Pro domo mea/A mio vantaggio

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Pro domo mea/A mio vantaggio ⚕️

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Intelligenza umana cercasi

“Il troppo stroppia” dice un famoso proverbio, per dire che ogni esagerazione è negativa. Lo applico a quanto accaduto venerdì scorso a Oderzo, sintetizzato dal titolo: “Bimbo di 4 anni intasa i centralini del 112” che fa sorridere, ma anche pensare. Successo in una scuola materna, mentre il bimbo giocava con il suo smartwatch al polso. L’orologio di ultima generazione può collegarsi ai numeri di emergenza come il 112 senza sim card. Cosa ignorata dai genitori, cui è stato raccomandato di non ‘accessoriare’ così tanto il figlio. In tre quarti d’ora, le chiamate sono state ben 37. “Sono chiamate rapide, una dietro l’altra, tutte uguali e tutte brevi e senza nessuno che parla all’altro capo della linea” finché è stata scoperta l’origine delle telefonate, grazie ai sistemi di geolocalizzazione dell’Arma: una scuola materna dell’Opitergino e l’autore delle chiamate il bambino. Si sono registrati leggeri disagi alla normale attività della centrale operativa, dato che le telefonate del piccolo sono arrivate solamente al 112. La vicenda fa sorridere, ma mi chiedo se ci fosse bisogno di spingersi tanto oltre, per proteggere il figlioletto, affidato a una struttura che accoglie i piccoli. Per cosa mai gli sarebbe potuto servire il superdotato marchingegno? A telefonare a mamma e papà, se un compagno lo spintonava? O la maestra lo metteva in punizione? Mi sembra che sia stata azzerata la linea del buonsenso. Vero che viviamo tempi complessi e difficili, ma la misura dovrebbe riequilibrare gli eccessi, evitando che la tecnologia si sostituisca all’umana intelligenza (parola che deriva dal latino ‘intus’ e ‘legere’ = leggere dentro) senza vedere mostri ovunque.

Basta il nome: Amalia Ercoli Finzi

Tra le notizie che scorrono rapide sul tablet, ne fermo una che mi fa piacere: è stato conferito il Premio Chiara ad Amalia Ercoli Finzi, una vita tra famiglia e carriera. Conosco ‘la signora delle comete’ grazie al programma Splendida Cornice in onda giovedì sera sul terzo canale dove la vivace signora si distingue per simpatia e disinvoltura espressiva. Mi sono stupita quando ho saputo che è madre di 5 (cinque) figli, conciliando vita privata e lavoro, non proprio comune. Anzi, è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica nel 1956, con 110 e lode. Anziché fare la professoressa di matematica, come si aspettavano in famiglia si è dedicata alle stelle, o meglio allo spazio, coautrice della ‘Missione Rosetta’. Sue le incoraggianti parole: “Ragazze, se avete un sogno pensate sempre: si può” e ricorda che: “Guardavo le stelle in pigiama dal balcone”. Ma la scienziata si dedica anche al giardinaggio – dove si attribuisce non il pollice, ma la mano verde – e suona il pianoforte. Che personaggio, “brillante, appassionata e ironica”, domenica 6 aprile ha vivacizzato il pubblico del Teatro Sociale di Luino “Dario Fo e Franca Rame” dove le è stato consegnato il prestigioso riconoscimento alla carriera. Consulente scientifica della NASA, dell’ASI e dell’ESA, è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e delle tecnologie aerospaziali. Dettaglio: nata a Gallarate (VA) il 20 aprile 1937, ha 87 anni compiuti, a breve 88. Ad averne di personaggi così che brillano per ingegno ma soprattutto per umanità. In trasmissione, le è stato chiesto il nome dei suoi sette nipoti che ha nominato orgogliosamente. Come vorrei averla come mia parente. A pensarci bene, è come se già lo fosse! Lunga vita, cara Amalia!

Salute, primo bene

Oggi 7 Aprile, Giornata Mondiale della Salute, celebrata dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) dal 1948. La Costituzione Repubblicana – legge fondamentale dello Stato – le dedica l’articolo 32, da me molte volte citato a scuola quando insegnavo e tuttora quando è opportuno. Che la salute sia il bene primario non ci piove, addirittura al di sopra della libertà. Se uno è impedito dalla malattia, passa in secondo piano se è libero oppure oppresso. Papa Francesco ieri, sul finire della messa è apparso in P.zza san Pietro, per il Giubileo dei malati in carrozzina e con l’ossigeno, per augurare: “Buona domenica a tutti”. In un passo dell’omelia letto da monsignor Rino Fisichella, il Pontefice dice: “Tocchiamo con mano quanto siamo fragili. La malattia è una delle prove più difficili della vita” e Lui lo dice con cognizione di causa: di recente è stato in pericolo di vita per due volte ed è tuttora in convalescenza, anzi ieri è ricomparso in pubblico per la prima volta dopo il ricovero. A fargli corona, “Carissimi fratelli e sorelle malati” a cui si rivolge, senza scordare il personale sanitario, la cui missione va sostenuta e rispettata. Il proverbio francese: “Chi è in buona salute è ricco senza saperlo” condensa bene ciò che viene condiviso da tutti, me compresa. Peccato che la consapevolezza non vada di pari passo con la tutela della salute, diritto e dovere di ciascuno. Rivedere e interiorizzare l’articolo 32 della Costituzione sarebbe opportuno e salutare!

Promuovere il bene

29 attestati d’onore di “Alfiere della Repubblica” sono stati conferiti dal Presidente Sergio Mattarella ad altrettanti giovani che nel corso del 2024 si sono distinti per meriti nello studio, in attività culturali, artistiche, sportive, nel volontariato oppure si sono spesi per altruismo e solidarietà. Ho seguito per televisione l’intervista a Camilla Fanelli, classe 2004, residente a Milano e allenatrice di una squadra di pallavolo di detenuti. Maddalena Albiero, classe 2007, residente a Bardolino (VR) ama le parole e scrive poesie. Erik Kakoshi, classe 2013, residente a Verona ama la lettura e legge per una vicina di casa che ha perso la vista. Francesco Mazza, classe 2008 e residente a Lamezia Terme è un judoka che si dedica in palestra all’allenamento dei più piccoli. Serena Simonato, classe 2006, residente a Cavenago di Brianza (MB) è una volontaria della Croce Rossa Italiana. La rosa dei premiati rende l’idea di quali e quante siano le qualità dei giovanissimi premiati. Queste sono persone da promuovere e da imitare, specie in un momento in cui l’attualità è zeppa di nefandezze, anche ad opera di giovani. Spero che negli ambiti dedicati ci sia chi suggerirà attività promozionali del bene, che esiste ma è sempre scavalcato dal male. Forse perché nella felicità non c’è storia, come ha detto qualcuno? Oppure perché tendiamo a piangerci addosso? Per mia natura cerco di essere positiva e mi circondo di persone positive che sono un bouquet di fiori variopinto/nel labirinto delle relazioni come ho scritto in una recente poesia, donata alle care persone che mi hanno festeggiato durante il compleanno. Per fortuna, di persone altruiste e socialmente impegnate ce ne sono parecchie che operano in privato e in pubblico senza clamore. Ben venga l’attestato d’onore per gli esordienti, con l’augurio che il bene prevalga sul male.

Il talento non va in pensione

Il venerdì vedo volentieri The Voice Senior, programma condotto da Antonella Clerici in prima serata dal 2020, dedicato a cantanti over 60 di grande talento e con storie straordinarie. La giuria è composta da quattro coach non in competizione, ma affratellati tra loro: Arisa, Clementino, Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Il talent show è giunto alla semifinale che ha selezionato i 12 finalisti tra i quali emergerà il vincitore venerdì prossimo. Fatta questa premessa per chi non conoscesse il programma, concordo con la simpatica conduttrice che la semifinale è stata di grande, anzi grandissimo livello. È confortante vedere come il talento non si disperda con l’età, ma anzi venga per così dire esaltato, trattandosi di persone dotate che nella vita professionale hanno fatto tutt’altro. Anche in campo letterario, sono emersi scrittori in età avanzata, vedi Camilleri e altrettanto è successo in altre discipline artistiche. L’arte non va in pensione ed il programma ne è un esempio. I giudici si meritano una parola di apprezzamento speciale, perché motivano con serenità le loro scelte e valorizzano il concorrente, anche in caso di esclusione dalla rosa dei preferiti. Ogni tanto, si esibiscono in brevi show tra un concorrente e l’altro. Le canzoni interpretate da chi sale sul palco sono il meglio della discografia, così che la trasmissione consente di risentire pezzi diventati classici. “Quando finisce un amore” di Cocciante, interpretato da Monica è qualcosa di sconvolgente, ma anche “Portati via” di Mina, interpretato da Patrizia. Alessandro Acciaro fa vibrare le corde quando canta “Vecchio Frak” di Modugno. Mi spiace solo che dopo le ventitré la mia attenzione scemi, causa stanchezza. Comunque rivedo il programma la domenica sera su Rai Premium alle 21.20: merita! 🎶

13esimo Post a 4 mani: esperienza sensoriale immersiva a Berowra

Manuel ha il giovedì libero, invece lo richiamano in servizio per sostituire un collega ammalato. Era sua intenzione completare la visita alle “Blue Mountains”, zona famosa per gli scenari suggestivi, effettuata tempo fa. Però deve scegliere un altro percorso per ragioni di tempo e limitare l’escursione, perché un tratto del sentiero risulta chiuso per frana. Comunque mi invia delle foto, corredate da un paio di vocali che mi consentono di partecipare alla sua avventura, limitata a “due orette”, comunque intensa. La località – Berowra – dovrebbe essere l’estremo di Sydney, uno degli ultimi baluardi considerati frazione della città. Berowra è un termine di origine aborigena che significa “luogo di molti gusci”, riferito ai cumuli di gusci di molluschi presenti lungo il torrente Berowra Creek. Situato nello Stato del Nuovo Galles del Sud, si trova a una quarantina di chilometri a nord del quartiere centrale degli affari di Sydney. Passo la voce a Manuel: “Lungo la strada ho affrontato un dislivello di circa 80/90 metri buoni, lungo una sorta di mulattiera un po’ dissestata, con troppi tornanti. Lungo questo percorso credo che i profumi che ho sentito siano cambiati totalmente almeno quattro/cinque volte. A mano a mano che scendevo e poi risalivo cambiavano. Descriverli è un po’ complicato. Il fondovalle assomigliava un po’ al sottobosco nostro. A metà strada, in un punto sembrava di essere dentro una fioreria”. L’emozione olfattiva, a mio dire merita tutto il viaggio che è stato una “sfacchinata, ma ha meritato”. E qua Manuel se ne esce con una delle sue risate liberatorie che gli smuovono i riccioli. Una collega al lavoro gli ha consigliato il “giretto” che si ripromette di rifare un’altra volta, per completarlo. Beh, sono inebriata dai profumi che immagino di sentire. Grazie a Manuel che condivide l’invidiabile esperienza sensoriale immersiva.

Ancora una… 😮‍💨

Non vorrei scrivere di cose tristi, ma l’attualità me lo impone quando il fatto delittuoso è ricorrente come il femminicidio. Mi imbarazza perfino nominarlo. Capatina veloce al mercato con passaggio al bar, dove sul presto è disponibile per la lettura il Corriere che prelevo e mi porto nella stanzetta interna. Leggo l’intervista di Lara Sirignano a Cetty Zaccaria, la mamma di Sara Campanella, 22enne uccisa a Messina da un compagno di Università, Stefano Argentino che si era invaghito di lei, non corrisposto. Una bella foto della vittima sovrasta il titolo del servizio: “Non mi ha mai detto di lui. Era accogliente con tutti, ha sottovalutato i rischi”. Ad aumentare l’angoscia di una perdita assurda, Sara voleva specializzarsi e studiare anatomia patologica per fare le autopsie. “E adesso l’autopsia la faranno a te, amore della mia vita!!!!” ha scritto su facebook la madre, di cui non oso immaginare la devastazione. Un passaggio dell’intervista mi fa riflettere e insieme mi turba, quando la signora afferma che la figlia non vedeva il male negli altri e aggiunge: “Non è mai stata diffidente, guardinga, e non si sarà resa conto del rischio che correva”. Una ragazza solare con degli obiettivi positivi da raggiungere. Ho cercato sul dizionario dei sinonimi di ‘guardingo’ e mi concentro sui corrispettivi ‘diffidente’ e ‘sospettoso’ e mi assale un dubbio: dovremmo, come genitori ed educatori fare in modo che i figli/allievi lo siano? Mio figlio è adulto e io sono insegnante in pensione, per fortuna. Non so come potrei regolarmi al riguardo. Certo il male esiste dal tempo di Caino e Abele, ma mi sembra che abbia abbondantemente sorpassato la misura di tolleranza. Forse può tornare utile spostare l’interesse dalle vittime agli autori dei misfatti, cercando di sradicarne le cause. Senza porli sotto i riflettori.

8 cuccioli…32 zampe!

E’ metà mattina quando ricevo un paio di foto con la seguente didascalia: “Oggi bella sorpresa, sono nati otto cuccioli nel nostro magazzino. Li ha partoriti in un posto inaccessibile per me. Ma presto usciranno…”. La notizia giunge dal Kazakistan, l’evento è avvenuto ad Aqsaj dove lavora Flavio, il perito minerario salvatore di Rex, ‘l’angelo peloso’ approdato a Taibon Agordino dove sta vivendo una seconda giovinezza, grazie a Tania e Alessandro che lo hanno amorevolmente accolto. Il magazzino è molto grande, fa quasi 4000 metri quadri. Mamma e cuccioli sono in mezzo ai prodotti chimici, al coperto. Dalla foto si intravede un mucchietto peloso bianco e nero nel camminamento tra due muraglie grigie di ‘Granularc’. Il magazzino è lontano dall’ufficio di Flavio che andrà a vederli a breve. Nel mentre si è raccomandato che non li tocchino. La prima cosa che mi colpisce è il numero – 8 cuccioli sono tanti – e poi il pensiero si allarga alla fine che faranno. Le adozioni di cani sono difficili, perché laggiù vivono tutti in condomini, in appartamento. Chi vive nella parte vecchia della città, nelle case di legno ha un cane da guardia, ma in giro ce ne sono talmente tanti! Di solito li lasciano liberi e ogni tanto qualcuno gli dà qualcosa da mangiare. Sto scrivendo attorno alla vicenda di Rex e Ben che sono passati… dalle stalle alle stelle. Non sono una cinofila – piuttosto una gattara – ma assicuro che c’è da commuoversi parecchio, quando l’intreccio tra cane e uomo si trasforma in amicizia autentica. Penso che la sorte, nella versione buona o cattiva viaggi anche tra gli animali: ci sono i fortunati, come i due protagonisti del mio libro in geatazione e quelli no. Ci sono persone sensibili come Flavio che si è speso per dare miglior vita a Rex e c’è chi tratta male anche il cucciolo di casa. Vorrei che parlarne servisse a riequilibrare le cose. Provo molta ammirazione per i volontari, iscritti ad un’associazione animalista, ma anche no che si danno da fare per semplificare la vita ai quattro zampe. Se poi si tratta di 8 cuccioli, le zampe sono ben 32!