Sono angosciata per come si è conclusa la vicenda dei due ex fidanzati Giulia e Filippo. Come molti italiani sono rimasta col fiato sospeso per una settimana, sperando che la ragazza fosse ferita e custodita da qualche parte. Purtroppo sappiamo com’è finita. Nell’immensa tragedia, mi colpisce la dignità del padre, rimasto vedovo da poco e la forza della sorella Elena, disposta a lottare per un cambiamento culturale che riduca le vittime della violenza. Per i genitori di Filippo prevalgono la pietà e lo sgomento. Suo padre parla del figlio come di un bravo ragazzo, incapace di fare del male alla fidanzata, ammazzata e fatta sparire con tanta ferocia. Chissà come si sentirà alla luce degli eventi svelati. Intanto al Senato procede l’esame del disegno di legge per potenziare e velocizzare le misure preventive e cautelari riguardo la violenza di genere. Concordo in pieno sull’aspetto preventivo e l’utilità di riconoscere gli indicatori di criticità delle azioni criminali, come asserisce il dottor Crepet. Temo che in molte situazioni problematiche si stenda un pietoso – e pericoloso – velo di silenzio, sperando che la situazione sfumi. Ma potrei sbagliarmi, perché chi ha in mente di compiere azioni delittuose non ne parla prima, le nasconde ai congiunti e, ovviamente alla potenziale vittima. La povera Giulia non avrebbe accettato l’ultimo invito di Filippo, alla vigilia della sua Laurea se avesse subodorato il seguito. Domani le sarà riservato un minuto di silenzio nelle scuole e partirà una campagna di sensibilizzazione per il rispetto della persona. Concordo che il cambiamento debba avvenire dentro la famiglia, coltivando valori spesso sottaciuti. Infine sottoscrivo l’affermazione di Freud: I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine: il genitore, l’insegnante e lo psicologo.
Mese: novembre 2023
Artisti come perle
Sabato culturale: nella Sala Riunioni del Municipio di Cavaso del Tomba viene inaugurata la Mostra Collettiva d’Arte di Disegno, Pittura e Scultura intitolata Perle disseminate nella Valcavasia (18 – 26 Novembre 2023). Espongono dodici artisti, alcuni dei quali miei amici, conoscenti o compagni delle elementari. Non potrei mancare, perché mi sento sostenuta dal filo di seta che intesse relazioni ed emozioni. Il sindaco Gino Rugolo attribuisce alla Valcavasia la qualità di una perla e si congratula con gli artisti che migliorano Cavaso con le loro opere. Il concetto di circolarità dell’arte, che ritengo molto appropriato e’ implicito nel titolo della mostra: come perle di una collana gli artisti collaborano a comporre un gioiello che abbellisce il territorio. Ognuno con la propria peculiarità e sensibilità si mette in comunicazione con l’osservatore, consentendogli di fare un viaggio rasserenante tra tele e sculture. Anche i titoli delle opere sottintendono la scelta di parole che da sole favoriscono un tuffo nel folclore, nella poesia oppure nella mitologia: è il caso dell’acrilico su tela El larin dea Rosina di Silvio Reato, dell’olio su tela La germogliatrice di Noè Zardo e della terracotta Le Muse di Renato Zanini. Ho apprezzato gli uccelli dipinti da Aldo Vidorin e la natura morta di Pietro Salvestro. C’è molto altro da vedere e non voglio privare il visitatore di fare la sua immersione nella bellezza, declinata in varie forme. L’ evento culturale testimonia quanto sia diffusa la creatività artistica nel territorio e quanto sia percettiva l’Amministrazione Comunale che si è fatta carico di realizzarlo. Quando è capitato alla scrivente di presentare un’opera letteraria a Cavaso, ha sempre trovato calorosa accoglienza. Nel terreno fertile, il seme fiorisce. Complimenti agli Artisti e a chi li sostiene.
Mens sana in corpore sano
Con la temperatura frizzante non uso più la bicicletta e mi sono riaccostata al tapis roulant, che mi propongo di usare tre volte a settimana, ma sarà da vedere se sarò di parola. Comunque non ci salirei sopra, se non fossi accompagnata dalla musica durante la mia camminata. Inserisco il vecchio tablet su uno scanso della parte computerizzata e ascolto tre quattro canzoni a suo tempo selezionate, della durata media di circa tre minuti. Poi scendo e salgo sulla cyclette, ma lascio andare la musica per altri minuti. Non voglio strafare, perché non sono in palestra sotto l’occhio vigile del personal trainer e non mi piace sudare. Comunque sarei contenta di allungare i tempi di ‘allenamento’, non escludo di riuscirci nel corso dell’inverno, ormai prossimo e lungo. Una delle canzoni che sento più volentieri è Il mondo, del 1965, interpretata da Jimmi Fontana. Per chi non lo sapesse, il testo è di Gianni Meccia, Jimmi Fontana, Lilli Greco, Carlo Pes per la musica, mentre l’arrangiamento è curato da Ennio Morricone. Giustamente definito ‘un successo planetario’, il brano è un inno alla vita e un monito ad affrontarla con un atteggiamento positivo. Protagonisti il tempo e il mondo, al cui cospetto l’uomo si sente un nulla. Mi piace soprattutto la parte centrale: Gira, il mondo gira/nello spazio senza fine/con gli amori appena nati/con gli amori già finiti/con la gioia e col dolore/della gente come me… Mi sembra una perfetta sintesi della pochezza della natura umana in rapporto alla maestosità dell’universo. La voce calda e avvolgente di Jimmy Fontana è persuasiva. Nel tuo silenzio io mi perdo mi fa pensare alla poesia di Leopardi L’infinito. Una dimostrazione di quanto bene possano fare le arti in congiunte. Del resto lo diceva già Giovenale nelle Satire: Mens sana in corporeo sano.
Traguardo Laurea
Un paio di sere fa Manuel stava facendo gli ultimi ritocchi alla tesi che avrebbe caricato sulla piattaforma dell’università di Bologna Alma Mater Studiorum Campus di Cesena prima di mezzanotte, come da prassi. Io ne ricevevo degli stralci per una supervisione, cui ho apportato soltanto delle virgole perché l’argomento sui Campi Elettromagnetici è fuori della mia portata. Ma sono grata al mio talentuoso alunno delle medie, imminente Dottore in Ingegneria Elettronica di avermi coinvolta, professionalmente e soprattutto a livello umano. Il traguardo culturale è un obiettivo estremamente formativo che ha la ricaduta su chi ha accompagnato il laureando nel suo percorso, in primis i familiari. Giovedì prossimo tutti i parenti di Manuel faranno festa ed anch’io che ho avuto il privilegio di leggere passo passo il risultato del suo ultimo lavoro. Mi piange il cuore che sia saltato l’esame di laurea in Ingegneria biomedica di Giulia Cecchettin, scomparsa da sabato scorso con il suo ex ragazzo Filippo Turetta. La 22enne non si è presentata: non ha potuto sostenere il colloquio con la commissione d’esame né festeggiare con i suoi compagni di corso con il brindisi, le foto e la corona d’alloro sul capo. Magari non tutti festeggiano così. Io per esempio – succedeva oltre quarant’anni fa – mi sono limitata alle foto e poi subito a casa, anche perché avevo frequentato i vari corsi da pendolare e non avevo stretto amicizie sul posto. Il pranzo fuori con i familiari e i cugini nei giorni successivi, con regali a tema. Il più gradito e inatteso quello di mio padre, una coppa. La targa sul piedestallo reca la scritta: per la tua L A U R E A Papà Arcangelo 30.11.1976 Da sportivo, lui aveva dimestichezza con le coppe che venivano donate a corridori e ciclisti. Averne commissionata una per la figlia 23enne che diventava dottoressa in Lettere moderne deve averlo inorgoglito parecchio, anche se non praticavo le due ruote. Il diploma di Laurea non è solo un fatto privato, ma un traguardo da condividere con tutti.
Omaggio alla Filosofia
Oggi 16 Novembre, Giornata Mondiale della Filosofia, istituita dall’UNESCO per celebrare una complessa e affascinante disciplina che indaga l’universo e la natura umana. “Se vuoi avere la vera libertà devi farti servo della filosofia”, parole di Lucio Anneo Seneca, esponente dello Stoicismo, spagnolo, morto a Roma nel 65 dopo Cristo. Molto più prosaicamente, al Liceo Classico circolava il pensiero di un buontempone, secondo il quale: “La filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso”. Personalmente credo che pensare sia l’attività che ci distingue dagli altri esseri viventi e faccia bene a prescindere. Tra i pensatori antichi, le mie simpatie andavano ad Aristotele, Socrate, Lucrezio, Aurelio… ma trovavo interessante anche il pensiero di Confucio e intrigante quello di Schopenhauer. Ignoro o quasi il pensiero dei filosofi italiani contemporanei, al netto delle apparizioni in tivù di Massimo Cacciari. Forse mi sono persa per strada, anche se ogni tanto compro un testo che mi riporta alla filosofia. Ho preso l’ultimo in un mercatino, insieme con un manuale di cucina…chissà se c’è una relazione. Roberto Roberti, mio insegnante di Filosofia al Brocchi era una specie di guru che però non mi ha completamente influenzata. Comunque all’Università di Padova mi iscrissi al corso di Lettere e Filosofia. Credo che Francesco, mio compagno liceale avrebbe parecchio da dire, sia riguardo alla disciplina sia all’insegnante della materia. Nel tempo controverso che ci ritroviamo a vivere, ritengo non sarebbe male riprendere in mano il pensiero degli antichi greci, oppure latini e fors’anche di qualche contemporaneo perché, come diceva Aristotele: Tutte le altre scienze saranno più necessarie della filosofia, ma nessuna superiore.
Ricevere e donare
Stamattina Francesca tramite un messaggio mi chiede di passare da lei che mi deve consegnare una cosa. È una compaesana, che frequento da quando ho scoperto grazie a un concorso che ama scrivere. Infatti delle sei penne che costituiscono il blog verbanostra, Francesca è quella che lo nutre, pubblicando spesso brevi e avvincenti racconti. E non è che le manchi il da fare, essendo moglie, madre e nonna di ben sette nipotini, l’ultimo Raffaele nato pochi mesi fa. Immagino che voglia farmi leggere un testo, prima di inviarlo a un concorso letterario, perché me ne aveva parlato, percorso seguito anche da me anni fa. Invece, con mia grande sorpresa, mi fa vedere un bellissimo cuscino celeste, il mio colore preferito, fatto all’uncinetto per me. Al centro ha una piccola rosa, sempre all’uncinetto che impreziosisce il tutto. Sapevo della sua passione di lavorare a ferri e a maglia, ma non pensavo di essere destinataria di un pensiero tanto carino e morbido. Mi viene spontaneo pensare che quando una persona coltiva una forma d’arte, è pressoché fisiologico che si esprima in altri ambiti artistici. Nell’ambito delle mie conoscenze c’è lo storico che è anche letterato o pittore, il pittore che è anche scultore o poeta…e chissà quanta abbondanza deve essere ancora nota. Tornando a Francesca, ispiratrice di questo post ammiro chi sa usare le mani per realizzare manufatti unici, come il cuscino donatomi. Credo dipenda anche dai contatti avuti da bambini e dall’influenza positiva di persone abili frequentate nell’infanzia. La mia è stata privata dei nonni, perché morti o lontani. Per questo ammiro molto chi li può sostituire o me li può ‘prestare’ con l’intento di apprendere ogni giorno qualcosa e magari qualcosa donare.
Bellezza dentro e fuori
Domenica sono andata a pranzo in un locale a due passi da casa, dove portavo mio figlio piccolo a saltare sulle reti elastiche. Saul ha compiuto 35 anni e le reti non ci sono più. In compenso però c’è un bel parco con uno specchio d’acqua per tinche, pesci rossi e piccole anatre che scivolano sull’acqua vicine come scolarette. Un po’ discosti ho visto pure degli asinelli, ma anche piante e arbusti colorati, alternati ai tavoli da ping-pong e alla pista da mini-golf. Si tratta dell’agriturismo Riva dee cioppe, in via cioppe, 1 a Possagno, gestito da Dimitri e Jessica, una giovane coppia che ha ristrutturato l’immobile e l’area verde, con ottimi risultati, a mio dire. Sul mezzodì siamo le prime clienti ad accomodarsi a tavola, mentre Dimitri accende la stufa inglobata in una parete. Ci serve una deliziosa fanciulla bionda di nome Letizia, nome che le si addice. Assomiglia ad una Letizia che avevo in classe alle medie ed era molto brava. Anche questa promette bene: è premurosa e ci sorride ogni volta che passa veloce per raggiungere l’ampia sala dove hanno preso posto molti clienti nel frattempo arrivati. I piatti ordinati non deludono e la crostata di mele e fichi, servita tiepida è squisita. La giovane cameriera frequenta la quarta superiore, quindi deduco che abbia diciott’anni. Come quelli di Ilaria De Vecchi, la 18enne di Gruaro morta di tumore. Studentessa del liceo ‘Le Filandiere’ di san Vito, ha lottato coraggiosamente contro una grave malattia che non le ha lasciato scampo. Una bella ragazza bionda con gli occhi verdi, ‘un esempio di coraggio e resilienza’ per l’intera comunità che oggi le darà l’ultimo saluto. Ho accomunato queste due giovani perché sono un esempio di bellezza, non solo esteriore, ma anche d’animo. Perfino quando la sorte è avversa.
Nassiriya – per non dimenticare
12 Novembre 2023: vent’anni dall’attentato di Nassiriya che provocò la morte di 28 vittime, di cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari, 2 civili, più molti feriti. Impegnate nella Missione Antica Babilonia in Iraq, le vittime stavano per rientrare in Italia, dopo quattro mesi di servizio a protezione dei civili. Io ero insegnante in servizio a Castelcucco dove abito dal 2000 e ricordo che parlai alle classi del tragico fatto che non si può dimenticare. Per questo, facendomi un po’ di coraggio mi sono imposta di vedere il film Nassirya – per non dimenticare, di Michele Soavi, trasmesso ieri pomeriggio da Rete 4, con un intenso Raul Bova. Intanto complimenti alla regia e a tutto il cast, perché ci vuole coraggio a ricostruire vicende tanto dolorose che lasciano sbalorditi ed emozionati. Si tratta di cinema civile che ha l’obiettivo di mantenere viva la memoria di chi, oltre al ruolo professionale aveva una famiglia, degli affetti, dei sogni: tutti azzerati. Ho trascritto velocemente a matita qualche frase carpita agli interpreti: “Che c..zo stiamo a fare qui se ci ammazzano?” del tutto comprensibile in quell’inferno, equilibrata da quest’altra: “È stato come mettere una goccia nell’oceano, eppure quella goccia ce l’abbiamo messa”. Chiaro che: “Nessuno parte per andare a fare l’eroe”, ma purtroppo a molti è toccato gettando nell’angoscia altrettante famiglie. Nella ricostruzione, il maresciallo impersonato da Bova intende portare in Italia e adottare Assam, un bambino rimasto orfano: non so se corrisponda alla realtà, comunque ho apprezzato questa storia di amicizia e di generosità, come il legame creatosi tra i protagonisti della vicenda, con il cuore oltre l’ostacolo. Un film coraggioso che scavalca i libri di storia e induce profonde riflessioni.
Kataleya Alvarez
Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.
Kataleya Alvarez
Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.
