La mia amica Lucia è legata a doppio filo col Venezuela, nel senso che è nata là, a Ciudad Bolivar sul fiume Orinoco da genitori veneti emigrati, tornati successivamente in Pedemontana quando lei aveva solo tre anni (Dal Venezuela a Castelcucco è l’episodio iniziale del mio libro Passato Prossimo dove racconto la storia della sua numerosa famiglia). Nonostante fosse molto piccola, ha mantenuto legami forti con il Paese sudamericano dove spera di tornare una volta o l’altra. Con un messaggio mi informa che l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado (Caracas, 7 ottobre 1967) che lo ha dedicato al popolo venezuelano e a Trump. Leader dell’opposizione, 58 anni, madre di tre figli, laureata in Ingegneria industriale, vive in clandestinità da un anno. Soprannominata la “dama de hierro”, ovvero la signora di ferro, mi ispira molta simpatia. Trump è rimasto a bocca asciutta, ma si è congratulato con la vincitrice, sottolineando che: “L’ho aiutata nel suo cammino”. Questa la motivazione del premio: ‘Per il suo lavoro nella promozione dei diritti democratici e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia in Venezuela’. Lunga vita a Maria Corina e Nuova vita al Venezuela!
Mese: ottobre 2025
Difetto di Etica
Oggi sono di corsa e mi fermo sul primo fatto di attualità che avrei preferito archiviare: Sospese le due nuotatrici del furto a Singapore “Salteranno gli Europei” è il titolo dell’articolo di cronaca di Alessandra Retico a pag. 28 del quotidiano la Repubblica. I fatti sono noti e risalgono al 14 Agosto: Chiara Tarantino, 22 anni e Benedetta Pilato, 20 anni, nuotatrici azzurre subiscono fermo e sequestro dei passaporti allo scalo di Singapore con l’accusa di furto di alcune boccette si oli essenziali al duty free. Tornavano da una vacanza che avrebbe dovuto concludere in bellezza i Mondiali finiti il 3 Agosto (dove B. Pilato ha vinto un bronzo nei 50 rana). Rientrate in Italia, grazie ad ambasciata e Farnesina entrambe ammettono le proprie responsabilità e patteggiano 90 giorni di stop dal 9 Ottobre, ieri. Non potranno partecipare alle attività federali, compresi gli Europei in Polonia. Se vorranno allenarsi, dovranno farlo in strutture e forma privata, senza tecnici a monitorarle. Storia triste e amara, per difetto di Etica. Il comportamento delle due azzurre dimostra leggerezza infantile. Stento a credere che non fossero state allertate sulla rigidità dei controlli a Singapore, dove sono considerati reati comportamenti che qualcuno definirebbe ragazzate. C’è di buono che l’hanno ammesso. Ma molta acqua passerà sotto i ponti, prima che le protagoniste del furto, gli sportivi e non sportivi se lo scordino.
Ottobrata
Ottobrata Siàmo in fase “Ottobrata”, quasi una seconda estate in autunno. Ma il termine non nasce in ambito metereologico, bensì a Roma dove i Romani indicavano le scampagnate domenicali di ottobre: gite fuori porta che si facevano dopo la vendemmia, quando il clima era ancora mite e le giornate soleggiate. Come quelle che ci stiamo godendo, che si manterranno su valori molto confortevoli e una escursione termica relativamente contenuta. La premessa introduce l’argomento del post odierno che riguarda la bellezza della natura in questo periodo. Ne ero convinta ma mi confortano due testimonianze. Manuel, rientrato di recente da Sydney ha ospitato una coppia di parenti australiani, scarozzandoli per il Pelpaese, Dolomiti comprese. La cugina se ne è innamorata, dicendo che non serviva andasse in Australia per vedere paesaggi straordinari. L’espressione ‘Bel Paese’ deriva dai versi di Dante e Petrarca, e si è affermata non solo per la geografia affascinante, ma anche per la cultura e molto altro ancora. Mariuccia ama la natura che fotografa. Ieri sera mi ha inviato delle foto scattate sul Lago di Levico che sono una meraviglia! Quella che posto su Instagram sembra un dipinto: ci sono otto anatre sul tappeto erboso che si stanno avviando verso il lago celeste. Una sinfonia di colori che trasmette una grande serenità. Come diceva Vincent Van Gogh: “E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?”
Gli esami non finiscono mai
Da ragazza, tra i lavori che avrei potuto fare avevo considerato anche il correttore di bozze, per la mia predisposizione al mondo letterario. Poi sono stata inserita nel variegato mondo dell’insegnamento, di cui non mi pento, perché mi sta dando anche da pensionata soddisfazioni impensate. Ieri mi sono calata nei panni del correttore di bozze, il professionista che revisiona e corregge un testo, per garantirne la correttezza formale e la leggibilità, sia per la stampa tradizionale che per la pubblicazione. Normalmente le bozze sono corrette dall’autore insieme con il curatore editoriale, che io non ho. Quindi doppio lavoro. Da insegnante, ho corretto centinaia di compiti, attività che mi faceva anche sorridere. Però gli interventi sulle prove di stampa sono altra cosa: errori tipografici, di battitura, formattazione… non sono nelle mie corde. Tuttavia l’ho fatto, con il prezioso supporto di Manuel Munaron. Insieme abbiamo revisionato la bozza di Amici Inaspettati finalmente in dirittura d’arrivo. Immagino i cani della storia abbaiare festosi, mentre mi sento “Sorvegliata dagli sguardi inimmaginabili” di quelli adombrati nel dipinto in copertina di Noè Zardo. Il tutto in studio, dinanzi al computer, tra un bicchiere d’acqua e un cono gelato, mentre il ‘cervellone’ faceva con comodo le sue verifiche. Sono trascorse cinque intense ore. Alla fine ci sentivamo come alla fine di un tour de force, stanchi ma soddisfatti. C’è sempre da imparare. Io dal mio ex alunno speciale diventato ingegnere elettronico. A conferma che: “Gli esami non finiscono mai” come dice Eduardo De Flippo nella famosa commedia così intitolata.
Super luna di Ottobre
Non ho ancora fatto il cambio degli armadi, ma sto recuperando articoli di abbigliamento in linea con la temperatura, stamattina alle nove di dodici gradi. Ad esempio, una giacca si lana a quadretti su fondo verde che era di mia madre. Aveva la mia stessa struttura fisica e non mi dispiace indossare capi che le erano appartenuti. Serve a risparmiare e anche a mantenere un feeling con una persona cara. Sensori del cambio stagionale sono i miei gatti che da qualche giorno rincasano verso le 21.30 e poi si scelgono una poltrona per riposare. Fiocco e Pepita si acciambellano vicini, come quando erano piccoli – adesso hanno tre anni e pesano sui cinque chili – e mi fanno tenerezza, anche se il loro comportamento non è una scelta d’amore, ma suggerito dal bisogno di scaldarsi reciprocamente. Quando mi distendo sulla poltrona relax verso le 21.30, Grey si accomoda sulle mie gambe e comincia a ronfare. Di solito chiudo i balconi tardi, perché mi piace vedere attraverso i vetri le ombre che si allungano. Ieri sera ho un po’ tardato, e quando sono salita in camera, sono stata investita dalla luce lunare, uno spettacolo che mi ha suggerito la poesia Luna tonda e gialla che segue: La luna stasera/di novità è foriera,/tonda e gialla/sembra una palla/in mezzo al cielo blu./E tu che fai laggiù/donnina trafelata?/L’ imprevista domanda/per quanto ipotetica/mi ha raggelata./Mi fermo a pensare/cosa potrei dire,/mortificata di non /trovare le parole/giuste e doverose./Cosa vuoi che ti dica,/Luna confidente e amica?/ Mi prendo altro tempo/per una risposta esauriente,/ma su due piedi non mi viene niente.//
Solitudine e Creatività
“La briscola contro la solitudine” è il titolo del servizio in coda a 1Mattina News che mi fa iniziare la settimana col sorriso. A Perugia, Mara Bardellini pubblica sui social un invito per chi fosse disposto a fare un po’ di compagnia alla madre Maria, impossibilitata a uscire e privata di relazioni sociali. Questo il testo pubblicato: “Cerco compagni di briscola per mamma Maria, lei ama giocare a carte. In cambio offriamo chiacchiere e merenda, venite in tanti”. Ammirevole l’iniziativa della signora che si è impegnata per riempire i pomeriggi alla madre. L’appello è diventato virale e in molti si sono fatti vivi. Durante la trasmissione viene intervistato anche Stefano Zecchi, scrittore, opinionista e quant’altro che riconosce in questo caso la positività dei social. Io non so giocare a carte, ma mi piace scrivere. Prima della pandemia ero stata in qualche casa di soggiorno per anziani, a leggere poesie e racconti. Devo ammettere con reciproca soddisfazione. Conservo un fiore di carta che le ospiti di una struttura mi avevano regalato. Nel 2021 ho subito il primo intervento alle anche, seguito dal secondo nel 2024, per le preziose mani del dottor Giovanni Grano. Vado in palestra una volta la settimana e cammino q.b. Sono indipendente e autonoma. La solitudine non mi fa paura, la confusione sì. La casa è l’ambiente silenzioso che mi permette di creare. Salute permettendo, sono disposta a uscire ancora, per intrattenere – Gratis et amore Dei – chi volesse prestare orecchio alle mie storie.
Un ottimo raccolto
Di sabato mattina, prima di andare dalla parrucchiera Lara a Possagno, se dispongo di venti minuti faccio una puntatina al bar, giusto per sfogliare il quotidiano e prelevare una notizia su cui poi scrivere il post. In paese, al Viceversa mi capita una doppia gradita sorpresa: incontro Jenny Diaz e Nadia Torresan, due ex alunne che mi salutano cordialmente. Dopo circa trent’anni sono diventate due belle signore, mentre io sono la fotocopia invecchiata, ma somigliante di quella che ero. È sempre un piacere condividere con persone gentili esperienze del passato. Jenny è in uscita, mentre io sto per entrare: “Professoressa, non mi riconosce più? Sono la Jenny!”. In effetti riconosco la voce e anche la fisionomia che mi riporta alla ragazzina sudamericana che era. Adesso è madre di due figli, si è stirata i capelli neri e ricci che sono ora di un caldo marrone. Scambio due chiacchiere. Poi entro, prelevo Il Gazzettino e mi siedo vicino alla porta, concentrandomi sulle notizie. Si avvicina una cliente alta e bionda, vistosa, con un elegante spolverino bianco e si presenta: Nadia Torresan, un’altra ex alunna dei miei esordi professionali. Mi dice che legge sempre i miei post e sono molto compiaciuta di averla tra i miei lettori. Tra l’altro scopro che abita in paese, come Jenny. Mi sembra di raccogliere un tesoro seminato nel passato senza particolari aspettative. Parafrasando il mio libro Dove i Germogli diventano Fiori, è una grande soddisfazione constatare che il terreno fertile ha favorito un ottimo raccolto.
“Non c’è posta per te”
Accattivante la copertina del settimanale il venerdì con la cassetta postale rossa e il titolo “Non c’è posta per te” riguardo la prossima fine – il 30 dicembre 2025 – delle Poste danesi. Leggo con interesse l’articolo interno di Daniele Castellani Perelli, riandando con la memoria all’esordio lavorativo di mio figlio come postino, quasi vent’anni fa. Fu un “inizio con i fiocchi” perché nevicava e gli prestai la mia panda color pavone per raggiungere l’ufficio postale dove si trattenne circa tre mesi, a tempo determinato. Non ci fu un seguito, ma l’esperienza piacque a me e a lui. Adesso mi fa una certa tristezza pensare che in Italia il volume di lettere e cartoline, tra il 2008 e il 2023 è calato, anzi crollato del 68 per cento. Certo le email sono più veloci delle lettere, arrivano subito, sono gratis e fors’anche più ecologiche. Ma era bello trattenersi con Ermanno, il postino gentile che mentre mi porgeva la posta mi chiedeva come stavo. Era stato lui a far balenare l’idea a mio figlio ragazzino di fare da grande il suo lavoro. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente le nostre abitudini. Ricevere adesso una cartolina è cosa rara. L’ultima me l’ha spedita Manuel da Singapore e la conservo come un cimelio. In uno scatolone in cantina ne conservo parecchie: di familiari, amici, compagni di scuola. Sono datate e forse dovrei privarmene. Però sono documenti di un tempo che ho vissuto e fanno parte della mia ‘avventura umana’. Chiudo, ricordando la canzone Una cartolina, di Marisa Sannia (1966). Da risentire. 📭
Attenzione ai piedistalli
Oggi faccio lavoro di imbastitura, non con ago e filo – con cui non ho dimestichezza – ma con tre articoli giornalistici riguardanti lo stesso argomento che lascio svelate al lettore. Di seguito riporto il titolo dei tre scritti in qualche modo collegati: Belluno: “una statua dedicata alla mamma”, il comune vota sì apparso sul Gazzettino un paio di giorni fa; l’articolo di Marco Consoli “Ritrovarsi madre senza averlo scelto” su il venerdì in corso e “Single è bello, ma singola lo è di più”, di Claudia Arletti, sempre sullo stesso settimanale. Il minimo comune denominatore è la donna, con o senza il ruolo genitoriale. Io sono una single con figlio, quindi mi sento parte in causa per dire la mia. Oggi per fortuna la donna si può realizzare professionalmente in svariati ambiti, con o senza figli. Penso alla simpatica Amalia Ercoli-Finzi, 88 anni, madre di cinque figli, ingegnera aeronautica; ma anche a Rita Levi Montalcini, che non ebbe figli e dedicò la sua vita alla Scienza fino alla morte, avvenuta a 103 anni. In tempo di denatalità, complimenti a chi fa figli, senza tuttavia enfatizzare il ruolo materno, in cui una persona può essere catapultata, come la protagonista del film L’attachement/La tenerezza, in sala dal 2 ottobre di cui parla l’articolo di Marco Consoli. Infine, io sono contenta di essere madre, ma più ancora di non essermi fatta imbrigliare dal ruolo materno. La persona è una somma di potenzialità che si armonizzano nella varietà. C’è posto per tutti, senza mettere sul piedestallo nessuno (che poi potrebbe cadere).
Omaggio a Grazia Deledda
Conosco Grazia Deledda dai tempi del Liceo e la mia ammirazione è rimasta inalterata. Ho letto diversi romanzi dell’unica donna italiana Nobel per la Letteratura nel 1926. Canne al vento è ritenuto il suo capolavoro, ma io preferisco La madre, romanzo intimista del 1920, uscito l’anno prima a puntate su un giornale. Del resto la grande scrittrice sarda (Nuoro, 27 settembre 1871- Roma, 15 agosto 1936) aveva iniziato giovanissima la carriera letteraria, pubblicando racconti su riviste, ottenendo il primo successo con il romanzo Anime oneste (1895). In età scolare aveva ripetuto l’ultima classe elementare non per demerito – allora le bambine non proseguivano gli studi – ma perché ritenuta dalla sua maestra ‘intelligentina”. Da autodidatta è arrivata al Nobel per la Letteratura, con la motivazione: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale”. Dal 1985 su Venere c’è un cratere dedicato a lei, grazie all’associazione americana “National Organization for Women”, onore che condivide con altre figure illustri della storia, delle arti e delle scienze. Attaccatissima alla sua terra, fu sepolta per suo desiderio nel cimitero del Verano in una tomba a forma di nuraghe. Successivamente, nel 1959 le sue spoglie furono traslate nel cimitero di Nuoro, nella Chiesa della Solitudine. La parola solitudine si addice bene alla Deledda, scrittrice riservata e attenta alle sfumature dell’animo umano. Attualissima direi: nel succitato romanzo La madre, la protagonista, madre di un prete innamorato di una parrocchiana muore in chiesa per il timore che l’intreccio venga svelato. Grande anima, accostata a Verga e agli scrittori russi. Da leggere e rileggere.
