Che bello fare squadra

Che bello fare gruppo, nel nostro caso letterario. Ci troviamo stamattina al bar Viceversa di Castelcucco, per fare il punto riguardo la nascita del recente blog verbanostra (cui si accede digitando sixrododaxtilos.wordpress.com). Siamo Francesca, la sottoscritta, Sara, Valentina con la figlia Gaia, Veronica ed Elisa (ci potete vedere in foto). Non c’è ordine del giorno, ma condivisione del piacere di scrivere e di postare, nutrendoci di idee e di emozioni. Ognuna ha la sua cifra, se preferite il suo colore: chi recupera il passato, chi un’esperienza in un posto lontano, chi la poesia intima, chi il racconto giallo, chi il racconto esperienziale, io un po’ qua e un po’ là. Per conoscerci meglio dovete visitare il nostro blog, magari lasciando dei commenti costruttivi, perché intendiamo crescere, nel senso di allargarci e farci conoscere. In cambio chiediamo la vostra attenzione e magari la vostra benevolenza. Valentina ha in programma di presentare la sua opera, Nulla viene a caso, io di proporne alcune mie che il covid ha silenziato. Quando e dove? Magari in autunno o più avanti, dove la sensibilità delle amministrazioni comunali ci vorrà accogliere. Entra in bar il sindaco di Castelcucco Paolo Mares; gentilmente, come da sua natura prende atto del motivo dell’incontro letterario e si riprometto di darci spazio, quando saremo pronte per il ‘grande pubblico’. Nel mentre ci accordiamo per un incontro meno formale, tipo colazione o the letterario che potrebbe avvenire da Besse Trattoria/Pizzeria a fine ottobre. Neanche farlo a posta, Remo Reginato, fratello del titolare Renzo entra per una consumazione e su richiesta ci fa la foto che accompagna questo articolo. Se non è coincidenza questa! Da ultimo, nella sala del Viceversa dove ci troviamo, una parete è decorata con dei libri simbolici a testa in giù, in accordo col nome del locale. Sarà nostro piacere accompagnarli con delle nostre opere in ‘carne e ossa’, previo accordo con Valentina, la gentile titolare del locale. Alla prossima, viva la squadra! 💐

Campionati mondiali di nuoto 2023

È un sollievo, con il caldo esagerato di questi giorni, seguire i Mondiali di nuoto 2023 da Fukuoka, in Giappone. Premetto che mi piace il Giappone e trovo delizioso seguire le atlete durante le performance in acqua, ma non sono un’esperta. Sento dagli speaker parlare di flessibilità, rotazione, controllo del corpo, mobilità articolare, stabilità nelle verticali… ma lo spettacolo inizia prima del tuffo in vasca. Ogni atleta – curioso venga considerata ‘senior’ a trent’anni – si presenta con una camminata sinuosa, scenografica che merita apprezzamento di per sé. Anche il costume, la capigliatura raccolta, le unghie laccate delle mani fanno parte del ‘biglietto da visita’ che mi affascina. Pure la musica scelta ha il suo peso durante la prova che dura pochi minuti e viene valutata severamente dai giudici cui compete assegnare le eventuali penalità. Resto incollata allo schermo durante l’esibizione di alcune atlete, compresa quella della giapponese, al sesto mondiale se non sbaglio che guadagna la medaglia d’oro. Simpatica – al di sopra di ogni sospetto – la battuta dello speaker “Le gambe più espressive che abbia visto’. Esaltanti anche i tuffi dal trampolino, pur nella varietà delle prestazioni. Le giapponesi si inchinano sempre, alla fine della prova. Mi gusto anche lo spettacolo delle otto nuotatrici italiane che danzano in acqua sulla musica di ‘Inclusion’: spinta, movimento di gambe, sincronia…ops, sul finale una perde il tempo. L’errore fa parte della competizione, dispiace ma l’impressione artistica è alta. Posso solo immaginare le ore di esercizio e le difficoltà superate per arrivare a creare col corpo tanta bellezza. Da ragazza mi ero iscritta a un corso di nuoto: al primo tuffo mi sono persa sott’acqua. Terrorizzata, mi sono ritirata. Fine della storia.

Canicola

Bollino rosso oggi in 23 città italiane, tra cui la capitale dove vive mia nipote Cristina. Giusto ieri mi diceva che tiene acceso il condizionatore per Coco, il vecchio cane coker, 12 anni molto amato. Non a caso ha il nome della mitica stilista Coco Chanel, anche se è un maschio. In una foto che mi ha girato, l’occhio languido del cane, tipico della razza rende bene la sopportazione della calura. Ma preferisco un’altra istantanea dove ha la lingua fuori. Da parte mia, accendo il clima a tratti in studio, dove trascorro buona parte del tempo, ma mi dà fastidio la ventola come anche ai gatti che preferiscono ripararsi sotto una pianta. Ho sentito un allevatore di mucche che fa passare sopra il manto delle bestie accaldate una pioggia d’acqua, nel tentativo di abbassare la temperatura. Iniziative che confermano essere il caldo eccessivo un tormento anche per gli animali. Il bollino rosso, contrassegno del Ministero della Salute segnala il massimo livello di rischio. Finora l’anno più caldo è stato il 2022 e l’estate 2023 è prevista ‘torrida’ dagli esperti. Chissà che si sbaglino, comunque dovremo boccheggiare fino alla fine del mese. Vittorio Feltri, 80 anni portati con piglio e disinvoltura ricordava che in passati, d’inverno le persone avevano i geloni nelle mani e d’estate ha sempre fatto caldo. Inoppugnabile. È cresciuto però il disadattamento a stagioni in evoluzione, sempre più bizzarre. Ovverosia non siamo più abituati a sopportare i cambiamenti climatici, sempre più ravvicinati e turbolenti. Non resta che accettare ed adeguarsi, evitando di adottare soluzioni che alla fine risultano più dannose del problema stesso. Sto pensando al gelo di certi ipermercati dove se non indossi la giacca a vento, quando esci ti metti in lista dal medico per curare le cervicali (mi è successo). D’altro canto capisco che tutta l’enorme merce contenuta nei frigoriferi vada salvaguardata. Forse, se consumassimo meno si sprecherebbe anche di meno, energia compresa. Ho sentito che in Francia verrà riconosciuto un buono a chi ricicla scarpe e vestiti. Magari potrebbe essere applicato anche per il cibo, a favore del contenimento dello spreco. Meno spreco, meno energia. D’altronde il problema è planetario: in Cina, centro-nord, la temperatura registrata è di 50 (cinquanta) gradi. Da bambina sentivo la battuta ‘Va in Cina’ come luogo lontanissimo dove mandare qualcuno di importuno. Superata anche quella.

Grande lezione, grande uomo

Il 18 luglio 1918 nasceva a Mvezo Nelson Mandela, defunto presidente del Sudafrica che ha vissuto 27 anni in prigione per i diritti umani, l’uguaglianza e la promozione di una cultura di pace. Oggi è la Giornata internazionale di Nelson Mandela, istituita dalle Nazioni Unite nel 2009 in onore del primo presidente di colore, democraticamente eletto in Sudafrica nel 1994. Soprannominato ‘Madiba’ – dal nome del clan da cui è venuto – ha governato il Paese dal 1994 al 1999 quando abbandonò la vita politica, continuando ad impegnarsi nel sostegno per le organizzazioni che lottano per i diritti. È morto a 95 anni a Johannesburg, il 5 dicembre 2013. Al suo impegno politico si deve la fine dell’Apartheid e la nascita del nuovo Sudafrica ‘arcobaleno’ dove bianchi e neri possono godere degli stessi diritti. Aveva 71anni quando gli venne conferito il Nobel per la Pace nel 1993. Nel privato, si è sposato tre volte ed ha avuto sei figli, una articolata vita affettiva subordinata però all’impegno politico. Ho visto e rivisto il film Invictus – L’invincibile del 2009, diretto da Clint Eastwood con Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela che suggerisce una riflessione sul tema del razzismo. Interessante sapere che il titolo del film riprende quello della poesia di William Ernest Henley, che Mandela leggeva nei suoi anni di prigionia, per resistere ai soprusi quotidiani. Tra le frasi che pronuncia nel film, merita ricordare le seguenti che si commentano da sole: Io sono il padrone del mio destino. Il capitano della mia anima. Oppure: Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso. Da ultimo: Una buona testa ed un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione. Grande lezione, grandissimo uomo.

Dalida…e basta

Che emozione vedere e sentire Dalida, pseudonimo di Iolanda Cristina Gigliotti (Il Cairo, 17 gennaio 1933 – Parigi, 3 maggio 1986) durante il programma televisivo Techetechetè, sabato sera verso le ventuno, in un’orario in cui di solito il televisore è spento. Meno male che l’archivio della Rai ci regala di queste sorprese: sempre apprezzata la cantante Dalida, di un fascino malinconico e di una bellezza statuaria. È tra gli artisti di maggior successo della storia della musica italiana, con circa 140 milioni di dischi venduti. Oltretutto la sento interpretare un pezzo che non mi ricordavo e che oggi risulta profetico: ‘NEL 2023’, cioè adesso nell’anno in corso. Non conosco l’autore del testo che impone una riflessione sul nostro tempo e quello che verrà dopo. Grazie alla ricerca della mia amica Lucia, apprendo che il testo è di Daniele Pace. Il brano americano che in origine si chiamava “In the year 2525” è cantato da Zager e Evans. Scritto da Rick Evans nel 1964, esce nel ’68 ed entra al n. 95 in America a giugno, ma è già al primo posto il 12 luglio, scalzando dal podio Elvis Presley, i Beatles e Steve Wonder. Tutt’altro che una canzonetta, personalmente mi fa venire i brividi. Riporto solo qualche verso, lasciando al lettore scoprire questo gioiello in musica. Adesso io mi domando se,/nell’uomo ancora esisterà/tutto quello che adesso ha/Nel 2023 io non ci sarò più/ma tu mi cercherai/nell’infinito//. Ecco, non so cosa provasse Dalida mentre interpretava questa canzone. Forse non immaginava che anch’io mi sarei connessa con lei, sperando di incontrarla nell’infinito. La sua storia umana mi ricorda quella di Mia Martini, un’altra grandissima interprete, sfortunata in amore come lei. Non so quanto la fama sia stata invasiva e pervasiva nella vita di queste due artiste, che meritano di non essere dimenticate.

Letture in vacanza

La copertina del settimanale il venerdì di Repubblica di questa settimana inneggia a un hobby praticato soprattutto in ferie: la lettura. Sul fondo verde chiaro campeggia un volume color mattone bordato di giallo che ha per titolo IL MIO LIBRO PER L’ESTATE, con sotto i consigli (che si trovano all’interno) di una trentina di persone, una super-babele da cui scegliere cosa mettere in valigia, come enuncia il sottotitolo dell’articolo interno di Corrado Augias LEGGO DUNQUE VIAGGIO. A mio dire azzeccato il titolo, perché leggere consente di fare un viaggio interiore anche restando a casa. Pia, una mia affezionata lettrice mi ha girato il pensiero di Mason Cooly che calza a pennello: Leggere ci dà un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove siamo! Ho letto l’articolo e pure i consigli. Dato che “i buoni libri come i buoni abiti devono essere su misura”, in base ai miei gusti mi procurerò i seguenti: MALEDETTE. LE DONNE NEL MITO, di Francesca Ghedini, Marsilio, 16 euro e LEZIONI DI FELICITÀ, di Ilaria Gaspari, Einaudi, 13 euro. Non potrò leggere molto, perché devo scrivere: mi sono imposta di portare a conclusione entro l’autunno la storia iniziata un anno fa. Nessuno mi corre dietro, non scrivo su commissione. Però tirarla per le lunghe complica il lavoro, perché perdo i contatti con i personaggi e con gli eventi. Ammetto che il progetto cui sto lavorando non è semplice, tuttavia mi impegno per dare alle stampe qualcosa che faccia riflettere, senza annoiare. Tornando alla lettura e ai casi miei, a chi ama le storie semplici ambientate nei paraggi, oppure la poesia accompagnata dalla fotografia, mi permetto di raccomandare alcuni miei lavori, disponibili su Amazon: PASSATO PROSSIMO, TEMPO CHE TORNA, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, NATURA D’ORO. Consapevole che è un consiglio ‘Pro domo mea’, cerco di promuovermi con le mie forze, non avendo santi in paradiso. Per chi lo desidera, sono a disposizione per apporre autografo e dedica. Buone vacanze e Buona Lettura! 📚

Il caldo non perdona

Dopo Cerbero arriva l’anticiclone Caronte: previste temperature record in tutta Italia. Dubito che i nomi dati agli eventi favoriscano la lettura, o rilettura dell’Inferno dantesco, sebbene rendano l’idea di qualcosa di insopportabile. L’ ondata di caldo africano promette temperature eccezionali. Mi difendo stando in casa e se proprio devo uscire, lo faccio di mattina presto. Questa settimana ho già rinunciato a una puntata a Bibione e a malincuore declino un invito a pranzo fuori casa. Non essendo evergreen, accetto i limiti dell’età e mi proteggo di conseguenza, viaggiando con la mente in buona compagnia delle mie colleghe-amiche che ringrazio: Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. A proposito, ricordo a chi volesse leggerci l’indirizzo da digitare: sixrododactilos.wordpress.com Certo non invidio i ciclisti che nel fine settimana arrancano sull’asfalto bollente. Giusto domani è prevista in paese la gara ciclistica 9° TR. HOTEL MONTEGRAPPA RISERVATA AGLI ATLETI VENETI che coinvolge anche i GIOVANISSIMI di primo pomeriggio: non vorrei essere nei loro panni, e meno che mai in quelli dei genitori, se li spronano a cotal fatica. Ammetto di essere condizionata per un fatto successo in famiglia molto tempo fa: sui 10 anni, mia sorella Lina con tuta e caschetto faceva felice mio padre, pedalando sulle due ruote e partecipò anche a qualche gara… finché non venne colpita per lo sforzo e forse altro da un grave attacco di asma che richiese l’intervento ospedaliero a Padova. Fine della storia. Da allora mai più bicicletta e ambizione ridimensionata paterna di avere un campione in casa. Col tempo anagrafico tutto assume una coloritura più soft. È il tempo meteorologico che si aggrava e non perdona.

Petrarca al Tar

È inevitabile che presti attenzione agli articoli che riguardano la scuola, essendo stata la scuola il mio ambiente di lavoro. Qualcuno può considerarla deformazione professionale e non mi disturba. Pur non essendo nostalgica, continuo a nutrirmi di ciò che ruota attorno a “Dove i Germogli diventano Fiori” per citare il titolo del mio ultimo impegno letterario (disponibile su Amazon). Sta di fatto che stamattina, durante la lettura del CORRIERE DELLA SERA, a pag. 20 mi attrae l’articolo Quei versi di Petrarca che bloccano il Tar (e la cattedra dei prof) di cui sintetizzo il contenuto: cinque candidate bocciate al concorso ricorrono al Tar per “Domanda equivoca”. La 31esima domanda della prova scritta del concorso 2020, svolto a marzo 2022, in riferimento alla Canzone del Petrarca “Chiare, fresche et dolci acque” chiedeva qual è la seconda parte della strofa: Qual fiore cadea sul lembo oppure qual su le trecce bionde. A parte che mi sembra un cavillo, tornata a casa dal bar ho ripreso in mano l’antologia della letteratura italiana e mi sono riletta il componimento ritenuto ai vertici della poesia mondiale, dove il poeta immagina Laura in mezzo a una pioggia di fiori. Che poi questa donna sia veramente esistita oppure creata dalla fantasia del poeta non sposta di una virgola lo stupore che producono i versi. Mi immedesimo nelle colleghe del concorso e rispondo che, secondo i miei calcoli, la risposta è Qual fiore cadea sul lembo dato che è il verso n.7, giusto a metà della strofa che ne contiene 13. Però è peccato fare questi conticini che distraggono dall’alta poesia, soffusa di dolcezza e malinconia del Petrarca che osserva il mondo non più attraverso la lente della religione – come fa l’uomo medioevale – ma obiettivamente, con i suoi interessi e i suoi valori. Riporto tutta la strofa, a beneficio dei lettori. Da’ be’ rami scendea/(dolce ne la memoria)/una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;/et ella si sedea/umìle in tanta gloria,/coverta già de’ l’amoroso nembo./Qual fior cadea sul lembo,/qual su le trecce bionde,/ch’oro forbito e perle/eran quel dì a vederle;/qual si posava in terra e qual su l’onde;/qual con un vago errore/girando parea dir: – Qui regna Amore -.

La Venere degli stracci

Non sapevo nulla riguardo La Venere degli Stracci, opera di Michelangelo Pistoletto risalente al 1967: è stata incendiata a Napoli, in piazza Municipio dove era stata inaugurata due settimane fa, il 28 giugno scorso. Autore dello sfregio, non una delle tante baby gang che imperversano nel centro cittadino, ma un clochard italiano 32enne, incastrato dalle telecamere mentre alle 5.30 del mattino arriva a piedi in piazza Municipio, estrae un accendino e dà fuoco ai vestiti. Chissà cosa gli dava fastidio. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi riferisce ai giornalisti il succo del discorso avuto con l’artista: “Mi ha detto che, alla fine, anche questo atto violento dev’essere interpretato da noi come un momento di rigenerazione”. Simbolo dell’Arte Povera, l’opera simboleggia gli scarti o i rifiuti che la Venere ha il potere di rigenerare. Lo stesso artista, pittore e scultore piemontese 90enne (Biella, 25 giugno 1933) durante l’inaugurazione aveva chiarito che: “La Venere che viene dalla storia della bellezza rigenera questi stracci, che di colpo diventano opera d’arte e ritornano a vivere”.Quindi bellezza e miseria dell’esistenza possono essere stimolo di connessione e di rigenerazione. Ma dall’altra parte deve esserci apertura a comprendere e a farsi plasmare che l’autore del rogo, al momento del gesto evidentemente non possedeva. A parer mio, provocare una riflessione attraverso l’arte, che sia povera, concettuale o quant’altro è lodevole, perché l’arte è di tutti e se ha un obiettivo sociale tanto meglio. La modalità di portarla fuori dai musei può infastidire, ma può funzionare. Del resto, alla base del movimento artistico chiamato “Arte Povera”, fondato dal maestro biellese nel 1960, l’arte è utilizzata come strumento di promozione sociale. Ottimo obiettivo, lungo una strada tortuosa e in salita.