La vita è breve, l’arte è lunga (Seneca)

Oggi vado a trovare Seneca, metaforicamente parlando. Me lo suggerisce la frase posta sotto alla data odierna, venerdì 17 ottobre: Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare – Lucio Anneo Seneca – filosofo, poeta e politico romano 4 a.C. – 65 d.C. Mi piacciono questi incontri casuali che favoriscono un recupero letterario e filosofico. D”estate, come ‘antipasto’ in un hotel a Bibione mi dilettavo a leggere le frasi scritte in calce al menu del giorno, a ricordare che anche la mente ha bisogno di nutrimento. Seneca era nato a Cordova, in Spagna e morì a Roma, costretto al suicidio per ordine dell’imperatore Nerone, per la presunta implicazione nella congiura contro di lui. È tra i massimi esponenti dello stoicismo ellenistico. Attivo in molti campi, compresa la vita pubblica, fu senatore e questore durante l’età giulio-claudia. A me interessa come scrittore, autore de “Le lettere morali” (62-65 d.C.) e come filosofo. Ecco cosa ci insegna: la gestione del tempo, il controllo delle passioni, l’accettazione della morte… in sintesi a vivere in armonia con la ragione e le virtù, promuovendo una società più giusta. Fu maestro di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo. L’ho conosciuto da liceale attraverso le traduzioni dal Latino e non ho smesso di apprezzarlo. Mi rallegro quando lo incontro. Sue le seguenti frasi: La vita è come uno specchio: se sorridi, ti sorride indietro – L’importante non è quanto tempo vivi, ma come vivi il tempo che hai – La vita è breve, l’arte è lunga. Grande Maestro, da contattare spesso!

Una storia di fratellanza

È mia consuetudine iniziare a leggere settimanali e anche libri dalla fine, una bizzaria che potrebbe avere un risvolto psicologico. Comunque mi offre l’opportunità di fare la personale recensione al libro: Io sono mio fratello di Giorgio Panariello. L’autore usa l’ultima pagina, di norma dedicata ai Ringraziamenti per chiedere scusa:a varie persone e per diverse ragioni. Infine chiede scusa a otto scrittori “e a tutti gli scrittori degni di questo nome”. Folgorata da tanta delicatezza ed essendo anch’io una che scrive – senza santi in Paradiso – riconosco in Giorgio un collega veramente dotato: di fluidità narrativa, misura, equilibrismo nel trattare argomenti tosti con dolcezza. Usando la gamma dei colori per rappresentarlo, gli attribuirei un celeste brillante (il mio colore preferito). Quanto al contenuto, è spalmato su una trentina di episodi che abbracciano la vita dell’autore, dall’infanzia alla maturità che vive “come uno zingaro, un nomade”, a sottolineare lo spirito libero. Co-protagonista è il fratello Franco, “Il Dante Alighieri dei poveri” come si era definito. Una storia di fratellanza cementata sulle fragilità di uno e il tentativo di normalizzarlo dell’altro. Niente lieto fine in apparenza, anzi sì perché Franchino, con un occhio storto e un polmone solo, è arrivato a destinazione “non per una dose eccessiva, ma per un’eccessiva dose di fiducia negli altri”. Da leggere e rileggere.

Sogni infranti e vite spezzate

Che amarezza, morire in servizio per un piano demenziale a tutela di un bene materiale. Tre fratelli fuori di testa provocano un incendio con esplosione che causa la morte di tre carabinieri e il ferimento di altre 25 persone. Italia, Veneto, nella notte tra il 13 e il 14 Ottobre 2025. Ad aggravare il fatto, l’intenzione di compiere una strage era nota. Balordi o assassini, i fratelli Ramponi, non fa differenza di fronte alla tragedia messa in atto. I titoli degli articoli odierni formano una triste collana attorno alle sfortunate vittime, I tre caduti del dovere: Valerio Daprà, 65 anni, bresciano trasferitosi a Padova, Davide Bernardello, 36 anni, cresciuto a San Giorgio delle Pertiche, Marco Pifferi, 56 anni, abitava a Sant’Ambrogio di Trebaseleghe. Diverse pagine dei quotidiani sono dedicate ai loro ritratti. Già i titoli riassumono le persone: Una vita in prima linea “Doveva andare in Libano, il rinvio pochi giorni fa” (Marco Piffari), Dall’esercito all’Arma, fin da ragazzino voleva mettersi una divisa (Davide Bernardello), I suoi sogni: la pensione e acquistare un camper per girare l’Europa (Valerio Daprà). Sogni infranti e vite spezzate. Poi un titolo che in qualche modo attenua lo sgomento: “Ho visto colleghi morire ma siamo carabinieri: sappiamo che si rischia” Infine: Deciso il lutto nazionale Tre giorni di bandiera a mezz’asta in Veneto. Sono desolata. Ogni giorno muore qualcuno non per cause naturali, ma morire in servizio per un flagello annunciato da tre fratelli mentecatti ha il sapore amaro di una beffa. Col senno di poi, forse si sarebbe potuto evitare, tuona qualcuno. Se anche fosse, non serve piangere sul latte versato. Tenere viva la memoria dei tre carabinieri serve a restituirgli un pietoso e doveroso riconoscimento.

La Pace siamo noi

Protagonista indiscusso degli accordi di Pace è Donald Trump che dice: “Abbiamo cambiato la storia”. Il suo pluralis maiestatis/plurale di maestà (tipicamente un sovrano, un’autorità o Dio) suppongo si riferisca agli altri firmatari, i leader di Egitto, Turchia e Qatar, ma si espande su tutte le persone intenzionate a costruirla, la Pace. Per quanto riguarda la storia, è indubbio che “la storia siamo noi”, come canta Francesco De Gregori nel brano contro la disaffezione politica. Quando insegnavo Lettere alle medie, la distribuzione delle mie ore settimanali per classe ne prevedeva solo una per la disciplina Storia. Capitava che andassi a ‘rubare’ un po’ di tempo alle ore di Italiano, perché il programma era vasto, il coinvolgimento mio e dei ragazzi intenso. Ho un paio di amici che fanno parte di un volenteroso Gruppo di Storia. Dedicano tempo ed energie in ricerche, a beneficio della collettività. Grazie alla loro ricerca lunga e complessa riguardo i fatti dei 13 Martiri, sabato 18 ottobre p.v. sarà conferita dal Presidente della Camera dei Deputati On. Lorenzo Fontana la Medaglia d’Oro al Merito Civile al Comune di Cavaso del Tomba “Per l’esempio estremo di sacrificio e di virtù civiche nella lotta di liberazione del periodo bellico del settembre 1944”. Stamattina verso le 11 seguo la diretta del TG1 su Papa Leone XIV in visita ufficiale al Quirinale. Riporto un pensiero del Presidente Mattarella che condivido: “La pace duratura risiede nei cuori e comincia da ognuno di noi”.

L’alba di un nuovo Oriente

Non so che temperatura ci sia oggi in Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv, ma il calore umano tra applausi, lacrime e pianti per la restituzione dei venti ostaggi di Hamas me lo immagino. I quotidiani aprono tutti con la notizia che fa ben sperare per il prosieguo; la strada verso la Pace duratura è lunga e irta di ostacoli. Ho visto la piazza di Tel Aviv stracolma e l’abbraccio con i familiari di alcuni sopravvissuti, cui auguro il ritorno alla ‘normalità’ se mai sarà possibile. Ogni lunedì, la pagina Lettere al direttore del Corriere è curata dal direttore Luciano Fontana. Stamattina risponde al lettore Gian Paolo Ferraioli riguardo la speranza che non si replichi l’amara considerazione di Abba Eban: “gli arabi non perdono occasione per perdere ogni occasione”. La risposta del direttore è compresa nel titolo: Forse è l’ultima occasione, i Paesi arabi non la perdano. Nello specifico, per Paesi arabi si intendono il Qatar, la Turchia, l’Egitto, l’Autorità palestinese e perfino l’Iran “che ha diretto e armato le formazioni terroristiche a Gaza e in Libano”. Nel complesso, è doveroso nutrire un briciolo di speranza che sia la volta buona di dare una terra ai palestinesi. Dopo 738 giorni di guerra, finalmente nella Striscia di Gaza si comincia e respirare la Pace. •

Benedetta Pace

“Voglio tornare a casa mia, anche se distrutta” sono le accorate parole che una palestinese rilascia a un giornalista. Dopo l’accordo di Pace di venerdì 10 ottobre, l’esodo adesso avviene all’incontrario. La Protezione Civile di Gaza ha riferito che circa 200.000 persone, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono di ritorno nel nord del territorio palestinese. Tra poche ore è prevista la liberazione di 48 ostaggi, di cui 20 ancora vivi nelle mani di Hamas, e la liberazione di 1950 prigionieri palestinesi da parte di Israele, di cui 250 condannati all’ergastolo. Dopo l’attacco di Hamas a Israele il 7 ottobre 2023 con migliaia di morti da entrambe le parti e la pressoché totale distruzione di Gaza, l’augurio che la Pace diventi definitiva è planetario. Per i sopravvissuti, il dopo sarà dolorosissimo. Immagino il miscuglio di sentimenti di chi torna a casa e non la trova. Nel servizio di stamattina, un palestinese ha trovato il suo divano sotto un cumulo di macerie, metafora di un conforto adesso improponibile. Tuttavia l’oggetto simboleggia una scheggia di futuro, un oggetto materiale cui aggrapparsi per riemergere dall’inferno subìto. Tema altamente drammatico la restituzione ai familiari delle salme di chi è morto durante la prigionia, al netto di quelle che forse non saranno recuperabili. Mi permetto due versi: Benedetta Pace/tanto desiderata/da averti dimenticata./A passi felpati/avanza generosa/ tra i cuori provati/dei sopravvissuti.//

Maria Corina, paladina della Pace

La mia amica Lucia è legata a doppio filo col Venezuela, nel senso che è nata là, a Ciudad Bolivar sul fiume Orinoco da genitori veneti emigrati, tornati successivamente in Pedemontana quando lei aveva solo tre anni (Dal Venezuela a Castelcucco è l’episodio iniziale del mio libro Passato Prossimo dove racconto la storia della sua numerosa famiglia). Nonostante fosse molto piccola, ha mantenuto legami forti con il Paese sudamericano dove spera di tornare una volta o l’altra. Con un messaggio mi informa che l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado (Caracas, 7 ottobre 1967) che lo ha dedicato al popolo venezuelano e a Trump. Leader dell’opposizione, 58 anni, madre di tre figli, laureata in Ingegneria industriale, vive in clandestinità da un anno. Soprannominata la “dama de hierro”, ovvero la signora di ferro, mi ispira molta simpatia. Trump è rimasto a bocca asciutta, ma si è congratulato con la vincitrice, sottolineando che: “L’ho aiutata nel suo cammino”. Questa la motivazione del premio: ‘Per il suo lavoro nella promozione dei diritti democratici e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia in Venezuela’. Lunga vita a Maria Corina e Nuova vita al Venezuela!

Difetto di Etica

Oggi sono di corsa e mi fermo sul primo fatto di attualità che avrei preferito archiviare: Sospese le due nuotatrici del furto a Singapore “Salteranno gli Europei” è il titolo dell’articolo di cronaca di Alessandra Retico a pag. 28 del quotidiano la Repubblica. I fatti sono noti e risalgono al 14 Agosto: Chiara Tarantino, 22 anni e Benedetta Pilato, 20 anni, nuotatrici azzurre subiscono fermo e sequestro dei passaporti allo scalo di Singapore con l’accusa di furto di alcune boccette si oli essenziali al duty free. Tornavano da una vacanza che avrebbe dovuto concludere in bellezza i Mondiali finiti il 3 Agosto (dove B. Pilato ha vinto un bronzo nei 50 rana). Rientrate in Italia, grazie ad ambasciata e Farnesina entrambe ammettono le proprie responsabilità e patteggiano 90 giorni di stop dal 9 Ottobre, ieri. Non potranno partecipare alle attività federali, compresi gli Europei in Polonia. Se vorranno allenarsi, dovranno farlo in strutture e forma privata, senza tecnici a monitorarle. Storia triste e amara, per difetto di Etica. Il comportamento delle due azzurre dimostra leggerezza infantile. Stento a credere che non fossero state allertate sulla rigidità dei controlli a Singapore, dove sono considerati reati comportamenti che qualcuno definirebbe ragazzate. C’è di buono che l’hanno ammesso. Ma molta acqua passerà sotto i ponti, prima che le protagoniste del furto, gli sportivi e non sportivi se lo scordino.

Ottobrata

Ottobrata Siàmo in fase “Ottobrata”, quasi una seconda estate in autunno. Ma il termine non nasce in ambito metereologico, bensì a Roma dove i Romani indicavano le scampagnate domenicali di ottobre: gite fuori porta che si facevano dopo la vendemmia, quando il clima era ancora mite e le giornate soleggiate. Come quelle che ci stiamo godendo, che si manterranno su valori molto confortevoli e una escursione termica relativamente contenuta. La premessa introduce l’argomento del post odierno che riguarda la bellezza della natura in questo periodo. Ne ero convinta ma mi confortano due testimonianze. Manuel, rientrato di recente da Sydney ha ospitato una coppia di parenti australiani, scarozzandoli per il Pelpaese, Dolomiti comprese. La cugina se ne è innamorata, dicendo che non serviva andasse in Australia per vedere paesaggi straordinari. L’espressione ‘Bel Paese’ deriva dai versi di Dante e Petrarca, e si è affermata non solo per la geografia affascinante, ma anche per la cultura e molto altro ancora. Mariuccia ama la natura che fotografa. Ieri sera mi ha inviato delle foto scattate sul Lago di Levico che sono una meraviglia! Quella che posto su Instagram sembra un dipinto: ci sono otto anatre sul tappeto erboso che si stanno avviando verso il lago celeste. Una sinfonia di colori che trasmette una grande serenità. Come diceva Vincent Van Gogh: “E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?”

Gli esami non finiscono mai

Da ragazza, tra i lavori che avrei potuto fare avevo considerato anche il correttore di bozze, per la mia predisposizione al mondo letterario. Poi sono stata inserita nel variegato mondo dell’insegnamento, di cui non mi pento, perché mi sta dando anche da pensionata soddisfazioni impensate. Ieri mi sono calata nei panni del correttore di bozze, il professionista che revisiona e corregge un testo, per garantirne la correttezza formale e la leggibilità, sia per la stampa tradizionale che per la pubblicazione. Normalmente le bozze sono corrette dall’autore insieme con il curatore editoriale, che io non ho. Quindi doppio lavoro. Da insegnante, ho corretto centinaia di compiti, attività che mi faceva anche sorridere. Però gli interventi sulle prove di stampa sono altra cosa: errori tipografici, di battitura, formattazione… non sono nelle mie corde. Tuttavia l’ho fatto, con il prezioso supporto di Manuel Munaron. Insieme abbiamo revisionato la bozza di Amici Inaspettati finalmente in dirittura d’arrivo. Immagino i cani della storia abbaiare festosi, mentre mi sento “Sorvegliata dagli sguardi inimmaginabili” di quelli adombrati nel dipinto in copertina di Noè Zardo. Il tutto in studio, dinanzi al computer, tra un bicchiere d’acqua e un cono gelato, mentre il ‘cervellone’ faceva con comodo le sue verifiche. Sono trascorse cinque intense ore. Alla fine ci sentivamo come alla fine di un tour de force, stanchi ma soddisfatti. C’è sempre da imparare. Io dal mio ex alunno speciale diventato ingegnere elettronico. A conferma che: “Gli esami non finiscono mai” come dice Eduardo De Flippo nella famosa commedia così intitolata.