Il 18 Febbraio 1925 Giovanni Gentile e Giovanni Treccani fondano a Roma l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, comunemente nota come La Treccani, la più famosa enciclopedia in lingua italiana. Pertanto oggi è il centenario di questa famosa istituzione, La Treccani, considerata la più importante impresa editoriale italiana, in ambito culturale. Molti personaggi di rilievo nel panorama scientifico e culturale – italiano e non – hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, che all’esordio contava 35 volumi. Oggi sono 58, rilegati in pelle con fregi e incisioni in oro: circa 55.000 pagine e 32.500 illustrazioni, con oltre 8.300 tavole fuori testo, a colori e in bianco e nero. Da ragazzina, ricordo i rappresentanti porta a porta di enciclopedie varie, mai acquistate perché potevo consultare i tomi al liceo e in biblioteca. Ho frequentata abbastanza quella di Bassano del Grappa dove mi rifugiavo a scrivere da docente, durante il giorno libero. La parola SILENZIO rivestiva i pilastri della sala lettura, una ‘musica’ per la mente che tutt’ora mi è difficile ricreare. Impagabile anche il piacere di consultare un volume dove cercare informazioni: l’odore della carta, il formato della pagina, la cura dei dettagli, l’atmosfera protettiva del lavoro, interrotta appena dal rumore di una sedia spostata, oppure da un colpo di tosse. Frequentare la biblioteca dovrebbe essere un obiettivo didattico da proporre non saltuariamente, bensì d’abitudine per favorire la vicinanza tra il lettore/ricercatore e l’immenso patrimonio culturale esistente. Con buona pace della tecnologia che possiamo ospitare in casa, ma senza il corollario emozionale che la cultura ha spalmato durante il suo percorso. La carta ha un sapore unico e irrinunciabile.
Mese: febbraio 2025
“Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro” (Leonardo da Vinci)
Oggi 17 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale del Gatto, scelta oltre 30 anni fa, almanaccando sul numero romano XVII che anagrammato dà la parola VIXI in riferimento alle 7 vite attribuite al felino. Questa ricorrenza viene celebrata in date diverse in Paesi diversi, mentre la Giornata Internazionale del Gatto è l’ 8 Agosto. Anche i gatti hanno una protettrice: Gertrude di Nivelles, monaca benedettina del VII secolo nota per la sua profonda pietà. I gatti erano uno dei soggetti preferiti di Leonardo da Vinci, grande osservatore della natura che diceva: “Anche il più piccola dei felini, il gatto, è un capolavoro”. La mia frequentazione dei mici parte da molto lontano, quando avevo pochi mesi ed è documentata dalle foto in bianco e nero scattate da mio padre in varie circostanze. Cresciuta con me, i gatti mi hanno sempre fatto buona compagnia. Ad alcuni mi sono affezionata di più: Briciola e Sky mi sono rimasti nel cuore. Con loro c’era un’intesa straordinaria. Attualmente vivo con tre felini, di cui parlo spesso: Grey, Pepita e Fiocco che mia nipote Cristina ha definito “Gli animatori del villaggio”, espressione felice che condivido. Ognuno si distingue per carattere e comportamento, come tra gli umani. In generale apprezzo del gatto lo spirito d’indipendenza, la leggerezza, la flessuosità, la curiosità, la cura del corpo. Se credessi nella metempsicosi, ovverosia nella trasmigrazione dell’anima – teoria cui si riferiva Platone – non mi stupirei di avere ereditato parecchio dello spirito di un gatto. Per completezza, ricordo che durante il Medioevo i gatti godevano di una pessima fama ed erano considerati consorti delle streghe, soprattutto quelli neri. Poverini dico io, così belli nei loro manti diversi. Per chiudere, saluto quelli delle mie amiche: Nerina, Viola, Lollymi, Giallo, Bigeta, Lupin, Mollie… Zeus e Max sono quelli dei vicini. Lunga vita ai gatti!
“La musica è bellezza” e molto altro
“L’Italia in difficoltà si rifugia nei sentimenti” è il parere di un ospite del programma mattutino dedicato al festival di Sanremo appena concluso. E meno male che vengono valorizzate le emozioni e l’interiorità. Olly, 23enne cantautore genovese ha vinto con il brano Balorda nostalgia che non mi dispiace. Poetico L’albero delle noci, il testo di Brunori Sas piazzatosi al terzo posto che avevo apprezzato già dalla terza serata. Il brano di Achille Lauro Incoscienti giovani è un carico di nostalgia. Quando sarai piccola, di Simone Cristicchi rimane insuperabile per il messaggio forte, sebbene guadagni ‘solo’ il quinto posto. Una botta di ottimismo Viva la vita di Gabbani. Meritava di più, a mio dire il brano Pelle diamante di Marcella Bella. Al di là dei risultati personali, questa 75esima edizione del festival ha goduto di ascolti elevatissimi. Ammetto che si è distinta per la sobrietà della conduzione, l’eleganza degli artisti ed il buon livello delle canzoni. Tra l’altro oggi è in corso il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura e la musica è un ponte che unisce, come ha ricordato Papa Bergoglio – ricoverato al policlinico per bronchite – videoconnesso durante la prima serata, sottolineando che “La musica è bellezza, è messaggio di pace, è un linguaggio che tutti i popoli parlano per raggiungere il cuore di tutti, può aiutare la convivenza”. In tempi travagliati anche politicamente, con l’espansione dell”individualismo favorito dalla pandemia credo che tornare all’introspezione possa solo fare bene. Inoltre la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera. Nella Bibbia si invita spesso a cantare. Anche Sant’Agostino diceva: “Chi canta prega due volte”.
Manuel e resilienza
Dopo colazione, verso le 7.30 accendo il tablet: ricevo e invio i primi Buongiorno. Il più lontano va a Sydney. Un minuto dopo ricevo la risposta: “Appena sceso dal treno”. Laggiù sono circa le cinque del pomeriggio e Manuel sta andando al lavoro. Un quanto d’ora a piedi e raggiunge il locale dove da martedì fa il cameriere. Questa settimana al ristorante gli tocca il turno serale: “Parto alle 5 e finisco tra le 22 e le 23… arrivo a essere leggermente cotto”. Dall’ostello dove alloggia, il locale dista circa venti minuti di treno e una celere passeggiata. Impensabile per ora affittare una stanza, perché i prezzi sono proibitivi. La sua indole dinamica e la giovane età gli fanno superare le difficoltà, anche in considerazione del fatto che il paradiso non è di casa neanche in Australia. Dopo quattro mesi di soggiorno praticamente da turista, adesso affronta la parte prosaica del suo visto che prevede di lavorare sei mesi. Detto, fatto! È stato assunto in regola in un posto tra bar e ristorante che si chiama “The butcher’s block” come vedo stampato sul retro della maglietta bianca che indossa. Non so cosa c’entri il macellaio/butcher, ma di certo laggiù si mangia poco pesce e molta carne. E si parla ovviamente inglese, che per Manuel è diventato la seconda lingua, anzi la prima. L’esordio da cameriere è andato bene, nonostante abbia invertito due ordini, nel senso che ha portato il caffè di una persona ad un’altra. Ma la direttrice, che si chiama Bella, martedì alla fine del primo giorno di lavoro si complimenta e lui dichiara: “Sono soddisfatto. Vediamo come va i prossimi giorni”. Partito con la laurea di Ingegneria elettronica in tasca, si propone come cameriere, pur di lavorare. Questo modo di affrontare la vita chiamasi resilienza e ha come simbolo la mimosa. Un mazzo di mimose a te, talentuoso ragazzo! 🌼
14 Febbraio 2025
Intendevo evitare di parlare del 14 febbraio come festa degli innamorati – così è scritto sul mio calendario – e di San Valentino come loro protettore. Però non è colpa sua, se il messaggio viene edulcorato. D’altronde elementi sacri e profani si fondono nella narrazione della sua vita. Vescovo di Terni, fu martirizzato il 14 febbraio 273 d.C. dall’imperatore Aureliano. Papa Gelasio I nel 496 dichiarò il 14 febbraio – data del martirio – giorno di commemorazione per San Valentino. Secondo la leggenda, il vescovo di Terni benedisse l’unione di una coppia ‘proibita’ tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, diventando così il patrono degli innamorati (ma anche degli epilettici). In epoca medievale, secondo alcune tradizioni popolari inglesi e francesi la ricorrenza si lega all’inizio del periodo di accoppiamento degli uccelli. Oggi il 14 febbraio è celebrato in gran parte del mondo come la festa degli innamorati, un giorno dedicato allo scambio di doni, lettere e promesse d’amore, non solo verso le persone, ma anche verso gli animali. Sentento il cinguettio degli uccellini al crepuscolo, quando mi accingo a chiudere i balconi, mi sono venuti dei versi che dedico ai teneri abitanti del cielo. Al calar della sera/una schiera ciarliera/fa vibrare le ombre/e curiosità infonde./I passeri volteggiano/sui tetti scivolosi/per nulla timorosi/di bagnarsi le piume./Non serve grande acume/per immaginare il loro dire:/Andiamo a dormire? Però/ a san Valentino potrebbe/prima scapparci un bacino.// 💙
Palestra, Centro Sportivo Filippin
Vado in palestra da qualche mese, non per fare ginnastica dolce ma esercizi in Sala pesi. Lo dico con un certo orgoglio, perché mi credevo negata, tanto che da liceale con qualche acrobazia ero riuscita ad ottenere l’esonero. In realtà mi alzavo alle sei per prendere la corriera alle sette in punto – qualche volta l’autista passava prima – e dopo quattro ore toste farcite di latino e di greco, fare Educazione fisica fino alle tredici era controproducente per la mia salute fisica e psicologica. L’insegnante non era comprensiva e soprattutto non si spendeva di suo. Tra l’altro, i primi mesi di quarta ginnasio ero dimagrita parecchio e correre in tondo per la palestra dalle dodici all’una mi pareva uno spreco di fatica. Poi dovevo affrettarmi per prendere il pullman, la mitica Cecconi ed era un altro esborso di energie. Per farla breve, mia mamma parlò col medico che ritenne salutare sollevarmi dalla frequenza della materia, considerato che il resto era già assai pesante. Devo a questo precedente il mio rifiuto della palestra. Ci voleva mio figlio – istruttore in palestra – e l’intervento di artoprotesi ad entrambe le anche per farmi cambiare idea. Il chirurgo dottor Giovanni Grano, cui va la mia grata simpatia mi ha consigliato di fare esercizio mirato, per irrobustire la muscolatura. Si sono dichiarati d’accordo l’ortopedico dottor Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo, gli altri due miei ‘angeli custodi’. La decisione non è stata immediata, ma sono contenta di avere obbedito. Il mio istruttore è Andrea, un collega di mio figlio che mi segue al mercoledì dalle 11 alle 12. Lui mi ha introdotta all’uso delle macchine che – mannaggia – hanno tutte il nome in inglese. La mia preferita è la Leg Press che uso dopo il Tapis Roulant, la Ellittica e la Bike Seduta. Seguono quelle per le estensioni, gli adduttori, eccetera, circa una decina. In totale, le macchine disponibili in Sala pesi sono circa una trentina, utilizzate da persone di tutte le età. Ultimamente frequentano la palestra alcuni studenti americani delle Superiori, ospiti degli Istituti Filippin con il gemellaggio. Tra un esercizio e l’altro mi riposo e li osservo: le ragazze camminano svelte sul tapis roulant, ascoltano la musica in cuffia e agitano la coda di cavallo sulla schiena. I maschi preferiscono allenare i quadricipiti e i pettorali. Ce n’è per tutti i gusti, allenarsi è una palestra di vita. Di sicuro rinnovo l’abbonamento.
Non “Sono solo canzonette”
Mi sveglio un po’ dopo il solito, perché mi sono ritirata tardi. Non sono una patita del festival di Sanremo che guardo ‘di profilo’ mentre faccio dell’altro in poltrona, tra una coccola al gatto e una chiacchiera al telefono. Dopo colazione, mi concedo un quarto d’ora di tg1mattina e riporto la frase che appare in sovrimpressione: Sanremo 2025, nei testi dominano amore e introspezione. Il che, se sarà confermato mi pare una buona cosa. Avrei voluto sentire Simone Cristicchi, perché il testo della sua canzone parla di alzheimer, il che richiede coraggio. Qualche critico (malevolo) la considera una furbata. Io condivido il pensiero del Santo Padre, apparso in videocollegamento per la prima volta al festival dove afferma che: “La musica è bellezza, è uno strumento di pace”, obiettivo sottolineato dalla performance delle cantanti Noa e Mura Awad, che interpretano Imagine di John Lennon in quattro lingue: arabo, ebraico, inglese, italiano per sottolineare l’importanza dell’inclusione. Cerco e trovo la canzone di Cristicchi, artista apprezzato anche per precedenti interpretazioni. Il brano presentato “Quando sarai piccola” risulta tra i primi cinque votati. E lo credo bene: ci vuole coraggio per parlare di un argomento come il decadimento mentale in età senile. Il cantautore cita la data 20.3.46 che suppongo corrisponda alla nascita di sua madre, colpita da emorragia cerebrale nel 2012. I versi finali sono particolarmente intensi: “Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/che non avrai paura nemmeno della morte./Tu mi darai la mano” che mi fa tornare in mente la poesia “La madre” di Giuseppe Ungaretti, composta nel 1930. Quasi un secolo tra i due testi, ma un coinvolgimento unico. È un vanto che al festival approdino testi che non “Sono solo canzonette” (testo del 1980 di Edoardo Bennato)
Al supermercato
Ogni volta che faccio la spesa, dopo aver pagato mi rimprovero che avrei dovuto essere più oculata e comperare di meno. Inconsciamente credo di rifornirmi nello stesso modo di quando in casa c’erano mio figlio Saul e i due cani, Luna e Astro. Vero che i tre gatti non patiscono la fame e ammetto che un po’ li vizio. Pepa/Pepita è così rotonda che dovrei mandarla in palestra, anzi portarmela dietro quando frequento la sala pesi. Fiocco non conta, perché ha sempre fame e non mette su un etto – beato lui – con tutte le corse che fa, dentro e fuori casa. Grey si accontenta di poco, ma scelto. Comunque intuisco che il ‘piacere’ della spesa sia legato anche alla sorpresa di incontrare persone del passato che improvvisamente riappaiono. Mi capita, davanti al banco della frutta dove sto valutando quali agrumi scegliere. Una signora mi saluta e subito non la riconosco. Quando mi dice che ho insegnato alle medie di Crespano e il nome di suo figlio, tutto torna. L’ex alunno oggi è padre di due figli, uno dei quali fa la terza media, cioè ha l’età che aveva il padre quando era mio allievo. Il secondo incontro avviene alla cassa, mentre sto raccattando i sacchetti che scivolano dopo aver superato la registrazione. Si avvicina Roberto, provetto insegnante di Educazione musicale che riconosco subito e mi abbraccia. In pensione è ringiovanito. Occhio e croce ho insegnato per oltre un decennio alla Scuola Media “A. Canova” a Crespano del Grappa e l’ho avuto come collega simpatico e creativo. Prima che a scuola, lo avevo conosciuto in un prestigioso locale dove suonava in un complesso mentre io ballavo. Anche questo dettaglio fa la differenza. Sa che scrivo. Mi presenta una musicista che mi raccomanda “Per le tue prossime presentazioni’, alimentando il mio ego. Sono lusingata e grata. Nella lista della spesa, oggi ho acquistato qualcosa che non ha prezzo: un tuffo gradevole nel passato professionale e personale che avevo accantonato.
Gemellaggio tra due popoli
Gorizia e Nova Gorica (controparte slovena di Gorizia) zona di confine, testimone di immani tragedie settant’anni fa, è ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera Go! 2025’. È un concreto messaggio di cooperazione che fa da contrappeso all’odierna Giornata del Ricordo. Hanno partecipato all’inaugurazione sabato 8 febbraio il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e la Presidente della Repubblica di Slovenia, Natasa Pirc Musar. Presenti i sindaci di Gorizia, di Nova Gorica e altre autorità. “L’incontro fra due fiumi e due valli” è il titolo della mostra fotografica che dopo l’evento i due Capi di Stato hanno visitato. Nel corso del discorso, Mattarella usa le parole amicizia, convivenza, accoglienza, cooperazione, ricordando che “Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso”. Una cultura Comune non può che favorire l’integrazione. Incoraggiante che molti artisti, studenti, atleti e componenti le associazioni culturali e sportive del territorio abbiano partecipato e dato vita a esibizioni e performance, comprese animazioni per bambini. Vorrei tanto che questo gemellaggio tra due popoli che sono fratelli ne potesse provocare altri in questo terzo millennio sciagurato. Personalmente mi impongo di essere ottimista, sebbene i venti di guerra soffino ancora sferzanti. Mi chiedo cosa potrei fare, per favorire la pace, bene sottovalutato e calpestato. Mi aggrappo agli ideali del Foscolo che lui chiamava ‘illusioni’, dando a questa parola il valore di esigenza dello spirito: la libertà, la bellezza, la poesia, l’amicizia, l’amore per la patria, le azioni dell’uomo. Tra l’altro egli esalta la figura di Parini, perché attribuisce al poeta la funzione di interprete della crisi di valori della generazione di giovani, delusi dalla situazione contemporanea. Pensiero che pare elaborato per il momento attuale.
Asino, animale utile e paziente
Dietro la porta del mio studio è appesa la foto di un asino, scattata da mio figlio diversi anni fa, ora sbiadita ma ancora molto espressiva. Allarga il panorama degli animali amati e introduce a meraviglia il contenuto della lettera intitolata: “Io sto con l’asino e non con la IA”, nella rubrica Per Posta di Michele Serra del settimanale “il venerdì di Repubblica”. Estrapolo dalla lettera qualche pensiero che condivido. L’autore – Angelo di Sestri Levante – dice che oggi l’asino, dopo l’annuncio della tregua a Gaza aiuta i palestinesi a mettersi in salvo. Gli piace pensare che laggiù dire “sei un asino” sia un complimento. La risposta del giornalista è “Anche io sto con l’asino”. Ricorda come l’asino sia sacro in molte culture e che nel dopoguerra era il mezzo di trasporto più diffuso nelle campagne e nei paesi. Aggiungo che pure durante la grande guerra ha fatto un ottimo servizio. Il pregiuzio nei confronti di questo umile e utile animale domestico è ingiustificato. Un mio simpatico alunno diceva che suo padre gli dava del musat quando sbagliava. Io ho appeso la foto di un asino in studio per riscattarlo. Grazie alla lettera, scopro che Juan Ramon Jimenez, poeta spagnolo Nobel per la letteratura nel 1956 ha scritto la commovente novella Platero e io, dove Platero è l’amico asino con cui il poeta vaga ogni giorno. Storia dell’amicizia tra l’uomo e l’animale. Mi propongo di cercarla e di leggerla. Mi sovviene che nel presepe, a riscaldare con l’alito il divino bambino ci siano il bue e l’asinello. Orbene, è ora di finirla di denigrare questo mammifero, chiamato anche somaro che risulta tutt’altro che ignorante, bensì paziente. Nel linguaggio biblico è sinonimo di libertà, indipendenza e nomadismo. Restio all’obbedienza, mi è simpatico alla stregua dei gatti.
