“Basta che siate giovani…”

I messaggi ricevuti stamattina ricordano che il 31 Gennaio è l’ultimo giorno della merla, tutti meno uno che invece è dedicato a San Giovanni Bosco, protettore di educatori, insegnanti, studenti ed editori. Quindi ho trovato lo spunto per il mio post odierno, dato che sono stata un’insegnante. Faccio gli auguri di buon onomastico alle persone che portano questo bel nome: Giovanni Gazzola, ex studente brillante laureato da poco, Giovanni Bolzon, studente promettente delle Superiori, il chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo ad entrambe le anche. Il mondo della scuola continua a ‘nutrirmi’ sebbene sia in pensione: più che deformazione professionale, credo si tratti di eredità. Inoltre curioso spesso sul calendario, per trovare nomi che poi assegno ai miei personaggi letterari. Tornando al sacerdote piemontese che fondò le congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, aveva proposto un nuovo sistema educativo, chiamato Sistema preventivo che in tre parole riassume la sua filosofia educativa: Ragione, Religione, Amorevolezza. Non essendo esperta di religione, sottoscrivo le altre due, persuasa che siano dei ponti facilitatori con i giovani, non solo a scuola ma anche in famiglia, che è la prima comunità educante. Don Bosco aveva dedicato tutta la vita ai giovani di strada, offrendogli la possibilità di affrancarsi dalla propria situazione e di guadagnarsi un futuro migliore. Un film completo dedicato al santo interpretato da Ben Gazzara risale al 1988, mentre nel 2000 don Bosco è stato interpretato da Flavio Insinna in una mini serie trasmessa da Rai1. La vicenda si svolge in Piemonte dove il santo era nato il 16/8/1815 (muore il 31/1/88). Suo il motto “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”.

Io parteggio per Pepito

Il gatto si chiama Pepito come Pepita la mia gatta e c’entra con il fatto di cronaca ‘grigia’ successo martedì a Roma, in via Monte Senario, dove un 54enne romeno ha appiccato il fuoco all’appartamento della compagna, responsabile di aver fatto scappare il micio. Intossicate 7 persone e 24 evacuate. Lo stesso piromane si è autodenunciato, telefonando al 112 ed evitando il peggio. Non so se sorridere o deprimermi, per la battuta di un giornalista che dice sia successo tutto “per colpa di un gatto”. Eh no, urge la rettifica: il gatto non c’entra nulla con l’incendio. Casomai ha approfittato della finestra aperta dell’appartamento al primo piano, per darsela a gambe levate, data la presenza di umani alterati. Mi viene da dire che questa vicenda è l’esatto opposto di quella di ieri, a favore della simbiosi cani e umani. Per dirla tutta, che gli animali vengano strumentalizzati per vendette e/o ripicche proprio non mi va bene. “Hanno fatto scappare il mio gatto Pepito, per questo ho appiccato l’incendio” sono le parole che l’autore del rogo, in lacrime ha detto alla polizia. Il pronome sottinteso loro, si riferisce alla compagna e ai nipoti che avrebbero lasciato la finestra aperta, favorendo la fuga del felino. Chiedo venia se parteggio per il gatto. Mi spiace per i condomini della palazzina intossicati dal fumo. Suppongo che il piromane fosse più affezionato al micio che alla compagna, qualcuno dice ex e questo potrebbe spiegare parecchio. Nel caso malaugurato che al posto di Pepito ci fosse un figlio minore, non in grado di scappare, come se lo sarebbero spartito? Chissà quante storie boccaccesche riempiono le scrivanie degli avvocati divorzisti. Se le cose stanno così, meglio l’inverno demografico che l’inferno scatenato ad hoc. E lunga vita al gatto che già di suo ne ha 7!

Cani e umani

Mi è arrivata una foto di Rex di inequivocabile valore: sul fianco del letto, accarezzato da Tania. Per un cane vissuto per strada e al freddo, non abituato a stare dentro ‘casa’ – mai avuta – un bel cambiamento! Merito del suo spirito di adattamento e delle cure riservategli dal suo salvatore che si è assunto l’onere – a questo punto l’onore – di fargli cambiare non solo aria, ma abitudini e relazioni cosicché l’amico a 4 zampe continui ad avere fiducia negli umani. Visite veterinarie, trasportino, dieta, viaggio in aereo di dodici ore, controllo minuzioso a Francoforte…sbarco a Venezia: adesso il trambusto è solo un ricordo. Certo la bontà di Rex – un angelo per Flavio – lo ha favorito, ma anche l’accoglienza di Mariuccia, ‘zia’ di Ben, l’altro cane che gli ha riservato attenzione nelle prime ore in Italia. L’indomani Tania lo ha bene accolto in casa dove si è subito ambientato, contro ogni previsione. Bello di suo, in un paio di settimane è addirittura ‘ringiovanito’ dopo essere passato per la toelettatura. Le premesse ci sono tutte perché la sua vita sia lunga e buona. Come ho detto in un precedente post, mi ha così commosso la vicenda di questo cane amabile e del suo salvatore che vorrei metterla nero su bianco. Senza scordare Ben, il cane nero e prestante che Flavio lascia ‘padrone di casa’ e in buone mani di Mariuccia, la sorella. Stamattina alle quattro gli ha fatto fare l’ultimo giretto, “Poi un salutino, una lacrimuccia e via” verso l’aeroporto di Venezia per tornare in Kazakistan dove il lavoro lo attende. Ma a primavera potrà riabbracciare i suoi protetti che non gli lesineranno abbracci e linguate affettuose. Come dice la mia amica Lucia: “Noi umani dovremmo imparare dagli amici a 4 zampe”. Ed io aggiungo: “Anche dagli umani che si sacrificano per il loro benessere”. In fondo, uomini ed animali godiamo dello stesso creato. Rispetto e amore reciproco possono solo renderci migliori.

YouPol, un’app utile

YouPol, un’app per comunicare fra cittadini e polizia di stato. Ne parla stamane la trasmissione 1Mattina a ridosso delle nove: lo trovo uno strumento molto interessante per segnalare violenze domestiche e contrastare situazioni di illegalità. L’applicazione, disponibile gratuitamente è stata sviluppata nel 2017 dalla Polizia di Stato, per contrastare comportamenti illeciti vari. Consente di inviare segnalazioni, in modalità anche anonima, qualora si sia testimoni di spaccio di stupefacenti, di episodi di bullismo, di violenza domestica e di genere. Insomma, un modo che consente di mettersi in contatto diretto con la polizia di Stato. I dati che giungono dalla Questura dicono che l’app è sempre più usata: molte sono le segnalazioni arrivate, in gran parte risultate poi fondate. Considerato che quasi tutti oggi hanno uno smartphone, talora perfino abusato mi pare un’ottima cosa giovarsi di questa applicazione al servizio del cittadino. Personalmente mi tranquillizza e la installerò di sicuro. Non perché abbia paura in sé per sé, ma avendo rinunciato al sistema d’allarme di recente, lo considero un ponte con la sicurezza. Giusto stamattina la corrente è saltata un paio di volte, presumo causa maltempo e la centralina sarebbe saltata, innescando la sirena rompi timpani. Abitando vicino al cimitero, sebbene la zona sia a due passi dalla piazza e si sia nel tempo molto urbanizzata, mi sento esposta ad eventuali tentativi di furto. Inoltre sono sola, okay con i gatti ma non ho più il cane da guardia che ho avuto in passato. Per quanto possibile, cerco di essere prudente e di non lasciare porte aperte. D’altronde da me i ladri non troverebbero soldi e gioielli, ma libri in abbondanza. Infine, un libro sottratto per acculturarsi, non sarebbe neanche reato.

Come la farfalla gialla

“Ho cominciato ad avere paura quand’ero bambina”. Parole di Liliana Segre, 94 anni, ospite di Fabio Fazio, uno di fronte all’altra. Non so se sia la replica di una puntata precedente, comunque la presenza della senatrice a vita deportata da bambina è quanto mai opportuna nel Giorno della Memoria. Sul tavolino basso, un’orchidea bianca e dei tulipani gialli. Sue le parole: “Siate sempre come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”. Un luogo simbolo del male è la Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazista istituito a Trieste: ufficialmente come campo di detenzione di polizia, unico ad essere dotato di un forno crematorio in tutto il territorio nazionale. Il nome si riferisce al fatto che in origine si trattava di un complesso di edifici nato come stabilimento industriale per la lavorazione del riso. Fu in attività fino agli Anni Trenta quando la produzione cessò e dopo il 1940 venne trasformato a tutti gli effetti in caserma militare. Oggi la Risiera è Monumento Nazionale ed ospita un museo con una mostra fotografica permanente. Visitato da migliaia di persone, soprattutto scolaresche fu la meta principale della visita didattica di una mia terza media diversi anni fa. Impressionanti le celle anguste, l’ampio cortile interno dove vennero uccise 3000 persone e l’aria spettrale. Ci fermammo all’incirca un’ora, tempo per memorizzare l’orrore. Oggi 27 gennaio ricorre l’ottantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, mentre è in corso la marcia dei palestinesi verso nord di Gaza: la pace è un obiettivo fuggevole. Da conservare con le unghie e con i denti.

Fine Gennaio 2025

Il metereologo colonnello Francesco Laurenzi è una presenza familiare del programma domenicale ‘Uno Mattina in famiglia’. Vestito di tutto punto – farfallina in tinta col gilet color mattone – sorriso cordiale e voce suadente annuncia le previsioni del tempo della settimana, dominata ahimè dalla bassa pressione. Solo mercoledì godremo di un po’ di sole. “È una settimana in cui vedremo più cieli grigi che azzurri”. Del resto gli ultimi giorni di Gennaio sono detti ‘I giorni della merla” e ritenuti i più freddi dell’inverno, infatti le temperature scenderanno, soprattutto al centro e al sud. Manuel mi informa che mercoledì 29 inizia anche il Capodanno lunare cinese, o ‘festa di primavera’. La leggenda della merla è nota: rifugiatasi coi suoi piccoli in un comignolo, vi rimase tre giorni e ne uscì col piumaggio annerito. Il Capodanno lunare cinese dà il via ai festeggiamenti che durano due settimane e si concludono con la tradizionale Festa delle lanterne. Festeggiato in tanti Paesi dell’Estremo Oriente, si sta diffondendo anche nei Paesi occidentali, grazie al suo fascino e alla presenza di molte comunità asiatiche. Come appunto in Australia dove Manuel potrà godersi lo spettacolo da vicino. Il 2025 è l’anno dedicato al ‘serpente di legno verde’, segno zodiacale legato alla cautela e alla saggezza, quindi foriero di traguardi importanti, sia sul piano personale che professionale. Sarà di conforto per chi compie gli anni mercoledì: Francesca e Pio. Leggende e tradizioni danno colore a giornate altrimenti grigie. Se una merla, un passero o un pettirosso verranno a becchettare sul mio giardino o a scaldarsi sulle tegole attorno al camino ne sarò contenta.

Casa, dolce casa

Ho sognato che tentavano di occupare l’appartamento contiguo al mio, abitato a suo tempo da mia mamma e destinato a mio figlio. Sicuramente influenzata dal problema reale dell’occupazione delle case nelle grandi città, ho vissuto nell’immaginario il furto della proprietà privata: due donne tentavano di scardinare il portoncino per introdursi in casa. Pochi minuti, forse secondi di un evento temuto e mi sono svegliata scombussolata. Di recente ho rinunciato all’allarme: saltava spesso e subire la sirena dentro casa finché non si scaricava la batteria era un attentato all’equilibrio. Forse anche per questo, soprattutto di sera il mio livello d’ansia aumenta. Non sono mancati furti in paese e in zona, specie nei fine settimana. Sentendo quello che succede nelle grandi città, mi chiedo come reagirei se trovassi un estraneo barricato in casa. L’articolo 633 del Codice penale è chiaro: l’occupazione arbitraria di un immobile è un reato, punito da 2 a 7 anni di reclusione. Ma non è così facile sfrattare un occupante abusivo, specie se ci sono di mezzo dei minori. E senza considerare la lunghezza delle cause in Italia. Nella maggior parte dei casi, se tutto fila liscio, la liberazione dell’immobile avviene entro 90 – 120 giorni dall’emissione del provvedimento. È capitato che un appartamento sia stato occupato durante l’assenza del proprietario che era in ospedale. È successo a una 78enne di Roma il mese scorso, la quale ha subìto la disavventura sintetizzata dal titolo del quotidiano il Giornale: “Va in ospedale e si ritrova la casa occupata”. Ed era successo ad altri malcapitati in altri contesti. Spero che qui non succeda mai. Mi sono guadagnata la casa dove abito e ci sto bene. Le ho dedicato la poesia Il mio Eden.

Aggiornamento su Rex

Giovedì scorso avevo dedicato il post a Rex, giunto dal Kazakistan dopo un lungo viaggio e sbarcato a Venezia con Flavio, il suo salvatore. Dopo una settimana urge un aggiornamento che sono lieta di dare sotto una buona stella: Rex sta benissimo ed è felice. Del resto Flavio afferma che: “Lui è nato felice, è un cane felice”. Me lo confermano i video che mi inoltra e i messaggi di Tania, la persona che lo ha preso in custodia: “Rex è veramente un cane di una bontà unica”. Chissà cosa ci direbbe del suoi primi quattro anni di vita trascorsi sulla strada, bisognoso di cibo e di carezze che adesso non gli mancano perché sa farsi voler bene da tutti. In pochi giorni ha imparato a stare dentro casa, è stato dal veterinario, dalla toelettatrice uscendone col pelo accorciato e profumato, ringiovanito! Ma la notizia più bella è racchiusa nella didascalia dell’ultimo video ricevuto da Flavio: “Sta imparando a giocare con i giochi” dove vedo Rex che mordicchia un oggetto di plastica che ha due palline alle estremità, in sottofondo si sente la musica di un trasmettitore. Nella comfort zone noto un radiatore con sotto tre paia di scarpe, segno che ci abitano altre persone, immagino. Se è così, tanto di guadagnato per Rex che avrà solo l’imbarazzo della scelta da chi farsi coccolare. E lui ricambierà alla grande, ne sono sicura. Desidero anch’io conoscerlo e non sono la sola. Spero a primavera di fare una spedizione con le amiche che hanno condiviso la sua sorte per accarezzarlo di persona. Sempre che nel mentre non diventi famoso, cosa che non gli auguro, eccettuata la popolarità virtuale.

“Morti e risorti nel giro di poche ore”

Martedì, Cosenza: neonata rapita da finta infermiera. Succedono dei fatti che hanno dell’incredibile: come si fa a rapire una neonata, spacciandola per propria? E come se non bastasse, vestirla d’azzurro e festeggiarla come se fosse un maschietto? Per diluire lo sgomento, dico subito che è finita bene, grazie alle forze dell’ordine e alla dedizione dei cittadini di Cosenza. Anche la Premier Giorgia Meloni si è complimentata per il felice esito del sequestro, durato tre interminabili ore. Voglio sperare che la piccola Sofia non porterà i segni del trambusto subìto nel suo primo giorno di vita, sebbene la psicoterapia Maria Rita Parsi abbia detto che l’imprinting con l’esterno avvenga già prima della nascita. Auguro a Valeria, la madre di metabolizzare in fretta il dramma, per evitare ricadute negative sulla piccina, strappata dalle sue braccia con l’inganno dalla finta infermiera, Rosa Vespa, 51enne di Cosenza sposata a un senegalese – forse nigeriano – di 43 anni. Lei architetto e lui mediatore culturale. Incredibile quanto successo alla clinica privata Sacro Cuore di Cosenza l’altro ieri, dove la finta madre cercava un maschietto da esibire come suo, dato che ne aveva annunciato sui social la nascita e si apprestava a festeggiarlo, con tanto di parenti e amici. Pare che fingere la gravidanza non sia poi così difficile, ma mi turba di più il pensiero di calarsi in panni altrui. Che madre sarebbe stata questa donna ‘ammalata di maternità’ se Sofia non fosse stata ritrovata? E che ‘fine’ avrebbe fatto la vera madre che dice: “Siamo morti e risorti nel giro di poche ore”? E pensare che una adozione e/o un affido avrebbero fatto felice uno dei tanti bambini in attesa di una famiglia. Chiudo con una citazione di Confucio: La vita è davvero semplice, ma noi insistiamo per renderla complicata.

Risottino alla zucca, by Manuel

Al bar, i quotidiani locali sono impegnati, così prelevo una rivista da una pila sistemata in uno scanso e mi ritiro a leggere nella saletta adiacente, dove Emma mi porta la consumazione. Nel settimanale femminile iO Donna mi cattura l’articolo di Stefania Berbenni: “Caccia alle (nostre) emozioni” che leggo con interesse. Le parole chiave sono: arte esperienziale, cinema immersivo, turismo con percorsi gourmet… strategie usate dal marketing per vendere, considerando che: “C’è una solitudine fredda, ognuno con i propri device/congegni”. Siamo travolti dal digitale e il marketing diventa esperienziale. I settori più coinvolti sono il turismo e la ristorazione dove si offre al cliente non solo il prodotto finito, ma lo si coinvolge anche nella realizzazione. Collego subito l’articolo con il breve video che mi ha inoltrato Manuel: una tazza stracolma di cubetti di zucca, vicino ad un tagliere verde dove presumo sia stato tagliato l’ortaggio invernale. Nell’audio successivamente inoltrato Manuel spiega: “Ho imbastito un risotto per me e altre quattro persone”: un libanese, un aborigeno dell’Australia dell’ovest, due ragazze dell’ostello “che hanno ripulito la pentola”. Conosco le abilità di Manuel e la sua capacità di spendersi per fare bene le cose. Ha avuto un maestro nel padre Enzo e l’esperienza di studente universitario a Cesena lo ha abilitato anche ai fornelli. Quindi non mi stupisco che sia andata a finire come confida: “È stato un bel momento conviviale. Ho saputo il giorno dopo che praticamente non si è parlato quasi d’altro all’interno dell’ostello del mio risotto. Per la cronaca, era un risottino di zucca”. Questo lo avevo capito. Non mi sorprendo del successo. Complimenti allo chef, ragazzo multitasking! 👨‍🍳