Che bella la sera d’estate dopo il tramonto, con una tregua della calura e i rumori attenuati. Se non fosse per le zanzare fameliche, si starebbe bene. Per evitare l’attacco, ho posizionato davanti al portico tre vasi di piante insettifughe: incenso, lantana e menta, con altarini di citronella al momento poco efficaci. Perciò spruzzo braccia e caviglie con una lozione a base di oli essenziali: per i prossimi trenta minuti sono “coperta’; poi riparo dentro casa dove ho trascorso tutta la giornata, meno una rapida uscita a piedi a metà mattina. Il caldo mi costringe a stare reclusa e per distrarmi mi invento qualcosa, ma poi dirotto sulla scrittura, ostacolata da una bizzarria del tablet che si è posizionato in orizzontale e mi complica la digitalizzazione. Manuel ‘pronto intervento’ è in viaggio verso Bologna dove lo attende l’esame di stato da ingegnere. Temo non possa aiutarmi… Invece sì, perché mi dà le indicazioni dal treno: ‘Tiri giù la tendina…ci sarà qualcosa con scritto rotazione automatica…poi dia dei colpetti per fare tornare dritta l’immagine “. Miracolo, funziona! Manuel è straordinario, se potessi lo assumerei. Mentre sfreccia…con un freccia da Padova a Bologna riesce a risolvere il problema da remoto. Per la disponibilità e l’abilità nella risoluzione di problematiche varie si merita un premio extra. Dalla contentezza decido di fare una ceescake ai mirtilli per quando torna (troppo caldo per i muffin). L’operazione non è difficile, ma piuttosto lunga e prevede tre fasi: prima il fondo di biscotti sbriciolati imbibiti di burro sciolto, poi la crema e infine la copertura che faccio con mirtilli e more delle mie piante. La nappatura è la parte finale che mi inorgoglisce perché uso prodotti a metro zero. Riposo in frigo e assaggio!
Mese: luglio 2024
Pro Amicizia
Giornata Internazionale dell’Amicizia, oggi 30 luglio. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere l’amicizia tra gli individui ma anche tra popoli, paesi e culture. Posto che è un valore, mi soccorre il proverbio: “Chi trova un amico trova un tesoro”, a sottolineare che la vera amicizia è una cosa rara, per meglio dire un dono. È un argomento buono per i temi, una costante nell’ambito dei sentimenti che ognuno può declinare a seconda del suo modo di pensare e di sentire. Per Aristotele, l’amicizia è un’importante fonte di felicità, forse la più importante. Anche Platone e Cicerone sono sulla stessa linea, tanto per restare nella Letteratura antica, mentre per Manzoni è “una delle più grandi consolazioni della vita”. Nelle relazioni quotidiane, secondo me è citata spesso a sproposito, come succede con l’amore con cui condivide qualche ingrediente: stima, rispetto, condivisione…difficile comprimere in una definizione un legame profondo che talvolta si rivela fragile. Mi è capitato con un paio di persone che credevo amiche inossidabili, finché l’allontanamento si è sostituito alla frequentazione, rivelando lacune reciproche. Però ne ho conosciute altre che mi dimostrano amicizia ed è un conforto ricevere attenzioni inattese. Io mi muovo con prudenza, attenta a non illudere e a non farmi deludere. Comunque mi sento sulla buona strada, un anello della rete affettiva che mi sostiene ogni giorno. Le persone amiche ci sono, alcune temprate dall”esperienza, altre in via di conoscenza. La metafora del viaggio in treno rende bene l’idea di chi sale e di chi scende alle varie stazioni: importante è non trovarsi in carrozza da soli. Per concludere, buongiorno e buona lettura agli amici vicini e lontani!
Sulla deriva educativa
Da tempo immemore faccio una puntatina al bar, soprattutto per sfogliare il quotidiano, ma sento che sto per cambiare abitudini. Forse sono cambiata io, forse è cambiata la clientela, forse entrambe le cose. Sta di fatto che quello che dovrebbe essere un piacere, da un po’ è diventato una sopportazione per il tasso di chiacchiere ad alto volume degli avventori, se non affetti da problemi acustici da superficialità riguardo chi non desidera essere coinvolto nei fatti altrui. Eppure si invoca la privacy in altri contesti. Ho anticipato l’orario, pensando che il pienone sia a metà mattina, ma ho fatto un buco nell’acqua. Infatti alle 8.30 ci sono clienti sia fuori che dentro il locale dove mi accomodo in un angolino; a due tavoli di distanza sei donne di una certa età quasi sbraitano. Chiedo al titolare se sono sorde e lui fa una risatina, dicendo che non si vedono da una settimana (!) e devono raccontarsene tante. Le guardo con disappunto ma non comprendono, o fanno finta. Mi butto sulla lettura del Corriere della Sera. Neanche farlo a posta, trovo conforto nell’articolo di Elvira Serra intitolato: “Un ddl contro la maleducazione”. La giornalista sarda se la prende soprattutto coi bambini maleducati, ma anche con chi videochiama in viva voce “senza porsi neanche il dubbio di disturbare chi gli sta seduto accanto e, magari, anche lui sta lavorando”. Pare succeda anche in spiaggia dove, se uno rimbrotta si sente rispondere: “Ma siamo all’aperto!”. La deriva educativa non conosce ostacoli. Stando così le cose, mi butterò sulle biblioteche come quand’ero studentessa universitaria e mi tranquillizzava la scritta SILENZIO diffusa in sala lettura. Peccato che nei piccoli comuni l’orario di accesso alla biblioteca sia risicato. Però Antonella, la vice sindaca del mio paese mi ha detto che gli studenti universitari possono accedervi secondo bisogno. Un gesto magnanimo e lungimirante.
Via Appia, Regina Viarum
Con i suoi 2300 anni di storia, l’Appia antica mostra i segni di un passato illustre, un museo all’aperto che si snoda per 16 chilometri sempre percorribili. Fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri capolavori di ingegneria civile. Considerata l’asse principale di tutte le comunicazioni dell’Impero Romano collegava la vecchia Roma con la nuova Roma che era Costantinopoli. Adesso la Via Appia entra nel Patrimonio Mondiale Unesco: è il 60esimo sito italiano. “Soddisfazione e orgoglio” da parte del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e da quanti amano l’Arte e la Storia. Un pezzo di Arte, di Architettura, di Storia italiana da Roma a Capua e poi a Brindisi sotto gli occhi di tutti. Certo i Romani ci sapevano fare come costruttori di strade, al netto delle altre abilità. Mi rallegro del nuovo riconoscimento alla competenza ingegneristica che va di pari passo con la bellezza paesaggistica. l’Italia è il Paese con più siti Unesco al mondo – ad oggi 60 – seguita da Cina (57 siti) poi Germania e Francia (52). Quindi l’Italia è al primo posto tra ben 87 Paesi al mondo per l’influenza culturale e il suo patrimonio artistico. Mi spiace dover dire che non mi risulta ci sia una risposta adeguata dalla base, perché l’educazione alla bellezza scarseggia. Il proverbio “Chi ha il pane e non i denti” rende bene l’idea di un patrimonio d’eccellenza sottovalutato. Se fossi ancora in servizio, so cosa direi ai miei alunni. Adesso uso il blog per diffondere comunque il mio pensiero, lieta di condividerlo ed eventualmente modificarlo. Sono attratta sia dall’Arte che dalla Storia, perciò mi compiaccio del nostro patrimonio culturale, con l’augurio che entri nelle grazie di un pubblico sempre più vasto e sensibile.
Show superlativo
All’ora di cena seguo la Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, la 33esima edizione che torna nella vecchia Europa, a Parigi dopo dodici anni. La grande protagonista della serata è la Senna – lunga 777 km – dove scorrono i battelli con le delegazioni degli atleti (402 sono quelli italiani) di 205 nazioni partecipanti. Nella prima ora sfilano 62 delegazioni su 205, ma la cerimonia dura fino alle 23.30, in un crescendo di spettacolarità e meraviglia. Impossibile condensare in poche righe momenti ad alta intensità artistica di un insieme che non ha lasciato nulla al caso. Condivido la valutazione a caldo di un amico: “Complimenti vivissimi ai Francesi che hanno saputo valorizzare il loro patrimonio culturale in questa innovativa inaugurazione dei Giochi Olimpici”. Tra i tanti momenti creativi proposti, superlativo a mio dire quello del Cavaliere sulla Senna. Premetto che a me piace molto l’elemento acqua e la Senna mi richiama La Canzone della Senna, una delle poesie più famose di Jacques Prevert, significativo poeta francese del secolo scorso. Per la prima volta l’ambientazione sull’acqua della cerimonia è un punto a favore. A sfavore invece la pioggia che ha bagnato questa edizione, arricchendola se mai di patos. Altro momento clou quando parla Tony Estanguet, tre volte olimpionico e Presidente del Comitato Organizzatore di Parigi 2024 che si rivolge agli 11.475 atleti partecipanti, definendoli: “La migliore versione dell’umanità”. Alla fine della cerimonia, Marie José Perec e Teddy Riner, gli ultimi due tedofori di una lunghissima staffetta si avvicinano al braciere olimpico, un’enorme mongolfiera che di lì a poco si alza verso la notte di Parigi, con la Torre Eiffel sullo sfondo. Aggiustando il proverbio, mi sento di dire che Il gioco vale la candela.
Pianta in sofferenza
Ho una pianta in sofferenza. Trattasi di un Olivagno che sta a casa mia da quando ci abito, cioè dal giugno 2000 e non mi ha mai dato problemi. Fino a un paio di mesi fa, quando mi sono accorta che le foglie giallo-verdi stavano rinsecchendo. Come, con tutta la pioggia che ha fatto i mesi scorsi? mi sono chiesta. Sperando in un superamento naturale del problema, mi sono un po’ informata sul da farsi. Fino allo scorso Maggio, non conoscevo neanche il nome della pianta che occupa una posizione strategica davanti alla cucina e ne impedisce la vista ai vicini. Consultata Serapia che ha il pollice verde e conosce molte piante, convengo che una drastica potatura può forse salvare la situazione che a colpo d’occhio pare quasi disperata. A malincuore chiamo Reginaldo che prontamente interviene, sforbiciando a destra e a manca la pianta, finché la riduce di un terzo, come da richiesta. Il mio è un Olivagno pungente: l’aggettivo è del tutto giustificato perché il gambo dell’arbusto originario dell’Asia è coperto di spine e ce ne accorgiamo durante la potatura. È un sempreverde facile da coltivare, resistente e adattabile. Coltivato a scopo ornamentale, può vivere 80 – 100 anni. Spero che il mio si riprenda, anche se al momento la sopravvivenza è molto incerta. Mi sento un po’ in colpa per averlo trascurato, rispetto alle Ortensie che gli sono vicine. Chissà cosa gli è capitato, anche le piante soffrono. Temo che il mio intervento tardivo non basterà a fargli riprendere quota. Comunque oggi è stato trattato come un paziente e la cosa non gli sarà dispiaciuta. Pazienza qualche giorno e andrò a verificare gli auspicabili segni di ripresa. In caso contrario, me ne farò una ragione, ringraziandolo di avere protetto la mia privacy per oltre un ventennio.
Mens sana in corpore sano
Sono sincera: non ho simpatia per la lingua inglese e poca attrazione per le palestre, influenzata suppongo dai miei studi classici e da una certa pigrizia. Tuttavia mi sto ricredendo. In prima battuta ho partecipato alle salutari sedute di Fisioterapia per mano dell’abile Federico Zalunardo. Dopo un mesetto di pausa, ora sto frequentando la Sala Pesi del Centro Sportivo Filippin, per irrobustire la muscolatura dopo l’intervento di artoprotesi subito ad aprile, su pressione di mio figlio Saul – che ci lavora – e con l’ok del Chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con perizia in robotica a Villa Berica in Vicenza. Sono certa che anche l’Ortopedico Guido Mazzocato che in precedenza mi ha seguito con premura acconsenta. Quattro sedute con il paziente Istruttore Andrea mi hanno persuasa che ho fatto la scelta giusta per la tonificazione di cui ho bisogno. La cosa che mi sorprende, da ‘principiante’ è che trovo piacevole lavorare con le ‘macchine’ che mi sono state assegnate, ognuna identificata con un nome inglese: Tapis roulant (questa ce l’ho anche a casa), Leg press orizzontale, Leg extension monopodalica, Adductor machine, Abductor machine, Chest press e Vertical row. Per ora sono sette e mi bastano: inizio con 10 minuti di tapis roulant e poi passo alle macchine, impostate con pesi destinati ad aumentare dove 12 o 15 esercizi vanno ripetuti tre volte. Alla fine esco grondante ma soddisfatta, perché sento che il corpo risponde: “Mens sana in corporea sano”. Di mattina non è molto affollato, ma c’è sempre qualcuno che si allena: l’ideale per non sentirmi “unica” e nemmeno “distratta” dalle performance dei numerosi iscritti che frequentano la palestra di pomeriggio e/o di sera. Per quanto riguarda l’origine etimologica della parola ‘palestra’, guarda caso deriva dal greco. Nell’antica Grecia era il piazzale sabbioso annesso al ginnasio dove i giovani si esercitavano alla lotta. Oggi è il luogo in cui si pratica attività fisica di vario tipo, finalizzata al benessere psico-fisico degli utenti. Me compresa.
Pietà per Lorena
“Sentenza ignobile” sono le parole della mamma di Lorena Quaranta, ammazzata dal fidanzato Antonio De Pace, infermiere calabrese cui la sentenza della Cassazione ha riconosciuto lo stress da covid. “Vogliamo giustizia” dicono i genitori della 27enne siciluana, studentessa di medicina strangolata al culmine di una lite il 31marzo 2020. Dunque, il femminicidio avvenne nelle prime settimane della pandemia di Covid-19. Annullato l’ergastolo, l’infermiere dovrà essere sottoposto a un nuovo processo. Che la convivenza forzata abbia esacerbato i toni ci sta, ma il femminicidio non può avere attenuanti. Mi fanno molta pena i genitori della sfortunata ragazza, loro sì condannati all’ergastolo del lutto. La sentenza ha sollevato un polverone di indignazione. Bisognerà attendere di conoscere le motivazioni della sentenza. Poi ci sarà l’appello e le cose potranno cambiare Di mio, mi sento di dire che il covid viene tirato in ballo per ragioni di comodo e questo modo di fare impedisce di risalire alla fonte del problema. Mi è capitato di sentire da più parti che la pandemia ha isolato le persone, allentando i freni inibitori di qualcuno. È risaputo che molti operatori sanitari sono morti nell’emergenza dei ricoveri e sappiamo dei turni massacranti cui sono state sottoposte le persone in prima linea. Le tremende immagini dei camion militari con il carico di morti non si possono dimenticare. Ma da qui a dire che il famigerato virus è stato complice nel togliere di mezzo la povera Lorena ce ne passa. Non so se il fidanzato, reo confesso abbia prodotto delle giustificazioni di comodo. Certo non lo invidio, però la mia pietà è tutta per Lorena. Che non c’è più! 🙏
Una sindaca Masai
Mi piacciono le donne che si fanno strada in politica, specie se hanno famiglia e più ancora se in famiglia affrontano difficoltà notevoli, come deve essere stato per Lilian Seenoi – Barr, la prima sindaca nera nella storia dell’Irlanda. Le dedica un servizio Riccardo Michelucci sul settimanale il venerdì di Repubblica. Nata in Kenya 42 anni fa, è arrivata in Irlanda del Nord nel 2010 come richiedente asilo, con il figlio autistico che non sarebbe stato facile crescere nel suo Paese dove era minacciata per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, contro il matrimonio precoce e la mutilazione genitale femminile. Se vi pare poco… Osservo la foto pubblicata a pag. 37 del giornale e noto una signora prosperosa, dal sorriso smagliante, agghindata con l’antica catena cerimoniale dei primi cittadini irlandesi e i braccialetti tradizionali Masai, un segno di pacifica convivenza. Del resto è stata tra le fondatrici del Forum per i migranti e i richiedenti asilo. Una sindaca Masai (Masai = allevatori di bestiame tra Kenya e Tanzania, molto alti di statura) per la riconciliazione in una terra di accesi scontri dagli Anni Settanta fra inglesi e irlandesi. La signora ha subito critiche e attacchi razzisti che tuttavia considera “episodi che non sono affatto rappresentativi del sentire comune della gente…favoriti dai social anche perché possono garantire una certa forma di anonimato”. Immagino questa coraggiosa 42enne arrabattarsi tra cure destinate al figlio autistico e la dedizione alla cosa comune: deve possedere la forza di una leonessa! La mia totale ammirazione per lei e tutte le donne che “sgomitano’ a nome di chi le ha elette, e non solo. Inevitabile pensare al percorso in salita che ha intrapreso Kamala Harris, di madre indiana e padre giamaicano, vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Intravedo un futuro pennellato di rosa.
Dalla Strada al Palco
D’estate tutto rallenta, chi può va in vacanza. Anche i programmi televisivi si prendono una pausa, alcuni vengono riproposti. Ed è un bene, se sono stati a suo tempo apprezzati. È il caso di Dalla Strada al Palco condotto con garbo da Nek, bravo di suo come cantautore e musicista. Premetto che ho una simpatia particolare per gli artisti di strada, quelli che si sono fatti da sé, autodidatti e spesso con un dietro le quinte di sofferenza e privazioni. Ma ‘L’arte anestetizza” come dice a proposito il conduttore. Una simpatia che parte dall’infanzia quando mio modello a carnevale era la zingara e non la fatina con la bacchetta magica finta! Pertanto lascio immaginare la soddisfazione di rivedere un programma su misura delle mie aspettative. Durante la replica della finalissima, terza edizione di Dalla Strada al Palco rivedo una sequela di artisti esibirsi in varie performance individuali, di coppia o di gruppo, trasmettendo una grande energia. Per la cronaca, il vincitore è Alessio Spirito, aerial performer (ballerino aereo) che si aggiudica 10.000 euro. Quella che mi inchioda allo schermo però è la coppia di tangheri Mariana Avila e Alexandre Bellarosa, maestri di tango argentino e coppia nella vita. Trovo la loro esibizione eccellente: per perfezione, complicità, sensualità. Lo dico con un po’ di esperienza, essendo stata anch’io ballerina di tango tanti decenni fa, un ricordo che custodisco con devozione e gelosia. Mi piacerebbe trasmettere con le parole l’energia che i ballerini trasmettono con la danza. Ci ho anche provato con un lungo racconto inedito intitolato Flamenco Therapy che può darsi riprenda in mano. È un conforto apprendere dalla viva voce degli artisti che hanno raggiunto un lusinghiero obiettivo grazie al loro impegno. E zero raccomandazioni.
