Iris e colombe cercasi

Amici lettori, buona Pasqua! Domenica di grandi rimpatriate, tavolate, telefonate e auguri. Non obbligatoriamente, perché non siamo tutti uguali e nella diversità c’è ricchezza. Io sono piuttosto negata per le riunioni familiari ‘di facciata’ e durante le feste ‘comandate’ preferisco mangiare meno e starmene da sola, che non significa in solitudine: coltivo i miei hobbies e alimento i contatti tramite scrittura e poesia che richiedono concentrazione e silenzio, uno stato che apprezzo. Ad esempio stamattina, appena schiusi i balconi ho sentito il bisbiglio di un uccellino e nessun’altra voce. Solo più tardi, verso le otto, il suono delle campane. Sarebbe stato il momento ideale per scrivere, ma i miei tre gatti reclamano la prima razione di croccantini. Ricevo la videochiamata di Manuel da Sydney che mi mette di buonumore. Lui ha appena finito il servizio (molti lavorano anche oggi) e gli chiedo se in Australia si festeggia la Pasqua come qua. Scambio di uova sì, ma in tono minore per il resto. Piuttosto si stanno preparando per la festa della transumanza, dato che laggiù la stagione volge all’autunno. Paese che vai… Mi invierà a breve delle foto che mi serviranno per scrivere il prossimo post a 4 mani. Esco in giardino, in rassegna dei fiori che raccolgo per farne un bouquet, magari una poesia chissà. Mi attraggono i Tulipani scuri col pistillo giallo e gli Iris viola. A proposito dell’ Iris, non sapevo che è il fiore nazionale croato, simbolo di pace tra i popoli, quanto la bianca colomba. Ci vorrebbero campi di Iris e cieli percorsi da migliaia di colombe, per fermare le guerre e ammansire certi cuori di pietra. 🪻🕊️

Il tempo… andrà migliorando

“Il tempo è stato brutto, però andrà migliorando”, parole del Colonnello Francesco Laurenzi stamattina su Rai1. Voglio credergli, anche se io non mi metto in moto per Pasqua, come fanno milioni di Italiani, pur con condizioni meteo incerte o avverse. Mi basta godermi il mio giardino, possibilmente con il sole, che al momento va e viene. A malincuore ho dovuto raccogliere i petali del Ciliegio giapponese: in caso di pioggia possono diventare un acciottolato scivoloso. Col senno di poi, avrei potuto raccoglierli ‘freschi’ e poi metterli ad essiccare, come ho fatto in precedenza con i petali delle rose. La natura cambia in continuazione e avrò l’occasione di ammirare altri bei fiori. Stamattina, aprendo il balcone che dà sulla zona interna, da me chiamata ‘boschetto’ dove c’è il vecchio Albicocco ho visto che sono spuntati due Iris blu, i primi di una famiglia che a giorni riempirà l’aria di profumo, cosa che già fa il Glicine con i grappoli fioriti che avvolgono il gazebo. Finita la fioritura delle Viole, adesso abbondano le Pratoline, cresciute rigogliose con le piogge abbondanti. Sono sincera: non serve che mi sposti per godere delle bellezze della natura, tra l’altro in un contesto ambientale piuttosto silenzioso, come piace a me, favorente fotografia e scrittura. Ho il mio piccolo eden a portata di mano, persuasa dalle considerazioni di Vincent Van Gogh. “L’arte è l’uomo aggiunto alla natura” è una delle sue frasi che invita a valorizzare le emozioni e a vivere consapevolmente. “Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i capitani della nostra vita” è un’altra che condivido, contenuta in una delle lettere scritte al fratello Theo. Le sue tele – dipinse oltre 900 quadri e centinaia di lettere – sono considerate oggi tesori inestimabili. I suoi scritti si leggono come un diario esistenziale e un trattato sull’anima.

Settimana Santa

Il Venerdì Santo mi ricorda i riti pasquali e le pulizie di Pasqua, suggestivi i primi e stressanti le seconde. Rinviate le pulizie di fondo a quando il tempo si metterà al bello, dopo qualche veloce intervento in casa, esco per commissioni impedite i giorni scorsi dalla pioggia abbondante. Purtroppo il Nord è stato devastato da un’intensa perturbazione, non ancora esaurita. In provincia di Vicenza, a Valdagno sono morti travolti con l’auto dalla piena del torrente Agno, Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, rispettivamente di 65 e 34 anni: da volontari andavano in soccorso di persone in difficoltà a causa del maltempo, quando è crollato il ponte. Il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa ha evidenziato che: “È una tragedia”. Altrettanto negative sono le notizie di cronaca che riguardano la morte violenta di donne e minori. Confidando più nella saggezza della Natura che degli umani, chiudo con la poesia scritta per questo periodo, auspicando un rinnovamento generale. La spettacolare fioritura del mio ciliegio giapponese è durata poco, compromessa dalle incessanti piogge. Rimangono i petali a testimoniare che la bellezza è effimera, ma si può rinnovare in altre fioriture, come la generosità in altre persone. SETTIMANA SANTA Il vialetto di casa/è tappezzato/di petali rosa/strappati/dalla chioma generosa/del ciliegio giapponese./Gli parlavo/senza pretese,/lo sguardo ai fiori,/la dolcezza nel cuore./Un sottile dolore/perdere tanta bellezza!/Poi mi sono detta:/”Anche la pianta/partecipa alla/settimana santa”./Il tempo della/penitenza finirà./Smetterà di piovere/e con la Pasqua/il sole tornerà//. Incrocio le dita e auguro buone cose a tutti. 🕊️

Ricetta pasquale 🥚

l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.

La voce è emozione

TG1Mattina mi fa compagnia dopo colazione, quando mi concedo una breve pausa sulla poltrona relax, il tempo di seguire il notiziario in compagnia di Maria Soave o di Micaela Palmieri che si alternano settimanalmente e sono diventate figure familiari. Vengo a sapere che oggi è la Giornata Mondiale della Voce, per ricordare che la salute vocale merita attenzione, prevenzione e cura. ‘La voce è relazione, emozione, identità’. Lasciando alla fonetica la definizione della voce, per me essa è il mezzo per comunicare parole, idee ed anche identità. Riconosco più la voce che la fisionomia delle persone. Tra quelle di amici, alcune sono titolari di un timbro che invidio. È il ‘colore’ del suono che distingue una voce dall’altra. Ho soprannominato ‘Bella Voce’ quella dell’amica Lisa Frison, eccellente lettrice dei testi durante la presentazione delle mie ultime opere. Non a caso fa parte di una compagnia teatrale e investe tempo nella recitazione. Lucia ama cantare e quando si esibisce sembra un’altra persona. Ho seguito con interesse il programma The Voice Senior, appena concluso che ha portato alla ribalta persone molto dotate vocalmente. In passato, ho partecipato a un corso sull’uso della voce che nel mio caso non ha avuto gli effetti sperati. Anzi, sono ricorsa all’intervento di una logopedista che non ha fatto miracoli. Risaputo che gli insegnanti usano/abusano della voce, per evitare di perderla in classe mi ero portata anche l’amplificatore, mentre una collega usava il registratore. Col senno di poi, ritengo che dovremmo rafforzare l’ascolto, non solo a scuola per parlare meno e meglio. Quando vado al bar, sembra che i clienti abbiano problemi di udito perché molti parlano a voce alta. Compensibile il mal di testa della barista, a fine lavoro.

Genio italiano

Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci (morirà il 2 maggio 1519 ad Amboise, i Francia). Non è un caso se oggi, 15 aprile 2025 è la Giornata Mondiale dell’Arte che nessuno meglio di lui scienziato, inventore, artista, ingegnere, anatomista ha incarnato. Il più grande genio italiano, a ragione rappresenta la Giornata dedicata al made in Italy che si celebra oggi in Italia. Fatta questa premessa, sono una fan di Leonardo da quando ho letto a scuola, con i miei studenti Il Volo del Nibbio. Leonardo e il suo mondo, racconto storico/ biografico di Enzo Petrini. L’autore ripercorre la storia dell’uomo incomparabile, con la sua arte senza tramonto, sullo sfondo delle vicende e tra i personaggi di un’epoca lontana e travagliata. La sua complessa personalità fa discutere e appassiona da oltre cinque secoli. Ho letto più volte l’agile romanzo, con ammirazione crescente. A proposito del titolo, si riferisce a un ricordo dell’infanzia di Leonardo, frutto di un sogno o di un racconto che mamma Albiera, la moglie di suo padre Ser Piero (in pratica la matrigna, mentre la madre si chiamava Caterina) gli aveva fatto: “Gli era sembrato che un Nibbio si calasse sulla sua culla, che gli aprisse a forza la bocca con la coda e gli desse molti colpetti dentro le labbra, per poi rivolarsene via fino a perdersi, puntino nero nell’azzurro”. Lo zio di Leonardo Ser Francesco, accanito cacciatore stuzzicava la sua curiosità: lui avrebbe voluto avere un Nibbio vivo, per tenerlo nella sua camera e addomesticarlo. Nei 18 episodi che compongono il romanzo, si segue la crescita dell’uomo e dell’artista, fino all’ultimo capitolo intitolato: “Umilmente incontro a Dio” quando Leonardo, a 65 anni si congeda dal mondo terreno “con gli occhi ancora splendenti e vivaci”. Infinito Leonardo!

Rinascita

[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//

Beppe, cane nomade

Sto per uscire in macchina e aspetto che il cancello ‘automatico’ si apra, dato che fa le bizze, forse per via del tempo uggioso. Finalmente si decide e mentre la panda ha superato l’ingresso di servizio, vedo un cagnetto spelacchiato, incerto se entrare mentre sto completando la manovra in uscita. Si tratta di Beppe, mio ex vicino di casa, da me menzionato nel mio precedente lavoro intitolato Ricami e Legami. Dallo scorso giugno il bastardino color biscotto ha cambiato casa, sempre in paese. Ermanno, il suo proprietario si è trasferito con moglie e due figli ragazzini in una spaziosa villa a circa 700 metri dove però Beppe non si sente a suo agio, tanto che scappa e torna nei paraggi della precedente abitazione, vicina alla mia. Evidentemente ha memoria del suo trascorso di cane che gli procura ‘nostalgia’ e vorrebbe scambiarlo con la residenza attuale. I nuovi vicini, Paolo e Valentina, sono comprensivi e accoglienti ma devono badare alla piccola Olivia e non possono farsene carico. Io ho tre gatti, più due dei vicini in visita quotidiana; ho avuto Luna e Astro in passato, ma dopo le protesi alle anche sono stata dissuasa da prendere altri cani. Pur essendo una gattara, mi sto avvicinando al comportamento dei cani, grazie anche alle vicende di Rex e di Ben che costituiscono la struttura del mio lavoro in gestazione. Credo che alla base del rapporto uomo – animale ci sia una complicità che va molto oltre il legame di mera assistenza e custodia. In altri termini, l’animale trova il modo di comunicare il suo gradimento sia rispetto al padrone, sia rispetto alla casa. Mi auguro che il nomadismo di Beppe si plachi in qualche modo, trovando finalmente il suo luogo dell’anima.

Non è mai troppo tardi

Il sabato sono sempre un po’ di corsa, ma con le antenne tese a captare una notizia su cui soffermarmi. Ieri ho parlato di un giovane agente, oggi di una nonnina – classe 1930 – che è diventata ‘silver influencer’ più famosa d’Italia, grazie alle attenzioni del nipote. Il che mi conferma il detto che giovani e anziani abbiano molto in comune. L’articolo è di Fiamma Tinelli, pubblicato sul settimanale Oggi col titolo: “Sono Licia, ho 95 anni e faccio l’influencer”. Lei è Licia Fertz, 95 anni compiuti da poco, triestina di nascita; lui si chiama Emanuele Usai, 40 anni, detto ‘Elo’ ed è suo nipote. Rimasta vedova del marito Aldo dopo una lunga malattia, in precedenza aveva perso anche l’unica figlia Marina, mamma di Emanuele. I motivi per cedere allo sconforto erano molti. Finché il nipote ha l’idea di fotografarla e poi postare la foto su Instagram, che suscita subito interesse. Le foto si moltiplicano nei giorni seguenti e il clamore sale. Per farla breve, la nonnina sul suo profilo Buongiorno nonna ha 300.000 follower. Lei ne ha acquistato di umore e voglia di vivere: si cambia e si trucca con l’aiuto del nipote, consiglia su come vestirsi e raccomanda di sorridere sempre, già di buon mattino: “Perché si può essere felici ogni giorno, anche alla mia età”. Oltre allo spirito di adattamento dell’arzilla signora – che nel 2023 la Bbc ha inserito tra le 100 donne dell’anno – trovo ammirevole il comportamento del nipote che ha usato la chiave giusta per smuovere la nonna dalla sua apatia. Non è scontato che ciò avvenga in ambito familiare e tra i rappresentanti di due età diametralmente opposte. Complimenti alla nonna e al nipote!

Un giovane promettente

Sandro Falzoi, il miglior venditore dell’anno. La notizia mi giunge da tg1Mattina, mentre sto valutando su cosa scrivere il post odierno. In tempo di vendite online, la trovo curiosa ed anche incoraggiante, perché la persona insignita del premio è molto giovane: ha 25, vive a Mores (Sardegna) e ha venduto più di 2000 aspirapolveri porta a porta in un anno – una media di quasi 6 ‘Folletto’ al giorno – diventando Primo agente d’Italia. “Il mio segreto? Mi diverto, e la gente lo vede”. Ha iniziato la prima dimostrazione per strada, pulendo l’auto e ha firmato il contratto sulla capote della macchina. Straordinario, lo dico con cognizione di causa perché anch’io, tanti anni fa ho guadagnato i primi soldi facendo dimostrazione di prodotti porta a porta. Per me non è stato semplice e neanche facile. Mi ero laureata a 23 anni, con una grande voglia di indipendenza, anche economica. In attesa del concorso per entrare nel mondo della scuola – cosa che successe dopo quattro anni – facevo malvolentieri l’applicata di segreteria, cercando alternative nel mondo del commercio. Iniziai con dei frullatori, l’oggetto più costoso e passai successivamente a tazzine termiche, tovaglie e arredo casa. Fu un tour de force durato circa un anno e sostituito dall’esperienza di corrispondente del Gazzettino che mi era più congeniale. Nel 1980 ho sostenuto l’esame di concorso e finalmente ho iniziato ad insegnare, esperienza totalizzante durata fino al 2015. Col senno di poi, credo che sarei diventata una buona venditrice, perché non mi manca la parola che ho preferito spandere e spendere tra i miei alunni. Non ho dimenticato il clima di tensione che si creava quando ero ospitata da una persona che mi ospitava per fare la dimostrazione del prodotto. In un’occasione, maneggiando la lama del frullatore mi sono parzialmente affettata il pollice sinistro (con l’imbarazzo del sangue che non finiva più). Sandro Falzoi deve avere una marcia in più. Soprattutto offre un esempio di gioventù intraprendente e capace che fa ben sperare nel futuro.