PRIMA DOMENICA DI PRIMABERA

Mi alzo sotto l’effetto del benessere procurato dall’incontro con il gruppo allargato di persone care che ieri pomeriggio hanno festeggiato il mio compleanno nella gelateria San Gaetano da Mariano a Castelcucco. Pensavo a una rosa di persone, invece alla fine si è costituita un’allegra brigata, come mi piace definirla, con una new entry: Nadia, la mamma di Manuel. Lui mi telefona da Sydney mentre sto dalla parrucchiera (qua sono le 10.30 di mattina, là le 20.30). Rivedo le gradite presenze che ringrazio in una foto scattata da Adriana: Erica, Marta, Marcella, Francesca, Lucia, Pia, Serapia, Nives, Sara, Veronica e Gianpietro, unico graditissimo uomo in un ‘gineceo’ aperto anche ad altri maschi, altrimenti impegnati. Comunque l’intrattenimento è stato quantomeno piacevole, sebbene il contesto non consentisse di fare delle ‘conferenze’. Ci scambiamo opinioni sul quotidiano, scoprendo che Nadia è un’ex allieva di Serapia: un tuffo nel passato alla fine degli Anni Settanta quando l’architetta insegnava Educazione artistica alle medie e Arte alle Magistrali nel collegio delle suore a Crespano. Dalla porta o dalla finestra, la Scuola entra sempre nei nostri discorsi. Tra i presenti, Veronica è la più giovane insegnante in servizio, mentre Adriana conta i mesi per passare il testimone. Io e Gianpietro abbiamo già dato e ci godiamo la pensione, fase della vita apprezzabile se si è in buona salute psico-fisica. In un angolo del divanetto – ci sono stati riservati tre tavolini – depongo i vari doni, soprattutto fiori che amo: tulipani gialli, fresie azzurre, gerbere, ranuncoli, un’orchidea svettante, un’azalea focosa… anche un tulipano di stoffa azzurro e oggetti legati al mondo della natura, gatti compresi, l’altra mia passione. In un bigliettino appuntato sulla carta che avvolge una piantina è sintetizzato lo spirito dell’incontro: “Un piccolo dono per la mia amica Ada, con cui condivido la bellezza del creato, l’amicizia, la lettura e l’arte in se”. Le parole amicizia e condivisione rendono bene l’idea alla base del mio invito, cercato per dare e per ricevere. Di mio offro un segnalibro confezionato per l’occcasione che ha sul davanti la foto di un pesco in fiore e sul retro una poesia intitolata Anni e Fiori, di cui riporto la terza strofa per chiudere il post odierno: Gli amici sono/un bouquet di/fiori variopinto/nel labirinto/delle relazioni/. Posso dire di godermi un sacco di fiori e dei buoni amici.

GODIAMOCI IL BELLO

Pensavo di dedicare il post odierno alla Giornata Mondiale dell’Acqua, ma sono in forte ritardo e viro sulla Laurea Honoris Causa assegnata a don Antonio Mazzi, 95 anni, fondatore di Exodus, comunità nata nel 1984 a Milano che si occupa di accoglienza e di tossicodipendenti. Il famoso sacerdote confida serenamente di essere stato uno scolaro ribelle, bocciato in terza media per cattiva condotta. Esemplari le sue parole: “E mia mamma, diversamente dalle mamme di oggi che accusano i professori, la scuola, il governo, il mondo, si è presa tutta la colpa lei”. In un altro passaggio aveva detto che la mamma usciva piangendo dopo il colloquio con gli insegnanti. L’Università della Tuscia che ha conferito il premio rende pubblica la motivazione che: “Intende celebrare l’eccezionalità dell’opera di don Antonio Mazzi nell’ambito della comunicazione”. Dal canto suo don Antonio ribadisce che: “Vorrei ridare senso alle parole, all’informazione digitale, alla comunicazione, ai rapporti tra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”. Diavolo di un prete, mi viene da dire, tra l’altro operato all’anca a 90 anni a Bassano dal dottor Giovanni Grano, come me. Lo ammiro profondamente, per il suo coraggio, per porsi a servizio degli altri ed anche per come testimonia senza fitri la sua esperienza umana, a partire dagli esordi scolastici deludenti. Anche se oggi verrebbero valutati con metro diverso. In ogni caso, da ex insegnante condivido in toto la critica delle entità nominate per scaricare responsabilità individuali. Educare rimane un impegno da spartire soprattutto con la famiglia, mentre alla scuola compete in primis l’istruzione. Al limitare della vita – tuttora di impegno attivo – don Mazzi può contare su altri titoli di prestigio in pedagogia e scienze sociali, guadagnati tutti sul campo. Una bella carriera professionale, che ci induce a: “Capire quanto la fantasia della vita possa scavalcare ogni nostra immaginazione. Godiamoci il bello e lo strano dei fatti quotidiani”.

Poesia Protagonista

Oggi 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 per promuovere il dialogo, la promozione interculturale e perfino la Pace. Data la situazione mondiale, deduco che ci siano pochi poeti, specie nelle alte sfere. Non mi resta che sperare in un cambio della situazione e nell’aumento dei poeti. Da parte mia coltivo il genere soprattutto di recente, forse più ‘in linea’ con l’età adulta, mentre mi dedico alla scrittura in prosa da sempre. Questione di feeling e di tempo: adesso lo gestisco da pensionata e me ne occupo volentieri. Ho poesie un po’ dappertutto; ogni tanto partecipo a qualche concorso, ma senza brama di vittoria. Mi gratifica l’apprezzamento di qualche lettore e il piacere che posso dare tramite le parole. Un amico artista, nella comunicazione mi riserva l’appellativo ‘Poetessa”: bontà sua, lo ringrazio, sebbene il riguardo mi sembri eccessivo. Comunque con le parole mi sento a mio agio. Non è un caso che il mio blog si chiami verbamea – verba=parole in latino – e quello parallelo verbanostra, in conduzione con le colleghe/amiche Francesca, Sara, Valentina, Veronica ed Elisa che saluto e invito ad alimentarlo. Dedicarsi all’arte, in qualsiasi forma richiede tempo e ‘passione’, non si può fare a comando. Perciò non ho prodotto una poesia per oggi, ma stimolo i lettori a farlo. Sotto la cenere, arde il fuoco: non servono patenti per emozionare. Dopotutto la parola, il linguaggio verbale è ciò che ci distingue dagli altri animali. Lo asseriva anche Cicerone, nel suo forbito latino: Quid esse potest in otio aut iucundius aut magis proprium humanitatis quam sermo facetus ac nulla in re rudis?/ Cosa ci può essere di più piacevole nel tempo libero o di più peculiare di una persona colta di un conversare garbato ed elegante sotto tutti gli aspetti? Poeti, fatevi avanti!

BENVENUTA PRIMAVERA!

BENVENUTA PRIMAVERA Quest’anno l’equinozio di primavera arriva prima, oggi 20 marzo alle ore 10.01 e 21 secondi (la mia collega di Scienze saprebbe spiegare perché, mentre io sorvolo per beata ignoranza). E’ il momento che chiude definitivamente la stagione invernale e inaugura quella primaverile. Questo nel nostro emisfero settentrionale, mentre in quello meridionale corrisponde all’inizio dell’autunno (chiederò conferma a Manuel che si trova in Australia). La data di questo evento astronomico non è fissa e di solito cade tra il 19 e il 21 marzo. In definitiva, è il momento in cui la lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte, il sole splende più luminoso e gli alberi iniziano a germogliare. Si guadagnano in media 4 minuti di sole al giorno fino al 21 giugno. Non a caso la primavera viene identificata con la bella stagione, della rinascita… e pure quella della mia nascita, dato che compio gli anni domani (auguri graditi ma non obbligatori). Scopro che oggi è la Giornata internazionale della felicità. Lo sento per radio di primo mattino, ribadito dal video durante il telegiornale delle sette. Istituita dall’Assemlea generale delle Nazioni Unite il 28 giugno 2012, rappresenta un momento per riflettere sull’importanza della felicità nelle nostre vite. (Per inciso, pare che il giorno più felice dell’anno sia/sarà il 20 giugno, quindi non siamo lontani… e San Felice è da quelle parti, il 29 luglio). Tornando alla felicità, molti sono i sinonimi e mi concentro sui tre che condivido: serenità, soddisfazione, benessere. Nel testo che accompagna un messaggio odierno leggo: “La felicità è fatta di piccole cose, di presenze, di abbracci, di sorrisi…che scaldano il cuore”: un po’ banale, ma piuttosto realistico. I miei studenti a scuola avevano realizzato due cartelloni distinti per Emozioni e Sentimenti. In psicologia la felicità viene associata a un insieme di emozioni che procurano benessere in quantità. Ovidio, il poeta romano del mito e dell’amore diceva: “Felice colui che osa difendere con forza ciò che ama”. Per quanto mi riguarda, i fiori e i gatti contribuiscono a farmi sorridere sempre, cui aggiungo la presenza fisica o affettiva di qualche selezionata persona; non ultima la scrittura, sia attraverso il blolg che in altre forme espressive. Approfitto per ricordare che domani 21 marzo sarà la Giornata Mondiale della Poesia. Un buon motivo per sorridere ed essere contenti.

Tregua e San Giuseppe

Non riesco a scollegare la telefonata Trump – Putin con l’odierna festa del papà, pensando a quanti capifamiglia si è risucchiata la guerra in corso da oltre tre anni. Pare che il lungo colloquio tra il Presidente americano e il capo del Cremlino sia andato bene: ci sarà un cessate il fuoco, ma solo parziale. L’affermazione del leader russo: “Oggi il mondo è diventato un posto molto più sicuro” non mi rassicura affatto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che dobbiamo prepararci alla guerra. Anzi no, le sue parole sono: “Entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa” che è cosa assai diversa da offesa. Se gli Stati Uniti d’America intendono toglierci l’ombrello protettivo, mi pare sensato pensare a come difenderci da eventuali aggressioni. Riarmo sì, riarmo no… intanto i droni continuano a volare sopra le nostre teste. A Gaza è finita la tregua e attacchi israeliani sulla Striscia hanno provocato oltre 400 morti, tra cui oltre 130 bambini. Sono numeri da brivido. Mi sembra che solo il Papa, dal suo isolamento ospedaliero forzato al Policlinico Gemelli pensi seriamente alla Pace, invocando la Misericordia di Dio tramite la Madonna, Regina della Pace. Sono disarmata sull’argomento e fatico a tenere viva la Speranza, come risaputo “ultima dea”. Il mito greco di Pandora andrebbe attualizzato, perché il vaso contenente tutti i mali del mondo, anziché svuotarsi ne ha introdotti altri, a getto continuo. Vorrei che fossero finalmente versate lacrime di gioia, perché delle altre tracimano i fiumi. Magari San Giuseppe, il modello di tutti i papà può fare un miracolo.

12esimo post a 4 mani: Blue Mountains

Manuel mi aggiorna sull’escursione spettacolare che ha fatto nella sua giornata di riposo. Due orette di treno per dirigersi verso le Blue Mountains nella regione Patrimonio dell’Umanità a ovest di Sydney, nota per la sua straordinaria bellezza naturale, le imponenti formazioni rocciose e i territori incontaminati. Gli chiedo subito cosa c’entri il colore blu e questa è la sua risposta: “Quando c’è tanto caldo, essendo la zona boschiva ricoperta da varie specie di eucalipti, dalle foglie e dai legni si genera l’evaporazione dell’olio di eucalipto che crea una nebbiolina celestina, con sfumatura blu-indaco, particolarità da cui il nome”. Le mie narici si espandono, conoscendo le proprietà balsamiche della pianta. Il colore blu poi è il mio preferito, spesso in combinazione con il giallo. Tralascio la simbologia, ma mi ci trovo pienamente. Manuel mi invia delle foto suggestive, precisando che: “Col cellulare son quasi sicuro che non si veda granché; con la macchina fotografica grazie a un filtro a posta conto di avere un po’ enfatizzata la nebbiolina che si vede a occhio nudo”. Esperienza sensoriale anche a livello dell’udito, dato che: “Nella zona scorre qualche torrente”. Sottolineo che tutte le informazioni mi arrivano mentre l’ingegnere/cameriere – perché nella vita bisogna saper fare di tutto – sta tornando in treno. Gli chiedo come va con l’inglese e mi risponde molto bene (noi ovviamente comunichiamo nella lingua madre, l’Italiano oppure in dialetto). Mi torna in mente il pensiero di Francesca che aveva sottolineato sul blog i vantaggi di questa esperienza australiana: un bagaglio di conoscenze e di esperienze di inestimabile valore. Umanizzate dallo scambio. Grazie Manuel!

‘Missione dal Paradiso’, commedia

Pomeriggio festivo dedicato all’evasione. La Filodrammatica Pio X Possagno – nata nel 1992 – presso il teatro dei Padri Cavanis a Possagno presenta la commedia brillante in tre atti ‘Missione dal Paradiso’ di Antonella Zucchini, adattamento e regia di Elia Dalla Zuanna. Ho abitato nel paese del Canova e conosco quasi tutti gli interpreti, due molto bene: Sara Cunial, nei panni di Serafina e Magda Ferraro in quelli di Cesira, entrambe bravissime. Ambientata negli Anni Cinquanta, la commedia fonde sapientemente contenuti realistici con un tuffo nell’altro mondo, rappresentato da Angelo Zanesco nei panni di Gioacchino, marito defunto di Armida, tornato sulla terra per sventare il matrimonio d’interesse di Adelmo con la sua consorte. Con bonomìa è stato trattato un argomento ‘top secret’, con il contorno di rivalità femminili (tra Maria e Pia), arguzia contadina (Cesira e Giuseppe), disturbi dell’età senile (Serafina, Noemi e Teresa), vita agreste e urbana. Il dialetto alleggerisce la conversazione e la citazione di qualche vecchio proverbio aggiunge pepe alle battute. Gli oltre duecento spettatori ridono e sorridono di gusto. Cosa che di questi tempi è salutare per rivitalizzare il buonumore. Dettaglio non trascurabile: ingresso gratuito. Tra il secondo e terzo atto avviene la raccolta di offerte del pubblico. Mi auguro che sia stata all’altezza della prestazione dei tredici interpreti, che hanno donato abilità espressiva e sorrisi in quantità. Nella speranza di rivederli recitare presto in un’altra gustosa commedia.

Tangueri per il Papa

Tra le notizie riguardanti il Pontefice, tutt’ora ricoverato al decimo piano del Policlinico Gemelli mi colpisce questa: oggi pomeriggio in suo onore si esibiranno sotto il suo appartamento dei ballerini di tango. L’idea è venuta a Daiana Guspero, danzatrice di tango argentino a livello internazionale e insegnante in una scuola di Milano che ha invitato i tangueri di tutto il mondo a ballare davanti al Policlinico Gemelli. Papa Francesco apprezzerà di sicuro l’idea. Danza di origine afro-caraibica il tango. Sin dai tempi coloniali gli schiavi neri del Rio de La Plata usavano la parola ‘tango’ per indicare i loro strumenti a percussione, il luogo della danza e la danza stessa. Interessante la sua storia e anche la percezione della danza che si è evoluta nel tempo. Il tango argentino autentico – diverso dal tango da sala – è caratterizzato da una vena introspettiva incentrata sulle interazioni tra i due danzatori che potevano essere anche due uomini. Proprio il 6 Marzo scorso, ho visto la spettacolare performance dei ballerini di tango Pasquale La Rocca e Pablo Moyano durante la trasmissione Splendida Cornice. È noto che il tango è il ballo preferito di Papa Francesco che lo ha ballato in gioventù. Ospite da Fabio Fazio il 7 febbraio 2022, Bergoglio aveva detto: “Un porteno che non balla il tango non è un porteno”, dove porteno significa del porto (di Buenos Aires, capitale dell’Argentina). Insomma, un emblema come il Tricolore per l’Italia. Da ultimo, aggiungo che in gioventù sono stata una virtuosa ballerina di tango, danza che mi rappresenta bene. Non lo ballo più, ma dentro di me continua a vibrare.

Le Idi di marzo

Oggi mi butto sulla Storia, perché non ho selezionato argomenti da trattare suggeriti dal quotidiano e dal video. Del resto il 15 marzo mi frullava in testa per qualcosa che dovevo recuperare dai cassetti della memoria, che infine è riemerso: sono le Idi di marzo, il 15 marzo 44 a.C. quando Giulio Cesare, uno dei massimi protagonisti della storia viene assassinato con 23 colpi di pugnale. Aveva 56 anni, era all’apice del suo potere e stavano per eleggerlo imperatore. Tra i congiurati anche Bruto, suo figlio naturale. Da studente e poi anche da insegnante, avevo un occhio di riguardo per la Storia tra le materie scolastiche e sempre mi sono rammaricata di poterle dedicare solo un’ora del mio ‘pacchetto’ di 12 ore settimanali. Il mio ambito era e rimane la Letteratura, ma quando i due orizzonti culturali si incontrano nasce la scintilla. E’ successo con Giulio Cesare, ‘Pater Patriae’ apprezzato anche come scrittore e tradotto al Liceo classico in svariate occasioni. E’ autore del De Bello Gallico (Le guerre galliche) e del De Bello Civili (La guerra civile), nelle quali narra con chiarezza ed immediatezza le imprese militari. Redatto come un diario di guerra e in terza persona, il De Bello Gallico intende essere uno strumento per difendere la propria persona e la propria condotta politico-militare. E’ risaputo che fosse amato dai suoi soldati, era anche amato dal popolo che aveva cercato di favorire con le sue riforme. Perfino nel suo testamento aveva lasciato trecento sesterzi ad ogni membro del proletariato urbano e ai legionari. Condannato per la sua megalomania, esecrato come prototipo del tiranno, Cesare nei secoli è stato tanto odiato, quanto amato. Il suo ‘tirannicidio’ a tutt’oggi viene considerato imperfetto. Dalla politica mi tiro fuori, però mi è rimasta la simpatia per lui come scrittore: facile da tradurre, va subito al sodo, spianando la strada della comprensione. La semplicità nello scrivere, a mio dire non è un obiettivo di partenza, bensì di arrivo. Credo che Giulio Cesare mi abbia influenzato nell’adottare uno stile lineare nello scrivere, sostenuto poi da altri Maestri più vicini nel tempo. La sua tragica fine ha ampliato l’enorme fama che si era guadagnato in vita.

Fiori terapeutici

Giornata partita male: mi sveglio presto e piove a dirotto. Avrei fatto meglio a restare a letto, anche in considerazione che oggi è la Giornata Mondiale del Sonno/World Sleep Day. Invece mi alzo, corrucciata perché manca il sole. Sono dubbiosa sul prosieguo della giornata e dopo colazione mi metto al computer: Ben, Rex, Flavio e Mariuccia mi tengono compagnia. In realtà è come se scrivessi una storia a sei mani, perché di uno filtro i vocali e della sorella i messaggi. Ho tracciato il percorso di una storia di cani, Ben e Rex appunto che passano dal canile alle cure amorevoli delle persone. La novità del soggetto mi stuzzica e spero ne uscirà qualcosa di buono. Verso le nove – piove ancora – qualcuno suona il campanello: è Reginaldo che mi porta due uova di una gallinella che va a deporle tra le sue balle di fieno. Sono piccole e bianchissime, un dono della natura. A metà mattina si può uscire, ma con l’ombrello. Capatina al bar e rapida occhiata al quotidiano locale dove scarto tutti i titoli dei servizi, senza trovarne uno meritevole di post. Una cliente mentre sorseggia il caffè confida che col brutto tempo il cane “sa da freschin” espressione dialettale veneta, intraducibile al momento in italiano, se non con “odore di pesce non fresco” e “odore da canali quando l’acqua è bassa”. Interpellata, opto per “sa un odore sgradevole” ma convengo che non è la stessa cosa. Mi piace quando il bar si veste da biblioteca. Passo in cartoleria e prendo la Repubblica con annesso settimanale, di recente innovato ma non in meglio, a mio dire. Torno a casa e non piove più. Sbircio nel vaso di fiori sotto il portico e noto che sono sbocciati tre Giacinti gialli e uno rosa. A loro la pioggia ha fatto bene. E loro fanno bene al mio umore. 🪻