le nostre ansie” è il titolo del servizio a pag. 14 dell’odierno Corriere del Veneto, con intervista al maestro Tatsugen (Carlo Tatsugen Serra), classe ’53 – mio coetaneo – monaco buddista, una delle personalità più autorevoli che hanno permesso la diffusione del Buddismo Zen in Italia. L’intervista è legata al Festival della Consapevolezza alla quarta edizione che si terrà a Padova il 20 e 21 settembre. Il tema scelto per il 2025 è ”Intelligenza spirituale” con sottotitolo “Un ritorno alla profondità perduta” che lascia intuire parecchio dell’obiettivo. La parola ‘Consapevolezza’ del titolo mi cattura e mi sprona a fare delle riflessioni. Un sinonimo è coscienza, ma anche conoscenza. L’uso più comune si riferisce alla capacità di essere informati o coscienti di sé e della realtà circostanze. In pratica, la consapevolezza è una comprensione profonda che richiede esperienza e pratica. Anche di sapersi destreggiare nelle truffe telefoniche, argomento scottante di attualità. Proprio stamattina ci stavo per cadere. Rispondo al telefono fisso, dove una frettolosa voce femminile mi dice che il costo dell’abbonamento mensile di Vodafone, il mio gestore passerà da 30 a 54 euro: prendere o lasciare in tempi brevissimi, cioè subito. Alternativa: rompere il contratto o passare ad altro gestore. Mi sale il sangue alla testa, perché l’anno scorso ho faticato per farmi ridurre il costo della bolletta mensile. Sono arrabbiata e confusa sul da farsi. Interviene opportunamente mio figlio che interrompe la comunicazione. Poi segnaliamo al gestore il quale conferma che è già aperta una pratica per truffa telefonica. Sono mortificata, ma più consapevole di prima.
Addio a Stefano Benni 📚
Massimiliano, bravo e caro collega sardo mi informa che è morto Stefano Benni, scrittore, poeta, giornalista, umorista, sceneggiatore, nato il 12 agosto 1947 a Bologna e mancato ieri. Lo scrittore amava il Sinis (penisola della Sardegna centro occidentale) e i gatti. Una foto pubblicata da un giornale locale lo ritrae all’Oasi felina di Su Pallosu nel 2016. Tanto mi basta per occuparmene, essendo anch’io una gattara e una che scrive. A parte il nome, balzato alla ribalta in qualche occasione, non lo conoscevo. Concentro le ricerche sul poeta, perché le poesie si leggono più in fretta, riservando ad altro momento la lettura di un suo romanzo. I più raccomandati sono: Il bar sotto il mare, Bar Sport, Saltatempo, Stranalandia, La grammatica di Dio, editi da Feltrinelli. Da come crea i testi poetici, rivela uno spirito brillante e talvolta vulcanico. Imprevedibile come i gatti. La poesia Ti amo è un fuoco d’artificio – sorprendente la chiusura – ma non la riporto perché lunga. Interessante e vera Non disprezzare il poco Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza/L’umile, il non visto, il fuoco, il silenzioso/Perché quando saranno passati amori e battaglie/Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza/Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara/Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota/Il poco, il meno il non abbastanza.// Brevissima, ma efficace come un pugno nello stomaco Il prossimo exit poll In caso di guerra civile/secondo un recente sondaggio/ il governo e l’esercito/sono in leggero vantaggio.//Termino con L’isola dell’amore che mi ricorda Gianni Rodari Io e te partiremo/su un aereo di carta/in tre ore per passare il mare/dove il vento ci porta/un aereo di carta di giornale/che porta la notizia che/io e te siamo partiti/e non si sa dove siamo finiti.// Ironico, profondo, originale.
Magici Grilli 🦗
Dei grilli cantano fuori della porta, in giardino. Li sento quando esco verso le venti per ritirare la voliera coi canarini che si sono già posizionati sul poggiapiedi per dormire. Potrebbero essere tre, molto vicini e chissà cosa si stanno dicendo. Cammino piano per non interferire con il gradevole canto che si palleggiano. Il canto deve essere un richiamo d’amore, perciò suppongo che ci sia una coppia, tra i fili d’erba. È emozionante avere degli ospiti così ‘romantici’. Quando esco di nuovo alle ventidue, si sono quasi zittiti. Faccio dei versi e uno mi risponde: sono onorata di averli ospiti, a due passi da me. I maschi possiedono un organo stridulatore sulle ali per produrre il canto e attrarre le femmine. Smettono di cantare – frinire è il verbo appropriato – se fa troppo freddo (sotto i 22 gradi) o quando piove. Anche se percepiscono la presenza di un predatore o se sono vicini alla morte. Grazie al racconto di Collodi, il grillo è diventato simbolo di saggezza. Tuttavia l’espressione “Avere grilli per la testa” ha un valore negativo. Il canto del grillo è un simbolo di prosperità e di fortuna in diverse culture come in Cina, dove è considerato un portafortuna. Ometto di parlare della farina di grilli – polvere ricca di proteine a base di grilli – per la simpatia verso l’insetto canterino che mi addolcisce la sera.
Maionese impazzita
Lunedì, mattinata piena per me, dedicata alla spesa. Ma prima passo per il bar Milady, sempre affollato. Il quotidiano che preferisco è disponibile, tuttavia non riesco a captare un argomento meritevole su cui riflettere. Mentre giro e rigiro le pagine, entra una giovane con la testa coperta e due bambine; si siede nel tavolo difronte al mio e con il telefonino fotografa una delle bimbe, ma potrebbe inquadrare anche me. Provo un attimo di disagio, immaginando effetti collaterali negativi se posta la foto. L’ipotesi mi disturba, anche se non devo nascondere alcunché. Mi distrae un titolo del quotidiano che mi riporta in cucina, non il mio posto dell’anima: “A sinistra c’è una maionese impazzita. M non mi alleo neanche con la destra”. Il giornalista Federico Fubini intervista Carlo Calenda sul bipolarismo di casa nostra. Riporto un passaggio: “Il bipolarismo italiano è destinato a frantumarsi quando le condizioni si faranno dure. E ci arriveremo”. L’argomento è serio, ma lascio al lettore recuperare l’intervista. Io mi sposto metaforicamente in cucina per un imprevisto occorso agli esordi della mia attività lavorativa. Da studente universitaria, per raggranellare qualcosa ho venduto frullatori porta a porta, esperienza stressante, ma remunerativa. Prenotare l’articolo, significava versare trentamila lire, che io intascavo. Ovviamente prima dovevo fare la presentazione, che prevedeva di realizzare la maionese… senza farla impazzire! Il che succede quando gli ingredienti non si legano bene. Ci sono riuscita, ma mi sono spellata il pollice sinistro, maneggiando incautamente la lama del robot. Un torrentello di sangue inquinò l’operazione. Poi fui più accorta e capii che basta un niente per farsi male. Anche in politica.
Il Millennials di Dio
Carlo Acutis, patrono di Internet è un segno dei tempi, quelli buoni. Morto 15enne a causa di una leucemia fulminante, oggi 7 settembre è santo. Doppia canonizzazione in Piazza San Pietro per lui e per il beato Pier Giorgio Frassati, entrambi giovanissimi. La Piazza è stracolma di giovani venuti a rendere omaggio a due testimoni della fede. Non sono la più titolata per parlare di eventi religiosi, perciò mi limito a informare, lasciando fluire le mie sensazioni. Premetto che ho sentito l’intervista alla mamma di Carlo Acutis, Antonia Salzano Acutis (Roma, 23/11/1966) e mi ha colpito sapere che nel 2010 è diventata madre dei gemelli Francesca e Michele, quattro anni dopo la morte di Carlo nel 2006, allora figlio unico. Un sogno premonitore le aveva annunciato che sarebbe diventata di nuovo madre, com’è successo, il che ha qualcosa di miracoloso, al netto dei due miracoli attribuiti al giovane che considerava l’eucarestia l’autostrada per il paradiso. La signora vive principalmente ad Assisi, in Umbria – trasferita da Milano dove gestisce un’azienda – per avvicinarsi alla tomba del figlio, nella Basilicata di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Immagino cosa possa provare la madre di Carlo, pioniere digitale salito all’onore degli altari.
L’anno scolastico incombe…
Si avvicina la data della ripresa scolastica, per il Veneto mercoledì 10 settembre. Ho delle colleghe insegnanti, già immerse negli incontri che precedono l’inizio delle lezioni. Quand’anche me ne scordassi, dato che sono in pensione da un decennio, ci pensano i media. Ad esempio, la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica con il provocatorio titolo “Abbasso la scuola” e l’articolo “Scuola senza cellulare, bene” nel settimanale Oggi che leggo sotto il casco dalla parrucchiera. Stamattina un saluto mi è giunto con una parata di pastelli colorati, sovrastati da cuoricini e un buongiorno in technicolor. L’impressione di un avvio festoso delle lezioni si mischia con problemi vecchi e nuovi che scoraggiano l’utenza. Anche se sono un’insegnante in pensione, l’ambiente scolastico continua ad influenzarmi, anche materialmente. Nelle cassettiere della scrivania custodisco materiali che dovrei buttare, per non parlare dei libri. Ma non ne ho il coraggio. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Lettura, iniziativa nata negli Stati Uniti, diffusasi in altre parti del mondo, Italia compresa. Francesca, Lucia, Mariuccia, Marisa, Vilma leggono parecchio. Io alterno lettura e scrittura, abilità di base che si apprendono a scuola. Quando insegnavo, distributivo le mie 6 ore settimanali di Italiano tra Lettura, Grammatica, Poesia. Ma la Scuola non può fare tutto da sola.
