Tema Migranti

Il film “Io, capitano” candidato agli Oscar e la premier Giorgia Meloni all’Assemblea Generale dell’ONU a New York: due notizie che ci riportano al problema dei migranti. Il film è coprodotto dalla Rai e ha vinto il Leone d’Argento alla recente Mostra del Cinema a Venezia; parla del viaggio di due ragazzi che non scappano da guerre e/o fame ma cercano di ‘sfondare’ in Europa. Nel suo intervento al Palazzo di Vetro, “Agire insieme contro la schiavitù” è la richiesta della Meloni di grigio-perla vestita, coi capelli raccolti e un ciuffo sfuggente sulla fronte, che a mio dire si addice alla tempra volitiva. Si è espressa in maniera franca e diretta, invitando le nazioni tutte a farsi carico del Tema Migranti. L’immigrazione è la punta dell’iceberg di un pgroblema che non è mai stato affrontato in maniera unitaria dall’Europa, anche in considerazione del fatto che l’Italia è una terra di sbarchi ed altre nazioni non lo sono. Sono poco documentata sull’argomento: sento quotidianamente di barche, barchini, approdi autonomi, illegali… con sovraffollamento degli hotspot specie a Lampedusa e anche fuga di immigrati dal Centro di Accoglienza. Mi chiedo che fine faranno gli infelici costretti a risolvere il problema ‘di tasca loro’, espressione sarcastica riferita allo stato di nullatenenti di quelli che si sono indebitati per venire nella civile Europa. Credo che il film faccia riflettere su questo e ben venga se toccherà le corde di chi ha in mano le sorti del vecchio continente. Magari l’arte cinematografica può arrivare dove sfumano le parole della Meloni che quantomeno ci mette la faccia. Tanti anni fa – fine Anni Settanta – avevo scritto un articolo, pubblicato in cronaca locale tra un giovane di Possagno dove abitavo e una vietnamita, giunta in Veneto coi barconi. Successivamente lo trasformai in un romanzo che proposi a una grossa casa editrice che lo rifiutò con la motivazione che l’argomento non era intessante. Allora si parlava di ‘boat people’, adesso di immigrazione incontrollata. La sostanza è la stessa, con l’aggravante dei numeri.

Un germoglio diventato fiore raro

20 settembre 1870, breccia di Porta Pia e liberazione di Roma: fine del potere temporale del Papa. La prendo alla larga per introdurre il compleanno di Manuel, il mio braccio destro che oggi 20 settembre 2023 compie 23 anni. Siccome dubito che potrò vederlo, in quanto starà concludendo il suo viaggio itinerante per il Nord Europa e raggiungerà nottetempo Cesena per il tirocinio di Laurea, gli dedico questo post come regalo. Perché se lo merita: fondamentale l’aiuto che mi ha dato e continua a darmi con l’uso del pc, annessi e connessi, ma anche per il disbrigo di una varietà di impicci domestici che nomino a caso: pulizia del ferro da stiro, aggiustata guarnizione oblò lavatrice, rivitalizzato? vecchio tablet, sostituito cestino bici, piantato chiodi, pulito frigo 1 e 2 con compressore, sgomberato garage, riordinato soffitta, cambiato lampadine… e tutto l’ambaradan per avviare e disfare pratica venditore con Amazon, sistemare pc e tablet in tilt. Gli farei un abbonamento, se avesse tempo ma è un miracolo che riesca a fare le sue cose, tra andare e tornare dalla città degli studi. Mai avrei pensato che la pensione mi avrebbe offerto su un piatto d’argento di raccogliere un po’ di quello che ho seminato in ambito professionale: un germoglio che è diventato un fiore raro. Adesso che ci penso, ha curato la grafica del mio volume Post per un Anno e risolto presto e bene varie pratiche, compresa quella per avviare lo spid. Mi auguro che in futuro rimanga nei paraggi perché siamo in molti ad apprezzare le sue doti, coltivate con dedizione in famiglia. Entrato con il sorriso tra i miei contatti, è diventato uno di famiglia. Per me è un onore che a un anonimo operatore mi abbia presentata come zia. Pertanto, caro Manuel mantieniti a lungo come sei e tantissimi speciali auguri.

Andar per strada

Il nuovo Codice della Strada potrebbe entrare in vigore entro l’autunno 2023,k dopo essere stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. L’iter prevede che il ddl venga discusso in Parlamento dalle due Camere. In generale sono previste sanzioni più severe per chi guida in modo irresponsabile, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza sulle strade. Superfluo ricordare le vittime della strada che allungano ogni giorno un elenco inverosimile. Per restare in ambito privato, anni fa ho subito un incidente che mi provocò la frattura dello sterno: a causarlo la distrazione al cellulare del tipo al volante. Mia zia Primina, mentre andava al mercato in bicicletta fu investita mortalmente. La mia amica ecuadoregna Zulay fu spezzata in due da un’auto mentre tornava a casa in scooter. A lei ho dedicato la mia opera Migrante Nuda. Senza tanta fatica, potrei portare altri esempi drammatici, ma preferisco sorvolare. Mi è rimasta l’ansia che qualcuno possa tagliarmi la strada quando sono al volante, perciò evito viaggi lunghi e uso l’auto solo per necessità. Per brevi spostamenti, ho ripreso in mano la bicicletta che uso su percorsi periferici, riconoscendo che non sono esagerate le raccomandazioni alla prudenza che mi giungono da varie parti. Anche camminare a piedi non è privo di rischi, se non si usano le strisce pedonali e i semafori per i pedoni. Ben vengano le multe salatissime per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Però ritengo che sarebbe più utile agire a monte, sul versante della prevenzione, educando a rispettare la vita propria e altrui in qualunque circostanza, a partire dalla scuola dell’infanzia. La caotica vita moderna ci spinge ad andare di corsa, col rischio di perdere il contatto con ciò che abbiamo sotto i piedi e la vita, nella peggiore delle evenienze.

Campiello 2023

Vince il Premio Campiello 2023 Benedetta Tobagi, col libro “La resistenza delle donne”. L’autrice, giornalista figlia di Walter Tobagi assassinato nel 1980 lo dedica “A tutte le donne che resistono” e già la dedica mi piace. Mi propongo di conoscere questa giovane scrittrice (ha 46 anni ma in foto sembra più giovane) che ha già ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi libri pubblicati e per la sua attività giornalistica. Appena ho letto il nome, o meglio il cognome l’ho subito collegato a quello del padre, noto giornalista del Corriere della Sera, morto a causa di un attentato il 28 maggio 1980 a soli 33 anni. Aveva seguito da vicino tutte le vicende degli “Anni di piombo” ed era stato individuato come un obiettivo sensibile da abbattere. La figlia aveva allora solo tre anni ed è facile pensare che fosse troppo piccola per capire l’enormità del male abbattutosi sulla sua famiglia. Però la dice lunga che da adulta faccia la giornalista come il padre. Il fratello Luca dice: “La memoria viva deve nascere in ognuno di noi”. Se il cognome, attraverso la vittoria del premio ci fa ricordare il tempo doloroso del terrorismo tanto meglio. Per obiettività storica, dobbiamo riconoscere che abbiamo superato una fase altamente drammatica. Oggi non è rose e fiori, abbiamo tante emergenze, ma gli attentati no. Due parole sulla copertina del libro: una foto in bianco e nero di uomini e donne col fucile in spalla su fondo rosso, molto appropriata direi. Cosa curiosa: le donne non indossano una tuta militare, ma gonne al ginocchio e hanno i capelli raccolti, il che induce a pensare al loro ruolo di partigiane di famiglia, una versione ammodernata dell’angelo del focolare. Ovviamente dovrò procurarmi e leggere l’opera per verificare. Comunque sono contenta che abbia vinto il prestigioso premio una giornalista che ha rivisto il ruolo attivo delle donne durante un periodo da non dimenticare.

Giardino luogo di bellezza

Prima del telegiornale delle sette, vedo un bel servizio sui Giardini La Mortella che mi predispone al buonumore. Si tratta di un museo-giardino mediterraneo e subtropicale creato da Lady Susana Walton (1926 – 2010) moglie argentina del compositore inglese William, nella parte occidentale dell’isola d’Ischia, dal 1990 aperto al pubblico dal 1 Aprile al 5 Novembre. Meno male che i media e la tecnologia consentono di gustare la bellezza anche ‘da remoto’. La Mortella è divisa in due parti: un giardino più basso, nella valle, ed un giardino superiore sulla collina, terrazzato con muri a secco. L’impianto originario del giardino nel 1956 fu affidato da Lady Walton al famoso architetto paesaggista Russel Page perché lo integrasse fra le pittoresche creazioni rocciose di origine vulcanica. Il giardino, ricavato da un’enorme pietraia di origine vulcanica è arricchito da fontane, piscine, corso d’acqua che consentono la coltivazione di piante acquatiche come il papiro, fior di loto e ninfee tropicali. All’interno si può ascoltare la musica del maestro William Walton in sottofondo, dal Concerto per viola, oppure dallo Spitfire Prelude and Fugue. La passione botanica di Susana Valeria Rosa Maria Gil Passo è stata notevole, come l’amore per la musica e il marito, sposato in tempi rapidi quando lei aveva 22 anni e lui 46, conosciuto durante la conferenza stampa organizzata da Susana a Buenos Aires. Lady Walton è stata insignita di diverse onoreficenze; ha scritto una biografia di William Walton (1902 – 1983) e La Mortella. Quando si dice che “Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”, celebre frase della scrittrice britannica Virginia Woolf prendiamo atto che è effettivamente così. Onore e merito a uomini e donne abili che producono bellezza insieme!

Immigrazione esplosiva

Dubito che avrei il coraggio della signora Teresa Giardino (anche il cognome evoca la bellezza), che offre la cena a una decina di migranti affamati del Burkina Faso sbarcati a Lampedusa “con gli occhi lucidi e le mani sulla pancia”. Aiutata dal figlio Antonello Di Malta, vigile del fuoco, la signora 84enne cucina tre chili di pasta che offre agli ospiti del vicino Centro di accoglienza ormai al collasso. Leggo La Storia a Lampedusa/2 sul Corriere di venerdì e mi viene spontaneo chiedermi come mi sarei comportata io nei panni di Teresa che non ha avuto paura di dedicare tempo e mezzi a degli sconosciuti. Abitando a due passi dal Centro, chissà quante situazioni drammatiche avrà visto. L’età avanzata non le ha impedito di mettersi in gioco, coinvolgendo anche il figlio, che ha rinunciato alla cena con i colleghi ed è corso prontamente in suo aiuto. Mi piace pensare che ci siano parecchi isolani generosi come Teresa. Un mio pensiero è che la generosità si costruisce giorno per giorno e diventa naturale, se praticata a suo tempo. Poi ognuno ha i suoi mezzi. A me che detesto stare ai fornelli, verrebbe più spontaneo parlare e raccontare una storia. Non abito dove sbarcano centinaia di persone al giorno, esibendo alla luce del sole un problema destinato a sfuggire di mano, se l’Europa non se ne farà carico. Credo sia tardivo qualunque provvedimento, ma peggio sarebbe accogliere indiscriminatamente, senza occuparsi del dopo accoglienza. Non vorrei essere nei panni della premier e nemmeno in quelli di altri politici, sia di destra che di sinistra. Tuttavia qualcuno dovrà prendere delle decisioni a breve, medio e lungo termine riguardo il fenomeno dell’immigrazione non controllata. Grazie a Dio, la signora Teresa ha tamponato una situazione penosa. Ma non è eterna e nemmeno di acciaio.

“La poesia sembra niente…”

Sul Corriere di ieri, alla pagina Spettacoli c’è quello che fa per me: un’intervista al cantante libanese, naturalizzato britannico Mika, che parla della poesia e dell’incontro con la poetessa Patrizia Cavalli (Todi, 17.04.1947 – Roma 22.06.2022) che lui ospitò nel suo programma CasaMica, andato in onda su Rai 2. A parte l’ammirazione per la poetessa, l’artista chiarisce cosa pensa della poesia. “La poesia non smuove denaro ma è una delle cose più importanti della società”. Non conosco la poetessa – mi riprometto di farlo – ma conosco un po’ il cantautore dal sorriso contagioso. Apprendere dalle sue parole che ha in gran conto la poesia, me lo rende ancora più apprezzabile. Nel suo omaggio alla poetessa mancata lo scorso anno, esprime un concetto che condivido: “Questa è la sua forza: la poesia sembra niente, ma quando c’è, in realtà cambia tutto”. Parole chiare e illuminanti che sottoscrivo. Nel mio piccolo, dedico spazio a questa forma espressiva che mi consente di liberarmi e di connettermi con chi ha tempo e modo di mettersi in ascolto. Ho anche dato alle stampe due opere poetiche: Cocktail di Poesie e la silloge di foto-poesia Natura d’Oro, che dicono qualcosa di me. Tuttavia mi sento più portata per la prosa, cui riservo qualche pennellata poetica, almeno a detta della mia collega Adriana che mi ha fatto l’onore di intravedere due arti nelle mie parole. Che sia contagiosa, lo dimostra il fatto che tra i miei contatti c’è chi dipinge, chi scrive, chi scolpisce: Noè, Leonardo, Floriano, Giancarlo, Renato, Gilberto…le amiche del blog Verbamea e quelle del recente Verbanostra. Ma l’ossigeno ci viene da chi consuma, cioè dal pubblico, secondo la valutazione che tempo fa ne diede Lina che saluto.

Quasi una favola

Mentre ‘sfoglio’ sul monitor le notizie, alla ricerca di quella cui dedicare il mio post, mi imbatto in una che sembra una favola: ‘La principessa di Norvegia sposerà Durek Verret lo sciamano il prossimo anno’. Il matrimonio si terrà il 31 agosto 2024 a Geiranger. Lei è Martha Louise, la figlia maggiore del re Harald e della regina Sonja mentre lui è afroamericano, un guru spirituale di Hollywood. Pare che la storia d’amore tra i due non sia piaciuta nel Paese scandinavo dove lui non gode favore per le dichiarazioni di medicina alternativa. Contenti loro… oltretutto non si tratta di giovanissimi – lei ha 51anni e lui 48, quindi suppongo che non agiscano impulsivamente come potrebbe succedere a degli adolescenti. Lei ha divorziato dal primo marito e ha abbandonato da anni il titolo di Altezza Reale, vive negli USA e lavora nella “formazione in chiaroveggenza e comunicazione con gli angeli”. La cosa che mi intriga è la professione di lui: sciamano. All’incirca ne conosco il significato, ma è doveroso un controllo e leggo: persona ritenuta dotata di facoltà soprannaturali che permettono di guarire e provocare malattie, di condurre le anime al sicuro nell’aldilà eccetera. Il sinonimo di sciamano è santone, stregone. Non voglio farne una questione linguistica, ma lo sposo della principessa Martha Louise deve essere per forza un tipo interessante, oltre che un bell’uomo, come vedo dalle foto. Ritengo da sempre i Paesi del Nord Europa un passo avanti rispetto a noi per servizi, qualità della vita ed altro. Se questo matrimonio regale è in programma, significa che non c’è pregiudizio tra le teste coronate, e ben venga. Forse ci sono gli ingredienti per costruire una bella storia d’amore che mi auguro sia alla base dell’annunciato matrimonio per il 31agosto prossimo. Tante cose possono succedere nel mentre. Confido nel lieto fine.

È (ri)suonata la campanella!

C’è stata una prima volta per tutti, un primo ingresso a scuola voglio dire. Il mio è lontano oltre sessant’anni e non ne ho un ricordo esaltante. Però c’è una foto in bianco e nero di me col grembiule nero, il fiocco presumo rosso e la cartelletta che rimandano uno sguardo fiducioso sul percorso scolastico in itinere. Trovavo interessante andare a scuola, essere protagonista della vita di classe ed avere un’intesa con i maestri e specifico il genere maschile perché con loro c’era più feeling rispetto alle maestre-mamme. Non a caso ho dedicato l’ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori e il penultimo Il Faro e la Luce rispettivamente al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial e al mio professore di italiano di liceo classico Armando Contro. Per la mia crescita intellettuale e professionale sono stati illuminanti e li ricordo con affettuosa riconoscenza. Senza la loro influenza benefica, il mio percorso sarebbe stato diverso. Dopo questa lunga introduzione, dato che oggi sono iniziate le lezioni in Veneto, la mia regione, in buona compagnia di altre mi viene facile fare gli auguri di buon anno scolastico a docenti e discenti di ogni ordine e grado (in privato ne ho una lista discretamente lunga). Ma soprattutto ai miei colleghi insegnanti in servizio, perché “educare, sanare e governare” rimangono attività complesse che richiedono una bella sintesi di varie doti. Personalmente mi sono sentita meglio nei panni di studente piuttosto che di insegnante. Non mi dispiace essere in pensione dal 2015 ed avere evitato gli stravolgimenti piombati sulla società e anche sulla scuola, dalla pandemia in poi. Ovviamente partecipo con gli utenti tutti dell’ambiente. Riservo un incoraggiamento speciale per le giovani colleghe, abbracciando col pensiero le altre/gli altri. Ad altiora! 🌻

Addio Maria Luisa

Sarà che vivo da sola e certi volti della televisione diventano familiari, sarà che non mi sarebbe dispiaciuto fare la giornalista, mi ha colpito la morte di Maria Luisa Vincenzoni, giornalista volto del Tg3. Malata da tempo, aveva 67 anni. Padovana, era giornalista professionista dal 1979. Volto storico della Rai del Veneto, lascia quattro figli: Walter, Anna, Simonetta e Beniamino. A marzo aveva ricevuto il Premio alla carriera dell’Ordine regionale. Luca Zaia ha commentato: “Ci lascia una colonna del giornalismo veneto degli ultimi decenni, una firma prestigiosa della carta stampata e di quella televisiva”. Tra l’altro, ha trasmesso la sua passione ai figli, due dei quali lavorano in ambito giornalistico. Dico la verità, mi ero abituata al volto rasserenante di questa signora bionda, che ho visto tante volte durante il telegiornale della terza rete. Senza averla conosciuta personalmente, deve essere stata anche un’ottima madre per essere riuscita a passare il testimone della professione a due figli. Inoltre era quasi mia coetanea, perciò è giocoforza fare dei confronti e delle riflessioni. Ogni giorno sento che passano a miglior vita persone di tutte le età, per cause naturali oppure accidentali in un Paese che è quinto al mondo per aspettativa di vita, con una media di 84 anni per gli uomini e quasi 86 per le donne. In prima posizione troviamo il Paese del Sol Levante. La Società Italiana di Geriatria e Gerontologia del 2018 ha aggiornato il concetto di anzianità, portandolo a 75 anni, quindi la giornalista Maria Luisa Vincenzoni non era ancora anziana, come non lo era Gianna, la mia collega di Lettere morta d’infarto alla vigilia della pensione, il 4 maggio 2014, un paio di mesi prima di compiere 60 anni. Ognuno ha il suo percorso. Il mio obiettivo è di invecchiare bene. A Dio piacendo.