Il ministro Valditara in diretta al Tg1 legge la chiave per l’apertura del plico, dando inizio alla Maturità 2024 che coinvolge oltre 500.000 studenti. Nessun raffronto con la mia degli Anni Settanta, ma immagino simili ansia e preoccupazione. Per la prova di Italiano, identica per tutti gli istituti escono sette tracce, distribuite tra tipologia A, B e C. Per la simpatia intellettuale ed umana che provo per Rita Levi Montalcini avrei scelto quest’ultima, ricavata dal saggio Elogio dell’imperfezione, letto anni fa. Ma anche Pirandello non sarebbe stato male, idem Ungaretti. Diciamo che l’evento è un’occasione per ripassare qualcosa di quanto appreso sui banchi di scuola e nel corso della vita. Tra gli intervistati adulti riguardo la loro maturità, chi ricorda Pascoli, chi Foscolo, con nostalgia alcuni, con sollievo altri. Per me fu abbastanza deludente perché dovetti rinunciare al tema di letteratura, mio cavallo di battaglia a favore della traccia di storia, in quanto non avevamo considerato il movimento della Scapigliatura, proposto in quell’anno. In ogni caso, Rita Levi Montalcini al tempo della mia maturità stava lavorando intensamente. Vincerà il Nobel per la Medicina nel 1986. Nominata senatrice a vita della Repubblica italiana nel 2001, morì nel 2012 all’età di 103 anni. Tra le sue passioni, lo studio e la determinazione. Innamorata della scienza, dedicò la sua vita alla ricerca e all’impegno sociale. Ma fu pure scrittrice. Tra i suoi titoli: Eva era africana, Le tue antenate, Il tuo futuro, Abbi il coraggio ed Elogio dell’imperfezione, che ha suggerito la traccia della terza tipologia: “Non si abbatteva mai. Anche da un esperimento fallito imparava qualcosa di nuovo”. Ricordo che quando mi imbattei nella sua opera, mi attrasse proprio il titolo e l’incitamento a provare, senza tema di sbagliare. Una grande piccola donna, con una nuvola per capelli e un infinito amore per il sapere.
Mese: giugno 2024
Disagio e fragilità
Tra le abbondanti notizie di cronaca nera, mi sorprende la tragedia a sfondo familiare successa un paio di giorni fa a Senigallia: un 51enne uccide la madre 87enne, poi si barrica in casa e si toglie la vita. Evento purtroppo non raro, con strascico di ‘anomalie’: l’autore del matricidio pare fosse in cura per disturbi psichici, tuttavia deteneva un’arma da fuoco – anche un machete – nonostante che gli fosse stato tolto il porto d’armi. Mi chiedo: per disattenzione e/o mancanza di controllo? Ancora una volta è saltato un anello della catena protettiva del cittadino che rimane solo dinanzi all’imprevisto annunciato. Penso alla tristissima fine della madre: chissà quante lacrime aveva versato per il figlio disturbato, lui pure vittima di se stesso. Lo aveva partorito alla stessa età in cui sono diventata madre io ed è stata privata della vita da colui a cui l’aveva data. Sento dire che dopo la pandemia è aumentato il disagio e sono cresciute in maniera esponenziale le difficoltà relazionali che hanno colpito soprattutto i giovani. Non è difficile constatarlo. È indispensabile chiedere aiuto, senza vergognarsi di vivere situazioni di fragilità, percorso che era stato fatto, nel caso succitato. Se la sventura ci mette lo zampino, siamo punto a capo. A occhio, credo ci vorrebbero in servizio molti più luminari della mente – ovviamente sani – ed altrettante forze dell’ordine, sempre sottodimensionate. Non sono un’esperta del disagio che però percepisco dilagante, favorito dalla crisi generale dei valori in combutta con quella socio-politico-economica. Da sempre succedono drammi familiari che però una volta non avevano l’invadenza di quelli attuali che inondano i media come un tornado quotidiano. Non vorrei scriverne, anche perché i miei lettori preferiscono la leggerezza. Tuttavia non posso ignorarli del tutto, specie quando il fattaccio coinvolge due affini come madre e figlio.
A ognuno la sua vacanza
Effe come ferie, c’è chi già se le gode! Conosco qualcuno in vacanza ed infatti Giugno da qualche giorno promette bene. Chi è serenamente in pensione come me, spalma il benessere che deriva dalla gestione del tempo libero in varie attività di ordinaria amministrazione, oppure legate alla pratica di un hobby. Ad esempio stamattina ho fatto la lavatrice e ho steso i panni sulla struttura su cui si espande il glicine, con conseguente effetto privacy che mi fa pensare ai signorili gazebo in spiaggia. Non c’è il mare, ma in compenso sento cantare tortore e canarini, arriva un venticello gentile che fa dondolare le lenzuola e il profumo del bucato steso al sole. Frate Sole, per chiamarlo come nel Cantico delle Creature è elemento indispensabile per conciliare il buonumore…e completare lavori all’esterno interrotti a caussa delle abbondanti piogge. Infatti ieri pomeriggio finalmente è stato possibile completare la potatura della siepe di Photinia iniziata due mesi fa, il giorno della mia dimissione dalla clinica Villa Berica. Era domenica 14 aprile, una bellissima giornata che poi non si è ripetuta. Le piogge hanno consentito la crescita dell’erba e l’imboschimento della siepe, con notevole sfalcio da smaltire all’eco centro domattina, previa prenotazione. Ho pensato di posizionare la limonera in pieno sole, delegando l’operazione a mio figlio che condivide il peso con l’amata pianta. La mattina presto è la parte del giorno che preferisco e che dedico spesso a scrivere, mentre nel primo pomeriggio è d’obbligo la siesta, lunga nel mio caso. Poi dipende dall’umore; se non è necessario evito di uscire e piuttosto ricevo visite, molto contingentate. Altro momento che mi gusto è il dopo cena, che condivido coi gatti occupando il portico a ovest, quando il cielo cambia colore dopo il tramonto e i canarini riprendono a cantare. Obiettivamente, mi sento in ferie in diversi momenti della giornata, senza bisogno di emigrare altrove. Salvo varianti.
Ciao, caffetteria bar Mirò!
Il bar per me è sempre stato un luogo dove ricaricare le energie, ma anche informarmi attraverso lo scambio di battute dei clienti e la lettura del quotidiano. Quando insegnavo, aspettavo l’ora buca per fiondarmi in uno dei tre bar che inanellano la piazza del paese dove staccavo per un poco dall’attività didattica. Poi è venuta l’agognata pensione e successivamente la pandemia che ha modificato molte abitudini, rallentando i miei ingressi al bar. Da ultimo, l’artrosi ha compromesso la deambulazione, costringendomi a un penoso isolamento, fortunatamente archiviato lo scorso aprile con l’intervento – il secondo – di artoprotesi. Sono tornata gradualmente alle vecchie e care abitudini. Con una sorpresa: Gabriella, titolare della Caffetteria Bar Mirò, in Viale Giovanni XXIII a Castelcucco mi confida che intende cedere l’attività. Motivo: la stanchezza, che la costringe a levatacce e le impedisce di fare una passeggiata quando ne ha voglia. Lavora sette giorni su sette, fa 60/70 ore alla settimana da sola… è parecchio stanca. La ripresa non è la stessa di qualche anno fa, è molto più lenta. Gabriella è una roccia, ma come non capirla? Si avvicina al tavolo dove sto consumando la seconda colazione verso le dieci di domenica e mi chiede serafica se posso scrivere un post sulla decisione che ha preso, nella speranza che si faccia avanti l’acquirente interessato a subentrarle. Venendo da una famiglia di albergatori, di cui ho anche scritto nel mio libro Passato Prossimo immagino quanto le sia costato arrivarci. Credo che si allungherà l’elenco delle mie assenze nel suo bar, dove mi sono piacevolmente trattenuta molte mattine. Gabriella mi ha anche fatto qualche foto in giornate particolari, tipo il compleanno e la festa della donna, con decori speciali sulla schiuma del cappuccino. Il suo locale, contenuto nello spazio ma curato nel servizio conta molti clienti affezionati, me compresa. Mi spiace rinunciare a un’abitudine radicata. Me ne farò una ragione, cercando alternative. In bocca al lupo, Gabriella!
Fiori e Pittori
Quanto mi piacciono le Ortensie! Basta osservarle e mi strappano un sorriso di soddisfazione, così colorate di varie nuance che vanno dal rosa al viola e al celeste, a volte incorporati nelli stesso capolino. Quelle bianche aggiungono un tocco di eleganza al bouquet che mi porto in casa, dove non disturbano dato che sono senza profumo, una privazione addirittura vantaggiosa per chi ha il naso delicato come me. Il cespuglio a est della cucina si è talmente espanso che oltrepassa le tavolette di contenimento e quando passo con l’auto per entrare in garage ne sfioro qualcuna. Mi piace osservarle dalla cucina dove mi appaiono come un mare variegato, mentre dall’ingresso ufficiale fanno bella mostra due vasi di Ortensie multicolori, in origine celesti. Un esemplare bianco, donatomi l’anno scorso da Lisa e Roberta si sta ambientando a mezz’ombra. Il mese prossimo saranno protagonisti i Gladioli, comunque i fiori mi piacciono tutti. Sono in buona compagnia anche del pittore 90enne Sandro Trotti (nato a Monte Urano il 25 gennaio 1934) marchigiano che cerca il contatto con la natura attraverso i fiori. Ne parla un servizio del settimanale Tg2 ‘Storie’ giusto stamattina. Durante l’intervista, il pittore sta disegnando dei fiori rossi su una tela. Famoso in Cina dove ha svolto incarichi di insegnamento, l’artista cerca il rapporto armonico tra linea curva e linea retta suggeritogli dalla figura femminile, simbolo di grazia. Segno di sensibilità e rispetto accomunare i due soggetti nelle opere artistiche. Tra i suoi primi temi gli argani, le mucche e le donne. Alcuni suoi lavori si trovano nelle collezioni e nei musei di tutto il mondo. Concludendo, i fiori stimolano la creatività dell’artista, ma favoriscono anche il mio benessere psico-fisico. Fiori e pittura
Saggezza e leggerezza
Che bella cosa scrivere favole per i nipoti! Lo fa la mia amica Francesca che ne ha ben sette e scopro che lo fa anche Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021 che di nipoti ne ha tre, uno di sette anni, due di due anni e mezzo. Ha pubblicato per Rizzoli il libro di fiabe: “La mosca verdolina e altre storie per chi non vuole dormire” accattivante già dal titolo. Non sono nonna, ma ricordo che quando mio figlio era piccolo per farlo addormentare mi inventavo delle storie più o meno come dichiara Parisi nell’intervista concessa a Luca Fraioli e pubblicata su Repubblica di ieri. Avevo creato il personaggio del ‘Fantasma formaggino’ che a casa mia andava forte, anche se dopo un po’, a forza di sentirselo proporre perse di attrattiva. Parisi, che mi è simpatico anche per altre ragioni, confida che era suo il compito di mettere a letto i figli (piuttosto insolito decenni fa). Raccontare favole si era rivelato un buon metodo per farli addormentare. Quando esaurì le storie che conosceva, prese a inventarne lui. Mi viene spontaneo commentare l’intraprendenza del nonno fisico con uno slogan che recita lui stesso in uno spot pubblicitario: “Problema complesso, soluzione semplice!”. Da bambino aveva pochi giochi e leggeva molto, specie astronomia popolare e fantascienza; da adulto coltiva la passione per i balli sudamericani, accantonati con il covid ma che ha ripreso perché “la memoria del corpo funziona meglio di quella della mente” e i passi di danza sono riemersi alle prime note. Le paure del Nobel per il futuro sono le nostre: la guerra, il cambiamento climatico e la politica, segnata da troppi conflitti d’interesse. “Se è incapace di seguire i bisogni dell’umanità, è chiaro che ci guida nella direzione sbagliata”. Impossibile inventare favole.
Potere della voce
È successo una settimana fa a Roma: una storia che poteva finire male, si è conclusa bene. Protagonisti un’insegnante che vuole farla finita e un suo ex allievo del Liceo divenuto agente di polizia che la salva. Mi sono commossa sentendo l’intervista ad Alessandro Olivetti, il poliziotto che distrae la malintenzionata chiedendole da dietro la porta: “Prof, si ricorda di me?”, immaginando lei che gli risponde, meravigliandosi di trovarselo davanti cresciuto e in altre vesti. La donna era chiusa in casa e aveva minacciato di buttarsi dall’ottavo piano. Lui le parla dei vecchi tempi, mentre i colleghi operano da fuori per evitare che si compia l’insano gesto. La voce, rimasta tale e quale di quando la docente si infervorava è stato l’anello di congiunzione tra presente e passato, rivisitato in chiave nostalgica. ‘Bastone e carota” era il metodo d’insegnamento della professoressa che Alessandro ricorda tutta d’un pezzo e brava. Trascorsi circa venti minuti di panico per quel che avrebbe potuto succedere, finalmente la docente apre la porta e si fa abbracciare dal suo ex alunno diventato il suo salvatore. Potere della voce e di un abbraccio! Di certo la collega aveva seminato bene durante il suo servizio e mi pare la quadratura del cerchio che sia stato proprio un suo sensibile alunno a farle cambiare idea. Anch’io sperimento la bellezza di raccogliere i frutti del mio lavoro, mantenendo i contatti con alcuni alunni speciali, per meriti loro più che i miei. Di recente ho sentito Giovanni che apprezza il mio entusiasmo e sta preparando gli ultimi esami per laurearsi a settembre. Manuel si è laureato lo scorso novembre ed è il mio factotum. I più grandi hanno messo su famiglia. Effettivamente i germogli sono diventati dei bei fiori, per dirla col titolo del mio ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori.
Europei di Atletica 2024
Ho seguito a tratti i Campionati Europei di Atletica. Non sono una sportiva ma sottoscrivo lo slogan degli antichi “Mens sana in corporea sano”. Questa è stata la XXVI edizione e l’Italia ha stabilito un record con 24 medaglie. Mi sono goduta la performance di Pietro Arese che ha vinto il bronzo come se fosse stato l’oro. La sera prima aveva dato spettacolo Gianmarco Tamberi, oro nel salto in alto, togliendo dalla scarpa le molle. Ma la cosa più bella è stato l’abbraccio con Mattarella. I migliori atleti del continente si sono sfidati allo Stadio Olimpico, nel Parco del Foro italico e in alcune strade designate, con grande soddisfazione loro e del pubblico, sia dagli spalti e che da casa. Max, il mio stimato collega di Scienze motorie potrebbe parlarne con cognizione di causa, io mi limito a qualche considerazione. Intanto l’Italia si è presentata con una squadra di 113 tra atleti e atlete: 11 ori, 9 argenti e 4 bronzi, posizionandosi in testa al medagliere. Dopo di noi, Francia e Gran Bretagna. Credo che seguirò i Giochi Olimpici di Parigi il prossimo luglio (inizio il 26) che promettono di essere un evento straordinario. Di certo, straordinaria è la tempra degli atleti e la dedizione che dedicano alla loro specialità, considerando che tutti o quasi svolgono un lavoro in ambito diverso. Ad esempio Sara Fantini, oro nel lancio del martello fa parte del gruppo sportivo dei Carabinieri. Mi viene in mente che, da liceale mi piaceva lanciare il disco. Però al Classico i ‘certami’ erano soprattutto di greco e di latino, ahimè! Il mio allenamento prese da allora una piega diversa, ma non disdegno l’attività fisica. Mi piace camminare e faccio qualche giretto in bicicletta. Senza strafare, conscia che la salute è un dono da preservare ad ogni età.
G7 e poesia
G7 in Puglia dal 13 al 15 giugno nel Comune di Fasano presso l’hotel Borgo Egnazia. Presiede il vertice la premier Giorgia Meloni. I 7 grandi sono: Canada , Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti. Evento super blindato – più di 5000 divise per garantire la sicurezza – tra i grandi della terra che si incontrano per parlare di vari argomenti globali: guerra in Ucraina e crisi in Medio Oriente, energia e cambiamento climatico, salute e sicurezza alimentare, sviluppo e intelligenza artificiale. Sono attesi ospiti da altri Paesi, compreso Zelensky e sarà presente anche Papa Francesco. Il logo dell’evento rappresenta un ulivo secolare con le radici nel mare. L’ulivo, tra gli alberi più identificativi del paesaggio italiano è simbolo di pace. Le 7 olive ai vertici dell’albero rappresentano le 7 nazioni. Il vertice avviene in uno dei posti più affascinanti della terra, in una regione che storicamente svolge il ruolo di ponte tra est e ovest del mondo. Mi auguro che l’incontro dia i frutti sperati, almeno qualcuno. Sono stata in Puglia un paio di volte, riportandone l’impressione di un posto baciato dal sole, anche se si è trattato di soggiorni brevi, uno legato al premio messo in palio da un concorso letterario. In quella occasione scrissi una poesia intitolata Salento che termina proprio con l’immagine di un ulivo. La riporto per mettermi in connessione con l’evento di domani. Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/del grandioso Creato.// Ecco, auguro un po’ di poesia anche ai partecipanti del G7.
Self publishing/Auto pubblicazione
Da giovane laureata, in attesa di insegnare avrei fatto qualunque lavoro nell’ambito della letteratura, tipo la bibliotecaria o la correttrice di bozze. Andò che feci l’applicata di segreteria, con poco entusiasmo ma almeno fui costretta a imparare a scrivere a macchina, oggi sostituita dalla tastiera del portatile e dal tastierino del tablet. Per motivi legati all’hobby che coltivo da pensionata, mi ritrovo a correggere la bozza del mio ultimo libro, il tredicesimo, cui ho assegnato il titolo Ricami e Legami, di prossima uscita online. La revisione di un manoscritto – anche se scritto al computer – implica un lavoro certosino, di molta pazienza e oculatezza. Non pensavo che mi avrebbe impegnata tanto. Avrei potuto evitare la fatica, ricorrendo al servizio della tipografia. Ovviamente non gratis ed anzi lievitato, come tutto. Ma ho deciso di cambiare strada, soprattutto perché non intendo aumentare le copie invendute che trattengo in casa, come è successo durante il covid con l’isolamento e il distanziamento. Così mi affido al self publishing, cioè all’auto pubblicazione che ha costi irrisori, però bisogna arrangiarsi in tutto e per tutto quanto riguarda l’editing, ovverosia il controllo minuzioso dell’opera letteraria. Io ho una spalla formidabile in Manuel che potrebbe fare tranquillamente anche il grafico, se ne avesse tempo e voglia. La rottura della lavastoviglie gli ha impedito di soccorrermi nella revisione finale della bozza che ho affrontato da sola: un coinvolgimento ad alta tensione che mi fa respirare di sollievo quando una pagina non ha bisogno di intervento. Pensando ai miei esordi, meno male che non ho fatto la correttrice di bozze, anche se ogni lavoro ha i suoi lati in e out. Poi dipende anche dal contesto e dallo spirito di adattamento. I più fortunati sono quelli che fanno coincidere hobby e lavoro. Ognuno ha dei talenti da coltivare: peccato se rimangono inesplorati.
