Versatili Ortensie

Mi manca il giretto per il giardino a caccia di fiori da fotografare, esausti o spariti a causa del lungo caldo torrido. Sopravvivono delle piccole Begonie in vaso sotto il Glicine, qualche Geraneo e molte Ortensie che stanno cambiando colore. Ne raccolgo un mazzo per distribuirle in casa dove non necessitano di acqua e si seccano spontaneamente. Gli anni scorsi le accompagnavo con i Gladioli ed era proprio un bel vedere. Pare che questa estate batterà il record per la temperatura e la natura invia i suoi segnali: piante da frutto in sofferenza – a casa mia zero ciliegie e albicocche – e fiori sparuti, se no spariti (scusate il gioco di parole). Meno che le Ortensie, fiori veramente versatili. Nella cultura giapponese simboleggiano la gratitudine che nel mio caso è biunivoca, perché le ringrazio di esserci e di farmi compagnia, nonostante il tempo inclemente. Risaputo che amano la mezz’ombra, quelle cui mi riferisco sono ‘anziane’ e godono dell’ombreggiatura gratuita del Fico servatico, mentre altre in vaso e più giovani sono parzialmente protette dalla siepe di Photinia. Il nome deriva dal latino Hortensia e significa ‘relativa al giardino’ mentre il nome scientifico è Hydrangea macrophilla, originaria appunto del Giappone. Di svariati colori a seconda della composizione del terreno, io preferisco quelle blu che virano verso il viola. Tuttavia trovo interessanti anche quelle che stanno scolorendo. A tale riguardo, so della pratica di spruzzarle di oro/argento a Natale, per farne singolare dono floreale. Io però le preferisco al naturale, magari con qualche rametto di Statice – detto anche Limonio – con un filo d’acqua nel vaso. Una volta che l’acqua si sarà esaurita, i fiori saranno essiccati. E si potrà godere ancora della loro bellezza.

Tre gatti e tre ciotole

Il pomeriggio è la parte del giorno che proprio mi stende, nel senso che mi mette k.o. Non so come facciano i gatti a stare sdraiati sotto il portico, sebbene con le tende abbassate ma una temperatura che verso le sedici si aggira sui trentatré gradi. Appena mi vedono – e credo mi vedano piuttosto male, assonnata e scarmigliata – con un balzo salgono sul davanzale della finestra per l’abituale razione di croccantini che nemmeno la calura contiene. Di recente ho comprato tre piccole ciotole di colore beige, debitamente distanziate dove inserire la loro merenda. In un angolo ce n’è una nera più grande con l’acqua. Prima il servizio avveniva su contenitori di emergenza oppure direttamente sulla soia. Loro si sono velocemente adattati, forse apprezzando l’idea. Mi piace osservarli e sentirli mentre sgranocchiano i croccantini, con le code che penzolano dal davanzale. Le tre ciotoline sono state una bella idea che i felini apprezzano. Il fatto che siano tre ciotole, mi ha richiamato il titolo di un’opera di Michela Murgia, intitolata appunto Tre ciotole. Non si tratta di un romanzo, bensì di una serie di racconti. Lo dice in un video la stessa scrittrice, mancata il 10 agosto 2023 a 51 anni. Qualcosa di lei ho letto, ma la sua scrittura non mi ha conquistata, condizionata io dal suo atteggiamento mordace e polemico. Comunque un personaggio che ha condotto con coraggio la sua battaglia esistenziale, lasciando un segno profondo. Con il romanzo Accabadora ha vinto la XLVIII edizione del Premio Campiello e poi altri premi. Chissà se amava i gatti. Dal temperamento direi di sì. Come loro era indomita. E va bene così. Viva Michela e viva i gatti!

Paralimpiadi 2024

Aperti i Giochi Paralimpici di Parigi, tenutisi la prima volta nel 1960 a Roma. Ci terranno compagnia dal 28 agosto all’8 settembre. In tribuna il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli. 50.000 gli spettatori. In gara 168 nazioni, 4.400 atleti, 141 italiani impegnati in 17 discipline sportive. I nostri portabandiera sono due icone dello sport paralimpico: Ambra Sabatini, 22 anni, amputata la gamba sinistra sopra il ginocchio per un incidente stradale subito a 17 anni e Luca Mazzone, 53 anni, sulla sedia a rotelle da quando ne aveva 19, a causa di un infortunio in acqua. Due parole sulla bandiera delle Paralimpiadi, composta non dai cinque cerchi classici, ma da tre agitos – in latino ‘agito’ significa mi muovo e simboleggia movimento – uno blu, uno rosso e uno verde, mentre il logo rappresenta il corpo, la mente e lo spirito degli atleti con disabilità. Il motto paralimpico è Spirit in motion, ovvero spirito in movimento che trovo perfetto per esprimere la forza di volontà e le performance di alto livello degli atleti. Nuoto, tennis, pallavolo e arrampicata sono gli sport maggiormente praticati dalle persone con disabilità. Tra gli eventi in primo piano oggi: Tennistavolo, Nuoto, Ciclismo su pista, Cronometro femminile. A proposito di genere, le atlete nostrane sono 70 e 71 i maschi, quasi la metà giusta. Al di là dei risultati personali, gli atleti delle Paralimpiadi testimoniano come determinazione, impegno, costanza, autodisciplina e resilienza possano portare alle vette nello sport e nella vita personale. Una testimonianza formidabile di inclusione e coesione sociale in tempi assai difficili.

Grembiuli e Infanzia

Grembiulini verdi per non fare differenze, stop a rosa e azzurro. L’idea dell’Istituto Scolastico di Gragnano in provincia di Lecce di far adottare per il prossimo anno scolastico un grembiule verde a quadretti ha sollevato un polverone. L’obiettivo è promuovere un’educazione più inclusiva; tuttavia l’iniziativa, peraltro approvata dal Collegio Docenti ha provocato una polemica, a mio dire eccessiva. Assodato che il compito della scuola è formare e istruire, tutti i colori sono belli e non è un grembiule a risolvere il problema delle diversità. Mio figlio all’asilo – ops scuola materna – aveva grembiulini azzurri, verdi e gialli. Il rosa non mi piaceva perché mi era stato imposto da mia madre e solo di recente ci ho fatto pace. Mi fa ancora tenerezza vedere il grembiule esposto in vetrina, in foto, indossato dai piccoli. Tra l’altro sul grembiulino campeggia sempre l’aggiunta di una figura familiare gradita ai piccoli, tipo un cagnolino, un gattino, un orsetto… che fanno tenerezza e inducono al buonumore. Non li vedrei male trasferiti su qualche divisa seriosa dei grandi. Si tratta di mascotte in miniatura, tipo quelle usate nelle grandi competizioni sportive. Se lo scopo è creare connessioni emotive con il pubblico, ben vengano per diffondere buonumore, di cui c’è grande bisogno. Il sinonimo di mascotte è portafortuna, pertanto il grembiulino – di qualunque foggia e colore si voglia – trasmette l’idea di qualcosa di buono che aleggia solo nell’infanzia. Più che polemizzare sui colori – tra l’altro oggi è la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno – sarebbe utile riflettere sui valori dell’infanzia e come conservarli. 🌈

Bulli e rose

Mi procura disagio sentire e leggere di baby gang che delinquono, anche di più se con il concorso di ragazze. Mi riferisco a quanto successo a Treviso, in centro storico, la sera del 18 agosto scorso, quando un venditore ambulante di rose – questo particolare mi intristisce anche di più perché vendeva bellezza – è stato picchiato e derubato da sette giovinastri. Pare che la prima a colpire sia stata una ragazza del gruppo, formato da 4 ragazzi e 3 ragazze. Il bottino sottratto sotto la minaccia di un coltello ammonta a 150 euro, non so a quante rose vendute ammonti: due dozzine? Forse l’incasso della giornata, perché le rose si trovano in molti giardini e quelle del fiorista o del venditore ambulante asiatico 48enne sono una chicca per occasioni speciali. Una collega che insegna alle superiori a Treviso aveva già illustrato l’imbarbarimento dei costumi giovanili in città, rispetto a zone periferiche della provincia. Mi torna in mente la favola di Esopo Il topo di campagna e il topo di città. Scritta nel VI secolo a.C. insegna come una vita modesta sia più appagante rispetto a quella più stimolante ma insidiosa della città. Ovvio che non dipende dalle proposte ambientali, se mai da come vengono usate. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarebbe stato più comodo trasferirmi in città – nel mio caso Bassano del Grappa – per usufruire di vantaggi soprattutto culturali, ma ci ho ripensato. Cambiato l’ambiente, cambiata io che nel mio paese mi. sento più tranquilla. Rimane il fatto che la quotidianità è soggetta a pericoli non sempre prevedibili. Tornando all’episodio di apertura, è stata la stessa vittima a chiamare la polizia e i sette – alcuni minorenni – sono ora accusati di rapina aggravata in concorso. Mi auguro una giusta pena per loro e che la vittima continui a vendere rose e bellezza. 🌹

Giornata Mondiale del Cane

26 Agosto, Giornata Mondiale del Cane, istituita nel 2004 negli Stati Uniti d’America, fa ‘pendant’ con la Giornata Mondiale degli Animali che si celebra il 4 Ottobre. Vorrei che fossimo in molti a saperlo, soprattutto chi ha l’insana tendenza a disfarsene quando l’amico a quattro zampe diventa un problema o un impiccio, fors’anche per andare in ferie. Io sono una inossidabile gattare, ma i cani hanno sempre girato per casa fin da bambina. Mio padre aveva una predilezione per i Cocker che per un breve periodo ha anche allevato. Io mi intendevo di più con quelli senza pedigree, come Astro, mancato due estati fa, figlio dell’indomita Luna. Peccato che la loro vita non duri quanto la nostra, perché il bene che ci donano è senza riserve. Non mi stupisce che l’attore Alain Delon, mancato di recente si sia fatto seppellire con i 35 cani che gli avevano fatto compagnia. Conosco diversi cani: Coco e Dory (dei miei nipoti Cristina e Andrea), Benito, Nina, Candy, Beppe, Bibi, Ettore, Aron… e diversi altri che vengono portati in passeggiata e passano davanti casa mia, segno che sono affidati a padroni che se ne prendono cura. Però conosco anche il rovescio della medaglia, purtroppo. Valentina e Roberta sonoh due addestratrici di cani che potrebbero raccontare diverse storie di accoglienza. La Pet Therapy non è più un mistero e finalmente gli animali d’affezione vengono introdotti nelle case di riposo e nelle strutture ospedaliere. Per non parlare dei cani che salvano i padroni in difficoltà o anche sconosciuti, fiutandone il pericolo. Per completezza, devo segnalare che ci sono anche cani ‘pericolosi’ non tanto per predisposizione genetica, quanto per vissuto doloroso e/o di abbandono. In questo caso, meglio affidarsi ai santi Vito, Rocco e Uberto di Liegi, protettori dei cani.

Pizzica e Salento

Sono stata in Puglia un paio di volte, regione misteriosa e affascinante, ospite di un’amica in Salento, cui ho dedicato una poesia che riporto sotto. Da allora mi sono scoperta una propensione affettiva per ciò che succede laggiù, come ‘La Notte della Taranta’ in diretta da Melpignano (Lecce) che seguo sul terzo canale, anche se non interamente dal momento che il mega concerto dell’estate dura tre ore. Intanto la parola ‘taranta’ dalla ‘tarantola’, ragno velenoso che pungeva spesso e volentieri i lavoratori dei campi. Secondo la tradizione, danza e musica erano la cura contro la puntura provocata dall’essere pizzicati, da cui deriva il ballo della ‘pizzica’. Insomma, folclore e tradizione esaltati dal tamburello soprattutto, dai costumi rossi bianchi e neri dei ballerini. Non mi stupirei che ci fossero degli agganci col Flamenco. Comunque sia è uno spettacolo vedere le ballerine che danzano a piedi scalzi, con le gonne svolazzanti e i capelli sciolti sulle spalle. Diversi cantanti si alternano sul palco, compresa la giovane Angelina Mango che ha energia da vendere. L’evento raduna 200.000 persone che condividono cultura popolare e arte. Non sono un’esperta, ma mi attrae il binomio musica – danza, colore – movimento, emozione – inclusione. Non so se tornerò in Puglia. Ma sono contenta di esserci stata e di averle dedicato la poesia SALENTO Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/ del grandioso Creato.//

Sul diritto di cittadinanza

Mi attrae ciò che riguarda la scuola, per una sorta di deformazione professionale, avendo fatto l’insegnante per oltre trent’anni. Me ne rendo conto quando vado a fare la spesa e l’occhio mi cade sulla cancelleria che adesso, in prossimità della ripresa delle lezioni – per il Veneto l’11 di settembre – è proposta all’ingresso del supermercato. Quadernoni, pennarelli, temperamatite, cartelline colorate… sono ancora pane per i miei denti, almeno a livello psicologico e continuo a portarmi a casa qualcosa. Succede altrettanto se leggo un articolo che c’entra con la scuola, come quello riportato a pagina 6 del quotidiano la Repubblica, che si occupa dello Ius scholae. Ho masticato il Latino al Liceo classico e traduco le due parole in ‘diritto di studio’ ovverosia scuola giusta, ma vorrei saperne di più. Leggo con attenzione gli articoli di Concetto Vecchio e Giulia D’Aleo sull’argomento, con poca soddisfazione. Mi sembra più comprensibile l’intervista di Enrico Ferro al governatore del Veneto Luca Zaia che dichiara: ‘Raggiunti 10 anni di vita in Italia e la maggiore età, e pretesa la conoscenza della lingua italiana, bisogna velocizzare le procedure per ottenere la cittadinanza” La cittadinanza allo straniero integrato è oggetto delle discussioni al Meeting di Rimini. La riforma della legge del ’92 potrebbe portare “In cinque anni mezzo milione di nuovi italiani tra i banchi”, una misura di contrasto all’inverno demografico. Non credo sia una passeggiata dimostrare di essere davvero italiani, spesso non lo è neanche per un italiano doc. Non è questione di pelle e/o di provenienza. La diversità è ricchezza, se poggia su valori condivisi e praticati. Il resto è fumo negli occhi.

Storia d’amore e di sport

Un conforto sentire una bella storia di primo mattino. È quella che riguarda due nuotatori campioni paralimpici che sono anche coppia nella vita: Stefano Raimondi e Giulia Terzi, storia d’amore e di sport, così titola il servizio che vedo sul primo canale a ridosso delle otto. Giulia Terzi, 29enne atleta paralimpica da record – a 8 anni aveva scritto in un tema che sognava le Olimpiadi – dal 2018 è sulla sedia a rotelle per una forma di scoliosi congenita rara. È mamma di Edoardo di cinque mesi. Stefano Raimondi, 26enne, atleta plurimedagliato paralimpico ha una lesione alla gamba sinistra, riportata in un incidente quando aveva quindici anni. Durante l’intervista, lei spruzza gioia da tutti i pori, lui è più contenuto, ma regala un tuffo in piscina sulla schiena. Il figlioletto ha già conosciuto il battesimo dell’acqua. Le loro storie personali si sono intrecciate grazie – oppure a causa – delle rispettive limitazioni. Ne consegue che “Non tutto il male viene per nuocere” se si riesce a trasformare un problema in un’opportunità. I due giovani atleti si sono raccontati a “Fuoriclasse Live” al Salone del Libro l’anno scorso; mi sarebbe piaciuto sentirli, ma posso immaginare la loro testimonianza, sostenuta dal monito di Giulia: “Credere sempre nei propri sogni e lottare per raggiungere i propri obiettivi”. La parola lottare che potrebbe impressionare è la chiave del successo per ogni risultato costruito con le proprie forze. D’altro canto i sogni vanno coltivati e perseguiti con tenacia. Alla base deve esserci una forte motivazione che nutre l’autostima, aldilà di ogni medaglia. Un plauso a Stefano e Giulia, con gli auguri di ogni bene.

La vita è un palcoscenico

Techetechetè manda in onda il programma “Unica, Anna” che vedo tra un sorriso, una risata e parecchia nostalgia. Lei è Anna Marchesini, attrice teatrale, comica, doppiatrice e scrittrice. Faceva parte del celebre Trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Una donna talentuosa, mancata troppo presto il 30 luglio 2016. Era mia coetanea, essendo nata il 19 novembre 1953 a Orvieto. Impossibile ricordare tutti i personaggi interpretati, pubblici e privati con l’esagerazione che le apparteneva. ‘La cecata’ è irresistibile, ‘Lucia’ dei Promessi Sposi pure, come anche ‘La signorina buonasera’ che interrompe le notizie per un colpo di tosse. Comunque far ridere non è impresa facile, lo dice lei stessa in un’intervista durante la quale definisce la comicità una sorta di terra promessa. Oggi poi deve essere ancora più difficile. Venuta a mancare la coppia Vianello-Mondaini e scioltosi il Trio, si sono diradate assai anche le risate. D’altro canto si dice che ridere fa buon sangue. Infatti sono riconosciuti i benefici sul corpo e la mente della risata che allarga i vasi sanguigni, migliorando la circolazione. Difficile è trovare i motivi per ridere. Io mi accontento di sorridere e in questo esercizio mi aiutano molto i gatti: vedere che si scavalcano l’un l’altro per correre alla ciotola dei croccantini è divertente, come anche notare la cura che hanno nel farsi la toeletta. A ragione mia nipote Cristina li ha definiti “Gli animatori del villaggio” intendendo l’ultima parola riferita a casa mia. Anche i fiori mi fanno sorridere, mentre non è nelle mie corde la risata. Dovrò chiedere lumi a Lisa che si occupa di teatro. D’altronde qualcuno ha già definito la vita un palco dove ognuno rappresenta la parte che gli è stata affidata oppure che si è ritagliata addosso. Chiudo con la frase di Luigi Pirandello: “La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio”.