Notizia ‘ridicola’

Il quotidiano abbonda di cronaca: per lo più bianca, ma anche nera e talvolta rosa. La notizia su cui mi soffermo oggi ha del ridicolo, nel senso che fa ridere ma nello stesso tempo potrebbe fare piangere. Si tratta dell’ossessione del tycoon, l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di essere insignito del Nobel (presumo della Pace). Ne parla l’articolo di Federico Rampini a pag.13 del Corriere odierno, con tanto di foto di Donald corrucciato, persuaso che non gli daranno l’ambito premio, perché c’è chi gli rema contro. Chissà perché… Per la legge del contrappasso – centrale nella Divina Commedia di Dante Alighieri – nella pagina Spettacoli dello stesso quotidiano, leggo: “Springsteen attacca Trump davanti ai 58.000 di San Siro”, cui rivolge l’invito: “Facciamo sentire la nostra voce a un governo corrotto”. Ho sempre pensato che troppi soldi danneggino il cervello, ma il Nobel per la Pace a Trump mi suona una barzelletta. Che poi lui ci tenga, con le mire che ha non mi stupisce. Sarebbe il quinto presidente americano a ricevere il riconoscimento, dopo T. Roosevelt nel 1906, W. Wilson nel 1919, J. Carter nel 2002 e B. Obama nel 2009. Forse ci sperava quando disse ai quattro venti – cioè al mondo intero – che avrebbe portato la pace tra Russia e Ucraina, miracolo che non gli compete, a quanto pare, dato che la guerra è ancora in corso ed anzi ne sono scoppiate altre. Se questa è l’America, meglio farne a meno ed imparare a risolvere i problemi europei con i nostri mezzi. Quando insegnavo, ricordo che assegnai un compito in classe sul famoso “Yes, we can” (Sì, ce la faremo), slogan di Barack Obama durante la sua campagna presidenziale. Ho chiesto di ricopiare gli elaborati migliori per me, che ogni tanto rileggo. Erano bei tempi quelli, rispetto agli attuali: altre persone alla guida del mondo, altro sentire, altre risorse. Bisogna recuperare la fiducia e dire ancora: Yes, we can!