Oggi primo dicembre 2020, anno da dimenticare. Temperatura di prima mattina prossima allo zero. Pare che nevicherà. Quando ho aperto i balconi dello studio, la luna tonda e gialla stava calando: l’ho fotografata, ma con risultato modesto. La regina del cielo notturno merita altra visibilità! Cerco in Internet delle frasi da adottare, che si adattino al periodo e soprattutto all’umore. Questa di Charles Bukowski mi sembra perfetta: “È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”. Oltre che un mio desiderio, il concetto espresso si profila come necessità anticipata dall’imminente Dpcm, che allude a festività natalizie spartane. Mi impongo di rispettare le disposizioni sanitarie senza lamenti, cercando nella lettura e nella scrittura una compensazione al distanziamento sociale. Penso a quanto sarà bello ritrovarsi, risanati dentro e fuori quando avremo fatto il vaccino… perché è l’arma che ci offre la scienza per venirne fuori, in piedi intendo dire. “Un dicembre a luci spente”, senza straboccanti luminarie per le vie degli acquisti non mi sembra male, a favore del recupero di una sana affettuosità, fatta di sorrisi e auguri sinceri di “persone accese”. Credo che sostituirò panettone e pandoro con biscotti fatti in casa. Mi spiace per l’industria dolciaria, in crisi come tanti altri comparti dell’economia… ma è tempo di vacche magre, bisogna farsene una ragione. L’idea me l’ha data Pia, che domenica mi ha portato dei rustici biscotti, fatti da lei, in confezione regalo, con un rametto di minuscole mele provenienti da una pianta da giardino e commestibile, chiamata “Red Sentinel” (il nome è tutto un programma). Il suo dono artigianale ha illuminato la mia domenica. Allo stesso modo, io proverò ad “accendere” altre persone a me vicine.
