Tu chiamale se vuoi emozioni è uno dei versi emblematici della canzone ‘Emozioni’ di Lucio Battisti, scritta da Mogol. Mi permetto di modificarne l’ultima parola, cosicché si legga ‘Tu chiamale se vuoi coincidenze’ che si adatta alle mie riflessioni. Argomento generico il mare, nello specifico la località balneare Lignano Sabbiadoro, da me frequentata negli anni passati, avendo poi deviato per Caorle e Bibione. Durante il controllo del materiale fotografico custodito in scatole sopra l’armadio trovo una busta del Centro Vacanze Albatros, con gli auguri per l’anno 1997 e il listino prezzi per la prenotazione dei varie strutture: Los Nidos bungalows, Le Rondini appartamenti, Albatros miniappartamenti, Antares residence. Già i nomi hanno il sapore di vacanza, i prezzi in lire fanno sorridere. Rapido calcolo: allora mio figlio aveva nove anni e ci sta, andavamo in vacanza insieme. Il Centro Vacanze Albatros c’è ancora. Da oltre vent’anni non ci metto più piede, ma ci conservo un buon ricordo. Per questo mi dispiace ciò che leggo sul tablet riguardo certi comportamenti di turisti ‘fuori norma’ in P.zza della Fontana che collega i due principali viali dello shopping di Lignano, via Udine e via Tolmezzo. Il Gazzettino titola: Lignano, la lunga notte dello sballo: invasione di giovani austriaci, raffica di soccorsi per cadute, coma etilico e aggressioni. Il sottotitolo è anche più esplicito e preferisco ometterlo. La foto della famosa piazza, rimodellata di recente sembra ridotta a una discarica. La notte è quella di Pentecoste che richiama a Lignano decine di migliaia di giovani austriaci, a cui si saranno aggiunti anche italiani indisciplinati. Ovvio che non sono tutti così, però preoccupa che siano in molti. Il passato è andato, il presente fa paura.
Mese: giugno 2025
Momento Poetico
La domenica non è il mio giorno preferito che comunque ieri mi ha restituito il gusto di poetare, senza pretese ovviamente e senza patente di sorta. Complici il gazebo sovrastato dal Glicine, il caldo pomeridiano… e Montale. Mi è venuto spontaneo richiamare la poesia Meriggiare pallido e assorto (1925) che avevo conosciuto all’Università, studiando la raccolta Ossi di seppia. Il resto è venuto abbastanza facile. Premetto che In Illo tempore, cioè a vent’anni o giù di lì Eugenio Montale, Nobel per la Letteratura nel 1975 non era nelle mie grazie. Lo trovavo spigoloso e difficile. Il mio preferito era e rimane tuttora Umberto Saba. Forse gli autori ‘imposti’ dal percorso universitario registrano in partenza un’antipatia degli studenti a prescindere (dal loro merito). Comunque da adulti qualcosa ritorna e magari un verso rimasto impresso ne fa scaturire un altro parallelo ad una persona ‘in vena’ di poesia. Chiedo venia a Montale che ringrazio per l’illuminazione. Ecco la mia poesia quasi estiva. SOTTO IL GLICINE INTENTA A RIPOSARE Sotto il Glicine intenta a riposare/d’un tratto le foglie sento vibrare./Il corpo si anima,zq la mente reagisce/pensando nel campo le operose vite./Una farfalla volteggia frastornata/tra gli steli della cunetta trascurata/dove i papaveri d’un colpo sono spariti/forse da una mano vorace strappati./Giunge da lontano il fragore d’un trattore,/da vicino il rombo penetrante di un motore./Sotto l’atrio canta noncurante il canarino/pago del radicchio e della mela un pezzettino./Nel caldo meriggio domenicale/mi sovviene la poesia di Montale/Meriggiare pallido e assorto./Destino alla mia il titolo ‘da asporto’/Sotto il Glicine intenta a riposare.//
Solitudine, vecchia questione
Assessorato alla Solitudine, ne avevo già sentito parlare. È attivo a Povegliano (TV), dal 2019 e rappresentato da Nicolò Valente, persuaso che “ce n’è bisogno”, perché sono sempre di più le persone a disagio, non solo anziani. Problema di vecchia data, la solitudine si è acuita dopo il covid. Tra i consigli per superarla e/o accettarla, trovo pratici i seguenti: Contattare almeno tre persone tutti i giorni, Evitare di riempire la propria vita di troppe attività, Usare con saggezza i social network… che in sintesi è ciò che faccio io. Sportelli per i ragazzi che vogliono parlare con qualcuno ci sono già in diverse scuole. Punti di ascolto per le persone in difficoltà scarseggiano, anche per una certa ritrosia a confidarsi con un estraneo, per quanto psicologo. Non vedrei male proporre letture ad alta voce nei pensionati e in altri luoghi di aggregazione, “perché i personaggi dei libri tengono compagnia”. Anch’io prima del covid avevo fornito ad anziani in casa di riposo la lettura di alcune mie poesie e racconti che era stata gradita, con reciproco scambio emozionale. Purtroppo tutto si è complicato ed accedere alle strutture adesso non è più tanto semplice. Ho dovuto farmene una ragione e riempire lo spazio-tempo da me stessa, trovando nella scrittura una buona compagnia. La solitudine, a volte, è anche piacevole. Quasi indispensabile per chi investe in cultura. Del resto non è stato scelto a caso il motto che accompagna il mio profilo WhatsApp: Beata solitudo, sola beatitudo = Beata solitudine, sola beatitudine, purché sia frutto di una scelta. Anche Seneca considera la solitudine una condizione che permette di fermarsi e di riflettere sulla propria esistenza. Un modo per staccare dal frastuono assordante del vivere quotidiano.
Belpaese e overtourism
Mai avuto simpatia per la lingua inglese, peraltro ‘frequentata” solo al Ginnasio per un paio d’anni. Però è innegabile che il suo uso sia diffuso e predominante in tutte le transazioni commerciali e non, perfino in palestra dove le attrezzature per gli esercizi in sala pesi sono tutte in inglese. Ultimamente ho inserito il pulley, per allenare la schiena. Innegabile che le lingue viaggino, pertanto anche in italiano entrano termini ‘ad effetto’ di cui potremmo fare a meno. Uno dei più recenti è overtourism , tradotto in ‘sovraffollamento turistico’ che colpisce diversi luoghi e città italiane. Cito Venezia e le Dolomiti per limitarmi. La parola overtourism già registrata nella sezione Neologismi 2023 del Vocabolario Treccani è un anglismo entrato in Italiano nel 2017, quindi neanche tanto recente. Fatta la premessa, io di sicuro non farò lievitare il fenomeno perché non è nelle mie corde viaggiare. Se capita, evito di farlo quando si spostano gli altri. Ultimamente poi riscontro una grande aggressività al volante e uso l’automobile solo per necessità. Ad altri mezzi non ricorro, perché è impensabile assentarmi da casa per più giorni, privando i gatti delle mie attenzioni. Non so se esistano luoghi tranquilli, probabilmente sì, ma la maggior parte di chi viaggia desidera trovare ogni confort dove approda. Un turismo eccessivo danneggia le destinazioni e i residenti, innescando problemi ambientali, sociali ed conomici. L’Organizzazione Mondiale per il Turismo propone 11 strategie per combatterlo, tra cui il Coinvolgimento delle comunità locali e il Miglioramento delle infrastrutture. Incentivare il turismo fuori stagione e organizzare eventi culturali nelle periferie potrebbe aiutare. Il Belpaese ha bisogno di attenzioni per conservarsi tale.
18esimo post a 4 mani: Salvataggio informatico da remoto
Quando il talento c’è, si espande anche da migliaia di chilometri, come il profumo intenso di un fiore (la distanza tra Milano e Australia è 13.812 km, oltre 22 ore di volo). Mi è successa una cosa sgradevole al computer. Sul più bello,, dopo aver sistemato le mie 40 (quaranta) cartelle del lavoro in cantiere, per tre quarti nero su bianco, d’un tratto me le vedo stravolte, trasformate e distribuite su tre colonne per pagina. Oibó, cos’è successo? Forse Pepita è passata incautamente sulla tastiera mentre mi sono assentata un attimo? Provo a chiudere la sessione di lavoro e mi viene posta la domanda sibillina: salvare – non salvare – annulla. Quello che ho scritto dallo scorso ottobre non è quantificabile in ore, meno ancora in dispendio di energie. D’istinto digito salva, ma così ho salvato il malfatto… non so ancora da chi, ma sembra lo smembramento di un’opera. Solo Manuel mi potrebbe salvare, ad averlo comodo, ma lui sta a Sydney. Colpo d’occhio all’orologio: qua sono le quattordici e là le dieci di sera. Mercoledì era il suo giorno libero e contava di completare il giro alle Blue Mountains ma mi scrive: “Ieri ha piovuto e ventato che metà bastava. Sono andato a fare compere… Dovevo cercare un pigiama e un maglione. Alla fine ho comprato una sciarpa e dei calzettoni”. Faccio un po’ fatica a immaginare che in Australia adesso è quasi inverno. Comunque gli ho risposto che ho recuperato il pigiama estivo, ma non il costume perché il tempo qui permane ballerino. Forse è ancora in piedi e provo a chiamarlo. Meraviglia: mi risponde e mi scrive: “Mandi una foto del misfatto”. Procedo e gli invio un paio di foto che documentano il minestrone verbale, seguito dal da farsi: “Ok, allora vada su Formato e selezioni la voce Colonne”, seguito da un paio di foto per mostrarmi la videata che dovrei vedere, cerchiato con verdino fosforescente dove dovrei intervenire e la scritta: “E in cima ci dovrebbe essere un 3 invece che un 1. Sul suo schermo”. Contemporaneamente alla lettura agisco, così in un battito d’ali mi ritrovo le 40 cartelle disciplinate. Gli manderei un vagone di muffin, se potessi. Quando gli chiedo cosa può aver causato ‘il mistatto’ risponde comprensivo: “Basta una combinazione di tasti per queste cose, tante volte” e magari dovrebbe tirarmi le orecchie o mozzarmi le dita. “Controlli che sia tutto in ordine e poi un bel salva”, operazione che faccio con grande sollievo. Penso che il salvataggio da remoto merita il post e glielo dico. “Non vedo l’ora di leggerlo allora. Io adesso scappo a nanna. Buon pomeriggio”. Io mi allungo sulla poltrona relax e ringrazio il Cielo di aver messo sulla mia strada un ragazzo tanto disponibile e capace. Anche dall’Australia!
Una vita tormentata
Da un po’ sui quotidiani leggo di Goliarda Sapienza (Catania, 10 maggio 1924, Gaeta, 30 agosto 1996), merito del film Fuori di Mario Martone, uscito di recente (il 20 maggio) con Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie. Intanto il nome insolito Goliarda, più usato come aggettivo con il significato di spensierato/scherzoso. La goliardia era un movimento medievale di studenti e intellettuali che vivevano in maniera un po’ trasgressiva. Poi l’hobby di Goliarda Sapienza che era scrivere. Anzi, nell’articolo che leggo sulla Tribuna di oggi, lei lo definiva “una follia”, nel senso che per scrivere era caduta in miseria. Il film, presentato in concorso al 78esimo Festival di Cannes parla della scrittrice finita in carcere nel 1980 per avere rubato dei gioielli. L’incontro con alcune giovani detenute sarà per lei un’occasione di rinascita che nessuno fuori può comprendere ma che le offrirà lo spunto per scrivere. Tra le opere più importanti della scrittrice: il romanzo autobiografico “Lettera aperta” (1967) e l’opera postuma “L’arte della gioia” (1998). Ma accattivanti sono anche i titoli dei romanzi “L’università di Rebibbia” e “La certezza del dubbio”. Definita dalla pedagogista e scrittrice Elena Gianini Belotti “una scrittrice in anticipo con i tempi”, oggi riconosciuta tra le maggiori autrici letterarie Italiane, in vita le fu negata la fama. Tra le vicende personali, il carcere, la povertà e il tentato suicidio nel 1964: una vita travagliata che mi ricorda l’avventura umana di Alda Merini. Come spesso accade, artisti non apprezzati in vita, lo diventano da morti. Per fortuna, restano le opere. Nel caso di Goliarda Sapienza i suoi scritti.
Arte, digestivo serale
VITA DA ARTISTA: finalmente un programma agile dedicato all’arte. Lo conduce Jacopo Veneziani, giovane storico dell’arte e divulgatore che avevo apprezzato durante il programma di Massimo Gramellini “In altre parole”. Prima puntata di lunedì 2 Giufno dedicata ad Antonio Canova: esposizione spigliata e nel contempo accurata, con incursioni nel contemporaneo e breve intervista a un ospite. Avendo abitato a Possagno e con studi classici, qualcosa sapevo sul grande scultore neoclassico che era anche pittore. Ma rivedere la casa dove nacque, con le rose e il famoso pino messo a dimora dall’artista è stato emozionante. Ieri sera seconda puntata, dedicata all’artista Giuseppe Pellizza da Volpedo, autore del famoso dipinto “Il Quarto Stato” realizzato nel 1901, esempio di pittura sociale. Nella donna in primo piano con in braccio un bambino l’artista ha raffigurato l’amata moglie Teresa, morta durante il parto del terzogenito Pietro, morto poco dopo la nascita. Sopraffatto dalla disperazione, l’artista si suicidò impiccandosi nello studio di Volpedo il 14 giugno 1907, a neanche quarant’anni (era nato a Volpedo, provincia di Alessandria, il 28 luglio 1868). L’aspetto umano della vicenda mi scuote e viene stemperato dall’intervista del cantautore Carlo Pestelli. Il nuovo programma promette bene e mi propongo di seguirlo ogni sera, dopo cena. Dieci puntate, per conoscere altrettanti artisti, entrando nelle loro case. Manzoni, Carducci, Leopardi e Pascoli tra i letterati. Meglio di una lezione a scuola, stando a casa. Sarà un ottimo digestivo per la pesantezza della giornata.
Sapienza in sella 🚲
Oggi, Giornata Mondiale della Bicicletta. Se il tempo tiene, conto di farla uscire dal garage e farci un giretto. Non sono una patita delle due ruote, ma ammiro chi le usa per stare a contatto con la natura e fare esercizio fisico non agonistico, esclusi i ciclisti della domenica che circolano troppo disinvoltamente e diffondono l’ansia tra gli automobilisti. La Giornata fu approvata dalle Nazioni Unite il 12 aprile 2018, per sensibilizzare sui benefici sociali derivanti dall’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e per il tempo libero. “Sapienza in sella”‘ potrebbe essere uno slogan per diffonderne l’uso, sicuramente compromesso nel mondo occidentale dalla prevalenza dell’automobile. Una rivale della bicicletta è la cyclette e anche la minibyke, consigliate per esercizio domestico e presenti in tutte le strutture che ospitano anziani. Penso ai miei contatti: due persone si spostano in bicicletta altrettanto che in macchina. Forse è solo una coincidenza, ma sono sensibili e aperte. A mia discolpa, posso addurre diversi motivi per avere poco usato la mia Fréjus rosa ridipinta di blu: poco tempo in età adulta, artrosi in età avanzata, strade trafficate, spazio minimo per portarci la spesa… Però ho un bel ricordo di quando portavo mio figlio piccolo sul seggiolino da agganciare al manubrio. I tempi sono cambiati ed ora è assai improbabile sentire qualcuno intonare “Ma dove vai bellezza in bicicletta”, cantata da Silvana Pampanini. Correva l’anno 1951 e la canzone era dedicata all’unica donna che partecipò al Giro d’Italia del 1924, la ciclista Alfonsina Strada. Mio figlio vorrebbe farmi provare la bici elettrica che lui usa al posto dello scooter. Saul lavora in palestra, io viaggio parecchio con la mente. A ciascuno il suo. 🚲
Corbezzolo, simbolo patrio italiano
Festa Nazionale oggi, 2 Giugno 2025. Sono trascorsi 79 anni dal 2 Giugno 1946 quando gli Italiani – donne comprese – tramite referendum vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di stato – monarchia o repubblica – dare al Paese. Faccio tanti auguri alla Repubblica e mi trattengo su uno dei suoi simboli: il corbezzolo, chiamato anche ciliegia marina o albastro., mentre il nome scientifico è Arbutus unedo. Trattasi di una pianta sempreverde, che incanta per la sua bellezza e versatilità. Veniva posto sulle tombe dei defunti nell’antica Grecia come simbolo di eternità, mentre i suoi rami erano posti sull’uscio di casa come benvenuto per gli ospiti. Con le sue foglie verdi, i suoi fiori bianchi e le sue bacche rosse richiama la bandiera d’Italia. Nel Risorgimento e dopo la prima guerra mondiale è stato adottato come simbolo patriottico. Inoltre vanta diverse proprietà benefiche per la salute. I frutti e le foglie sono tradizionalmente utilizzati in medicina popolare per i loro effetti antisettici, diuretici, lassativi e antiinfiammatori. I frutti maturi che si raccolgono in autunno/inverno si possono mangiare freschi o in conserva, sotto forma di confetture, liquori, sciroppi. Frutto amato da Giovanni Pascoli, in ambito linguistico, ricordo l’esclamazione toscana corbezzoli che viene usata per esprimere stupore, meraviglia o sorpresa. Tempo addietro avevo visto alcune bacche di color rosso acceso sotto il fico, ma non conoscendone origine e proprietà non mi sono fidata di assaggiarle. Pare abbia un sapore particolare, descritto come dolce, con un leggero retrogusto aspro o amarognolo, simile alla mela grattugiata. Il miele di corbezzolo è apprezzato per il suo sapore amarognolo e aromatico. A questo punto ci starebbe proprio bene una crostata. Farò una ricerca al supermercato, per procurarmi la marmellata di corbezzoli. Dolcezza con retrogusto amarognolo è anche una metafora che esprime il mio sentimento nazionale che lievita quando assisto alla Parata ai Fori Imperiali a Roma, con il volo delle Frecce Tricolori e l’omaggio all’Altare della Patria. Emozionante anche sentire Arisa cantare l’Inno Nazionale: corbezzoli mi sfugge sottovoce!
Giugno…e i suoi doni
Il sesto mese dell’anno ci porterà l’estate che per molti significa vacanze. In un saluto mattutino leggo “Benvenuto Giugno, il mese del mare, del grano, del sole, delle ciliegie…”, elementi accattivanti a poterseli permettere. Con le ciliegie di casa è andata male, ma ho ricevuto in dono un vasetto di marmellata di ciliegie nostrane, che da qualche parte non hanno subito i danni del maltempo. Il grano non mi compete, ma sta maturando. Il mare di Caorle e Bibione è là che mi aspetta: conto di andarlo a salutare entro fine mese. Da ieri il sole c’è e scalderà pure parecchio, mettendo in moto milioni di Italiani per il ponte del 2 Giugno. Io potrò finalmente godermi l’ombra del Glicine abbarbicato sui pali del gazebo di legno, una postazione privilegiata per osservare, leggere, scrivere. Poco fa ci ho steso il bucato, intriso della fragranza dell’ammorbidente. Per completezza, dovrei accennare anche agli aspetti negativi del mese: mosche, zanzare, scooter rombanti, rumori molesti e altre ‘amenità’ che sono una inezia, se paragonate a comportamenti pesantemente lesivi. Mi riferisco alla violenza digitale di chi (un insegnante!) osa minacciare la figlioletta della premier Giorgia Meloni che mi pare di una gravità enorme. Non si capisce perché, poi. Che il caldo dia alla testa? Nel mio privato, l’altra mattina mi sono presa da deficiente da un’ automobilista che voleva parcheggiare accanto al mio posto, senza aspettare che facessi la retromarcia, per evitare carezze alla fiancata, dato che si immetteva di tutta fretta. In quel frangente il sole era alto e forte. Vuoi vedere che l’alta temperatura favorisce i colpi di testa? mi sono detta. Quando ero in servizio, ricordavo spesso ai miei alunni che il verbo deficere – da cui deriva l’aggettivo deficiente – significa mancare, essere privo di. Pertanto alla signora nervosa al volante sicuramente facevano difetto la buona educazione e la pazienza, per affidarsi alla violenza verbale. Chi si cela dietro la tastiera per lanciare i suoi strali velenosi, più che un leone è un violento che si nasconde dietro l’anonimato.
