Al calar del sole, ieri sera ho raccolto le rose, esplose col caldo, varietà Columbus, – nome che da solo mi fa viaggiare per mari – di un bel colore arancione. Il gatto mi è venuto dietro e ha annusato le spighe di lavanda: ne ho raccolte cinque che ho unito alle rose in un bouquet estivo incoraggiante che ho fotografato. Stamattina noto che è sbocciata la rosa rossa innestata da mio figlio su un lungo ramo che oltrepassa la siepe, quasi volesse prendere il largo. È attorniata da tre boccioli. Colgo un messaggio incoraggiante di resistenza. Si merita una poesia, intanto la immortalo. Fotografare i fiori è un altro piacere a metro zero che mi concedo, poi inoltro lo scatto ai miei contatti. Per dirla tutta, il mio rapporto con i fiori è più profondo perché ci parlo e in qualche modo mi rispondono, non a parole ovviamente. Sto facendo esperienza con le piante d’appartamento: ho fatto tre talee di ficus elastica dalla pianta madre che Lara, la mia amica parrucchiera ha in salone. Le tengo sott’occhio da due settimane, bagnandole in continuazione e forse stanno radicando. Se l’esperimento avrà buon seguito…nella prossima vita aprirò una fioreria, oppure un vivaio! Neanche farlo a posta, Corriere Salute odierno apre con il titolo: “Piante d’appartamento per stare meglio (grazie al loro microbioma)”, seguito dal Dossier Tantissimi benefici dal “verde” in casa. Letture che sono un valore aggiunto alla mia convinzione che piante e fiori sono un bene di Dio, anche se riprodotti artigianalmente. La nonna di una mia alunna aveva realizzato un bouquet di fiori di carta che conservo in studio. E Sara per il mio compleanno ha ricamato all’uncinetto una cornicetta bordata di fiori con il mio nome al centro. Adesso che ci penso, ho chiamato una mia mostra di foto-poesia FIORI COLORI EMOZIONI, che rende l’idea di quanto i fiori significhino per me: uno spettacolo!
Casa, dolce casa
Parva sed apta mihi (piccola ma adatta a me) è una citazione dalle Satire di Quinto Orazio Flacco riferita alla sua casa, ma è anche l’iscrizione posta sulla facciata della propria casa da Ludovico Ariosto nel 1525 quando si stabilì a Ferrara, di ritorno dalla Garfagnana dove era governatore. L’ ho presa alla larga per rendere omaggio alla mia casa (che non è parva/piccola ma piuttosto lata/vasta) dove mi sono trasferita 23 anni fa come oggi, il 24 giugno del 2000 da Possagno, dove occupavo un appartamento in affitto (lo dico anche nell’episodio Traslochi, a pag.39 del mio ultimo lavoro Dove i Germogli diventano Fiori, disponibile su Amazon). L’ evento va sottolineato perché prendevo possesso di un bene immobile importante, frutto dell’impegno economico di tre persone: la sottoscritta, mia madre e il padre di Saul. L’investimento non era nei miei progetti, tanto che ho vissuto piacevolmente in affitto per vent’anni, ma si è delineato opportuno con la nascita di mio figlio, che lo erediterà. Ho affrontato un mutuo di 15 anni e all’inizio è stata dura, anche perché le spese di manutenzione si sono rivelate una novità impegnativa. Ricordo – ora con un sorriso – che contavo le monetine, sperando mi bastassero fino al successivo stipendio, peraltro gravato dalla detrazione del quinto, oltre che dalla rata del mutuo, prelievo percepito come una lunga malattia. Adesso mi sto godendo un benessere che non è solo materiale, perché frutto del sacrificio e della convergenza di un trio affiatato. Col senno di poi, credo che ho anche rischiato, ma si sa “Chi non rischia non rosica”. Adesso la mia casa è il mio rifugio, il mio porto di quiete, il mio eden. Non pensavo mi ci sarei affezionata, ma è successo e me ne occupo in prima persona, sentendomi domina/padrona di casa…regina! Non c’è che dire: il latino aiuta parecchio a sottolineare l’importanza del ruolo della casa, come bene materiale e sede degli affetti.
La lingua batte dove il dente duole
Sarà che “La lingua batte dove il dente duole” ma anche stamattina mi sento di dare spazio come insegnante, se pure in pensione a una notizia che riguarda la scuola, o meglio la gestione di certe problematiche. Mi riferisco al fatto già diffuso dal telegiornale, di cui stamane sono zeppi i quotidiani: la promozione a pieni voti, con nove in condotta dei due studenti del primo anno dell’istituto tecnico di Rovigo che lo scorso ottobre spararono pallini di carta con una pistola ad aria compressa contro l’insegnante di Scienze, girando un video durante la bravata, poi postato e divenuto virale. Non ho parole, pare neanche il Ministro dell’Istruzione e del Merito. La collega, Maria Cristina Finatti dice: “Mi sento abbandonata: è uno schiaffo morale. Sarà la legge a dare loro una lezione”. Lo spero vivamente e non vorrei fare parte del Consiglio di Classe che ha operato, presumo ignorando la necessità di un’adeguata punizione a scopo riflessivo. Leggo che la classe con i due baldi studenti fu tolta subito all’insegnante oggetto di cyberbullismo, ma la bravata non può essere sottaciuta come se nulla fosse. Di questo passo temo succederà quello che è già avvenuto nella Sanità: fuga dalla scuola! Mi amareggia assai pensare allo spreco di risorse perpetrate e a quante energie vengono messe in campo dagli insegnanti motivati che si fanno in quattro per risolvere quotidiani problemi che sarebbero in capo ad altri, genitori compresi. Non a caso mi torna in mente Gianna, collega e coetanea, prossima alla pensione, colta da infarto la sera prima di un’uscita didattica sul monte Grappa, programmata per il 4 maggio 2014. Era talmente presa dal suo servizio che non ascoltava i segnali che le dava il corpo affaticato, sempre in prima linea a risolvere problemi didattici e di altra natura. Si meriterebbe una medaglia, un riconoscimento… l’intestazione della scuola dove ha dato il meglio di sé per vari decenni. A quanto pare, il bene non fa storia. Ma il male fa notizia.
Non è mai troppo tardi
Ci sono delle notizie che a sentirle fanno bene, specie se hanno per protagonista una persona anziana. Mi riferisco alla signora Imelda Starnini che sta sostenendo l’esame di maturità a Città di Castello, insieme con i giovani maturandi che potrebbero essere suoi nipoti, perché la signora ha la bellezza di 90 anni (compiuti lo scorso 3 febbraio). Avrebbe voluto fare la maestra e le è toccato fare la bidella, senza perdere il desiderio di apprendere e di mettersi in gioco: invidiabile, eccezionale! Non so quale traccia abbia scelto per elaborare il suo compito di Italiano, ma di certo lei incarna l’attesa di cui parla una delle tracce: “Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp”, la più gettonata dagli studenti. Un esempio a non arrendersi mai e a coltivare desideri sempre, salute permettendo, senza farsi condizionare dall’età avanzata o da opinioni contrarie. Fa tenerezza vederla seduta sul banco in compagnia dei 18enni, col dizionario sottomano e, presumo la stessa ansia dei ragazzi che tra l’altro incoraggia, dicendo: “Forza ragazzi in bocca al lupo a tutti. Senza sacrifici non si ottiene niente e a questa età ho deciso di rimettermi in gioco”. Diplomarsi e diventare maestra almeno sulla carta corona un sogno coltivato tutta la vita. E mai accantonato. Imelda è un ottimo esempio di tenacia e di amore per il sapere. Del resto, per mantenersi in buona salute e non cadere vittime di solitudine e/o di pensieri negativi, gli specialisti raccomandano di allenare sia il corpo che la mente. Imelda l’ha messo in pratica alla grande. I miei sinceri complimenti…e un pizzico di cordiale invidia.
Estate e progetti
Siamo ufficialmente in estate, giunta attesa e con tutte le carte in regola: caldo anzitutto, preannunciato intenso e luce massima proprio oggi, il giorno più lungo dell’anno con oltre 15 ore di luce (che da domani inizieranno gradualmente a diminuire). Ho prelevato da un cassetto un ventaglio, che avevo acquistato in Sicilia, durante una sosta della crociera fatta nel 2007. È molto bello, di colore bianco panna, sembra ricamato. È un simbolo dell’estate, tenuto da conto in riguardo di quel viaggio speciale che mi restituisce ancora delle emozioni. In casa ho il climatizzatore che uso eventualmente come umidificatore nelle giornate torride. Ma in linea di massima preferisco evitare, anche perché il rumore delle ventole infastidisce i tre gatti. Preferisco tenere aperte delle finestre, abbassare le tende da sole e accostare il portoncino nelle ore centrali. Tornando al ventaglio, è un oggetto che mi piace anche per la forma che ricorda il rododactilo, fiore simbolo del nuovo blog Verba Nostra. Si tratta di un fiore a cinque petali, che Sara ha scoperto e disegnato nel logo del gruppo, aggiungendoci un petalo, dato che il neonato blog VERBA NOSTRA è composto da sei donne scrittrici. Pronostico estivo: coltivare questo neonato gruppo/blog letterario, in contemporanea con l’amicizia creatasi tra noi che siamo: Francesca, Ada, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Credo di essere tendenzialmente pigra, anche se mi piace camminare, senza esagerare dopo l’intervento all’anca. Faccio pure qualche giretto in bicicletta, sul piano, senza affaticarmi. Ma la cosa che faccio più volentieri è scrivere, corrispondendo con una decina di affezionati che rispondono in privato o sul blog VERBA MEA ai miei post quotidiani, donne e uomini che ringrazio: Lucia, Pia, Vilma, Antonietta, Novella, Marta e Marta, Adriana e Adriana… Giancarlo, Ivano, Gianfranco, Manuel. Più siamo, più compagnia ci facciamo. Buona estate ai lettori e ai commentatori! 📖🏖️
Incomunicabilità
IL CORRIERE di lunedì contiene due articoli su cui mi soffermo, in qualche modo collegati, oltre che vicini nello spazio del quotidiano: uno di cronaca nera a pag. 17, mentre quello a pag. 19 è un’intervista a Paolo Crepet. Entrambi legati dal filo comune della incomunicabilità. Ora spiego. Nel caso di cronaca successo nel Casertano venerdì scorso, l’imprenditore 48enne Giovanni Sasso rimprovera due giovinastri che mangiano noccioline davanti al suo autosalone, lasciando cadere i gusci per terra: in risposta non riceve un auspicabile “scusi” bensì un pugno dal 17enne che lo fa cadere rovinosamente, con grave trauma cranico e conseguente morte. Nell’intervista alla pagina successiva, il noto psichiatra invita i genitori a non calarsi nei panni dei figli e ad usare autorevolezza nell’esempio educativo. Che è poi il concetto espresso da Massimo Gramellini nella rubrica IL CAFFÈ di stamattina, con l’articolo intitolato “Non sono tuo amico”. Prima di procedere, mi viene spontaneo emettere un sospiro di condivisione e di preoccupazione, alimentato dalle difficoltà delle mie colleghe impegnate in esami, oppure nella consegna della scheda, alias pagella. Qualche genitore se la prenderà con il Consiglio di Classe se il figlio non è stato ammesso alla classe successiva, perché delegare è più semplice che fare un po’ di sana autocritica. Spianare la strada ai pargoli, impedendogli di apprendere anche dagli insuccessi è una scelta genitoriale diffusa. Eppure la fatica è indispensabile per crescere. Come studente mi sono sempre arrangiata, ho faticato soprattutto al Ginnasio con una crisi da cedimento psico-fisico al penultimo anno. Non ricordo comprensione da parte dei miei genitori: studiare era affar mio e loro erano impegnati in altri ambiti. Se fossi stata un maschio, mio padre si sarebbe occupato di me, per…investirmi con le sue passioni sportive. Comunque, a testa bassa il giorno della Laurea (30.11.1976) mi regalò una coppa, dono originale per me, assai diffuso tra i suoi amici motociclisti. Come madre avrei voluto essere amica di mio figlio, ma l’ho evitato, persuasa che non sia una buona cosa. Adesso che è adulto, spero che me l’abbia perdonato.
Letteratura sempre gradita
Non conosco lo scrittore e sceneggiatore Domenico Starnone (Napoli, 15 febbraio 1943) che sento nominare durante il telegiornale su Rai 3, in riferimento al Festival della Letteratura di Salerno. L’umanità è un tirocinio è il suo ultimo libro, che già come titolo invita alla lettura. Dall’intervista si evince l’amore per i libri che “cambiano la vita” se incontrano il lettore giusto. Beh, non posso che dargli ragione e mi interrogo su quali libri mi abbiano lasciato il segno. Senza andare troppo a ritroso – ho iniziato a leggere presto, all’incirca dalle elementari – in età giovanile mi sono sentita attratta da Verga, Deledda – di cui ho letto e riletto parecchio – Pirandello…ma ho provato una forte simpatia per il poeta Umberto Saba, per lo stile semplice e quasi prosaico della sua poesia. Affascinanti i cosiddetti poeti maledetti, in testa Baudelaire, mentre tra i famosi di casa nostra Foscolo in testa, seguito a ruota dal Leopardi, anche per i risvolti umani. Dei grandi del Trecento, il Boccaccio, novelliere simpatico e il Petrarca, poeta della luce. Ma è un resoconto provvisorio, fatto su due piedi. A conti fatti, oggi ritengo di cercare più corrispondenza tra gli autori in poesia che tra quelli in prosa, assecondando comunque una mia espressione, non so quanto e da chi contaminata. Io scrivo per diletto e non ho padroni, per quanto mi farebbe comodo essere presa in carico da un editore che potesse curare la promozione e la distribuzione delle mie finora dodici opere, disponibili al momento su Amazon, scelta fatta per smaltire un po’ di invenduto fatto stampare a mie spese. Siccome mi rimane l’urgenza di scrivere, devo per forza pensare a come proporre nel prosieguo il prodotto finale. Perciò, cari lettori mi rivolgo a voi se potete suggerirmi una strada, senza partecipare a un Festival Letterario che lascio a quelli più bravi di me.
E(state) a casa
Oggi è l’ultima domenica di primavera. Per la settimana prossima è anticipato il gran caldo: tutto nella norma, purché ci vengano evitati gli effetti collaterali legati all’afa. Dal solleone dovremmo avere imparato a difenderci. D’abitudine io mi sposto di mattina e mi riposo al pomeriggio, al riparo sotto il frondoso glicine o dentro casa, protetta dai due portici, uno a est e l’altro a ovest. Dell’estate mi disturbano i rumori, tipo il rombare dei motorini truccati, l’abbaiare fastidioso di alcuni cani, le tosaerba e le seghe in attività, mentre mi rilassa il ronzio degli insetti laboriosi come i bombi e le api. Il discorso cambia per zanzare e pappataci, al momento poco numerosi. Amando il silenzio, posso contare sulla discreta compagnia degli ospiti del vicino camposanto che talora diventa luogo chiassoso per incontri ravvicinati di scooter e biciclette, sebbene il paese disponga di un campo sportivo. Il rovescio della medaglia stagionale che apprezzo è rappresentato dalla luce, dal caldo, dai colori dei fiori, dalla verdura e dalla frutta che posso gustare a metro zero. Sto vigilando sulla maturazione di lamponi e mirtilli, ma mi dovrò accontentare di qualche albicocca, perché il mio generoso albero quest’anno si riposa. Com’è giusto, d’altronde, visto che c’è un momento per tutto, pausa compresa. Tra i progetti mi a breve termine c’è una puntata alle terme di Bibione con Lucia e Adriana, e imprimere una accelerazione al romanzo iniziato un anno fa. Non sento il bisogno di allontanarmi da casa dove ho tutto ciò che mi serve: spazio, piante e fiori, angoli ombreggiati, gatti (anche quelli dei vicini ), canarini, merli e tortore vaganti. Come ha rilevato Lisa, la mia natura un po’ solare e un po’ lunare ha bisogno di stimoli contrapposti che si armonizzano nel mio habitat. Del resto lo dico nella poesia Il mio eden, a pag. 61 della mia silloge Natura d’oro (disponibile su Amazon) che inizia così: Da piccola sognavo/ una grande casa./Da grande il sogno…
Lingua, biglietto da visita
Di mattina ho la radio accesa, mentre sbrigo un minimo di faccende domestiche, pensando a quale argomento posso trattare nel post odierno: potrebbe essere la Pet economy di cui ho sentito qualcosa mentre facevo colazione coi miei amici gatti… ma poi sento l’intervista radiofonica a Paolo D’Achille, nuovo presidente dell’Accademia della Crusca e ho trovato pane per i miei denti, come si suol dire. Per chi non lo sapesse, lAccademia della Crusca è il più importante centro destinato allo studio e alla conservazione della lingua italiana. È nato nel 1582 a Firenze, con lo scopo di separare il ‘fior di farina’ cioè la buona lingua dalla crusca. L’ Accademia mantiene come insegna il ‘frullone’ (strumento che serviva a separare la farina dalla crusca) e come motto il petrarchesco ‘il più bel fiore ne coglie’, contrassegni esclusivi delle sue pubblicazioni. Dopo questo doveroso ripasso, mi concentro sul contenuto dell’intervista, destinato alla qualità della lingua italiana oggi, definita dal presidente ‘informale’. Non posso che essere d’accordo. Come lui sottolinea, si legge meno, si fa uso di simboli ed emoticon, si dà meno importanza al bel parlare, con gli effetti del caso. Abituati a fare tutto di fretta, tendiamo a sintetizzare anche nella comunicazione che di conseguenza ne risente in qualità. Segno dei tempi, che non sono proprio trasparenti. Beh, per quanto mi riguarda, quando scrivo sento la necessità di essere chiara, senza tuttavia banalizzare l’espressione. Quando capita, attingo più al latino e greco che all’inglese per ‘colorire’ il mio dire, persuasa che la ricchezza della nostra lingua potrebbe stupirci anche di più, se ce ne occupassimo. Mi risulta che l’italiano sia più apprezzato all’estero che in patria, e se mi sbaglio son contenta. Certo la tecnologia con una mano dà e con l’altra toglie, bisogna sapersi adattare ai cambiamenti. Anch’io uso il computer per scrivere, ma formulo i pensieri con la mia testa. Esprimersi, parlare è una facoltà che ci distingue dagli animali, e ogni persona è irripetibile. Come parla e scrive, è il suo biglietto da visita.
Cuore e Giustizia
Leggo un’intervista al Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul IL GAZZETTINO di Treviso di ieri: interessante e sorprendente, perché traspare l’uomo più che il politico, ex magistrato e saggista, coinvolto in questi giorni nella Riforma della Giustizia, nodo cruciale. A parte che il ministro è un gigante fisicamente ed è di Treviso (dov’è nato il 6 febbraio 1947), mi sono compiaciuta nel leggere che ama i gatti, come me e che tra le letture preferite pone i Pensieri di Blaise Pascal (Clermont, 19 giugno 1623 – Parigi 19 agosto 1662), mio riferimento culturale privilegiato dai tempi del Liceo quando trascrissi alcuni pensieri su un cartoncino, affisso poi sopra il letto. Mi è rimasto stampato “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Le ragioni del cuore sono uno degli argomenti più famosi della Filosofia. Tema sempre attuale, a mio dire. Tornando a Carlo Nordio, mi ha colpito la sua personale ricetta per la felicità, obiettivo che ritiene sacrosanto: scovare i talenti dentro di sé e coltivarli…magari ignorando l’invidia che ritiene un male sociale. Partendo dal presupposto che ognuno ha delle predisposizioni, concordo che vanno indagate e favorite, cosa che si fa a scuola con le attività di Orientamento in vista della scelta della scuola superiore. Per molti però la ricerca si ferma prima dell’età adulta, forse sopraffatti da necessità contingenti legate al mondo del lavoro, oppure alla creazione di una famiglia. Però la persona è in continuo divenire ed è soprattutto da adulti che serve una spinta per elevarsi: che sia arte, artigianato o volontariato va bene comunque. A proposito di arte, già gli antichi Greci avevano identificato in nove personaggi mitologici femminili le Muse protettrici di altrettanti ambiti espressivi dell’ingegno umano. La cultura da allora si è alquanto ampliata e tutte le branche del sapere hanno un loro protettore che le rappresenta. In assenza, sopperiscono i santi. Quale amante della natura e della poesia, a me sta bene il poverello di Assisi (se a lui non dispiace)
