Oggi il tempo è lacrimoso, più in sintonia con la giornata di domani rispetto all’odierna di Ognissanti. Del resto le persone anticipano la visita in cimitero, accogliente come un giardino. Prevalgono i crisantemi ma è un tripudio anche di lilium, iris e altri fiori colorati. Lo spettacolo più emozionante sarà alla sera, con tante fiammelle che si animano, come il palpitare delle anime dei defunti. Ho fatto una capatina in camposanto per salutare mamma e papà, cui ho acceso due candele giganti perché domattina non potrò replicare la visita, causa ricovero. Lei dalla foto mi sorride e mi trasmette serenità. Lui, il globe trotter, sta trafficando sulla Laverda, in previsione di uno dei tanti viaggi, stavolta ultraterreni. Sulla stessa linea, un poco discosto a sinistra riposa il mio maestro Enrico Cunial, alias Rico Croda, di cui sto scrivendo una sorta di biografia parallela alla mia. Sotto i baffi austeri mi incoraggia a procedere. Mi incuriosiscono due lapidi, decorate da oggetti infantili carichi di tenerezza. Attorno al lume di vetro di una è stato appeso un lavoretto infantile: un cartoncino a forma di candela con riportata sul retro la preghiera “L’eterno riposo”. Sull’altra, una mano gentile ha attorcigliato un fiocco rosa. Ecco, queste testimonianze mi confermano quello che in sostanza credeva Ugo Foscolo, autore dei Sepolcri: i defunti continuano ad esistere nella nostra mente e nel nostro cuore, attraverso la cura delle tombe. D’altronde già dalla preistoria le prime civiltà che si sono segnalate praticavano il culto dei defunti. Sarebbe confortante che il ricordo, concentrato in questo periodo, fosse spalmato durante tutto l’anno. Di sicuro qualcuno lo fa, con ammirevole abnegazione. Oberati da svariati impegni, altri trascurano. Sì spera che le anime perdonino e intercedano con benevolenza.
