‘Affronta con eleganza gli anni che passano’ sono le parole che Massimiliano Orsini, conduttore di 1mattina riserva a Sofia Loren che compie oggi 90 anni. Oggi è anche il compleanno di Manuel, molti di meno – 24 – ma investiti benissimo: con una laurea in Ingegneria elettronica in tasca, la recentissima abilitazione, progetti da realizzare. Il doppio compleanno mi consente di fare alcune riflessioni sui due antipodi della vita: giovinezza e anzianità. Mi soccorre il proverbio ‘Chi ben inizia è a metà dell’opera’ che trae origine dell’opera di Ippolito Nievo ‘Confessioni di un Italiano’ e non ha bisogno di spiegazioni. Credo nell’importanza dell’educazione, genitoriale e scolastica nell’esordio della crescita. L’esperienza di Manuel, mio ex alunno speciale me lo conferma. Sofia Loren (Costanza Brigida Villani Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934) icona del cinema mondiale ha vinto 2 Oscar, 7 David di Donatello e altri numerosi riconoscimenti, ma non ha dimenticato le sue umili origini napoletane. Le radici nutrono la pianta fino alle fronde. La botanica mi aiuta a rendere l’idea che l’esistenza è frutto di un’attenta costruzione, fatti salvi gli imprevisti che talora mischiano le carte. Lei a 15 anni vince un concorso di bellezza e con i primi soldi guadagnati tenta il successo nel mondo dello spettacolo. Chi ben inizia…appunto! Ho visto più volte il film drammatico La ciociara dove la Loren interpreta la contadina Cesira, ma ho apprezzato l’attrice anche in opere più recenti. Interessante pure la sua storia personale: sposata al produttore cinematografico Carlo Ponti – 22 anni più grande di lei – due figli maschi…vive a Ginevra, in Svizzera da oltre 50 anni. In conclusione, due validi esempi di buona giovinezza e serena vecchiaia. Auguri a entrambi! 💐
Mese: settembre 2024
COLAZIONE con la Duse
Sono stata a ‘COLAZIONE con la Duse’ al Bar SPAZI VIVI DI Paderno di Pieve del Grappa, due passi da casa, in compagnia della fida Lucia. Insolito l’orario di metà mattina per la presentazione dell’attrice teatrale, ma accattivante l’abbinamento con la degustazione del dolce Ghisola, presentato da Cna Asolo. L’amico Giancarlo Cunial ha introdotto con la solita maestria la figura ‘misteriosa’ e affascinante della diva, cui ha fatto seguito il reading teatrale a cura di Daiana Priarollo. Pubblico numerosissimo, oltre ogni aspettativa. L’iniziativa è collegata col progetto ‘il Veneto legge’ e si prefigge di diffondere la cultura – in tutte le declinazioni – dei 24 Comuni facenti parte della Riserva di Biosfera Mab, tra cui Asolo, dove la Duse riposa nel Cimitero monumentale di Sant’Anna. Mi sono fatta l’idea che l’artista fosse una donna molto talentuosa ma anche difficile da trattare, intersecando vita privata con quella pubblica per l’attitudine alla recitazione. Eleonora (Giulia Amalia) nasce a Vigevano il 3 ottobre 1858, figlia di attori girovaghi originari di Chioggia. A 14 anni perde la madre cui era attaccatissima. Soprannominata ‘la divina’, è considerata la più grande attrice teatrale della sua epoca e una delle più grandi di tutti i tempi. Nel privato ha raccolto vasta ammirazione e pungente delusione. Sposata con Tebaldo Checchi, ha una figlia, Enrichetta. Intensa e travagliata la relazione con Gabriele D’Annunzio che scrive per lei la tragedia pastorale in tre atti ‘La Figlia di Iorio’ interpretata però da Irma Grammatica, non è chiaro se per dissapori dell’attrice col ‘vate’ o per problemi di salute. La sua vicenda umana e artistica mi fa pensare a quella di Maria Callas. Donne che pagano la fama con una grande solitudine affettiva. Da ammirare, senza invidiare.
Zinnie di fine estate
Credo proprio di essere metereopatica: è bastato tornasse il sole, per restituirmi la carica. Dopo una mattinata fresca e uggiosa, è tornato il bello ed io festeggio, andando a fiori. Di solito il pomeriggio rimango a casa, ma col ritorno del sereno ieri ho sentito il bisogno di uscire. Stessa cosa deve avere pensato Francesca che verso le diciassette mi porta un mazzo di Zinnie, dato che l’altro giorno ho scritto una poesia su questo fiore di tarda estate che ho incontrato durante una passeggiata (la riporto sotto)*. Infatti sono colorate e robuste; non necessitano di cure particolari e il prossimo anno voglio introdurle nel mio giardino. È una soddisfazione condividere il piacere per la bellezza e la scrittura, hobby in cui Francesca si distingue per la descrizione affettuosa di momenti e personaggi del passato. Lei è la capofila del post verbanostra, nonché assidua lettrice e commentatrice dei miei post su verbamea. Che fiori ho comperato? Pansè – Viola del Pensiero – blu, gialli e marroni. Li metterò nei vasi che hanno ospitato le fragole a primavera e sotto i portici a est e a ovest. Quando esco voglio tuffare lo sguardo tra i colori vellutati e indossare un po’ di buonumore. Ah, mi stavo scordando di tre Ciclamini, formato mignon che ho posizionato sul davanzale del ripostiglio a nord. I fiori inducono ad accogliere con favore la stagione autunnale che avanza.* ZINNIA DI STRADA Una Zinnia/cuore giallo petali rosa/esce vigorosa/dalla rete/di un giardino/sulla strada./L’accarezzo piano/Grazie – le sussurro -/di rallentare il mio incedere/svagato, frustrato da qualcosa/che la mente definire/non osa./Il prossimo autunno/avrò un giardino/pieno di Zinnie/colorate e generose./Per male che vada/ le accarezzerò.//Se i fiori mi accompagnano sono salva. 🌻
Spiriti guardiani
Ho tra le mani la guida sulla Thailandia della lonelyplanet, regalo per il prossimo 24esimo compleanno di Manuel che tra un mesetto dovrebbe essere a Bangkok, una tappa verso l’Australia. Giustamente si informa sui posti che toccherà e io mi arricchisco di informazioni su luoghi lontani che ampliano la mia conoscenza. Ad esempio, trovo interessante che la cultura thailandese preveda la convivenza con gli spiriti guardiani, a cui vengono riservate delle casette con decorazioni elaborate e colori vivaci, vicino ad abitazioni, edifici e spazi pubblici. Mi tornano alla mente i Lari e i Penati nell’antico culto domestico dei Romani, gli spiriti tutelari della famiglia: divinità benefiche entrambe. Le case degli spiriti – san phra phum – non sono considerate sacre al pari di templi e santuari, la funzione è fornire agli spiriti guardiani un posto dove vivere e ricevere offerte, per avere fortuna, protezione e prosperità. Le offerte consistono in fiori, frutta, bastoncini d’incenso e piattini di cibo. È consuetudine presentare questi omaggi giornalmente, di solito al mattino o alla sera. Cani e gatti randagi sono gli unici che possono servirsi delle offerte, il che mi fa pensare alle casette per gli uccelli che noi appendiamo in giardino. La Thailandia è famosa come ‘Terra dei Sorrisi’, in parte fondata. Infatti i thailandesi non amano le discussioni. Litigare è considerato maleducazione, e non ne vedono l’utilità; preferiscono lasciare che le emozioni scorrano come un fiume sotterraneo, senza esprimerle. Una bella lezione per l’aggressività verbale che circola in alcuni nostri salotti televisivi e oltre. A questo punto chiudo la guida, altrimenti mi innamoro di Bangkok, la capitale più seducente del sud-est asiatico dove non ho in progetto di andare. Fortunato Manuel – da ieri Ingegnere Abilitato – che potrà conoscerla da vicino.
Il dramma di Susanna
In studio, sulla scrivania ho un saggio di Maria Rita Parsi – Noi siamo bellissimi Elogio della vecchiaia adolescente, uscito per Mondadori lo scorso novembre. Vedo spesso la psicoterapeuta e scrittrice dai capelli rossi in televisione; confesso che preferisco sentirla piuttosto che leggerla, perché la trovo più immediata e convincente. A proposito della tragedia successa a Covolo dove sono morte mamma e figlioletta, dice che: “Tutte le famiglie disfunzionali vanno seguite” e che il problema della salute mentale va portato alla ribalta. D’impeto le do ragione, perché fatti tanto gravi sono preceduti da segnali che però vengono ignorati oppure sottovalutati. Susanna Recchia, 45enne, dopo una convivenza di cinque anni si era appena separata dal compagno Mirko, meccanico, padre di Mia, 3 anni, affetta da epilessia; cantava nel coro della chiesa. Mi riesce difficile combinare le due cose, però non ho competenze in psicologia, disciplina che pure mi attrae. La signora, igienista dentale aveva altri tre figli piccoli – di 13, 10 e 7 anni, affidati all’ex marito poliziotto e pare fosse seguita dal servizio sanitario. Ha lasciato dei fogli dove cerca di motivare la sua scelta di farla finita, destinati ai figli cui rivolge parole d’amore materno. A tragedia compiuta, sono i giovanissimi orfani che mi preoccupano, pur avendo il padre. Il tema della maternità, a mio dire viene sopravalutato quando non idealizzato. Forse Susanna è stata schiacciata proprio dal ruolo materno che la imbrigliava. Come premessa al mio ultimo romanzo Ricami e Legami ho posto la frase di Oriana Fallaci: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri”. La nostra cultura cattolica ammanta il ruolo materno di un alone devozionale che non considera le difficoltà insite, specie per una donna single o separata. Ciò detto, pena infinita per Susanna e Mia. Un abbraccio corale ai figli e ai familiari.
Quasi autunno
L’autunno si sta facendo strada, tra una decina di giorni arriva. Data ufficiale il 22 settembre, ma dal punto di vista meteorologico direi che ormai ci siamo con abbassamento della temperatura di circa venti gradi, perfino troppo. Però confesso che preferisco indossare un golf, piuttosto che convivere con il sudore. Ho messo una coperta sul letto e di mattina quando mi alzo non apro più le finestre. In ogni caso, nelle ore centrali del giorno, se c’è il sole si sta che è una delizia. Si sono trasferite altrove anche le fastidiosissime zanzare. Da un paio di sere i gatti dormono dentro, non mi dispiace avere compagnia. Quando sono in poltrona Pepita, la più affettuosa si accomoda sulle mie gambe, Fiocco e Grey scelgono posti a piacere dove acciambellarsi. Dopo vari mesi ho ripreso a fare i muffin – sostituiti d’estate da dolci al cucchiaio – e ho riattivato il forno. Le stagioni sono cambiate e sono cambiata anch’io. Del resto Bhudda afferma: “L’unica costante della vita è il cambiamento”. Mi auguro che l’autunno sia clemente e ci accompagni con dolcezza verso la fine dell’anno, di cui comincio già a fare un bilancio: sono stata operata di artoprotesi destra ad aprile ed ora vado quasi di corsa. Mi sono iscritta in palestra – sala pesi – per irrobustire la muscolatura e scrivo tutti i giorni per nutrire mente e spirito. Sono una pensionata creativa che tende a valorizzare le piccole cose, come diceva il mio compianto professore di Italiano Armando Contro. Approfitto di questa pagina, per inviare cordiali saluti alla moglie Liana. Del resto l’autunno è una stagione in cui mi identifico, piena di colori ma anche di foschia. Tra le poesie dedicate all’autunno, riporto la parte finale di L’estate è finita, di Emily Dickinson: L’acero indossa una sciarpa più gaia./La campagna una gonna scarlatta,/ed anch’io, per non essere antiquata,/mi metterò un gioiello.//
Maria Montessori e il film
Come di consueto, il sabato mattina sono da Lara, la mia parrucchiera di fiducia. Sotto il casco, sul settimanale Oggi leggo l’articolo di Dea Verna: ‘La “Mia” Montessori nascondeva un figlio segreto’ che anticipa l’uscita del film sulla famosa pedagogista, in sala dal 26 settembre Maria Montessori – la nouvelle femme. L’attrice Jasmine Trinca interpreta l’educatrice, immortalata sulla banconota da 1000 lire. Nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870, Maria (Tecla Artemisia) Montessori è la terza donna italiana a laurearsi in Medicina. Attratta dall’infanzia rinnova l’insegnamento, riconoscendo al bambino una ‘mente assorbente’. Contraria all’uso dei banchi, intenzionata a risolvere il problema dell’analfabetismo, nel 1907 fonda le ‘Case dei bambini’ che vengono chiuse nel 1934 da Mussolini per contrasti con il regime fascista. Pertanto nel 1936 la scienziata lascia l’Italia, cambia molte residenze e ripara alla fin in Olanda dove muore il 6 maggio 1952. Dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano, psicologo e neuropsichiatra, a 28 anni ha un figlio, Mario che tiene nascosto, fa crescere a una famiglia in una fattoria e successivamente in collegio, scelta fatta per evitare pettegolezzi che avrebbero interferito con la sua carriera. Comunque non lo abbandona e gli fa visita una volta alla settimana. A14 anni Mario va a vivere con la madre, diventata famosa, pensando di essere suo nipote. Certo stride la dedizione pressoché totale della scienziata al mondo dell’infanzia con la scelta di tenere nascosto il figlio e di affidarlo ad altri. Ma erano altri tempi, oggi non si scandalizzerebbe più nessuno. Grazie al suo metodo pedagogico, da detentore del sapere l’insegnante diventa osservatore e guida, una ‘strategia’ a mio dire ancora vincente. P
Vittime della montagna
Tragedia del Monte Bianco: Andrea e Sara ritrovati abbracciati e senza vita. Andrea Galimberti, 53 anni, comasco e Sara Stefanelli, 41 anni, genovese sono gli alpinisti dispersi sul Monte Bianco – il monte che miete più vittime – e ritrovati morti martedì a 4500 metri di quota su un ripido pendio ghiacciato. Esperti di montagna ed attrezzati, sono stati colti dalla bufera mentre scendevano. Hanno lanciato un disperato messaggio sabato scorso: “Non vediamo nulla, veniteci a prendere, rischiamo di morire congelati”. Purtroppo ciò che è successo, perché è impossibile sopravvivere a temperature fino a meno 15 gradi con venti che hanno toccato i 150 km orari. Oltre a loro sono state recuperate le salme di due alpinisti sudcoreani che risultavano dispersi da sabato scorso. La montagna, come il mare vuole le sue vittime. Personalmente la montagna mi incute soggezione anche con il bel tempo. Mi rammarico di non saper nuotare. Sui social Andrea e Sara sono stati criticati e accusati di imprudenza. Lei, medico di Genova aveva frequentato il corso di arrampicata con Andrea che aveva ereditato la passione dal padre e affrontato mille imprese. Commovente l’intervista al padre che confida: “Diceva sempre che era meglio morire in montagna”. È probabile che siano morti per assideramento. Mi ha colpito il particolare che fossero abbracciati, probabilmente un tentativo di difendersi dal freddo, ma anche carico di tanto altro: complicità, disperazione, donazione. Nessuno può scegliere quando e come morire. Ma se si potesse scegliere, credo che sarebbe più lieve oltrepassare il muro in compagnia.
Ridere e sorridere
Piove, come da previsione. Devo rinviare il taglio dell’erba e la piantumazione di vari bulbi autunnali che spero daranno fiori alla fine dell’inverno: Narcisi, Tulipani, Giacinti. Oggi è anche il giorno del mercato locale che forse visiterò, forse no. In attesa di capire come la situazione atmosferica evolverà, mi concedo una pausa in poltrona e accendo la televisione. Dopo un paio di telegiornali, cerco un canale che mi distragga e pigio sul telecomando finché al numero 55 vedo due personaggi famosi che mi restituiscono il buonumore: Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, esempio di comicità realistica e di coppia affiatata nella vita. Mancati entrambi, continuano a seminare sorrisi e risate, attraverso scenette imbastite sull’equivoco che si concludono sempre in camera da letto dove lei ripete: Che barba che noia, che noia che barba, seguito dalle acrobazie con le gambe sotto le coperte. Vedo due puntate di Casa Vianello, la prima su una caccia al tesoro in condominio di cui mi sfugge il titolo, la seconda intitolata ‘Il segreto di Arturo’ un condomino amico della briosa coppia che confida a Raimondo il dubbio di essere attratto dagli uomini, confidenza che dovrebbe rimanere riservata e invece si diffonde, creando una serie di equivoci. A parte il merito di ricostruire un episodio su una problematica potenzialmente reale – l’identità di genere – sono imperdibili le espressioni buffe di Raimondo e l’ironia elegante di Sandra che punzecchia il consorte. Inoltre le scenette non sono mai troppo lunghe e nell’insieme si ride e sorride, sdrammatizzando le incomprensioni quotidiane. Con i tempi che corrono, ci sarebbe un gran bisogno di comici. Lo leggo anche in un messaggio di stamattina: “Ridi sempre quando ti è possibile. È una medicina a buon mercato” (Lord Byron) 😁
Prima campanella!
Penso ai colleghi che oggi riprendono servizio attivo a scuola, soprattutto a quelli che conosco direttamente: Adriana, Paola, Valentina, Veronica, Rossella, Edy, Roberta, Lisa… Massimiliano in Sardegna ma sempre presente nel pensiero: Buon inizio anno scolastico e sereno prosieguo. Sarebbe falso dire che ho nostalgia del servizio, perché a stare meglio ci si abitua presto: zero levatacce, basta riunioni consigli collegi, correzioni di compiti e verifiche a casa (che in teoria non si dovrebbero fare), incontri -:talvolta scontri – con i genitori e talvolta con il dirigente scolastico. Però, archiviate anche le risate in classe, le uscite energizzanti, l’atmosfera vivace di una classe dinamica. A fine anno, l’insegnante come un bravo giardiniere raccoglie i frutti della sua semina. Che a volte arrivano tardivi e imprevisti, come succede a me quando vengo riconosciuta da un ex alunno – ora con barba e baffi – che mi riconosce (io non riconosco lui o lei) e osa dirmi che sono sempre la stessa! Bontà sua, di fuori non sono cambiata molto, mentre dentro sembra che concentri diverse persone. È un percorso vitale che affronto alleggerita e speranzosa che non mi capiti qualche accidente. Certo la docenza mi ha segnato parecchio e talvolta emerge lo stile professorale che non intendo far pesare. Dell’attività didattica mi è rimasta l’attitudine alla comunicazione, soprattutto scritta che spalmo nel mio blog verbamea, con qualche incursione in quello parallelo verbanostra dove sono una delle sei ‘dita rosate’ che rispondono al nome di Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Mi sono dilungata, ma per un buon motivo: arriverà il giorno in cui anche voi potrete attaccare le scarpette al chiodo, ovverosia archiviare il registro, cartaceo o digitale che sia. Al lavoro dell’insegnante si addice ‘La Politica del carciofo’ di Cavour: foglia per foglia, alla fine ne uscirà un’ottima pietanza!
