Tortore e cicale mi accompagnano nel ritorno a casa dal bar dove ho sfogliato il quotidiano in cerca di una notizia che mi ispiri a scrivere il post odierno. Di primo acchito, ammetto che il vociare dei clienti mi infastidisce, mentre il verso delle creature dell’aria mi rasserena. D’altronde ho già detto che sono diventata più suscettibile ai rumori e talvolta ho attribuito a un difetto di udito ciò che in realtà era maleducazione o brutta abitudine. Non sarei una barista tollerante nei confronti di chi alza il volume, oltre che il gomito. Solidarietà a Gabriella del bar Mirò, allenata al cicaleccio della clientela. La premessa fa da contraltare all’articolo che ha per protagonista il rumore nefasto, causa o concausa di un fatto drammatico successo a Padova, città degli Studi. In sintesi, un 75enne spara pallini su dei ragazzi durante una festa di laurea: li ferisce, viene denunciato e a distanza di poche ore si butta giù dal terrazzo, rimanendo secco, liberato dal chiasso e dalla vita! Un proverbio dice: A mali estremi, estremi rimedi ma si può rinunciare alla vita per la maleducazione altrui? Non era meglio se la vittima avesse chiamato le forze dell’ordine prima, durante la ‘caciara’ senza adottare una misura estrema? Manca sempre la via di mezzo, il buon senso antico. Oppure si concentra l’attenzione dove non serve. Giorni fa una fedele lettrice mi informa su un fatto da interpretare al contrario, per fortuna risoltosi senza drammi. Successo in un paese limitrofo. Un nomade, abituato a dormire in luoghi di fortuna e apprezzato per le doti canore, si sottrae alla vista delle persone che ne segnalano la scomparsa. Scatta l’allarme e ‘Sandokan’ viene ritrovato nella Brentella dove si è immerso non con intenzioni suicide, ma per rinfrescarsi! Un eccesso di zelo da una parte, la soluzione immediata di un bisogno dall’altra. Comunque è fuori di dubbio che il caldo estremo fa andare fuori di testa e che Prevenire è meglio che curare.
Mese: luglio 2024
La Luna ci guarda
Oggi 20 Luglio, Giornata Mondiale della Luna: ricorda il giorno in cui Neil Armstrong mise piede sulla luna per la prima volta, evento storico considerato dalla Nasa come la più grande conquista tecnologica di tutti i tempi. Pertanto la data intende celebrare l’importanza dell’esplorazione spaziale. Immagino che la nostra Samantha Cristoforetti saprebbe illustrare alla grande questo argomento, di cui intuisco le potenzialità. Anche la simpatica Amalia Ercoli Finzi, 86 anni soprannominata “La signora delle comete’. Ma io sono una letterata e non mi occupo di scienza, perciò chiedo venia: sono affascinata dall’influenza che l’astro ha avuto e ha sulla letteratura. Non so se sia un caso, ma stamattina sul tablet scorreva Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia, di Giacomo Leopoldi dove il poeta si interroga sul destino attraverso le parole di un pastore: canto struggente e sublime, da rileggere o da leggere con trasporto. Io volo molto più basso, ma con la luna ho colloquiato più di una volta. L’ultima, mesi fa quando ho composto il seguente testo di quattro strofe intitolato ‘LUNA VELATA’ Sopra il tetto del vicino/Luna velata mi sorprende/mentre sposto le tende/per chiudere i balconi./Niente afflizioni/per te, Luna distante/che invadi/le mie stanze?/Quaggiù regna/grande confusione,/talora disperazione/tra intrugli e grovigli./Ma ecco che lassù/diventi meno opaca/quasi lucente e ritorna/il conforto tra la gente.// A livello simbolico, la luna rappresenta l’energia femminile, la fertilità, la magia, la nascita, la sopravvivenza della specie. Luna era la mamma del mio cane Astro (non un gioco di parole): una bella intesa tra noi!
Cambio in rosa
Ho lo studio ad ovest, quindi in pieno sole dal pomeriggio alla sera. La mattina è idonea per riordinare materiale didattico disseminato sulle due scrivanie e mantenuto per motivi affettivi, più che per necessità, dato che da quando sono in pensione non mi serve più. In barattoli e contenitori vari stavano riposando diverse gomme, matite, graffette per le spillatrici che ho riversato in un cartonato stretto e lungo. Poi è arrivato il momento della carta, anzi delle carte, di ogni foggia e dimensione, compresi dei vecchi compiti in classe fotocopiati, trattenuti per interesse e merito del contenuto. La traccia, assegnata alla classe seconda B il 25 maggio 1984 chiedeva di esprimersi sulla condizione della donna e ‘su quali muri ci sono ancora da abbattere’. Date alla mano, sono trascorsi quarant’anni. Eppure avrei delle perplessità se dovessi svolgere il tema io, sebbene qualcosa si stia muovendo a favore delle donne che occupano posti importanti. Sento che è stata rieletta Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – ha sette figli tra cui due gemelle – e che Kamala Harris – non ha figli ma ha acquisito quelli del marito – potrebbe subentrare a Biden in caso di auspicabile ritiro nella corsa alla Casa Bianca. Abbiamo avuto Angela Merkel in Germania e abbiamo Giorgia Meloni in Italia. A me piace l’esposizione di queste donne impegnate, capaci e un po’ controcorrente. Sto leggendo il libro di Serena Dandini La vendetta delle Muse, album di donne che hanno “percorso sentieri impervi a beneficio delle generazioni venute dopo” (dal Proemio). Ecco, io spero che le donne succitate possano raccogliere i frutti del loro impegno a beneficio dei contemporanei, senza distinzione di genere o altro. Benvenga il cambio in pink! 🌺
Mandela Day
Oggi 18 Luglio è la Giornata Internazionale di Nelson Mandela (1918 – 2013) giornata indetta dalle Nazioni Unite nel novembre 2009 per ricordare cosa ha rappresentato Mandela per la liberazione del Sudafrica dall’apartheid: ha combattuto per un mondo senza discriminazioni razziali e di ogni forma, trascorrendo in carcere quasi un terzo della sua vita, dopo la condanna all’ergastolo del 12 giugno 1964, con l’accusa di alto tradimento emessa dal regime segregazionista sudafricano. Liberato nel 1990 dopo 27 anni trascorsi in prigione, nel maggio del 1994 è eletto Presidente del Sudafrica nelle prime elezioni a suffragio universale. Nel 1993 vince il Nobel per la Pace. La sua frase più famosa dal film dedicatogli Invictus – L’invincibile, di Clin Eastwood è: …accettare tutti, rispettare tutti vuol dire avere un cuore grande! Mi viene spontaneo pensare al panorama internazionale, dopo 30 mesi di guerra in Ucraina e a ciò che succede nel vicino Oriente. Le parole cuore e pace sembrano svanite, sovrastate da eventi ogni giorno più preoccupanti. È buona cosa che il ‘Mandela Day’ venga celebrato in tutto il mondo, tuttavia temo che sia una goccia in mezzo al mare. Ovviamente non ho ricette da dare, solo preoccupazioni da esprimere, in condivisione con altri. Nelson Mandela è un faro per l’umanità, come lo sono altri Nobel per la Pace e molte persone ignote che operano in silenzio per far emergere il bene. Credo che cadrebbe a fagiolo una rivoluzione umanistica che portasse in primo piano la bellezza e la virtù, in tutte le declinazioni possibili. La vedo dura, ma ‘Spes ultima dea’, la speranza è l’ultima a morire.
Effetti collaterali estivi
Benarrivata dopo le lunghe piogge, adesso l’estate è esplosa con gli effetti collaterali. Assodato che non ci sono più le stagioni di una volta e che il mutamento climatico è un problema planetario, l’estate era la mia stagione preferita da giovane. Ora non più, preferisco le stagioni intermedie più rispondenti alla mia indole. E poi dove sono i fiori colorati? Le alte temperature hanno fatto sbiadire i capolini delle Ortensie che risultano tutte di un giallino omogeneo. Vero che potrò vivacizzarle con lo spray oro e argento a Natale, ma io le preferisco al naturale. Comunque, se devo indicare due effetti negativi della presunta bella stagione, eccoli qua: rumori e zanzare. Tosaerba in moto di primo pomeriggio è uno schiaffo al riposo, mentre di notte trovo fastidiosi i condizionatori che mi costringono a chiudere le finestre…e a vedermela coi repellenti per le zanzare, piccole e ingorde di sangue. L’altra notte mi sono alzata alle quattro, per scovare quella che mi aveva punto sull’avambraccio: trovata e annientata. Ma la ripresa del sonno non è automatica e nemmeno serena. A compensare i rumori molesti, ci sono i versi graditi all’alba: il tubare delle tortore e il cinguettio degli uccellini al sorgere del sole, prima delle sei, perché col caldo si dorme meno. Le previsioni meteo indicano un’altra settimana bollente, però meno che al sud, dove le temperature si aggirano sui 40 gradi. Devo chiedere a Liliana, in Puglia e a Max in Sardegna come va… da qui io per ora non mi muovo. Il progetto di andare al mare ‘toccata e fuga” non si concilia più con la mia condizione di “giovane anziana bionica’. Cerco di vivere intensamente i momenti clou della giornata: mattina presto e sera tardi, con ciò che offrono. Piena solidarietà con chi è costretto a lavorare all’aperto.
Sull’esordio letterario
Causa il caldo notevole di questi giorni, se serve esco di mattina presto. Poi trascorro il pomeriggio in casa, tra salotto e studio dove cerco di riordinare il piano delle due scrivanie ingombre di carte. Balconi accostati e luci accese. A tratti accendo il clima, ma la ventola mi infastidisce e rinuncio presto. Trovo materiali che avevo accantonato, alcuni piacevoli come delle foto e una scritta, datata 8 aprile 2008 che mi riporta al mio esordio di scrittrice. La riporto integralmente perché la trovo carina: Cari colleghi, vi presento la mia prima ‘fatica’ letteraria: se vi va, prendetene una copia, leggetela e fatemi sapere il vostro parere, senza sconti. Solo dopo, se il giudizio sarà favorevole, vi farò la dedica e potrete farmi pubblicità. Grazie e cordialità P.S.- Le copie sono un omaggio personale. Quindi sono trascorsi sedici anni da allora e la mia produzione letteraria contempla ad oggi 13 opere. La prima è NOTE DI VITA, una raccolta di sette racconti, pubblicata con il Filo online: un libricino con il riquadro di un campo di colza sul fondo turchese. Ricordo che quando arrivò il pacco con le copie acquistate – secondo i termini del contratto per la pubblicazione – rimasi male nel vedere che si trattava di un prodotto minuto, per quanto accurato. Questa è la ragione per cui in seguito feci di testa mia, affidando i successivi libri a una tipografia di fiducia, ovviamente a pagamento che assecondava le mie richieste in ordine a formato, grandezza, eccetera. Mi sono fatta un po’ di esperienza al riguardo e adesso sono approdata all’auto pubblicazione, col prezioso aiuto di Manuel, il mio factotum. Se un editore mi ‘adottasse’ senza farmi fare le corse per le presentazioni, ci farei un pensierino. Comunque è chiaro che scrivo per diletto, oppure per una sorta di malattia, secondo il parere del mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Comunque sia, quando scrivo mi libero e sono contenta. Al settimo cielo se in copertina c’è l’intenso dipinto di un amico, così l’arte spazia. Il massimo, se ho chi legge e condivide.
Sull’esordio letterario
Causa il caldo notevole di questi giorni, se serve esco di mattina presto. Poi trascorro il pomeriggio in casa, tra salotto e studio dove cerco di riordinare il piano delle due scrivanie ingombre di carte. Balconi accostati e luci accese. A tratti accendo il clima, ma la ventola mi infastidisce e rinuncio presto. Trovo materiali che avevo accantonato, alcuni piacevoli come delle foto e una scritta, datata 8 aprile 2008 che mi riporta al mio esordio di scrittrice. La riporto integralmente perché la trovo carina: Cari colleghi, vi presento la mia prima ‘fatica’ letteraria: se vi va, prendetene una copia, leggetela e fatemi sapere il vostro parere, senza sconti. Solo dopo, se il giudizio sarà favorevole, vi farò la dedica e potrete farmi pubblicità. Grazie e cordialità P.S.- Le copie sono un omaggio personale. Quindi sono trascorsi sedici anni da allora e la mia produzione letteraria contempla ad oggi 13 opere. La prima è NOTE DI VITA, una raccolta di sette racconti, pubblicata con il Filo online: un libricino con il riquadro di un campo di colza sul fondo turchese. Ricordo che quando arrivò il pacco con le copie acquistate – secondo i termini del contratto per la pubblicazione – rimasi male nel vedere che si trattava di un prodotto minuto, per quanto accurato. Questa è la ragione per cui in seguito feci di testa mia, affidando i successivi libri a una tipografia di fiducia, ovviamente a pagamento che assecondava le mie richieste in ordine a formato, grandezza, eccetera. Mi sono fatta un po’ di esperienza al riguardo e adesso sono approdata all’auto pubblicazione, col prezioso aiuto di Manuel, il mio factotum. Se un editore mi ‘adottasse’ senza farmi fare le corse per le presentazioni, ci farei un pensierino. Comunque è chiaro che scrivo per diletto, oppure per una sorta di malattia, secondo il parere del mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Comunque sia, quando scrivo mi libero e sono contenta. Al settimo cielo se in copertina c’è l’intenso dipinto di un amico, così l’arte spazia. Il massimo, se ho chi legge e condivide.
Trasformare l’offesa
Leggendo il quotidiano la tribuna – l’unico disponibile verso le 8.30 al bar Milady di Fonte – apprendo una nuova parola: body shiming che tradotta dall’inglese significa deridere qualcuno per il suo aspetto fisico. Oggetto di derisione il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese, in sovrappeso che ha intelligentemente reagito alla provocazione, proponendo la passeggiata del giovedì sera, come allenamento ma anche occasione per conoscere i luoghi caratteristici del Comune di cui è il primo cittadino per il terzo mandato. Ingrassato di 40 chili, etichettato sui social come panzon, il sindaco si dispiace se la cosa turba qualcuno e corre ai ripari, invitando i cittadini a camminare insieme a lui il giovedì sera. Risaputo che camminare fa bene, trovo salutare e ammirevole la proposta del primo cittadino che dà il buon esempio, anziché offendersi. Tra l’altro ha raccolto un sacco di adesioni e così la passeggiata in compagnia si allunga ogni settimana, favorendo il metabolismo, la circolazione di idee e nuove amicizie. Complimenti al Sindaco che ha visto lungo. Il fatto di cronaca bianca, potrebbe addirittura tingersi di rosa perché non ci sono limiti di età per unirsi al folto e variegato gruppo di chi cammina per mantenersi in forma. Al di là dell’episodio personale, ritengo esemplare trasformare l’offesa – presumo anonima – in iniziativa coinvolgente e costruttiva. Se chi lo ha offeso per i chili di troppo pensava di umiliarlo e metterlo al palo, dovrà prendere atto di avergli offerto su un piatto d’argento promozione a costo zero. Infatti, se pesa l’offesa molto più incisiva è la risposta costruttiva che la trasforma in virtù.
Sui pedali a Castelcucco
Esco alle nove e davanti al cancello sfila una cordata di piccoli ciclisti – categoria giovanissimi – piegati sul manubrio con casco e maglietta colorata che mi strappano un sorriso. Ma non li invidio perché fa già caldo e lo sforzo sulle gambe è intenso. Una vespetta rosa strombetta per incitare, come alcuni sostenitori più o meno interessati alla performance, prevista per tre categorie dalle ore nove fino alle diciotto. Trattasi della 12esima edizione del Trofeo Montegrappa che prevede una nutrita adesione di iscritti. Dato che la competizione non mi è nuova, ricordo che il passaggio delle bici volanti infastidiva parecchio i miei due cani che ora non ci sono più. Personalmente mi infastidisce il tifo sfegatato di chi incita a squarciagola i giovani atleti a dare di più, che già stanno ‘soffrendo’ per il caldo e la tensione della gara. Le transenne lungo il percorso consentono di camminare fuori dello spazio destinato alle due ruote e raggiungo la casa di Francesca, appena sotto la piazza. Dopo circa un’oretta, compio il tragitto a ritroso. È aumentato il caldo e sono in attività ciclisti più grandicelli, sempre sferzati da incitamenti che non mi sembrano proprio carezze. Non riesco ad entusiasmarmi, sono tutta dalla parte dei giovani ciclisti che spero raccolgano i meritati complimenti dai loro sostenitori, al di là di medaglie e trofei. Anzi, credo che ne esca vincente soprattutto la loro autostima, per reggere a prove che definirei impattanti. Devo chiedere lumi a Giovanni, mio stimato ex alunno quasi dottore che sulle due ruote sta costruendo un’attività parallela. Alle ore 12 è in attività il megafono in piazza, suppongo per annunciare la pausa pranzo. La competizione riprenderà di pomeriggio. La temperatura intanto è salita. Aiuto!…
Felice incontro
Una pizza oppure un pranzetto in buona compagnia è cosa gradita. Ieri è capitato con una collega ancora in servizio e con la fida Lucia. Non sono una habitué, ma esco volentieri dato che sono negata per i fornelli e mi piace ogni tanto trovare pronto. Ieri la sorpresa è andata molto oltre le aspettative. Alla trattoria dai “Fruts’ a Paderno del Grappa, un signore, presumo il gestore di bell’aspetto con barba e capelli mediamente lunghi ci accoglie e si concentra su di me, dicendo che fu – il passato remoto ci sta – un mio alunno alle medie ‘in illo tempore’, occhio e croce Anni Ottanta, oltre quarant’anni fa. Tra l’altro aggiunge che non sono cambiata – bontà sua – e ricorda qualche marachella perpetrata ai danni dell’auto di allora, una mitica 500 (per la cronaca, ricordo una patata infilata nel tubo di scappamento). Giobatta, questo il suo nome, sembra rallegrarsi nel rammentare ed io recupero flash dei miei esordi professionali, pieni di entusiasmo e ‘sorpresine’ tutto sommato innocue, messe in atto dai più vivaci. Il nastro della memoria si snoda e tornano a galla situazioni paradossali: un suo compagno voleva collezionare note sul registro con l’obiettivo di farsi sospendere e tornarsene a casa, un altro era scappato durante la ricreazione, due fratelli irrequieti salivano disinvoltamente sui banchi. Certo non ho vissuto volentieri queste situazioni di indisciplina che adesso ci fanno sorridere. Ah, tengo per il finale la cosa più importante: Giobatta mi ha chiesto se poteva baciarmi, accordato volentieri perché l’ho percepito come l’omaggio a una persona che gli ha dato qualcosa in termini di relazione umana, più che di cultura. Giobatta, ex alunno, ora padre di Filippo e Ginevra che collaborano nella gestione della rinomata trattoria, con quell’abbraccio di gratitudine mi ha dato parecchio.
