Sulla libertà di movimento

Lunedì dinamico: prima di andare a fare la spesa, devo fare la marmellata – più precisamente composta – di mele, con i frutti caduti anzitempo dal mio alberello che non oso gettare nel compost, come mi consiglia mio figlio. D’accordo che il frutto migliore va colto dalla pianta, ma se curo le mele segnate posso recuperarne una buona parte, cosa che faccio in considerazione che è roba mia e che profumerò la cucina durante la trasformazione. Agisco di conseguenza ed ottengo sei vasetti di prodotto che userò per fare muffin o crostate, appena si abbasserà la temperatura. Adesso è ancora tempo di dolci al cucchiaio, tipo tiramisù. Con un po’ di ritardo, mi sposto al paese limitrofo dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano, in cerca della notizia attorno alla quale scrivere il post odierno. La trovo a pag. 33 del Corriere, introdotta dal titolo Spettacoli. Riguarda Seydou Sarr, esordiente 21enne di origine senegalese, protagonista nel film Io capitano che si racconta dopo il premio a Venezia. Alla domanda del giornalista: “Cosa vorrebbe dire ai suoi coetanei italiani” dà una risposta esemplare: “Di essere consapevoli di avere la fortuna di non dover mettere a rischio la vita per avere il diritto di viaggiare. Per noi non è così, il film mostra esattamente cosa succede nel deserto e sul mare ai migranti, i loro sogni, gli orrori che affrontano”. La testimonianza di questo ragazzo che avrebbe voluto fare il calciatore vale, a mio avviso più di tante tavole rotonde. Essersi calato nei panni di tanti coetanei che affrontano viaggi della speranza – per molti trasformatisi in morte – lo avrà sicuramente fatto crescere. E offre uno spunto di riflessione per i tanti giovani che godono dei diritti civili, compreso quello di spostarsi, dandoli per scontati. Lunga vita al buon cinema e ai bravi attori.

La settima arte

Si è conclusa la Mostra del Cinema di Venezia, 80esima edizione. Il Leone d’oro per il miglior film è stato assegnato a Povere creature (Poor things), del greco Yorgos Lanthimos che si è fatto un bel regalo per i suoi 50 anni. Tratto dal libro omonimo di Alasdair Gray, il regista greco crea un personaggio femminile memorabile. La data di uscita del film in Italia è il 12 ottobre. Matteo Garrone è il vincitore del Leone d’argento per Io capitano, “una fiaba omerica” che racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa che lasciano il Senegal col sogno di diventare star della musica in Europa. Sei i film italiani in concorso su un totale di oltre una ventina spalmati nei dieci giorni della kermesse, in questa edizione 2023 alleggerita di vip stranieri a causa dello sciopero degli attori di Hollywood (che contestano l’uso dell’intelligenza artificiale per scrivere le sceneggiature). È stato evidenziato il buon livello dei film e l’aumento del pubblico interessato, specie in fascia giovanile, il che mi pare di buon auspucio. Senza entrare nel merito del prodotto artistico, mi preme ricordare che il cinema è considerato “la settima arte”, l’ultima ad essere inventata tra le forme artistiche e di spettacolo dopo: Architettura, Musica, Pittura, Scultura, Poesia, Danza secondo la definizione del critico Ricciotto Canudo del 1921 quando pubblicò il manifesto ‘La nascita della settima arte’. Personalmente l’arte mi piace tutta, anche se delle sette menzionate io pratico la poesia, ma ammiro molto anche la pittura, non a caso definita dal Da Vinci ‘poesia muta’. I miei ultimi tre lavori hanno in copertina un bel dipinto di Noè Zardo che ne anticipa ed esalta il contenuto: Tempo che torna, Il Faro e la Luce, Dove i Germogli diventano Fiori. Quanto alla musica, invidio chi la produce e pure chi canta ispirato, come la mia amica Lucia. Insomma, l’arte è un ottimo corollario della quotidianità che ci rende migliori.

Autore ‘esordiente’

Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).

Il libro non è una merce

Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).

Fisioterapia protagonista

Indosso volentieri un nastro blu (mio colore preferito), secondo l’invito della campagna “Un nastro blu per la Fisioterapia”, oggi 8 settembre, Giornata Mondiale della Fisioterapia, cui partecipano gli Ordini dei Fisioterapisti (OFI) e della relativa Federazione (FNOFI), istituiti il 15 dicembre scorso. La fisioterapia è una branca della medicina che si occupa di prevenire o curare problemi legati all’apparato muscolo-scheletrico e di riabilitazione, come è successo a me circa 20 mesi fa, dopo l’intervento di arto-protesi all’anca, nel novembre 2021. Tamponata per quattro anni con infiltrazioni di acido ialuronico la grave artrosi all’anca sinistra (come mio padre), ho dovuto arrendermi all’urgenza dell’intervento che ho fatto in robotica all’ospedale di Bassano del Grappa, con esito positivo. Cercato con il lanternino dove e con chi fare la riabilitazione, ho deciso di affidarmi alle cure del fisioterapista Federico Zalunardo, persona squisita a due passi da casa. Due sedute alla settimana per vari mesi, diluite verso la fine della primavera e ridotte a una ogni quindici giorni fino ad estinguersi a fine agosto. Ha fatto tutto lui, massaggi mirati e istruzioni su come appoggiare la pianta del piede (tallone-punta); io ascoltavo e mi esercitavo a casa secondo le sue istruzioni. Aggiungo che il suo ‘laboratorio’ è molto accogliente, con musica soft e molto legno nell’arredamento della zona dell’ingresso. È comprensibilmente molto impegnato, perciò evito di disturbarlo, ma quando mi capita lo raccomando a chi mi chiede informazioni. Gli dedico questo post perché è l’esempio di un professionista abile, riservato e cordiale. Se avrò bisogno per altre limitazioni legate all’età che avanza, so che posso fare riferimento a lui. Buon lavoro e buona vita a lui e a tutti i suoi ispirati colleghi.

Longevità

Due circostanze mi fanno riflettere: prossimamente il pranzo coi miei coetanei settantenni – classe 1953 – e lo Speciale Petrolio sul tema della ‘longevità’, trasmesso ieri sera su Rai 3. Vedere e sentire parlare il farmacologo Silvio Garattini che di anni ne ha 95 e guida ancora l’automobile è alquanto incoraggiante. Il medico e scienziato Luigi Fontana che studia la longevità dimostra la connessione tra malattie metaboliche e scorretta alimentazione. Siamo il Paese dove si vive di più ma piuttosto male, cioè con diverse malattie evitabili con adeguata prevenzione. Invecchiare è comunque una fortuna e vale la pena cercare di arrivarci in buona salute. Durante il servizio interviene anche l’mmunologa Antonella Viola che è favorevole alla restrizione calorica, cioè invita a mangiare di meno rispetto a quanto facciamo. Anche con gli integratori bisogna andarci piano, da assumere solo se c’è una reale carenza. Sembra che fermare il tempo sia un obiettivo della scienza ed anche di qualche miliardario/personaggio danaroso che segue diete particolari. Io ritengo che invecchiare sia una prerogativa da tenere cara, non concessa a tutti. Sarebbe un buon argomento da considerare prossimamente a pranzo con i miei coetanei, di cui tre sono passati a miglior vita. Esprimo il mio punto di vista sull’invecchiamento nella poesia Longevità che chiude la mia raccolta di foto-poesia Natura d’Oro dedicata a Camilla, un’amica mancata a 97 anni cui vorrei assomigliare, per l’accettazione serena del suo tempo lungo. Riporto la parte finale del testo, abbellito da una calla, fiore che piaceva molto a Camilla: Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Vorrei invecchiare come te,/che mi hai chiamata perla./Se avrò la fortuna d’invecchiare/vorrei essere anch’io/una perla preziosa/come te, Camilla!//

Confidenze

Stamattina mi sento ‘spolpata’ come chi ha deposto un carico pesante: ho chiuso il mio ultimo lavoro letterario, il tredicesimo, che si intitola Ricami e Legami e che non è di ambito locale. Si tratta di un genere misto tra biografia e storia recente che potrebbe interessare sia per le tematiche femminili che per i fatti d’attualità descritti. In questo caso non ho avuto bisogno di fare interviste, ma mi sono documentata sugli eventi che fanno da sfondo alla storia. Devo ringraziare Manuel, la mia spalla destra e sinistra che mi ha soccorsa in vari momenti di difficoltà digitale, in presenza e da remoto. Ultima ieri sera quando si è collegato da casa, per controllare se il manoscritto era partito secondo le varie destinazioni (mi perdoni Antonietta, se ho chiuso bruscamente la telefonata). Dovrei aprire un capitolo sul terreno accidentato delle case editrici che agiscono ognuna Motu proprio /di propria iniziativa: chi vuole la silloge/sintesi del romanzo (non oltre le 20 righe) e chi la presentazione, chi il testo in Word e chi in pdf, chi solo il primo capitolo e poi il resto se interessa, chi vuole il manoscritto cartaceo… chi non vuole l’invio del materiale perché la redazione è già satura: un mondo molto aggrovigliato! Nelle passate edizioni mi sono arrangiata da sola, portando l’opera in tipografia. Vorrei evitare, se possibile questo percorso, per non dovermi occupare poi della promozione e distribuzione del prodotto. Sono un po’ stanca e non ho lo spirito del rappresentante. Mi piace scrivere, ma non il processo successivo per promuovere e pubblicare il lavoro che compete ad altri. Comunque non ho nessuna ambizione specifica, vorrei affidare ad un’agenzia o a una casa editrice la mia ‘creatura’ letteraria. Perché i libri sono come dei figli, a detta del mio amico Giancarlo: quando è ora bisogna che camminino da soli. Tempo qualche mese e vediamo dove i germogli fioriranno!

‘Inno alla vita’

5 settembre, Giornata Internazionale della Carità, voluta dall’ONU nel 2012 per sensibilizzare persone e istituzioni sull’importanza del donare e per creare una società più giusta ed inclusiva. La data non è stata scelta a caso: il 5 settembre 1997 venne a mancare Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace nel 1979, proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II e poi Santa nel 2016 da Papa Francesco. Lei ha fondato la Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità che si occupa dei “più poveri tra i poveri”. Nata a Skopje (Macedonia) il 26 agosto 1910, col nome di Anjezë Gonxhe, la religiosa albanese, naturalizzata indiana di fede cattolica è una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile profuso tra le vittime della povertà di Calcutta. Il dizionario, alla voce carità dà due spiegazioni: 1) una delle tre virtù teologali 2) compassione affettuosa, commiserazione, pietà. Non sono competente in ambito religioso, ma la suorina piccola fisicamente e un gigante spitualmente è autrice di pensieri e frasi di cui mi sono servita a scuola, durante l’ora di Poesia. Credo anzi che sia entrata in un colloquio d’esame, e questo l’ha resa una preziosa collega. Nella borsa di cuoio che mi portavo appresso c’è un porta-listini con le poesie selezionate da sottoporre alla lettura e riflessione dei candidati. Vale la pena di lasciare la parola a Madre Teresa di Calcutta. Inno alla vita La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontala./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//

Orsa e orsi

Mi spiace che l’orsa Amarena sia stata abbattuta con una fucilata, ma ancora di più per i suoi due cuccioli, ritenuti non in grado di procacciarsi il cibo da soli, ed anzi essere potenziali prede di altri animali del Parco nazionale d’Abruzzo dove vivono. Il 56enne che ha ucciso l’orsa è indagato per ipotesi di reato di uccisione di animale per crudeltà e senza necessità. Leggo sul quotidiano stamattina che Andrea Leonbruni – così si chiama – presenta denunce per minacce tipo “Farai la stessa fine dell’orsa” arrivategli per telefono e anche sui social. Forestali e Guardiaparco tentano di rintracciare e catturare i cuccioli, con gabbie ed esche per metterli in salvo, operazione complessa anche perché sono troppo giovani per essere narcotizzati. A detta dell’indagato, che rischia dai quattro mesi ai due anni ha sparato per paura, dato che il plantigrado si stava avvicinando al suo pollaio. Beh, almeno saranno ‘contente’ le galline risparmiate dal probabile banchetto. Non intendo fare dello spirito, ma anche le galline fanno parte del creato. L’orsa, a quanto pare con collare, sembra non aver dato fastidio alle comunità dell’area protetta frequentata, essendo un orso “confidente”, cioè un animale che si avvicina all’uomo senza problemi e ne prende anche il cibo. In questo periodo gli orsi si preparano all’inverno e vanno alla ricerca spasmodica di cibo. Sono desolata per Amarena, in pensiero per i due cuccioli non ancora autonomi – hanno circa sette mesi – e sollevata per le galline risparmiate. Credo che gestire un parco non sia impresa facile e non so come mi comporterei se vivessi nei paraggi. Pur amando tutti gli animali, quelli di grossa stazza mi incutono paura. Credo che loro, gli animali pensino altrettanto di noi. Auguri ai cuccioli dell’orsa Amarena.

Incontro letterario

Pomeriggio letterario ieri, grazie a ‘soffiata’ di mio figlio, che abita da poco a Pieve di Paderno del Grappa. Infatti è lui che mi gira la locandina di “PIEVE IN ARTE” con gli eventi collaterali spalmati fino al 23 settembre. Il primo ha per protagonista Leonardo Di Venere ed è intitolato “Un niente carico di vita” che è anche il titolo della raccolta dell’artista che ho avuto il piacere di conoscere tre lustri fa quando presentò in Municipio a Cavaso del Tomba la mia opera “C’era una volta l’ostetrica condotta” con cui è iniziata la mia produzione letteraria. Da allora conosco gli artisti che ruotano attorno a Leonardo e viceversa: Renato Zanini, Noè Zardo, Daniele Signor, Floriano Sartor, Gilberto Fossen… che tessono il panorama culturale locale. L’ incontro letterario dona una boccata d’ossigeno in un’estate ancora focosa. Leonardo presenta la sua opera ‘frutto di vagabondaggi senza conclusione’, alternando il suo dire ad alcuni passi in poesia e prosa, letti con trasporto dalla compagna Liliana. Il pubblico è invitato a non applaudire nel mentre, per non alterare l’atmosfera di coinvolgimento. Tra le poesie, mi colpisce Le parole per dire : Parte di noi, le parole/sono cibo acqua desiderio./Scelte con cura,/aspirate come l’aria,/sono capaci di dare vita/sciolgono il ghiaccio/dissetano l’arsa umanità.// In pochi versi, il poeta concentra il valore della parola, dono che ci distingue dal resto degli animali. Nella Biografia senza notizie, l’autore confida: “Sono uno che lavora e scrive tutti i giorni.” Appartiene anche a me la quotidianità dello scrivere, l’amore per la parola che riempie e gratifica le mie giornate. Non a caso il blog che ho avviato due anni or sono si chiama verbamea (verba = parole in latino); quello parallelo nato di recente, insieme con altre cinque scrittrici si chiama verbanostra. Nella poesia a pag.31 della raccolta, Leonardo Di Venere dichiara che Siamo le nostre parole…Non è la vita a spiegare le nostre parole, le nostre parole spiegano la nostra vita. Null’altro da aggiungere, sono pienamente d’accordo.