Consuntivo di settembre

La fine di settembre sembra la coda di agosto e fino alla prima decade di ottobre ci godremo temperature diurne estive, con annessi e connessi. Mi concedo la lettura del settimanale sotto il glicine come a giugno, ma al posto dei simpatici bombi mi prendono di mira le zanzare e sono costretta a coprirmi di insettifugo. L’altro ieri al mercato ho comperato tre bei ciclamini per rimpiazzare i geranei ormai a fine fioritura e li ho collocati nel portafiori di giunco sotto il portico a ovest. Di pomeriggio tiro giù le tende frangisole. Ciò nonostante i raggi si sono infiltrati e hanno inclinato le corolle, perciò li ho spostati in un angolo interno. Lontano il cambio degli armadi, continuo a indossare indumenti estivi. Quando imbruna, verso le diciannove ritiro in casa la voliera coi cinque canarini e i gatti mi seguono per il pasto numero sei o sette. Poi loro, a differenza mia pretendono di uscire e cedo, sperando che rientrino verso le ventitré. Mi piace fare un consuntivo della giornata che a fine settembre estendo al mese che sta per finire. Dunque, vediamo: non sono andata al mare e un po’ mi rammarico. Però ho finito la mia 13esima opera entro il tempo previsto. Ho usato la bicicletta per tutto il mese e ho ripreso a usare il tapis roulant. Consumo l’uva fragola della pergola e raccolgo le prime mele, mentre le melagrane si ingrossano: infatti è tempo di frutti. Mi godo la casa con una intensità che mi sbalordisce, ma è una sorpresa che mi fa bene. Del resto è il luogo dove vivo e creo, con tanti oggetti che mi parlano: i quadri ricamati di mia madre, gli attestati di musica di mio figlio, la mia laurea…tanti libri di scuola e di narrativa, più molte copie di quelli che ho scritto io. E non ho finito: mi riposo un po’ e poi riprendo a mettere nero su bianco. Chi vuole mi segua, ops mi legga!

Uno straordinario animale

Che splendido animale, il cavallo! Elegante, forte, bello… simbolo di libertà e indipendenza. In un test online proposto tempo fa, si chiedeva di scegliere un animale su quattro (compreso il gatto) ed uscì che mi identificavo in un cavallo: non mi sorpresi, pur circondata dai gatti, più economici e adatti a stare in uno spazio ristretto. Cristina, mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che vive nella scuderia delle due amiche in provincia di Ascoli e che lei “campa” da oltre dieci anni, per una scelta di cuore “che non ha prezzo”. Lui – non esso – si chiama Egoist, ha 22/23 anni e faceva le corse al trotto. Finita la carriera sportiva e smesso il ruolo di animale da reddito, l’incontro con mia nipote lo ha salvato da un futuro incerto. La premessa, perché stamattina Rai1 alle 7.15, in coda al telegiornale trasmette un servizio dedicato all’ IHP Italiano Horse Protection Onlus, Centro di recupero cavalli a Montaione (FI). Scopro essere una struttura che ospita una sessantina di cavalli in difficoltà, abbandonati, maltrattati… salvati dal macello e bisognosi di cure. Come la cavalla rimasta gravemente ustionata giorni fa in un tremendo incendio – pare doloso – durante il quale è morta la sua padrona nel tentativo di salvare i suoi animali. È morta anche la cavalla, perché troppo gravi le ustioni riportate. Provo ribrezzo al pensiero che ci sia dietro la mano dell’uomo. Oltretutto questo animale dall’aspetto indomito viene usato come terapia in svariate problematiche umane. Durante il breve servizio, dicono che un esemplare era stato trovato in una scarpata e un altro abbandonato perché cieco. Meno male che esiste questo centro di recupero per equini maltrattati che offre visite guidate gratuite tutto l’anno! Il Centro – il primo a ricevere l’autorizzazione ad operare da parte del Ministero della Salute nel 2009 – cerca personale da assumere per prendersi cura degli animali ospiti. Se abitassi là, una visita la farei senz’altro. Grazie a quanti si occupano di questo straordinario animale, compresa mia nipote Cristina.

Natalità e decrescita demografica

Esco e scendo in piazza. Supero il Municipio di Castelcucco dove diversi decenni fa frequentai le tre classi della scuola media, adesso ubicata nell’edificio soprastante dove ho insegnato Lettere fino al 2015. Per me è spontaneo considerare entrambi gli edifici ‘familiari’, perciò ci butto volentieri uno sguardo quando passo, cogliendone un dettaglio. Stamattina è un fiocco rosa appuntato sul portoncino del Municipio che annuncia un lieto evento. Mi avvicino per leggere il nome del nuovo nato e scopro che sono due bambine, Angela e Isabella, nuove concittadine. Misure di sostegno alla natalità vengono messe in agenda dal governo per fermare il cosiddetto ‘inverno demografico’ e i nuovi nati sono particolarmente benvenuti. Trovo carino il pensiero dell’Amministrazione di segnalare le nascite alla comunità con un fiocco colorato e il nome del nuovo cittadino. Mi incuriosisco, entro e chiedo alla gentile Tiziana quanti bambini sono nati finora: 24 l’anno scorso, mentre ora siamo a 13, tra i quali il settimo nipote di Francesca, Raffaele. Per un Comune di 2.320 abitanti (al 30.06.23) mi sembra un dato incoraggiante. La mia curiosità è anche legata al fatto che mia mamma faceva l’ostetrica; io sono nata negli Anni Cinquanta quando i parti avvenivano a domicilio ed erano molto numerosi. Di conseguenza, anche le classi scolastiche erano assai affollate, come ho evidenziato nella mia ultima opera Dove i Germogli diventano Fiori: insomma, un piccolo terremoto. Mi limito a fare una considerazione sui numeri e non mi addentro sui motivi del calo demografico, lamentato anche dal Papa. In linea di massima, propendo per la qualità piuttosto che esaltare la quantità: una meraviglia se le due opzioni potessero andare a braccetto. Ciò detto, benearrivati e lunga vita ai nuovi nati! 🌻

Tra pubblico e palco

Poco prima delle otto, in coda al telegiornale su Rai1 seguo l’intervista a Claudio Baglioni, 72enne cantautore e musicista romano che in oltre cinquant’anni di carriera ha raggiunto una considerevole popolarità. Il concerto allo stadio centrale del Foro Italico tuttora in corso (termina il 30 settembre ) si chiama “A Tutto Cuore”: un rock – opera show ispirato, visionario, vitale che sta avendo grande successo. È il terzo show multimediale, con 101 persone sul palco più lui, con suggestioni che arrivano da luci, schermi e proiezioni. Le canzoni come novelle che compongono un romanzo. Tra i titoli più noti Strada facendo, Questo piccolo grande amore, Amore bello… tra i 38 brani scelti (40 album pubblicati), un piccolo pezzo del suo enorme repertorio. Il desiderio del cantautore è stupire il pubblico regalando tre ore di “uno show di evasione per fare crescere il numero di cose sognanti e contrastare così quanto di brutto succede nel mondo”. Apprezzo e condivido l’obiettivo dell’artista che attribuisce all’arte “il modo di sopportare la vita” grazie alla collaborazione tra palco e platea. Queste dichiarazioni mi piacciono molto perché anch’io scrivo con lo stesso obiettivo: di elevarmi dalla routine e di condividere emozioni riflessioni e fatti con i lettori. Certo il mio palco è molto ristretto, non ha bisogno di luci ed effetti speciali, ma percepisco un cuore che pulsa dietro i commenti e una mente aperta, disposta a mettersi in gioco e a confrontarsi. Claudio Baglioni ha condotto con garbo due edizioni di Sanremo, nel 2018 e nel 2019, mentre emergeva nel 1985 per la sua Questo piccolo grande amore, vincitrice del concorso “Canzone d’amore del secolo”. Tra i vari premi ricevuti, segnalo il Premio Tenco 2022 alla carriera. Carriera in ascesa di un artista di bella presenza e bei modi. Bravo Claudio!

Fuga architettata

A volte leggo delle notizie che mi lasciano sbalordita e mi sorprendo che siano pubblicate in cronaca, avendo a mio dire più l’impronta di un racconto boccaccesco. È quello che mi trasmette l’articolo che leggo a pag. 17 del Corriere di lunedì, dal titolo “Il caso del suicida per finta” che sintetizzo prima di dire la mia. Orbene, il signor Adamo Guerra, separato con due figlie scompare nel 2013. Nel 2016 viene identificato in Grecia, a Creta. La ex moglie, Raffaella Borghi da cui ha divorziato continua a cercarlo tramite la trasmissione “Chi l’ha visto”, ma lui non ne vuole sapere di tornare alla vecchia vita. A parte che ci sono conseguenze penali per chi finge la propria morte, vorrei sapere perché l’ex moglie ci tiene tanto a ‘riavere indietro’ cotanto uomo (salvo che non sia per fargliela pagare in qualche modo). Certo, non è il primo che si defila, dopo aver detto “Esco un attimo a prendere le sigarette”, però il signor Guerra – cognome che è tutto un programma – che viveva e lavorava a Imola pare che abbia chiesto di essere inserito in un elenco speciale di ‘introvabili’, suppongo per stare tranquillo. Per dieci anni gli è andata bene, finché non è stato riportato alla luce. Di certo dovrà dare spiegazioni sulla messa in scena del finto suicidio ai familiari e non solo. Forse situazioni simili succedevano anche nel Trecento e magari il simpatico Boccaccio ne avrà trattato l’argomento in una delle cento novelle del Decameron. Continuo però a pensare all’ex moglie di Adamo Guerra e provo a immaginare i tormenti passati nel cercare di venire a capo della fuga dell’uomo con cui aveva trascorso 15 anni. Raffaella, lasci perdere! Tra l’altro mi viene in mente il proverbio ‘In amor vince chi fugge’ che sembra dare ragione al fuggitivo che però, a mio dire ha omesso un dettaglio: aveva e continua ad avere due figlie. Se fossero loro a non volerne più sapere di un padre siffatto?

Alba nascente

Probabilmente sto riemergendo dal sonno quando sento grattare sulla porta della camera: deve essere Pepita che ha qualcosa da dirmi. Sbircio sulla radiosveglia che segna le 6.06, presto per alzarsi ma ormai è fatta. Scosto appena i battenti dei balconi perché fuori è buio; dalla casa di fronte vedo la luce accesa e deduco che qualcuno si sta alzando per andare al lavoro, come succedeva a me qualche anno fa. Adesso che sono in pensione e ho fatto pace con l’orologio mi sveglio anche prima, per ragioni non professionali. Non sgrido Pepita: so che recupererò il sonno mancante nel pomeriggio. Inoltre non mi dispiace godermi l’inizio silenzioso della giornata, annaffiato dall’aroma del caffè e dalle fusa dei miei tre gatti che sgranocchiano i croccantini (poi seguirà il pasto umido). La sorpresa più bella mi giunge quando sono in cucina e noto dalla finestra che sta albeggiando. Lo spettacolo merita di essere immortalato. Detto, fatto. Con il cambio stagionale e l’abbassamento della temperatura, i fenomeni atmosferici acquistano in bellezza. Sono le 6.40 e la temperatura è di 12 gradi. Ad est il cielo è di un intenso azzurro, bordato di giallo oro. In pochi minuti i colori si stemperano e la magia si dissolve. Per scattare la foto da un’angolazione idonea, calpesto l’erba del giardino intrisa di umidità e mi bagno le caviglie, ma non è un problema. Se mi nota un vicino, si sorprenderà… ma sono a casa mia e non disturbo. Adesso ho fissato sullo schermo lo spettacolo naturale che potrò rivedermi quanto voglio. Ciò che mi piace è il contrasto tra il tono caldo dell’alba nascente e quello freddo della volta celeste, col contorno nero degli elementi esterni. Una bellezza intensa e precaria, se vogliamo metafora della vita. Comunque la previsione era corretta: dopo un’ora è giorno pieno, un’altra storia.

Cercasi ‘signori’ di belle maniere

Una notizia di cronaca bianca – per distinguerla da quella rosa e nera – mi riporta indietro di qualche decennio: compie 80 anni Julio Iglesias, cantante spagnolo con 350 milioni di dischi venduti. Da ragazza ne ero molto ammirata, rappresentando l’artista ciò che cercavo in un uomo: gentilezza, romanticismo, affabilità. Il suo modo di porsi sul palco, con la mano sul cuore era di grande effetto, più da attore che da cantante. Da portiere a star della musica, il cantautore ne ha fatta di strada: è l’artista con più dischi venduti, incisi in diverse lingue. Tra i suoi successi “Pensami”, “Sono un pirata sono un signore”, “Se mi lasci non vale”, “Manuela”… solo per citare quelli che mi tornano facilmente alla mente. Però era ciò che il cantante sapeva trasmettere – lo definirei carisma – che tanto piaceva alle donne, me compresa. Punti forti? Lo sguardo e le movenze da gentiluomo. Nella vita privata so che ha avuto due mogli e ben sette figli, di cui uno, Enrique cantante avviato come lui. Dato che da un po’ disdegna il palco, qualche maligno lo attribuisce a problemi di salute. Ma a ottant’anni, con un successo planetario alle spalle potrà pure riposarsi, dico io. Non so se abbia scritto la sua autobiografia, sui social ha precisato che solo lui conosce il suo stato di salute. Se potessi parlargli, gli chiederei di diffondere la ricetta del suo garbato e originale modo di relazionarsi col pubblico. Oggi abbondano i ‘pirati’ e scarseggiano i ‘signori’. Le belle maniere sembrano fuori moda. La folgorante carriera del bel Julio è anche dovuta alle sue aggraziate performance. Magari abbondassero uomini con le sue qualità, almeno quelle che trasparivano dal palco. Signori, fatevi avanti!

Benvenuto autunno

I gatti sono un ottimo termometro della temperatura. Anziché rincorrersi e scalare gli alberi, tendono a dormire e si impossessano della mia poltroncina di giunco sotto il portico, dove mi accomodo per leggere o scrivere. Anzi, dopo molte settimane li vedo ‘abbracciati’ per godere del tepore reciproco. Sono maschio e femmina, di madri diverse, sterilizzati. Pepita ha il pelo lungo e morbido che pare un cuscino, mentre Fiocco ha la pelliccia color miele…ma non è per niente mieloso, piuttosto imprevedibile e pericoloso per le unghie che non sa dosare. Evidentemente anche per loro è iniziato l’autunno: e ben venga! Anche noi umani dormiamo meglio, sebbene non tanto quanto i gatti. Quando mi alzo la mattina, non spalanco più le finestre e di sera metto un golf. Sono bendisposta ad accogliere la stagione autunnale, con i suoi colori e sapori. Il mio Melograno acquista colore di giorno in giorno: mi ricorda che ho iniziato l’anno scorso l’ultima opera appena conclusa che riserva alcuni capoversi proprio alle melagrane, simbolo di fertilità, un tema del romanzo. Tra un paio di settimane dovrebbe riprendere la proiezione di un film, nel contesto di un cineforum locale autogestito, felice occasione per ritrovarsi. Anche gustare una pizza in compagnia, adesso risulta più gradevole e, se capita non mi sottraggo. Temo che limiterò le passeggiate in bicicletta, ma in compenso tornerò a usare il tapis roulant, anzi ho già ripreso. Come da previsione, tra martedì e mercoledì mi è stata sostituita la vecchia caldaia, dopo 23 anni di onorato servizio (ma con la sostituzione di 3-4 schede madri); ho optato per lo stesso modello, però a condensazione, il che ha comportato un adattamento nel camino e al quadro elettrico. Questo per dire che la tecnologia alleggerisce ma produce i suoi effetti collaterali. C’è sempre un pro e un contro, come in tutte le cose.

Una coppia da record

Non mi capita di stare in cucina di pomeriggio, data la mia scarsa propensione ai fornelli. Se necessita, mi faccio compagnia col televisore che accendo sul primo, come successo ieri. È in onda la trasmissione ‘Vita in diretta’ e devo sbucciare una quantità di mele ammaccate, prima che si guastino del tutto e debba buttarle nel compost. Poi ne farò la composta di mele, da usare per una crostata oppure regalare. Mentre sono all’opera, Alberto Matano, il conduttore del programma anticipa la storia e poi introduce due simpatici vecchietti, tra l’altro dei paraggi – precisamente Conegliano – che festeggiano un doppio compleanno di 101anni cadauno e ben 72 di vita insieme: sono Giuseppe Vecchio, di origini siciliane e Angelina Filipuzzi, friulana. Hanno festeggiato la doppia ricorrenza domenica 17 settembre, onorata dalla visita del sindaco Fabio Chies, al quale Angelina ha confidato: “Litighiamo ancora tutti i giorni”. La ricetta di longevità del marito è: “Prima di tutto bisogna sopportare e sopportarsi l’uno con l’altro… mangiare con moderazione e bere un bicchiere di vino a pasto”. La coppia da record ha due figli, due nipoti e due pronipoti. Sembra una storia inventata e inverosimile, se confrontata con tante – troppe – di amore insano e letale. Mi congratulo coi due protagonisti del lungo matrimonio che hanno anche reso noto il loro elisir d’amore. Mi sarebbe piaciuto annoverare una storia simile nel mio parentado o tra le mie conoscenze. Anzi una ce n’è, avviata verso i novant’anni, cui auguro un sereno prosieguo. Ritengo che sia una vera fortuna fare un percorso tanto lungo in dolce compagnia. La buona sorte solitamente non è così generosa. Ma quando capita, siamo tutti contenti di trattenerla. Giuseppe e Angelina insegnano.