Caro 2021, non vorrei essere nei tuoi panni, perché sarai subissato da richieste, dopo un anno terribile che ci ha prosciugati dentro e fuori. Siamo stanchi di vivere col fiato sul collo per il timore di cadere nelle grinfie del pericolo subdolo che tante vittime ha già fatto. Concedici una tregua, anzi concedici il grande dono di restituirci la vita di prima, fatta di incontri, attività, svaghi, scambi, emozioni… strette di mano ed abbracci. Dopo tante privazioni, credo che abbiamo imparato la lezione: siamo diventati più essenziali, badiamo di più a ciò che vale veramente: la salute, gli affetti, la natura, le relazioni, la libertà di muoversi… il tempo, che non va sprecato. Avrai il tuo bel daffare a tamponare (ops, questo verbo mi ricorda qualcosa) situazioni critiche un po’ dovunque, nelle alte sfere e nei piani bassi. Ma se parti bene attrezzato e ti farai le ossa, avrai un seguito di estimatori che alla fine dell’anno non ti metteranno in croce, ma ti congederanno con i mortaretti e i fuochi d’artificio. Diciamolo: vedere le nostre belle piazze vuote fa tristezza. Basterebbero i palloncini e le grida dei bambini, le risate e le allegre radunate per recuperare il buonumore. Vedi cosa puoi fare. Mettici il cuore!
