Gazebo e gazebo

Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡

Bolle e Caravaggio

Oggi Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 e celebrata ogni 29 aprile in tutti i paesi del mondo. Stasera “Viva la danza”, l’omaggio di Roberto Bolle su Rai1, dalle 21.30. La danza è tra le arti più antiche rimaste fino ai giorni odierni. Tersicore è una delle nove muse della Mitologia greca, protettrice della Poesia corale e della Danza. Soggetto caro al Canova, solitamente è rappresentata mentre suona la lira, accompagnando con la sua musica le danzatrici. Roberto Bolle (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) è considerato uno dei ballerini più famosi al mondo, diventato contemporaneamente Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York. Da quanto ho capito, l’evento d stasera vedrà l’atletico ballerino danzare dinanzi a quadri di Caravaggio, il che estenderà il piacere estetico a vari ambiti. Anche negli spettacoli precedenti, Bolle si era esibito con l’intenzione di avvicinare l’arte tutta alla gente, obiettivo che gli fa onore. Ha ottenuto un grande e meritato successo che suppongo doppierà. Quella di stasera è una delle rare occasioni in cui la performance di un artista, accompagnata da selezionata musica e coreografie spettacolari entra nelle case. Da tempo mi ero segnata la data e non mancherò di gustarmi il tutto. Sarò di sicuro in buona compagnia. Viva la danza!

Il Rogito di Papa Francesco

Mi ha incuriosito il documento inserito all’interno della bara di papa Francesco, chiamato ‘Rogito’, parola usata solitamente in ambito notarile per concretizzare un trasferimento di proprietà. Questo è il ‘Rogito per il Pio transito’, documento che riporta la vita e le opere del Pontefice, in originale Latino e chiuso in un tubo di metallo sigillato, deposto ai piedi di Francesco, insieme con una borsa di monete e le medaglie coniate durante il suo pontificato. La sera del 25 aprile, durante il rito della chiusura nella Basilica di San Pietro, presieduto dal cardinale camerlengo, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche ha dato lettura del Rogito che ripercorre la storia di Bergoglio, in sintesi una biografia ecclesiastica. Ho cercato il testo del documento da cui estrapolo i seguenti passaggi: “Abitava in un appartamento e si preparava la cena da solo perché si sentiva uno della gente. Fu un pastore semplice e molto amato nella sua Arcidiocesi, che girava in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus. Fu eletto Papa il 13 marzo 2013 e prese il nome di Francesco, perché sull’esempio del santo di Assisi volle avere a cuore anzitutto i più poveri del mondo. Sempre attento agli ultimi e agli scartati dalla società…”. Ai sacerdoti raccomandava di esercitare il sacramento della misericordia, parola che deriva dal latino “misereor” (avere pietà) e “cor-cordis” (cuore); in sostanza significa “cuore compassionevole”. Lascio ai lettori cercare altri passaggi. Per quello che mi riguarda, siccome Jorghe Bergoglio, laureato in Filosofia nel 1963 presso il Collegio San Giuseppe di San Miguel in Argentina era anche scrittore, Lo considero un Maestro che mi consente di ripassare la lingua latina nella versione ecclesiastica, utilizzata nel rito romano dalla Chiesa cattolica per scopi liturgici. (Per inciso, si distingue dal latino classico per alcune variazioni lessicali, una sintassi semplificata e pronuncia all’italiana). Il 16 marzo 2017 Papa Francesco ha ricevuto la laurea honoris causa in Medicina dall’Università di Salerno, che rappresenta la più antica scuola di medicina al mondo, perché riconosciuto quale “medico delle anime”. Grazie Franciscus, anche oggi hai ampliato il mio sapere e nutrito la mia anima.

Faccia a faccia storico

Tra le molte immagini sul funerale di Papa Francesco, l’incontro ravvicinato tra Trump e Zelensky nella Basilica di San Pietro a Roma, prima delle esequie è destinato a entrare nei libri di storia. Come didascalia ci immagino la frase detta spesso dal Santo Padre “Costuite ponti e non muri” che spero stia germogliando nei due leader per realizzare il sogno di Pace. Certo fa effetto vedere i due Capi di Stato seduti a poca distanza uno di fronte all’altro, a mani ferme che si guardano negli occhi. Un quarto d’ora di confronto: potrebbe essere l’inizio di una svolta verso la risoluzione di un conflitto che dura da troppo. Voglio sperare che l’umanità prevalga sulla globalizzazione del male, con la mediazione di Francesco. Ciò che al Pontefice non è riuscito in vita, potrebbe realizzasi adesso che è morto. “Guerra mondiale a pezzi” è un’espressione da Lui usata spesso, rivelatasi tristemente realistica, dato che nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Senza contare i Paesi a rischio guerra. La storia del male nell’umanità inizia con il fratricidio di Abele da parte di Caino, causato da gelosia e rabbia. A quanto pare, la “Sindrome di Caino” gode di buona salute, se la situazione planetaria risulta tanto compromessa. Sembra che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia finalmente compreso qual è la mela marcia nel cesto. Incrociamo le dita e chissà che qualcosa di buono succeda. Nel mentre, un’idea sarebbe fare silenzio, fermarsi e pensare a come valorizzare il bene inestimabile, e irripetibile della vita. Franciscus ci indica la strada.

Franciscus

Cinquanta capi di stato, dieci monarchi e più di duecentomila persone in P.zza San Pietro per le esequie di Papa Francesco: un evento epocale che si è risolto senza intoppi, in un’atmosfera di grande commozione e riverenza. I grandi della Terra al suo capezzale per rendergli omaggio, forse riconsiderando il suo inascoltato appello alla Pace. Non credo avrebbe gradito il clamore, ma il calore della sua gente sì. Papa divisivo e amatissimo, ha seminato in abbondanza e in profondità. Il papa più sociale della storia, amico degli ultimi e dei poveri. Ha lasciato 200.000 euro per i carcerati di Rebibbia, ha semplificato il cerimoniale e chiesto di essere sepolto nella nuda Terra, col semplice e significativo nome Franciscus. Da laica, apprezzavo il suo stile diretto e la semplicità dei modi. Anche la voce carezzevole che mi mancherà. Speravo che restasse tra noi ancora un po’, anche se non poteva andarsene in un giorno migliore, dopo aver benedetto e salutato i fedeli nel giorno di Pasqua. Non lo dimenticherò. Gli dedico la poesia che mi è venuta nell’immediatezza della morte, immaginando che l’avrebbe gradita. FRANCISCUS Te ne sei andato/dopo aver salutato/con la voce flebile/dell’agnello, ma lo/sguardo benevolo/del buon pastore./La gente esultava/ignara dell’ultimo atto,/mentre gli ultimi/per Te erano i primi,/la compassione una missione./Con il sorriso/chiedevi costanti/preci per Te/che pregavi per tutti/in ogni tempo, in ogni dove./Commuove/la benedizione/nell’ultimo giorno/di vita terrena,/Pasqua del Signore/che in Cielo ti accoglieva.//

14esimo post a quattro mani: Royal Easter Show di Sydney

Manuel mi invia delle foto e un paio di vocali per informarmi di come ha trascorso il venerdì santo, in centro a Sydney per una giornata essenzialmente di svago. Dall’11 marzo 2025 al 22 aprile 2025, al vecchio Parco olimpico di Sydney 2000 si è tenuto il più grande evento annuale in Australia per celebrare la cultura australiana, dalle tradizioni rurali agli stili di vita. Organizzato per la prima volta nel 1823, comprende una fiera agricola, un parco divertimenti e una fiera, mettendo in mostra la valutazione del bestiame e dei prodotti agricoli. Il diritto di utilizzare la parola “Royal” nel proprio nome fu concesso dalla regina Vittoria. La prossima edizione è prevista nel mese di marzo 2026. Manuel ha fortunatamente il giorno libero per apprezzare di persona l’evento. Si sveglia con calma, ma poi accelera per prendere il treno, temendo di trovare coda all’entrata “dato che qua il venerdì santo è obbligo che tutti – o quasi – gli esercizi commerciali siano chiusi. Per cui mi ero aspettato una montagna di gente”. Venti minuti di treno e arriva sul posto della fiera distribuita in uno spazio “minimo minimo cinque/sei volte quello espositivo della Fiera di Padova”. Giostre, mostre dell’artigianato, mostre di animali da cortile con la precisazione che “E’ stato strano sentire odore da stalla e da pollaio, insomma di animali da cortile in centro a Sydney”. Nelle foto inviate vedo una manifestazione equestre, una canina, un padiglione con opere d’arte, di giocattoli vecchi e nuovi, di bonsai e di “Oriental Painting”: veramente tanta roba che a visitare tutto ci si può perdere. L’Associazione delle donne di campagna che suo cugino ha definito “Le allegre comari campagnole”propone dei dolcetti chiamati scones, dolci tipici del rito inglese del tè del pomeriggio. Secondo Manuel sono la fine del mondo, perciò gli cedo la parola. “Sono praticamente dei panetti tipo pan brioche; da soli non dicono niente, però quando ci si mette sopra la marmellata – loro hanno quella di fragole – e un po’ di panna montata, sono la fine del mondo”. Beh, la proposta dolciaria mi intriga e mi informerò su come, eventualmente realizzarli. Io vado di muffin, bontà anglosassone che faccio da un bel po’. Manuel lo sa perché spesso li ha assaggiati a casa mia, ripieni di marmellata, mele o carote per lo più. Al suo ritorno a settembre, gliene farò trovare un vagone. Non escludo di cimentarmi con gli scones, per ringraziarlo di portarmi un po’ dolcezza e di tradizioni dall’Australia.

Il mio Eden

Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.

“Chi legge vive mille vite”

“Un uomo che legge ne vale due” è la frase che accompagna l’immagine dedicata all’odierna Giornata Mondiale del Libro. Anzi, Umberto Eco diceva che la lettura è “un’immortalità all’indietro”, nel senso che permette di vivere esperienze e conoscere personaggi di altri tempi. Ci sono diverse definizioni riguardo al libro. Papa Francesco era persuaso che la letteratura educa cuore e mente. Per me è una sorta di medicina, senza effetti collaterali che fa stare meglio, in qualche caso addirittura cambia il punto di osservazione e spariglia le carte, cioè gli obiettivi. Io ho sempre scritto volentieri, fin da bambina quando sotto dettatura di mamma scrivevo le lettere per lo zio Sergio in Argentina, a Buenos Aires. Poi in quinta elementare il maestro Rico – Enrico Cunial – mi diede una spinta, doppiata al Liceo dal prof. Armando Contro, due insegnanti che considero i miei pigmalioni. Un corso di scrittura creativa da adulta non ha aggiunto granché alle mie potenzialità espressive, coltivate attraverso l’esercizio e il lavoro di insegnante. Da pensionata ho trovato che il blog è uno strumento alla mia portata, per comunicare con i lettori. Il prossimo giugno compirà cinque anni e la cosa un po’ mi sorprende. Piuttosto mi preoccupa che in Italia i lettori siano ancora pochi – l’Istat li valuta al 39 % – e che peggiori la qualità della lettura. Francia e Norvegia sono tra i Paesi con più lettori per quanto riguarda i libri cartacei, mentre il Canada ha il primato di lettori digitali. In Italia le edicole sono in crisi e molte stanno chiudendo. Non se la passano bene neanche gli editori, con il mercato in calo. Le ragioni sono varie, ma è indubbia una svalutazione della cultura ormai istituzionalizzata. Comunque, tra i miei contatti ci sono persone che leggono parecchio, anche i miei libri (ad oggi 13) e il post quotidiano sul mio blog verbamea: le ringrazio molto, perché rappresentano… il gradevole effetto della cura.

La Terra è una poesia vivente

Oggi 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, evento arrivato alla 55esima edizione per sensibilizzare istituzioni, governi e cittadini sulla tutela dell’ambiente. Il tema di quest’anno è “Il nostro potere, il nostro pianeta” che, detta cosi non servirebbe spiegare come comportarsi. Ma, tra il dire e il fare, più che il mare ci sta l’oceano. “La natura può fare a meno di noi, ma noi non della natura. Eppure ci comportiamo come fosse l’opposto” è uno dei messaggi giunti stamattina che condensa il pensiero che condivido. Nell’immediatezza della scomparsa di Papa Francesco, una collega che insegna Scienze mi ha ricordato l’enciclica Laudato sì, sulla cura della casa comune che tratta tematiche ambientali, scritta dal pontefice nel suo terzo anno di pontificato, datata 15 maggio 2015. L’enciclica chiede a tutte le persone di buona volontà di aprire gli occhi e di osservare quello che sta accadendo a noi e al pianeta. Per facilitare il cammino, vengono proposti 7 obiettivi: la risposta al grido della Terra, l’ascolto del grido dei poveri, l’economia ecologica, l’adozione di uno stile di vita semplice, l’educazione ecologica, la spiritualità ecologica e l’impegno comunitario. Papa Francesco sostiene che “la distruzione dell’ambiente è un’offesa contro Dio, un peccato che non è solo personale ma anche strutturale, che mette in grave pericolo tutti gli esseri umani, soprattutto i più vulnerabili, e minaccia di scatenare un conflitto tra le Nazioni”. Il Santo Padre suggerisce anche dieci comandamenti per salvare il pianeta, di cui riporto il quarto “Rimetti al centro i poveri”, lasciando ai lettori di scoprire gli altri. Non stupisce che Papa Jorge Bergoglio abbia scelto di chiamarsi Francesco, come il poverello d’Assisi, autore del Cantico delle creature. E nemmeno che abbia chiesto di essere seppellito nella nuda Terra, una poesia vivente.

Dalla città eterna alla vita eterna

Ho appena avviato il post sul compleanno di Roma, Città Eterna (secondo la leggenda fondata da Romolo il 21 aprile 753 a. C.) quando mi giunge la notizia che Papa Francesco è passato dalla vita terrena alla Vita Eterna. Una staffilettata: non me lo aspettavo, nonostante l’evidente fragilità del Santo Padre. Dopo la lunga permanenza al Policlinico Gemelli, Papa Bergoglio era in convalescenza ed in apparente recupero. Giusto ieri era apparso in san Pietro, a sorpresa. Ha impartito la benedizione ‘Urbi et Orbi’ e poi è sceso in piazza tra i fedeli in papamobile. Era senza naselli per l’ossigeno e ha salutato i fedeli presenti – trentacinquemila persone – con voce flebile. Morto alle 7.35 di stamattina Lunedì dell’Angelo, che nella tradizione cattolica ricorda l’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù. Credo che per il congedo gli sarebbe piaciuto questo giorno durante il periodo pasquale, come era successo a Papa Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Scrivo questo pezzo da laica che ha ammirato molto la persona, dallo spirito arguto e dal modo di fare ‘ante litteram’ che tanto fastidio deve aver dato a certa Curia. È stato un Pontefice coerente e trasparente, da cui non si poteva pretendere che facesse il miracolo di interdire le guerre in corso. I grandi della terra si stanno già condolendo e chissà mai che qualcuno si ravveda. Adesso si metterà in modo la macchina per la successione del primo Pontefice latinoamericano, eletto il 13 marzo 2013. Quindi Papa Jorge Mario Bergoglio ha guidato la Chiesa cattolica per oltre 12 anni, compiendo 47 viaggi apostolici, l’ultimo dei quali – il più lungo – in Asia e Oceania lo scorso settembre. Che tempra, a 88 anni non si è certo risparmiato (nato il 17 dicembre 1936). Tra l’altro, è stato anche scrittore, autore di Life. La mia storia nella Storia, che ho trovato agile e interessante. Da buon argentino amava il tango, il mio ballo preferito. Lo immagino lassù, attorniato da angeli danzanti in festa per il suo arrivo.