Il Gladiolo è un altro bellissimo fiore estivo. Per fortuna, a casa mia alcuni sono sbocciati ed altri lo stanno per fare, mentre l’estate scorsa il miracolo non si è avverato, causa la siccità. Mi stupiscono i tre fiori emersi dalla base del Ciliegio, dove avevo sistemato dei sassi per impedire ai gatti di andare a dissotterrarli. Evidentemente hanno trovato la strada per uscire allo scoperto e la loro resilienza è per me un monito. Oltretutto sono gialli, un colore che mi stimola e mi rincuora. Invece sono blu su fondo verde quelli dipinti sulle tende della mia camera, a sottolineare la predilezione per questo fiore elegante, originario dell’Africa e del nostro Mediterraneo. Simbolo di virilità e di vigore, sembra che diversi secoli fa le donne più giovani lo utilizzassero per adornare le vesti e i capelli. La forza di carattere è rappresentata anche dal nome ‘gladio’ che in latino significa spada. Le sue foglie infatti hanno la forma di una spada e per questo motivo è associato alla forza. Come l’Ortensia è privo di profumo, ma per me non è una limitazione. Osservandolo, ieri mi è venuto di buttar giù due versi che lo vedono apripista di una poesia estiva che trascrivo così, tanto per sopportare il caldo. COMUNQUE L’ESTATE C’È Vorrei essere un gladiolo variegato/verso l’alto proiettato,/incurante dell’estate afosa./Anche una mora gustosa,/nascosta tra il fogliame dell’orto/in apparenza morto/con la scorsa siccità/ed ora straripante/di lavanda e pomodori/tesori della natura sorprendente./ Non oso lamentarmi di niente,/salvo mosche, zanzare e tanto rumore/che non fa proprio bene al cuore./Comunque l’estate c’è:/prendiamola com’è!//.
Mese: luglio 2023
Operazione Ortensie
Stamattina mi dedico alla raccolta delle Ortensie da seccare, per farne mazzetti da regalare oppure bouquet da godere nella stagione invernale. Ne ho tre bei cespugli a lato della cucina, di vari colori, ombreggiate dal fico piazzatosi spontaneamente al centro dell’aiuola per proteggerle dai raggi del sole, cocente in questi giorni. Un bellissimo esemplare di colore bianco, dono delle mie amiche Lisa e Roberta, interrato davanti all’appartamento contiguo al mio sta cambiando colore e vira verso il rosa. È risaputo che la composizione del terreno influisce sul colore del fiore e io accetto di buon grado ciò che la natura decide. Ho già espresso la mia simpatia per l’Ortensia che oltre alla bellezza ha la capacità di vivere a lungo. La fioritura avviene di solito a giugno e si protrae per tutta l’estate. Se il capolino (corimbo) rimane sulla pianta cambia colore, reinventandosi nell’aspetto: anche seccato ha il suo fascino, tant’è che si trova in composizioni floreali, abbinato ad altri fiori. Infatti è una pianta ornamentale molto colorata. Io prediligo i capolini dai colori intensi, perciò mi sono documentata su come procedere per mantenerli tali anche dopo recisi. Raccolti a gruppi di tre e privati delle foglie, li ho appeso a testa in giù in cantina, al riparo dalla luce e dal calore dove andrò a recuperarli tra qualche settimana, per avvolgerli in un bel nastro e dargli degna destinazione finale. Nel mentre mi godo la vista di quelli recisi e messi in vaso cui manca solo il profumo, ma per me è addirittura meglio, dato che il mio olfatto è insofferente agli odori intensi (non me ne voglia il gelsomino). La pianta sarebbe simbolo di solitudine, che per me è uno stato di raccoglimento creativo, quindi positivo. Ma simboleggia anche la nascita di un amore o il ritorno di uno passato. Beh, allora sto messa bene e qualcosa succederà grazie alle Ortensie disseminate per tutta la casa.
Precarietà
Mi colpisce molto la testimonianza di un anziano sopravvissuto al terribile incendio avvenuto nella “Casa per Coniugi” a Milano dove sono morte sei persone, il quale confida al microfono: “Non mi fa paura morire, ma come morire”. Tra l’altro il signore è solo, senza parenti e non deambula. Deve la salvezza a un vigile del fuoco che lo ha portato in braccio fuori dall’inferno. Intuisco il legittimo timore del signore e concordo con lui. Peccato che il ‘come’ uscire di scena non possiamo deciderlo noi. Certamente non se lo aspettavano le tre persone prese di mira dalla giovane tedesca che le ha centrate mentre stavano passeggiando sul marciapiede a Santo Stefano in Cadore, dove oggi è giornata di lutto cittadino per il piccolo Mattia, il padre Marco Antoniello e la ancora giovane nonna 62enne Mariagrazia Zuin. Sono desolata e preoccupata. L’estate è foriera di morte laddove le persone cercano di ricaricarsi dallo stress quotidiano od anche di essere accudite in strutture che sostituiscono la famiglia, dissoltasi nel tempo oppure mai avuta per circostanze impedienti la propria volontà: la guerra, per dirne una. La precarietà è incombente e non sarebbe male considerarla un compagno di viaggio in tutte le stagioni e a tutte le età. Non per abbattersi, ma per vivere in consapevolezza e magari con gusto il tempo che ci è concesso di vivere sulla terra. Un pensiero di Joan Baez, riportato in altri post invita a concentrarsi sul come possiamo vivere, dato che non ci è concesso sapere quanto e nemmeno quando uscire di scena. Riflettere sui fatti di cronaca nera, al di là dell’informazione stimola la nostra riflessione per evitare comportamenti pericolosi nostri e altrui. Se non possiamo modificare l’esterno, almeno diventiamo più consapevoli.
Veronica…e veronica
Nel giorno festivo evito di parlare di cose tristi, perciò mi butto sui fiori, anzi un piccolo fiore azzurro che conoscevo come “Occhi della Madonna”, il cui nome vero è Veronica, confuso con il genere Myosotis. Fiore probabilmente dedicato a Santa Veronica, protettrice della Francia. Oggi 9 luglio santa Veronica: perciò auguri a tutte le Veronica e soprattutto a una mia giovane amica che collabora con le altre ‘dita rosate’ scrivendo sul neonato blog Verba Nostra, dove potrete leggere Il carciofo di mezza estate, un suo accattivante racconto a puntate. Al blog si accede digitando sixrododactilos.wordpress.com Secondo la tradizione cristiana, la pia donna Veronica deterse il volto di Gesù che trasportava la croce durante il calvario. È la protettrice di ricamatrici, lavandaie, mercanti di lino, fotografi, informatici (questo non lo capisco). Tornando al piccolo fiore, mi è sempre piaciuto per il colore e per la vitalità che gli consente di apparire presto, a fine inverno e di adattarsi ad ambienti inospitali, tipo le pietre dove l’ho fotografato. Adesso che ci penso, posso mettermi sotto la protezione di santa Veronica quando fotografo, cosa che succede spesso, soprattutto in questo periodo. Il colore celeste poi è il mio preferito, insieme con il giallo. Di celeste è parzialmente tinteggiata la mia casa, il che avrà pure un significato. Da piccola ho invidiato mia sorella maggiore che aveva gli occhi azzurri come mio padre, peculiarità che mia madre esaltava, vestendola spesso nei toni dell’azzurro, riservando a me con gli occhi castani l’odiato rosa. Da adulta mi sono presa la rivincita, inserendo nell’arredamento e nell’abbigliamento questo colore rilassante che piace assai anche ai poeti. E si fa blu celeste,/questo giorno/per riversare/nei tuoi occhi/la carezza del cielo/.(Fabrizio Caramagna)
Premio Strega 2023
LXXVII Premio Strega 2023: vince Ada d’Adamo con il libro d’esordio COME D’ARIA (Elliot), vittoria postuma dato che l’autrice abruzzese è deceduta il primo aprile, a 55 anni, due giorni dopo l’annuncio della sua inclusione nella dozzina semifinalista dello Strega. Il titolo è un gioco di parole che nasce dal nome della figlia Daria. Nel libro la scrittrice racconta la nascita e i primi anni di vita della figlia, nata nel 2005, affetta da una grave malformazione congenita ed anche della sua malattia. Dato il contenuto duro, per ora non ho voglia di leggerlo, ma sono contenta che le parole della scrittrice continuino a farci compagnia. Mi auguro che per lei sia stato liberatorio mettere nero su bianco il suo dramma quotidiano, diventato doppio con la scoperta del cancro (nel 2017 le era stato diagnosticato un tumore metastatico alla mammella) ed il timore di perdere il contatto fisico con la figlia, a causa delle cure debilitanti. Ada riflette sulla beffa di avere una figlia che non controlla i suoi movimenti, mentre lei è nata per danzare (laureata in Discipline dello Spettacolo e diplomata all’Accademia Nazionale di Danza). Dettaglio: il libro era stato rifiutato da diverse case editrici. Mi colpisce il pensiero di un genitore riguardo la situazione di Ada: “I genitori dei figli (sani) non sanno niente” e lei precisa: “Quando hai un figlio disabile cammini al posto suo, vedi al posto suo…diventi le sue mani e i suoi occhi”. In sintesi, un libro testamento che potrà fare da guida ad altri genitori che convivono con la disabilità. Per tutti gli altri un monito a godersi il ruolo genitoriale in contesti normali, senza lamentarsi per le inevitabili difficoltà di quello che è ritenuto “Il mestiere più difficile del mondo”.
Teatro attivo
Mi trovo in cucina per non so quale impiccio e accendo il televisore, mentre è in corso la trasmissione Tutto il bello che c’è Tg2: mi colpisce un progetto di inclusione sociale e lavorativa che c’entra con il teatro, dal titolo accattivante “Medea in sartoria”, del gruppo “Le Donne del Muro Alto 2023”. Le parole “Medea” e “muro” bastano per incuriosirmi e indago. “Le Donne del Muro Alto” è un progetto nato nel 2013 all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, a cura della regista Francesca Tricarico, una compagnia teatrale fondata e portata avanti con ex detenute che ritrovano la libertà nel teatro. “Medea in sartoria” è il nuovo spettacolo che racconta la storia di donne all’interno di una sartoria clandestina. Un lavoro che parte dai grandi classici e che consente alle donne – altre Medee – di parlare dei loro problemi. Ti dà la possibilità di rinascere, di sentirti una donna libera è l’opinione di una delle attrici coinvolte. Lo spettacolo è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e interpretato per la prima volta, lo scorso maggio alla Camera dei Deputati. Medea è una tragedia di Euripide, andata in scena per la prima volta ad Atene nel 431 a. C. Moglie ripudiata di Giasone, si vendica compiendo una strage: tra le vittime anche i suoi figli, per impedire al marito la possibilità di una discendenza. Dramma della gelosia e della vendetta, purtroppo copiato nella realtà troppe volte. Quanto al muro, ho subito pensato al carcere, avendo tra le mie conoscenze una collega che ci ha lavorato. Trovo importante portare l’arte dovunque, a maggior ragione dove può essere strumento di autoanalisi e superamento di inciampi nel percorso della vita. Calarsi nei panni degli altri, anche in quelli stretti può aiutare a comprendere. La regista ha avuto un’ottima idea, direi costruttiva e salvifica. Le auguro di essere copiata.
Sentirsi in vacanza
Rombo di aereo lontano nel cielo e frinire delle cicale nel campo vicino casa: di primo pomeriggio è una meraviglia, nel breve silenzio della pausa meridiana. Un leggero stormire di fronde impedisce di cadere nelle braccia di Morfeo (il sonno). Noto con soddisfazione che stanno per sbocciare due Gladioli rosa nella striscia di terra davanti al portico a ovest, segno che qualche bulbo estivo non si è seccato, come l’anno scorso. Ne vedo abbozzato un altro, presumibilmente giallo, ai piedi del Ciliegio giapponese. Nell’aiuola metallica a nord, da ieri sta regalando maestosi fiori a campana un Lilium gigante: impossibile non fotografarlo, per avere un documento di tanta bellezza quando sfiorirà. L’abbaiare incerto di un cane rompe il silenzio, interrotto ieri dal trambusto di un trattore sul campo dove la terra è stata rivoltata. Mi sento in vacanza quando sto bene con me stessa e con gli altri. Mi chiedo quante persone abbiano sospeso la quotidianità per andare in vacanza, dentro e fuori lo stivale. Ne conosco alcune che si portano dietro un fardello di cose e di abitudini, per cui al ritorno sono più stanche di prima. Io non faccio testo perché mi muovo q.b. – come nelle ricette – e possibilmente non da sola, per non annoiarmi. L’ultimo soggiorno al mare, di una settimana scarsa, per recuperare la voce con le cure fatte alle Therme di Bibione risale al 2015, anno della pensione. Poi non ho replicato perché non c’è stato più bisogno di abusare delle corde vocali come succedeva in classe e mi sono data ai viaggetti in giornata e alla scrittura creativa. Quindi il mio obiettivo è cercare di sentirmi in vacanza, più che andare in vacanza, stato di benessere che mi viene da dentro, più che da servizi fuori. Però non nego gli extra culturali, specie se a chilometro zero come il Concerto della Società Filarmonica di Crespano (dove ho insegnato una decina d’anni) che stasera si esibisce in piazza a Castelcucco. Buona musica dunque, Giove pluvio permettendo.
A testa alta
Sul quotidiano mi cattura un titolo che mi riporta a un’iniziativa scolastica giusto di un decennio fa: “E’ libero l’uomo che sfregiò Lucia Annibali con l’acido. È stato espulso dall’Italia”. I fatti sono noti, ma sintetizzo: Pesaro, 2013. Lucia Annibali (Urbino, 18 settembre 1977, laurea in Giurisprudenza) viene colpita in volto dall’acido che la sfigura, per mano di Rubin Talaban, il sicario pagato dal suo ex fidanzato (che sarà poi condannato a 20 anni di carcere) che non accettava la fine della loro storia. L’ anno dopo il fattaccio, Rizzoli pubblica il libro “Io ci sono. La mia storia di (non) amore”, scritto a quattro mani dalla Annibali con la giornalista Giusi Fasano. Mi incuriosisce, lo compero e lo leggo con trasporto. Poi mi viene l’idea di leggerne qualche stralcio in classe ai miei studenti di terza media, durante l’ora di Cittadinanza. La proposta viene accettata e si genera un utile scambio di idee ed emozioni tra maschi e femmine. Qualcuno propone di scrivere una lettera alla vittima di tale oltraggio che viene firmata da tutti i componenti della classe. Da qualche parte ne conservo la copia. Per me una soddisfazione, destinata ad aumentare quando riceviamo la risposta della Annibali che ci ringrazia con un biglietto manoscritto denso di simpatia. Se cercassi nei cassetti della scrivania, oppure nella borsa di cuoio dove mettevo il materiale didattico credo che la busta di un tenue rosa mi verrebbe tra le mani. Forse lo farò. Mi interessa sottolineare il fatto che la sfortunata protagonista della grave aggressione è viva e vegeta, ha subito molte operazioni per dare al volto un aspetto gradevole, ha sopportato dolore e privazioni. Ma non si è arresa. Ex parlamentare, vive tra Roma e Firenze. Fa la ‘difensora civica’ e ha ripreso coraggiosamente in mano la sua vita. Può andare ovunque a testa alta. Il sicario, ottenuto lo sconto di pena è tornato in Albania, mentre il mandante Luca Varani deve scontare ancora un bel po’ di anni (speriamo).
Independence Day
Oggi martedì 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, la festa preferita dagli Americani. In America è l’Independence Day perché sancisce la conquista dell’indipendenza delle 13 colonie inglesi nei confronti della madrepatria Gran Bretagna, il 4 luglio 1776. Thomas Jefferson scrisse la Dichiarazione di Indipendenza Americana che il Congresso degli Stati Uniti approvò. La Dichiarazione tutela la libertà di parola, la libertà di religione, il diritto di detenere e portare armi (!), la libertà di riunione e il diritto di petizione. I diritti umani sono classificati in civili, politici e sociali. Tra questi ultimi trovano posto il diritto all’istruzione, all’abitazione, a un tenore di vita adeguato, alla salute e il diritto alla scienza e alla cultura. Qua mi fermo, perché non intendo farne una lezione. Tuttavia mi preme sottolineare che lo spirito è lo stesso della nostra Costituzione. Sulla parola indipendenza è stato scritto parecchio, giustamente perché è strettamente legata alla dimensione civica in ambito sociale. Però per me ha una valenza pure in ambito privato, perfino sentimentale. Provo a spiegarmi. Per sicurezza ho controllato il significato: ‘libertà da uno stato di soggezione anche economica (dalla famiglia o da altri), o una condizione non subordinata e comunque autonoma.’ L’indipendenza fisica ed economica sono chiare. Più complesso è avere e coltivare una indipendenza di pensiero, specie in una realtà pervasa dal convenzionale e spesso dall’opportunismo. Tra gli aforismi ho trovato una frase che rende l’idea: “Quando si comincia a pensare con la propria testa, si resta subito soli”. Personalmente non mi dispiace andare controcorrente, dopo aver molto ponderato da che parte stare, e sovente mi trovo equidistante dagli estremi. In ambito sentimentale, conosco persone che si sono rovinate la vita, per non aver saputo/voluto sganciarsi da rapporti affettivi pesanti, per la paura di trovarsi isolate. Ma la leggerezza è la via per l’indipendenza. Buon 4 luglio ai frequentatori del blog!
Educazione transgenerazionale
Corso di ‘giustizia riparativa’: non ne avevo mai sentito parlare e meno che mai per delle persone anziane. Nel caso specifico, una coppia di 78 e 75 anni – rispettivamente lui e lei – di Spresiano (TV) ha vessato la nipote con insulti e atti di violenza fisica perpetrati durante la convivenza con la giovane e la di lei madre, anzi ragazza madre. Temo che la precisazione serva a immaginare la situazione di degrado in cui è maturata la vicenda, ‘sfuggita’ ai servizi sociali. Denunciati infine dalla nipote, i nonni aggressivi sono stati condannati per maltrattamenti a tre anni, poi ridotti a due con sospensione della pena e obbligo di seguire un corso ‘di umanizzazione ‘. Non è mai troppo tardi anche in questo caso. Mi spiace parlarne, perché ho un ottimo concetto delle persone anziane, eccettuate le minoranze controcorrente. Non mi sono goduta i nonni, mancati troppo presto; ho conosciuto solo Adelaide, la nonna materna passata a miglior vita quando avevo dodici anni, una figura a metà strada tra una dea e una fata sofferente (in un paio di giorni perse due figlie giovanette, a causa del tifo). Le ho dedicato un racconto tra i miei primi scritti, nella raccolta Note di vita, opera esaurita. Ho trovato altre persone ‘grandi’ di riferimento, per lo stile di vita e per lo spessore morale. Ne ho parlato nella mia prima opera C’era una volta l’ostetrica condotta con sottotitolo piccole storie di donne grandi, anche questa esaurita, ma non il ricordo e la traccia lasciata dalle protagoniste. Poi è stata la volta dei miei due insegnanti: quello delle elementari e delle superiori, protagonisti del mio ultimo e penultimo lavoro (disponibili su Amazon). Per me l’anziano è un patrimonio e non riuscirei a scrivere un’opera con un senior negativo. In caso di ravvedimento però, potrei ripensarci.
