“Giornata pessima per uscire oggi”, mi scrive un mio contatto. Solo che lo leggo tardi, dopo che sono uscita a piedi, fino in piazza, toccando bar, forno e cartoleria: un’impresa con il dolore all’articolazione, su un percorso fatto decine/centinaia di volte in buona salute. “Siamo ricchi quando siamo sani, tutto il resto è lusso” è il contenuto del messaggio ricevuto ieri, abbellito da un cuore rosso che contiene una saggezza enciclopedica. Le recenti festività e il periodo invernale hanno messo a letto una moltitudine di persone e affollato i pronto soccorso. Io sono stata messa ko alla vigilia di Natale da un intenso dolore all’inguine, forse provocato dal posizionamento della fisarmonica oppure da artrosi e a tutt’oggi non ne conosco la causa. Sono ansiosa di saperne di più dal mio ortopedico, il gentilissimo dottor Guido Mazzocato che mi vedrà martedì pomeriggio. Nel mentre ho iniziato la fisioterapia con Federico Zalunardo che mi regala fiducia e benessere ad ogni seduta. Convengo che c’è di peggio e non si può stare sempre bene. Tuttavia la limitazione della propria autonomia è un’esperienza spiacevole, con cui cerco di convivere appellandomi alla pazienza e a pochi solidi contatti. Penso che l’età anagrafica comincia ad esibirmi dei conti. Io mi considero una ‘giovane anziana’, non disposta a passare il testimone. Sono uscita a posta per prendere in cartoleria il libro ordinato NOI SIAMO BELLISSIMI, di Maria Rita Parsi, sottotitolo Elogio della vecchiaia adolescente, Mondadori. Libro che la psicoterapeuta dedica a chi ha all’incirca la sua età (nata a Roma il 5 agosto 1947) e “debbono – o dovrebbero affrontare la terza età come la migliore, perché è l’ultima occasione della loro vita”. L’autrice dai capelli rossi mi convince. Confido in una vecchiaia bellissima, nonostante gli acciacchi.
Autore: Ada Cusin
Donne Avanti
Da donna, è ‘fisiologico’ che parteggi per il genere femminile, anche se non è scontato. Mi piacciono le donne di carattere, propositive, controcorrente. Se poi sono anche giovani e belle, tanto meglio: non sono affatto invidiosa. Pertanto mi rallegra la notizia – apparentemente futile – che la più bella d’America, Madison Mash, 22enne bionda sia una top gun. Nei cento anni del concorso di bellezza, è la prima reginetta arruolata in un corpo militare. Ha studiato ad Harvard, è cintura nera di taekwondo e guida i caccia militari. Per me è segno dei tempi, nel senso che le donne possono finalmente primeggiare in tutto. Che sia giovane, è rassicurante perché potrà aprire la strada ad altre colleghe. Che sia bella è un valore aggiunto che non guasta: in questo caso aumenta la simpatia per la sua scelta professionale. D’altronde noi abbiamo Samantha Cristoforetti come stella del cielo e la simpaticissima Amalia Ercoli-Finzi, ‘La signora delle comete’ di cui ho parlato in un precedente post (stasera spero di rivederla tra gli ospiti fissi della trasmissione Splendida Cornice su Rai3). La scienziata (classe 1937) è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica in Italia…ed è pure madre di cinque figli! Il che dimostra che la carriera professionale non ha limitato quella genitoriale. Va da sé che ogni storia è diversa ma mi conforta l’esempio delle donne impegnate in più campi e realizzatesi anche fuori dell’ambiente domestico. La storia di scienziata e di madre della brillante Amalia dimostra che sono le scelte controcorrente a combattere il pregiudizio e ad aprire la strada al cambiamento. Profetica la canzone ‘Siamo donne’ interpretata da Sabrina Salerno e Jo Squillo, del 1991 che precisava “oltre le gambe c’è di più”. Evviva quel tanto di più!
Sant’Antonio Abate
Oggi 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, protettore degli animali che ci fanno compagnia e ci domano amore incondizionato. Lo sapevo e me lo ricorda uno dei messaggi che ricevo di buon mattino. Fuori pioviggina. Fiocco e Pepe/Pepita, i miei due gatti di venti mesi si rincorrono come pazzi, scavalcando mobili e impedimenti nell’immaginario di un soggiorno trasformato in giardino alberato. La loro vivacità mi strappa un sorriso, mentre io devo vedermela con l’artrosi che ha colpito l’altra gamba – la sinistra operata due anni fa – e devo centellinare i movimenti. Le due coppie di canarini sono confinate in ripostiglio e si accontentano del mondo che vedono dalla finestra…tuttavia i maschi cantano e mi fanno ben sperare in un proficuo accoppiamento a breve. Astro non c’è più, ma è presente nel ricordo affettuoso, insieme con gli altri amici a quattro zampe passati a miglior vita. Trovo opportuna una Giornata dedicata agli animali, creature con cui condividiamo il nostro soggiorno sulla terra. Sant’Antonio Abate (nato nel 251 d.C. – morto nel 355 ca.) è considerato il fondatore del monachesimo, da cui l’appellativo ‘abate’. Vissuto nel III secolo dopo Cristo, di famiglia facoltosa, verso i vent’anni segue la strada di san Francesco e dedica la sua vita alla preghiera e ai bisognosi. Si portava appresso il maialino, con il grasso del quale curava i malati affetti dal ‘Fuoco di Sant’Antonio’, alias Herpes Zoster. Tra i nove miracoli attribuitigli c’è l’incontro con Ezzelino da Romano. Assieme a San Francesco d’Assisi, a Santa Brigida d’Irlanda e santa Farailde di Gand (Belgio), a Sant’Ambrogio e a San Bernardo da Chiaravalle è annoverato tra i santi patroni degli animali. Gli è attribuita una collezione di detti, tra cui il seguente: “Io non temo più Dio, lo amo. Perché l’amore scaccia il timore”.
Social bifronte
Sono molto rattristata dalla fine della signora Giovanna Pedretti, ripescata sul Lambro dove ha posto fine per una spiacevole vicenda scatenata da un suo post sui social, pare smontato da un food blogger che ha fiutato del falso. La ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano era impegnata nel sociale e nel suo locale aveva introdotto la ‘pizza sospesa’ nella sua pizzeria ‘Le Vignole’ per così dire cugina del “caffè sospeso’ a Napoli. Sintetizzo i fatti da quello che ho appreso: un cliente aveva reclamato sui social per aver pranzato/cenato nella pizzeria di Giovanna vicino a una coppia di gay e a un disabile. Lei aveva risposto in difesa dei suoi clienti. Il suo post è stato considerato ‘creato ad arte’ per attirare clientela. In ogni caso, il senso del messaggio in risposta alla lamentela è pienamente a favore delle persone ‘diversamente abili’, secondo lo stile della titolare. Comunque siano andati i fatti, mi scaturiscono due considerazioni: quand’anche si trattasse di pubblicità costruita a tavolino, è un buon motivo per uscire di scena? È risaputo che i social sono incontrollabili e c’è di tutto: più che una piazza pericolosa, li paragono a delle sabbie mobili e la mia valutazione potrebbe essere per difetto. In risposta ad una lettera sul settimanale il venerdì in corso, Michele Serra usa le testuali parole: “Tra le cause del deperimento della democrazia, metto, senza dubbio, l’avvento dei social, catastrofe del logos e della ragion critica, tomba della realtà”. Sull’impoverimento del linguaggio non ci piove, ma anche sullo sfilacciamento delle relazioni. Preferisco pensare che la ristoratrice, conosciuta e apprezzata anche per il suo impegno sociale avesse altri gravi motivi per chiudere così bruscamente il suo percorso terreno. A 59 anni ne aveva ancora molti da vivere e chissà quanto bene avrebbe potuto fare. Magari senza affidarsi alla rete.
Giochi di parole
Domenica sera, ora di cena. Dopo il telegiornale su Rai 3, viro su Rai 1 e mi godo La ghigliottina, parte finale del programma L’eredità condotto dal garbato Marco Liorni. Attualmente il campione in carica è Daniele Alesini che il conduttore chiama ‘dottore’, provvisto di barba e un sorriso cordiale. Le cinque parole selezionate senza sbagliare combinazione sono: Insieme, Ritorno, Potere, Sacco, Posto per un montepremi accumulato di € 190.000. In un minuto bisogna trovare quella che le unisca tutte: ci provo anch’io da casa e le ultime tre mi suggeriscono ‘vuoto’ ma non mi capacito il collegamento con le prime due. Vediamo cosa propone Daniele, che in una precedente puntata aveva già vinto una bella somma. Io non vinco nulla, ovvio ma la soddisfazione di partecipare al gioco di parole, mio strumento di diletto non me la toglie nessuno. Il bello del gioco è confrontare il ragionamento del concorrente con il proprio. Quando il dottore – scoprirò dopo neurologo – spiega che la parola ‘sacco’ gli ha aperto la strada, gongolo di piacere perché è quella che mi ha fatto pensare al gioco ‘sacco pieno sacco vuoto’ come lui, che è molto più giovane di me e padre di tre figli. Il conduttore è molto controllato e alimenta la suspence del pubblico in sala e a casa. Daniele ha scritto sulla tavoletta la sua risposta: ‘Vuoto’ e quando M. Liorni gira la sua tavoletta con scritto ‘Vuoto’ , la parola giusta è un boato di ammirazione che trapassa lo schermo e fa esultare anche me! In un minuto il gentile concorrente – medico e padre – incassa il montepremi che, sommato alla precedente vittoria gli consente di incassare 285.000 euro! E poi c’è chi dice che con le parole non si mangia. Evviva i giochi di parole! Rivedrei volentieri anche Parola mia, da cui ho pescato Verbamea, il nome del mio blog e Verbanostra che condivido con le colleghe scrittrici Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa 💐
Se nevica
Poco prima delle sette sono in cucina dove i miei tre gatti sono in attesa della colazione. Poi penso a me. Da prassi accendo il televisore su RaiUno dove è in corso il programma Uno Mattina in Famiglia e il colonnello Francesco Laurenzi sta per dare indicazioni sull’andamento del meteo. Data la stagione, non mi aspetto stravolgimenti ma avere delle anticipazioni attendibili mi consente di programmare le uscite, già ridotte a causa del freddo e delle mie non ottimali condizioni di salute. Mentre la moka sul fornello comincia a sbuffare, il simpatico colonnello, che mi fa pensare a uno zio buono introduce la meteo – canzone, con la recitazione della poesia di Giovanni Pascoli, LA NEVE che non conoscevo. Riporto il primo e l’ultimo verso, che sono identici, lasciando la libertà di andare a gustare l’intero breve componimento: ‘Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca’. Di Pascoli (san Mauro di Romagna, 31.12.1855 – Bologna, 6.04.1912) so che era uno sperimentatore linguistico, dotato di una grande sensibilità, segnato dalla morte violenta del padre. Non è tra i miei autori preferiti, ma apprezzo molto il suo amore per la natura espresso in semplici immagini iconiche, ma anche in forme intimiste allusive. Tornando alla poesia, l’autore rende musicalmente la discesa dei fiocchi, restituendo l’immagine di un paesaggio silenzioso che si imbianca. È ciò che succede quando nevica. Poi la neve si scioglie, oppure viene spazzata via per consentire la circolazione di uomini e cose. Insomma, un evento piuttosto raro a quote basse e non scontato a quelle alte, dove se scarseggia nelle piste da sci viene prodotta artificialmente. Assodato che preferisco il mare, non mi dispiacerebbe assistere a una spolverata di neve dal calduccio di casa.
Oggi mare (d’inverno)
Sul tablet mi cattura l’immagine di un posto che conosco abbastanza bene, con il titolo ‘Veneto, il borgo marinaro dai mille colori’. Si tratta di Caorle, che ho frequentato d’estate negli ultimi dieci anni, anche perché abbastanza vicina a Pravisdomini, paese di provenienza di mia madre, a circa una trentina di chilometri, se calcolo bene. Inoltre l’hotel Cleofe, all’ingresso della cittadina era proprietà di Cleofe, un’amica di famiglia con cui ho avuto il piacere di trattenermi e di pranzare, prima che se ne andasse. La signora era molto amante dei cani che portava a spasso indisturbata, in età avanzata, divenuta ormai un’istituzione. La foto postata della Chiesa dell’Angelo mi fa quasi respirare lo iodio della scogliera e mi restituisce gli umori del borgo marinaro, dove c’è un vicolo, in prossimità del campanile cilindrico denominato ‘Calle Cusin’: perciò sono quasi a casa mia, anche perché il mare è il mio paesaggio preferito. Ieri ho citato il Massiccio del Grappa e oggi tocca all’alto Adriatico. Il mare mi parla di assoluto, d’infinito, da dove veniamo e della destinazione ultima. Adesso che ci penso, la poesia ‘Dopo’ scritta qualche tempo fa – una sorta di congedo – termina così: Lascio racconti,/brevi romanzi/poesie e fotografie…/per chi mi vorrà contattare/al di là del mare.// Un amico spiritoso che adesso non c’è più, si premurò di chiedermi il numero di telefono! Comunque il mare è il protagonista/artista della poesia ‘Corteggiamento del mare’, che apre la silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro. Pertanto è evidente che per me rappresenta anche un paesaggio dell’anima. Concludo in tema marino, ricordando che il mio nome Ada, in turco significa isola. Tutto ritorna, appartengo alla Madre Terra, nello specifico al suo mare, paesaggio che mi rilassa ed ispira. Ciao mare!
Freddo, Silenzio e Memoria
Cielo limpido e terso, temperatura decisamente rigida: è arrivato il freddo, tutto in regola. Da casa fotografo le cime innevate, che prima delle otto si illuminano dei raggi del sole. È uno spettacolo che dura poco e che mi addolcisce. L’anno nuovo è cominciato, portandosi dietro la guerra in Ucraina e a Gaza, vittime sul campo e vittime civili senza esclusione di colpi. Altre brutture quotidiane fanno aumentare il livello dell’ansia. Volgo lo sguardo lassù, immaginando il profondo silenzio e il Sacrario Militare di Cima Grappa avvolto dalla neve, distesa come una coperta protettiva sulle cose. Erica mi ha inviato uno scatto dal Sacrario che nutre la mia vena creativa. Per associazione di immagini, mi viene in mente una foto in bianco e nero di me bambina, tra i Narcisi del Monte Tomba. Allora – fine Anni Cinquanta – si potevano raccogliere, adesso devono rimanere alla Madre Terra. Mi piace pensare che questo fiore – simbolo di amore eterno da parte di Dio – amante del freddo rinasca per fare compagnia alle salme dei tanti caduti durante il conflitto. Combino gli elementi della mia osservazione e mi esce la poesia che intitolo CENTOMILA NARCISI Mi rivedo/bambina tra i Narcisi/golfino rosa e sorrido./Adesso capelli grigi/e penso./Raccoglievo/i bei fiori profumati/che ora sul posto/devono stare/a ricordare/le vite spezzate/nel Sacrario Militare/custodite./Centomila Narcisi/per centomila caduti/nell’abbraccio/della Terra Madre. Il freddo, il silenzio e la memoria inducono la Pietà. 🙏
GRAZIE! 🧡
Pare che oggi 11 Gennaio sia la giornata internazionale del GRAZIE, nata pochi anni fa. Sottolineo ‘pare’ perché ogni giorno c’è più di una giornata internazionale o mondiale che celebra qualcosa, e si va in confusione. Comunque questa bella parola – GRAZIE – capita opportuna per me che con cautela riprendo oggi la mia normalità quotidiana, dopo circa venti giorni di inattività e autoreclusione in casa, a causa di un disturbo, probabilmente di tipo muscolare che non ha ancora un nome. Attendo conferme dalla mia dottoressa e dal mio fisioterapista che con le prime sedute decontratturanti mi ha già fatto del bene. Le festività appena trascorse…sono trascorse senza colpo ferire, se mi è concesso un gioco di parole. Niente brindisi e cotillon – che non sono nel mio stile – ma temporaneo dolore lancinante, attenuato dal sostegno morale e fisico delle persone che ho la fortuna di frequentare e che intendo ringraziare anche attraverso questo post: Lucia e Marcella, Marta e Veronica, Sara e Francesca, Vilma, Lisa ed Elisa… Valentina da remoto perché Gaia sta mettendo i dentini, Antonietta da Arcade, le due Adriana, Irene, Norina, altra Marta, Marisa da Milano, Paola da Nazaret e poi da Bassano, Pia e Serapia, Manuel e Saul che si è prodigato a farmi la spesa e a sbrigare altre incombenze domestiche. Altri che potrei scordare ma ci sono. In una fase di costrizione, sono stata alimentata dalla loro solidarietà e amicizia, doni preziosi e non monetizzabili. Un grazie lo devo alla mia buona stella, che mi ha consentito oggi di tornare ad essere autonoma, sebbene con molta prudenza: usare l’auto da sola e fare la spesa sono attività routinarie, a volte perfino fastidiose che oggi ho affrontato con spirito diverso, di riconoscenza. Ho perfino rimesso piede al bar, dove una signora mi ha avvicinato, a nome della madre 85enne che voleva avere mie notizie. Un ulteriore incentivo per dire GRAZIE! 🤝
Effetto Befana
La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!
