Cielo limpido e terso, temperatura decisamente rigida: è arrivato il freddo, tutto in regola. Da casa fotografo le cime innevate, che prima delle otto si illuminano dei raggi del sole. È uno spettacolo che dura poco e che mi addolcisce. L’anno nuovo è cominciato, portandosi dietro la guerra in Ucraina e a Gaza, vittime sul campo e vittime civili senza esclusione di colpi. Altre brutture quotidiane fanno aumentare il livello dell’ansia. Volgo lo sguardo lassù, immaginando il profondo silenzio e il Sacrario Militare di Cima Grappa avvolto dalla neve, distesa come una coperta protettiva sulle cose. Erica mi ha inviato uno scatto dal Sacrario che nutre la mia vena creativa. Per associazione di immagini, mi viene in mente una foto in bianco e nero di me bambina, tra i Narcisi del Monte Tomba. Allora – fine Anni Cinquanta – si potevano raccogliere, adesso devono rimanere alla Madre Terra. Mi piace pensare che questo fiore – simbolo di amore eterno da parte di Dio – amante del freddo rinasca per fare compagnia alle salme dei tanti caduti durante il conflitto. Combino gli elementi della mia osservazione e mi esce la poesia che intitolo CENTOMILA NARCISI Mi rivedo/bambina tra i Narcisi/golfino rosa e sorrido./Adesso capelli grigi/e penso./Raccoglievo/i bei fiori profumati/che ora sul posto/devono stare/a ricordare/le vite spezzate/nel Sacrario Militare/custodite./Centomila Narcisi/per centomila caduti/nell’abbraccio/della Terra Madre. Il freddo, il silenzio e la memoria inducono la Pietà. 🙏
Mese: gennaio 2024
GRAZIE! 🧡
Pare che oggi 11 Gennaio sia la giornata internazionale del GRAZIE, nata pochi anni fa. Sottolineo ‘pare’ perché ogni giorno c’è più di una giornata internazionale o mondiale che celebra qualcosa, e si va in confusione. Comunque questa bella parola – GRAZIE – capita opportuna per me che con cautela riprendo oggi la mia normalità quotidiana, dopo circa venti giorni di inattività e autoreclusione in casa, a causa di un disturbo, probabilmente di tipo muscolare che non ha ancora un nome. Attendo conferme dalla mia dottoressa e dal mio fisioterapista che con le prime sedute decontratturanti mi ha già fatto del bene. Le festività appena trascorse…sono trascorse senza colpo ferire, se mi è concesso un gioco di parole. Niente brindisi e cotillon – che non sono nel mio stile – ma temporaneo dolore lancinante, attenuato dal sostegno morale e fisico delle persone che ho la fortuna di frequentare e che intendo ringraziare anche attraverso questo post: Lucia e Marcella, Marta e Veronica, Sara e Francesca, Vilma, Lisa ed Elisa… Valentina da remoto perché Gaia sta mettendo i dentini, Antonietta da Arcade, le due Adriana, Irene, Norina, altra Marta, Marisa da Milano, Paola da Nazaret e poi da Bassano, Pia e Serapia, Manuel e Saul che si è prodigato a farmi la spesa e a sbrigare altre incombenze domestiche. Altri che potrei scordare ma ci sono. In una fase di costrizione, sono stata alimentata dalla loro solidarietà e amicizia, doni preziosi e non monetizzabili. Un grazie lo devo alla mia buona stella, che mi ha consentito oggi di tornare ad essere autonoma, sebbene con molta prudenza: usare l’auto da sola e fare la spesa sono attività routinarie, a volte perfino fastidiose che oggi ho affrontato con spirito diverso, di riconoscenza. Ho perfino rimesso piede al bar, dove una signora mi ha avvicinato, a nome della madre 85enne che voleva avere mie notizie. Un ulteriore incentivo per dire GRAZIE! 🤝
Effetto Befana
La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!
Mondo reale e mondo virtuale
Leggo sul settimanale ‘il venerdì’ l’articolo di Massimo Giannini ‘Deficienza Umana’ dove dice che il 26 dicembre 1982 il Time aveva scelto come uomo dell’anno un non-umano: il personal computer. Adesso, oltre quarant’anni dopo potrebbe essere l’intelligenza artificiale. L’articolo, interessante ed inquietante si conclude così: “temo le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale. Che avanza inesorabile, di pari passo con la Deficienza Umana”. Dell’argomento ho abbozzato un’idea pochi giorni fa ed eccolo ritornare, riproposto stamattina dal servizio ‘La violenza nel metaverso” sul primo canale Rai (chiedo venia a Giancarlo, ma tuttora non ho chiaro cosa sia il metaverso’, al netto che si tratti dello spazio virtuale lanciato da Mark Zuckerberg). In un cartone inglese si compie un omicidio e la domanda è: Un reato commesso nel web si configura come nel mondo reale? La risposta è no, perché manca la fisicità, però la domanda non è di lana caprina. Appare giustificato il timore di conseguenze nefaste nel comportamento delle persone, soprattutto giovani (anche minori e piccoli) che trascorrono molto tempo inchiodati allo schermo. Il consumismo sfrenato ci ha messo lo zampino e temo che i doni elettronici sotto l’albero abbiano sovrabbondato. Se mi sbaglio, meglio! Dato il mio spirito felino, mi tengo equidistante dalle novità: non sono nostalgica e guardo al futuro con ansia, persuasa che mi trovo a vivere nel presente dove cerco di prendere ciò che fa per me. Ad esempio ho un blog, ma non ho mai pensato di allargare i miei contatti…che sono persone in carne e ossa con cui mi ritrovo a bere un caffè, quindi reali e virtuali insieme. Inoltre, mantenere la comunicazione quotidiana su argomenti scelti da me – il blog è un diario personale online – mi assorbe un discreto tempo che non intendo allargare. In sintesi, il blog rappresenta una piccola piazza sotto controllo, gestita da me che l’ho aperta e viene nutrita dai miei lettori e commentatori che ringrazio.
Buon compleanno, Heidi! 🌷
L’altra sera ho rivisto il film Heidi e sento per tivù che il cartone di riferimento, disegnato dal giapponese Miyazaki compie 50 anni. Intanto mi piace che il nome Heidi stia per Adelaide, nome della mia cara nonna materna cui devo il mio trasporto per la lettura e la scrittura. Più che il cartone animato, una pietra miliare dell’animazione giapponese (e sono attratta dalla cultura del Paese nipponico), ho rivisto volentieri il film Heidi, del 2015, diretto da Alain Gsponer, con Bruno Ganz e Anuk Steffen. Molta simpatia per il nonno, definito ‘misantropo miscredente’ da una valligiana pettegola e grande simpatia per la ragazzina che preferisce vivere nella baita alpina, anziché a Francoforte nel palazzo di Klara, costretta su una sedia a rotelle, cui offre amicizia e aiuto incondizionati. Per me il tema di fondo è l’empatia tra l’adulto schivo/incompreso e la minore/orfana, disposta a condividere le bellezze di un ambiente suggestivo qual è quello delle Alpi svizzere. L’amicizia con Peter e le sue caprette aggiunge emozione. Pare che Heidi sia la bambina svizzera più famosa al mondo, grazie al suo amore per la vita e la sua sete di libertà. Il film è basato sull’omonimo romanzo per ragazzi, dell’autrice Johanna Spyri (1827-1901), pubblicato nel 1880. Tradotto in 70 lingue, ha ispirato più di 15 adattamenti cinematografici. Heidi è considerata oggi una piccola ambientalista ante-litteram e si capisce il motivo. Credo che il messaggio sarebbe giunto incontaminato, anche se l’ambientazione fosse stata marina. La sensibilità è trasversale a tempi e luoghi. Grazie alla creatività di chi ha inventato il personaggio e all’abilità di chi ha trasferito la storia in immagini, Haidi entra nella schiera dei classici e può soffiare contenta sulle sue 50 candeline!
A.I.= Intelligenza Artificiale
Quello dell’intelligenza artificiale è un argomento che sta diventando ossessivo e mi inquieta. D’istinto mi viene da dire che vorrei un supplemento di intelligenza umana, data l’abbondanza di comportamenti insensati che si registrano un po’ dappertutto. Dico che ne so ancora troppo poco. Perfino il presidente della Repubblica ne ha parlato di recente, perciò cerco di affrontare l’argomento seriamente, anche se da lontano, cioè da inesperta.Trattasi di un concetto complesso, in ambito tecnologico. Leggo su Google che “L’intelligenza artificiale è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”, quindi può scrivere poesie al posto mio…senza la mia partecipazione emotiva. Se può diventare un mio rivale senz’anima, non mi piace. Però in altri ambiti potrà dare una mano. Questo argomento mi fa pensare alla nascita della Rivoluzione Industriale, con luci e ombre connessi. l’Italia ha approvato un ‘Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (I.A.) 2022-2024’ che ha l’obiettivo di colmare un ritardo importante del Paese rispetto a questo ambito tecnologico. Aiuto, ci vorrebbe Manuel a spiegare il tutto: spero che legga il post e chiarisca! Quello che finora intendo, è che l’intelligenza artificiale partorisce i robot e ne potrebbe conseguire che il lavoro umano sia a rischio. Lo sviluppo della tecnologia deve conciliarsi con l’etica sociale. Vedremo. Sembra che il 30% delle grandi aziende statunitensi la stia sviluppando. A livello europeo, è nato il ‘Decalogo per una gestione etica dei dati personali nella società digitale’. Intuisco che l’argomento diventerà scottante nel futuro a medio-lungo termine. Nel mentre difendiamo la nostra privacy contro l’accanimento informatico, sperando che si realizzi ciò che al riguardo ha espresso Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno: “L’intelligenza artificiale deve restare umana”. Magari! 🤞
Aneddoto pro Befana
Abitavo a Possagno da non molto, Anni Settanta circa. Ero rimasta in ottimi rapporti con la mia professoressa di Italiano delle medie che abitava in piazza e che andavo spesso a trovare, cordialmente ricevuta da sua madre, allora sui sessant’anni. Succede che un pomeriggio, in compagnia della signora stiamo passeggiando verso casa, quando all’altezza del bar centrale sento un coro che canticchia: “È arrivata la befana”. Non mi ricordo il periodo, ma escludo fosse invernale perché indossavo vestiti leggeri. Chiaro che i giovinastri volevano burlarsi di me, di lei oppure di entrambe. Ignoro il motivo, del tutto gratuito per cui, rintanati dentro il bar, avessero deciso di prendermi/ci di mira. Disorientata, subito faccio finta di niente, ma loro – gli sfaccendati – insistono con la canzonatura. Allora mi blocco, lascio il braccio della signora perplessa e faccio dietrofront fino all’ingresso del bar: a gran voce chiedo che si facciano avanti, se hanno qualcosa da dirmi a quattr’occhi! I codardi – erano tre o quattro sui vent’anni – non hanno osato. Io ho ripreso sottobraccio la mamma della mia insegnante e siamo andate oltre, fino a casa sua poco distante. Sbollita la rabbia, sapevo di aver fatto la cosa giusta. L’indomani sono stata avvicinata da uno del gruppo che si è scusato per la burla verbale messa in atto. Da allora, la befana mi sta molto simpatica: è diventata una sorta di guida che infonde forza, coraggio e quando serve usa pure la scopa. Alla faccia dell’immagine, lei sì che tiene senza bisogno di lifting e punturine! Generosa con chi merita, non lesina ‘bocciature’ di comportamenti disdicevoli o riprovevoli. Pertanto, se qualcuno mi fa gli auguri di Buona Befana, ne gioisco e ringrazio. A ben vedere, la mitica nonnina a cavallo della scopa è una antesignana delle femministe! Evviva la Befana!
La ‘stella’ gentile
Mi trattengo sulla poltrona relax più del solito perché sono piuttosto ‘acciaccata’, con l’anca rigida. Così ha detto il mio fisioterapista stamattina che mi consiglia di fare i raggi per procedere con oculatezza. Stesso parere del mio medico. Nel mentre mi concedo più pause di riposo e di evasione mentale. Su Rai 3, ospite della trasmissione pomeridiana ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ c’è un’ospite speciale: Amalia Ercoli – Finzi, “La signora delle comete”, classe 1937, una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali, consulente scientifica della NASA. Una curiosità: il nome Amalia, molto comune presso gli Ostrogoti significa ‘operosa, diligente’ e chissà se c’è un nesso con l’astrofisica che ho apprezzato per i suoi interventi durante il programma serale ‘Splendida Cornice’ , in onda di giovedì sera su Rai 3 tempo fa. Mi ha colpito la comunicazione cordiale e semplificata di argomenti non proprio alla portata di tutti. Tra l’altro la scienziata è madre di cinque figli, il che dimostra che è riuscita a combinare benissimo professione e vita privata. Grande donna che sprizza buonumore solo a guardarla, e viva simpatia per gli obiettivi raggiunti. Torno al titolo del programma ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ che mi ha incuriosito e ho scoperto che in epoca medioevale simboleggiava l’albero della conoscenza, quindi ci sta in un programma culturale. A proposito di piante e di rami, nello stemma/emblema della Repubblica Italiana, uno dei simboli è rappresentato dal ramo di quercia che incarna la forza e la dignità del popolo italiano (gli altri due elementi sono la stella e la ruota dentata). Per concludere, con un po’ di pazienza si possono selezionare programmi televisivi che nutrono le nostre conoscenze e che ci riconnettono con ‘Mamma Rai’, invecchiata ma in grado ancora di interessare.
Felis silvestris/ Gatto selvatico
Mentre mi faccio il caffè a metà pomeriggio, accendo il televisore su Rai 3 durante la trasmissione Geo e il conduttore annuncia un servizio sul gatto selvatico, pane per i miei denti. Grey, Fiocco e Pepita, i miei tre felini aspettano pazienti la razione di croccantini e non sembrano interessati a sentire informazioni sul loro ‘parente’, con cui hanno in comune parecchio. Il gatto selvatico o Felis silvestris ha una coda significativamente più lunga e spessa, una corporatura voluminosa, il pelo grigio-marrone, con una fantasia a strisce. Insieme alla lince è il rappresentante italiano della famiglia dei Felidi. È un animale solitario e territoriale, vive in Europa, Africa, Asia Centrale e Meridionale, abita i boschi ed è un lontano cugino del gatto domestico. Mi piacerebbe tanto incontrarlo, come è capitato al fotografo presente in trasmissione. Ho già detto della grande simpatia che ho per questa flessuosa e indipendente creatura del creato, condivisa da parecchie mie amiche e non solo. Conosco i nomi di alcuni felini: Nerina è la più gettonata, seguono Merlino, Pif, Mary, Sissi…Grigio, Lulù, Barbino…Nerone, Lupin (la scelta dei nomi elencati – non tutti per motivi di spazio – la dice lunga sul legame con i rispettivi padroni). Sul tablet mi arrivano molti brevi video con protagonisti cuccioli umani in serena compagnia con gatti, cani, uccellini che fanno ben sperare sul rapporto uomo-animale. Per Natale ho ricevuto in regalo da mio figlio il gustoso romanzo ‘Il mio gatto mi detesta’ di Federica Bosco, un diario immaginario scritto da un gatto di razza Maine Coon che critica la sua padrona – che lui chiama Umana – perché lo ossessiona con eccessive cure. Sono ovviamente dalla parte del gatto che però, a mio dire assomiglia troppo a un uomo che critica una donna. Dubito che saprei scrivere una storia con protagonista un gatto; in compenso ho diverse foto dei miei protetti, cui ho dedicato delle poesie. I più amati? Briciola e Sky, entrambi tigrati con bellissimi occhi verdi, somiglianti al gatto selvatico che porto nel cuore.
Compleanno speciale
La Rai compie 70 anni: infatti era il 3 gennaio 1954 quando andò in onda la prima trasmissione con il programma “Arrivi e Partenze” con un giovanissimo Mike Bongiorno, destinato a diventare un’icona del piccolo schermo. La prima annunciatrice della televisione Italiana è Fulvia Colombo che riappare con una capigliatura bombata dai filmati registrati in quella giornata inaugurale. Sembra molto più di 70 anni fa. Allora, solo il 34% degli italiani possedeva un televisore e credo che tra loro ci fosse mio padre, cultore della modernità. Però non ho memoria di vicini trasferiti nel tinello di casa mia con la sedia al seguito per seguire i programmi serali. Tra il mio compleanno e quello della tivù ci sono poco più di tre mesi, quindi siamo praticamente coetanee e ciò spiega il mio ‘smemoramento’. Però mi ricordo bene la musica di Carosello, andato in onda dal 3 febbraio 1957: programma mitico, ideato dal regista Giuliano Cenci, inventore di storie e ritornelli che per vent’anni hanno raccontato lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Come dimenticare ‘Calimero il pulcino nero’ oppure il “Caballero Misterioso alla ricerca di Carmencita”, solo per citare due esempi tra i molti personaggi che hanno messo le ali all’immaginazione della nostra infanzia! E “Dopo Carosello tutti a nanna!” per vent’anni, dato che l’ultima puntata andò in onda il primo gennaio 1977. Nostalgia? Un po’ sì! All’epoca mi ero laureata da poco e iniziavo i primi passi come insegnante nel mondo della scuola. Non ho chiaro come e quando, ma è iniziato presto l’atteggiamento critico nei confronti dei programmi commerciali e del rischio della dipendenza dallo schermo, fenomeno che oggi riguarda l’uso e abuso del cellulare. Non mi inoltro ad analizzare il fenomeno, con luci e ombre come tutti quelli di ampia portata. Renzo Arbore stamattina augurava alla televisione attuale di diventare ‘artistica’, desiderio che condivido anch’io. Se no, la spengo.
