Riflessioni di fine anno

Tra i vari messaggi che mi arrivano nell’ultimo giorno dell’anno, seleziono il più poetico che mi stimola a scrivere. In un bosco innevato, emerge un coniglio con le orecchie rosa in attesa di captare qualcosa che potrà arrivare. L’ immagine è tenera e allusiva. Esplicite sono le parole anteposte: “Bisogna creare luoghi dove fermare la nostra fretta. E aspettare la nostra anima”. L’autore del messaggio è Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, 16.03.1920 – 21.03.2012), poeta, scrittore e sceneggiatore italiano, cui è attribuita la frase: “L’ottimismo è il profumo della vita”, pronunciata nello spot di una famosa catena di negozi di elettronica. A me interessa il poeta ed il suo messaggio positivo che giunge prezioso in previsione di bilancio di fine anno. Non serve che ricordi cosa è successo di brutto che continua ancora, dentro e fuori l’Italia, dentro e fuori l’Europa. L’ottimismo invocato da Tonino è indispensabile per rimanere a galla e/o per veleggiare verso lidi più tranquilli. Sul ‘fermarsi’ sono totalmente d’accordo, come anche sul dare ascolto alla nostra anima che io semplifico in ‘tirare fuori” il meglio di sé. Ognuno ha delle capacità, delle abilità talora sconosciute alla stessa persona che emergono in momenti di difficoltà o in tempo di crisi. Del resto la stessa parola crisi, di origine greca significa “cambiamento’ che può trasformarsi in miglioramento o peggioramento, a seconda di come reagiamo. Non voglio sconfinare in un ambito che non mi compete, ma personalmente trovo terapeutico il pensiero di chi ha affrontato ‘smottamenti vitali’ e ci ha costruito attorno una sana filosofia di vita. Trovo esemplare anche la scelta del coniglio, creatura timorosa colta in atteggiamento di vigile ascolto. Ispirarmi a lui, non è male.

La lezione dei senzatetto

Pane Quotidiano Onlus è un’organizzazione laica, apolitica e no profit – fondata a Milano nel 1898 – con l’obiettivo di assicurare generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno, ogni giorno, gratuitamente. Ne sento parlare durante il programma ‘Diario quotidiano’, in onda di pomeriggio su Rete 4, per la multa di 230 euro sanzionata agli organizzatori per occupazione abusiva di suolo, poiché i clochard banchettavano in Galleria a Milano. Il pranzo di Natale con i senzatetto è una buona consuetudine, ma avere piazzato la tavolata nel salotto del centro, tra le boutique del lusso deve aver fatto arricciare il naso a qualcuno. Il fatto, accaduto sei giorni fa è stato raccontato via social e discusso dagli ospiti del programma. Tra di loro, il direttore editoriale Vittorio Feltri che ha pagato di sua tasca la multa. Sull’iniziativa benefica non ci piove. Giovanni Santarelli, fondatore della pagina “Milanobelladadio” spiega che “La strada è dei senzatetto e per questo motivo abbiamo organizzato un pranzo in strada con loro e con chi li aiuta”. Anche questo è inoppugnabile. Nonostante il finale amaro, con un caffè offerto dal ristorante di Carlo Cracco davanti al quale era stata organizzata la serata, il pranzo è stato accolto e consumato con gioia da tutti i partecipanti. Mi convince il pensiero di Santarelli: “Oggi ci troviamo nelle vie dello shopping ma la verità è che non servono oggetti per essere felici. Basta poco: un tavolo, un bicchiere di vino e qualche amico…”. Che grande verità, idealmente mi immagino a pranzo con i senzatetto allegri, piuttosto che a fare inutili acquisti costosi. Siccome però la mia filosofia è… a mezza via, non disdegno un regalo fatto con cuore, preferibilmente artigianale. Meglio se opera di un artista.

“Male più non fare”

Sento Ermal Meta cantare “Male più non fare”, brano eccentrico con messaggio positivo. Premetto che apprezzo il cantante albanese, naturalizzato italiano che insieme a Fabrizio Moro nel 2018 vinse la 68ma edizione del Festival di Sanremo col brano impegnato: “Non mi hanno fatto niente”. Tra l’altro l’anno scorso ha pubblicato il suo primo romanzo “Domani e per sempre” già alla sesta ristampa e tradotto in varie lingue, ambientato in Albania durante la seconda guerra mondiale. Tanto di cappello al pluriartista. Ho cercato il testo della canzone, introdotto da un video piuttosto sinistro che fa pensare al male in conflitto col bene. Ma il titolo del brano è illuminante sull’atteggiamento da mantenere: ogni comportamento è lecito, se non ferisce gli altri, tenendo presente che “Chi fa grandi cose non muore mai”. Contro le critiche altrui, considerare che “Solo Dio e il tribunale ti possono giudicare”, concetti intercalati da un rassicurante “Non ti devi preoccupare” ripetuto più volte. Un progetto sentimentale emerge dalla confidenza “Cerco un’anima gemella per illuminare il vuoto cosmico, come la corrente elettrica”, immagine sofisticata che scuote come una scossa. In sintesi, è un bel mix di energia e di riflessioni. L’artista guarda oltre le critiche e tira innanzi. Qua mi fermo e chissà se il cantante, cantautore, compositore e scrittore approverebbe il mio accenno di analisi. Intanto l’ultimo pezzo “Male più non fare”, uscito quattro settimane fa viene trasmesso da varie radio. Mi capita di sentirlo mattina e sera, pur non essendo un’assidua consumatrice di musica, e non mi dispiace. In studio, con il gatto sopra la fotocopiatrice, Ermal mi ricorda “E c’è una stella che non c’era mai”. L

Donne che hanno lasciato il segno

Il Corriere della Sera di ieri dedica una pagina, anzi due alle donne che hanno segnato il 2023 che sta per finire: 102 donne (viventi o mancate in corso d’anno) di età e nazioni diverse che si sono distinte per le loro opere, oppure che sono rimaste vittime della violenza altrui. Tante foto in miniatura che compongono un puzzle su cui campeggiano la senatrice a vita Liliana Segre a destra e Giulia Cecchettin con la sorella Elena a sinistra. Tra le centinaia rappresentate, ci sono intellettuali, sindacaliste, attiviste, artiste, scrittrici…ma anche le madri di Gaza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insomma, donne che spaziano in ogni campo, dalla politica al calcio e alla letteratura, testimoni di un mondo in evoluzione. Impossibile menzionarle tutte, ma è confortante il colpo d’occhio che ne deriva abbracciandole tutte con lo sguardo. Mi viene spontaneo pensare che se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe meno turbolento. È attribuita all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama la frase: “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”. Grande Obama, protagonista di qualche lezione di Cittadinanza a scuola quando insegnavo. Anche lui ha lasciato il segno. Per obiettività, suppongo che si potrebbe stilare un elenco anche di donne in negativo, ma non è questa la sede e comunque lo immagino meno popolato. Inoltre, ci sono almeno altrettante donne di quelle comparse sul Corriere che agiscono nell’anonimato, dando il meglio di sé. Ne conosco di volontarie che si dedicano agli altri. Nel mio piccolo ne ho usufruito anch’io, dopo l’intervento all’anca quando mi portavano a fare le sedute di fisioterapia. Tra i volontari, non posso dimenticare Gianna, collega e coetanea diventata il mio angelo custode.

La lezione di Martina

Martina Piotto è una “lettrice forte”: ha letto 59 libri in 4 mesi. Non si tratta di un’adulta, bensì di una ragazzina di 10 anni che abita a Nove, in provincia di Vicenza. Ha conquistato il primato nell’ambito della “Hit parade dei libri” che inizia a maggio e termina a fine settembre. Ovviamente nella sua famiglia leggono tutti. Katia Morabito, la madre precisa: “Ama i libri di avventura e ne legge piu di uno in contemporanea”. Tra i suoi preferiti, i libri della collana Il Battello a Vapore e tutta la saga di Geronimo Stilton. Una storia incoraggiante che fa sperare venga replicata. La notizia della passione di Martina per la lettura mi ha riportato alla mia infanzia, tanti decenni fa. Mi piaceva leggere, ma non in maniera ossessiva, anche perché a otto anni sono stata incaricata di fare da ‘tata’ a mia sorella minore, nata a scompaginare i miei giochi. ‘La cieca di Sorrento’ è il titolo del libro che mi ha segnata di più, insieme con ‘I miserabili’ della collana classici di mia sorella maggiore. Credo che per me leggere significasse evadere, immaginare di calarmi in panni diversi dai miei, fare una fuga dal mondo reale per scoprire altri orizzonti. Come deve essere stato per la mia nonna materna, Adelaide che si commuoveva mentre leggeva i fotoromanzi. Quando insegnavo, delle mie sei ore di Italiano, due erano destinate alla lettura di testi dell’antologia che poi venivano esposti e collegati a vari argomenti. In terza media veniva letta e analizzata in classe un’opera narrativa che gli studenti portavano poi all’esame (pratica abbandonata per fare posto ad altro), talvolta valorizzata dall’incontro con l’autore. Da pensionata non ho più il polso della situazione, complicata anche dalla pandemia. Martina è un’eccezione che spero diventi regola.

Potere della musica

Bella storia di Natale che giunge dallo schermo tivù: Yaffa Adar, 85enne, ex ostaggio a Gaza racconta che durante la prigionia è resistita cantando le canzoni di Andrea Bocelli. Il cantante le scrive una lettera: “Cara signora Yaffa, vorrei poterla abbracciare. Vorrei ringraziarla per l’emozione che la sua storia ha suscitato in tutte le persone che hanno avuto il privilegio di ascoltarla…”. La signora, sopravvissuta della Shoah, è madre di tre figli, nonna di otto nipoti e sette volte bisnonna. Il suo nipote maggiore, Tamir Adar, 38 anni, risulta ancora prigioniero a Gaza. In un’intervista, Yaffa ha raccontato che durante i 49 giorni di prigionia non ha versato una lacrima perché: “Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me”. Penso che qualcuno le dedicherà una storia. Ma anche il nostro artista si difende bene. Grato che la sua voce sia diventata così importante, precisa che: “Non c’è premio, applausi, onore o riconoscimento che valga quanto le sue parole, che le assicuro, non dimenticherò mai”. Potesse la musica prevaricare sui rimbombi delle armi! Comunque i protagonisti di questa bella storia, nonostante le reciproche limitazioni – lei della libertà, lui della vista – hanno testimoniato che si può ‘fare rete’ con l’arte e lo spirito di resilienza. Sono convinta che sia utile aggrapparsi al bene che c’è, nelle cose e nelle persone, sebbene nascosto e talora proprio sfuggente. Non per nulla sento invocare una rivoluzione culturale, un nuovo Umanesimo che dovrebbe restituirci il piacere della condivisione materiale e soprattutto morale. Purtroppo non distante da noi infuria ancora la guerra, col suo carico di tragedia. Chissà che fine faranno gli ostaggi ancora detenuti da Hamas. I terroristi, facessero cadere dal cielo, anziché bombe le melodie del nostro tenore!

Serenità, orgoglio, entusiasmo

Il videomessaggio di auguri agli Italiani della premier Giorgia Meloni contiene tre parole che sottolineo: serenità, orgoglio, entusiasmo. La prima mi è molto cara, perché rappresenta il mio obiettivo a breve – medio – lungo termine. Per me corrisponde a una condizione interiore di tranquillità, favorita dal contatto con la natura di cui mi circondo, fiori e gatti compresi. Mi è più difficile provare l’orgoglio. Credo che la Meloni lo intenda in senso politico, relativamente al percorso in salita del Paese. Nel mio privato sono orgogliosa di frequentare persone in sintonia con me, dall’animo sensibile che producono arte con cui ci si solleva da terra. In questo senso, il gruppo neonato verbanostra è il più bel regalo di quest’anno che volge al termine e approfitto per ringraziare le mie colleghe/amiche: Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Per l’entusiasmo devo riflettere un attimo: coi tempi che corrono, dove lo trovo? Come sinonimo ha ‘slancio, passione, ardore’. Una persona entusiasta è una che prova soddisfazione per qualcosa che fa, al netto del lavoro. Dunque ci siamo: per me è l’attività letteraria, e sono in buona compagnia perché scrivere migliora la qualità delle relazioni. Attorno al piccolo albero addobbato in studio – fuori della portata dei gatti – ho deposto i doni ricevuti, alcuni ancora sigillati. Mi parlano delle persone che intessono la mia rete affettiva: con meraviglia noto che sono cresciute, non per i miei meriti ma per una condivisione di sentire che fa lievitare il mio benessere. A loro auguro il meglio di ciò che desiderano. Un abbraccio anche alle persone presenti virtualmente attraverso il mio blog, i messaggi e/o il telefono. Tanta Serenità, Orgoglio, Entusiasmo a Tutti (premier compresa). 👌🍀🧡

Buona vita a Maria Grazia

Maria Grazia è il nome dato alla neonata abbandonata nella culla termica di una chiesa a Bari. Don Antonio Ruccia, parroco di San Giovanni Battista l’ha trovata alle 7.15 quando è squillato il cellulare attivato automaticamente dalla ‘culla per la vita’ dotata di sensori. Quando un neonato viene posto sopra la culla, il peso attiva un allarme, in questo caso sul telefono di don Antonio che ha immediatamente allertato il 118. Lui stesso ha proposto il nome per la piccola che “gode di buone condizioni di salute”, rassicura il sacerdote che vedo giustamente emozionato in tivù. Maria Grazia pesa 3 chili e 400 grammi. Per certi versi sembra una storia fatta apposta per Natale quando si rinnova il miracolo della nascita di Gesù. Immagino il dietro le quinte di questo evento che ha portato la madre di Maria Grazia a disfarsene, e mi interrogo sulle ragioni di questo abbandono, riguardo al quale la donna potrebbe ricredersi. Non so dove potrebbe collocarsi il lieto fine, a Maria Grazia poteva andare peggio. Mi ha colpito il manifesto appeso all’ingresso del Reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari dove in rosso, a caratteri cubitali si legge: “Nessun bambino è un errore” che ritengo appropriato e incoraggiante per le potenziali madri in difficoltà. La storia, per ora a lieto fine mi procura un misto di sollievo e di ansia, soprattutto disagio. Essendo madre, d’istinto trovo inconcepibile privarsi di un figlio, per quanto il ventaglio delle motivazioni per ‘cederlo’ ad altri che se ne occuperanno sia meno peggio dell’abbandono o della soppressione. Molti bambini durante questo turbolento Natale saranno senza famiglia. Pace e Amore sono i doni più grandi, da qualunque fonte arrivino.

Fiore generoso

Verso le sette assisto a un’alba straordinaria: sembra che abbia acceso la luce che entra dalle finestre con toni caldi e rassicuranti. Milioni di Italiani sono in viaggio verso la montagna, le città d’arte e le terme, obiettivo per me estivo; non me la sento di lasciare soli – fosse anche per un paio di giorni – i miei tre gatti, di cui due poco più che cuccioli. Inoltre preferisco stare a casa quando gli altri si spostano in massa. Anche se vivo da sola – coi gatti, fiori e canarini – ho un figlio che viene a trovarmi una volta alla settimana. Non sono isolata e riempio il tempo, facendo ciò che mi piace, compresi piccoli regali che parlano di me. Però oggi preferisco parlare di quelli che ho già ricevuto da persone a me care: un cuscino fatto all’uncinetto, una borsetta di stoffa, un segnalibro di panno a forma di cuore con una pietruzza al centro, un quadro di fiori realizzato ad olio, un biglietto di auguri personalizzato, un Anturium da Gina, 93 anni e una telefonata da Pio, 88… Se dimentico qualcuno, chiedo venia. E io? Restituisco il pensiero, con la poesia suggeritami dal bulbo di Amaryllis che mio figlio mi ha regalato settimane fa. Forse ne ho già parlato. Interrato in un vaso con buona terra e cure affettuose, si è trasformato in una esplosione di corolle che mi fanno rasserenante compagnia. Riporto il testo, a beneficio dei lettori, cui auguro buona antivigilia di Natale. FIORE GENEROSO Un bulbo di Amaryllis/malandato/s’è trasformato/in nove fiori/rosso natalizio/sbocciati dilazionati/per accrescere lo stupore/e i battiti del cuore./Vorrei carpire/tenacia ed energia/al fiore generoso/entrato malandato/a casa mia/dove ha generato/splendide corolle/amiche delle stelle.// 🌷

Verso Natale

Giornata intensa, dedicata a restituire una parvenza di ordine dentro e fuori casa, che non è neanche piccola. Reginaldo si occupa dello scoperto: rastrella foglie, riempie di terra buche, mette a dimora i bulbi dei tulipani comperati al mercato, dimezza con la mannaia i pezzi di faggio troppo grossi per la stufa che poi sistema ordinatamente nella legnaia. Mentre lui agisce fuori, io raccolgo quotidiani e riviste sparsi un po’ dappertutto e poi vado a inserirli nel bidone giallo per la raccolta della carta. Verso metà mattina faccio il caffè che offro al mio aiutante con uno dei miei muffin – con banana e cacao – piuttosto apprezzati. Poi lui riprende la pulizia fuori e io dentro casa, ma non riesco a fare molto perché i gatti reclamano la pappa e anch’io comincio a sentire un certo languorino. Siccome giovedì è giorno del mercato locale, penso bene di andare a comperare il pesce fritto, così non devo spendermi ai fornelli. Detto, fatto. Al banco della frutta acquisto mandaranci e a quello dei latticini ricotta e stracchino, con l’intenzione di farne la mia cena. Niente sosta al bar perché è troppo trafficato. Però mi fermo davanti ai fiori, una sviolinata di stelle rosse e bianche e mazzi natalizi confezionati. Più interessanti i tulipani, ma e cedo il posto a una signora più frettolosa di me che mi ha scavalcato. Rientro giusto per ricevere un paio di telefonate, per fortuna non commerciali. Se non ci sono intoppi, a fine lezione si ferma Adry per un salutino, cosa che succede quasi fuori tempo massimo. Mi fa segno di avvicinarmi al bagagliaio dove ha un ‘ospite’ che non ha osato lasciare solo e al freddo durante le vacanze natalizie. Dentro una gabbia è custodito un esemplare di ‘insetto stecco’ (che si riproduce per partenogenesi, cioè da sé stesso). Anche questo è Natale!