Tempo di Ortensie

Le Ortensie stanno prendendo colore. Nel giro di pochi giorni si sono vestite di vari toni: un cespuglio è sul rosa, un altro azzurro e quello che mi piace di più è variegato, multicolor. Sono posizionate a lato della cucina, così quando esco le noto. Si sono espanse parecchio; il gruppo di testa si è infilato tra le tavolette della recinzione cosicché quando entro con l’auto sono costretta a sfiorarle. Ieri ho tagliato le più espanse e ne ho fatto un bouquet che mi godo in casa. L’ Ortensia è un fiore che prediligo, anche se priva di profumo, anzi questo per me è un valore aggiunto perché le note intense mi danno fastidio. È il caso del Gelsomino: gradevole all’inizio della fioritura diventa però pesante dopo quando il profumo iniziale si trasforma in afrore. E io sono circondata dai Gelsomini dei vicini. Tornando all’Ortensia, mi attrae la sua capacità di cambiare colore, di virare da una tonalità all’altra. So che dipende dalla composizione del terreno, che si può modificare correggendone il ph, ma a me piace vedere come se la cava la pianta di suo, mischiando le tonalità. Praticamente la considero un buon esempio di ‘resilienza’, visto che deve usare ciò che ha…tra i piedi, ovverosia tra le radici, per darsi un aspetto attraente. Niente maquillage esterno, tutta creatività sua. Inoltre i fiori durano a lungo, se non recisi. E una volta seccatisi, possono fare compagnia ancora, da soli oppure in composizione con altri vegetali. Infatti ho dei capolini in studio da un bel po’ e non intendo privarmene perché sono vecchi. Chiudo con due parole sul nome femminile Ortensia: è un nome gentilizio latino che deriva da Hortensia, il cui significato è ‘coltivatrice di orti/di giardini’. L’onomastico cade l’11 di gennaio. Niente male portare il nome di un fiore così bello. Dovrò usarlo in uno dei miei racconti.

Hobby e hobbies

Ho vissuto vent’anni in appartamento e da oltre vent’anni vivo in una casa di proprietà, dove posso dedicarmi ai fiori e anche a qualche esperimento orticolo. Confermo che coltivare l’orto è ‘svago’ da pensionati che non avrei potuto permettermi quando insegnavo, avendo compiti e verifiche da correggere a casa e frequenti riunioni pomeridiane. Adesso potrei, ma coltivo più volentieri l’hobby della scrittura, com’è noto a chi mi conosce e poi mi occupo di piante e fiori, che necessitano di cure continue. Ad esempio, la pianta di limoni che sono riuscita a far rinascere grazie ai lupini, è stata colpita dalla cocciniglia che non sapevo manco cosa fosse. Per evitare di somministrarle un prodotto chimico per risolvere il problema, ho cercato informazioni sul web, che ho trovato in una soluzione di acqua e alcool da spruzzare sulle foglie e sui rami (provvisti anche di acuminate spine). Con un pennello da tinta per capelli in una mano e spruzzino nell’altra mi sono dedicata al trattamento per una buona mezz’ora. Quando sono rientrata in casa, sapevo di alcool e mi pizzicavano le dita. Poco male, ho visto segnati molti limoncini e mi auguro di assistere al seguito della fioritura. Però oggi ho scritto poco, anche se cerco di mantenere il ritmo quotidiano del post. A mio dire, dovrei fare molto di più, non avendo che da servire gatti e canarini… però è anche vero che sono sola ad occuparmi di tutto, con orgoglio e un pizzico di fastidio. Vabbè, non si può avere tutto dalla vita, comodo e a portata di mano. Del resto mi attribuisco uno spirito felino e mi piace anche stare da sola. Il bar, anzi i bar – sono tre – è a un tiro di schioppo e quando voglio evadere dal mio eden (cui dedico una poesia a pag. 61 nella Silloge di fotografia e poesia Natura d’oro, disponibile su Amazon) basta che mi chiuda la porta alle spalle e faccia quattro passi salutari.

Educare non è allevare

Giorno di mercato locale… e di pulizia giardino, visto che la mattina è soleggiata ma il pomeriggio potrebbe piovere. Mentre Reginaldo taglia l’erba, io lego i pomodori che stanno crescendo. Mi piace sentire l’odore rilasciato dalle foglie mentre le tocco. Le due piantine di zucca hanno cacciato il primo fiore arancione. Occuparmi dello scoperto sta diventando un’abitudine quindicinale piacevole. Tra un po’ potrei smettere di andare al mercato, dove peraltro frequento due-tre bancarelle: fiori, sementi, frutta/verdura. Alle dieci il mio aiutante se ne va e io faccio una capatina in piazza. Il bar Mirò di Gabriella è frequentato più fuori che dentro, data la bella giornata. Solita consumazione ‘mezza dentro e mezza fuori’ nel senso che la vetrata d’ingresso è aperta. Mi arrampico sullo sgabello e leggo IL GAZZETTINO di Treviso, dove mi attrae l’argomento anticipato in prima pagina, taglio medio-basso (se ricordo bene): Bullismi social, il provveditore alle famiglie: “Educate i figli”, argomento trattato all’interno a pag. VII con la foto del dirigente scolastico provinciale Barbara Sardella ed il suo punto di vista al riguardo che sintetizzo con le sue stesse parole: “c’è una generazione di genitori immaturi…pur cresciuta bene a livello educativo”. Oibò, un colpo all’incudine e un colpo al martello. A parte il riferimento a episodi incresciosi accaduti alla Scuola Media Serena, come genitore mi sento chiamato in causa. Però mio figlio è adulto, tra due mesi giusti compirà 35 anni. Sono alquanto sollevata che non sia adolescente e che si stia costruendo una vita autonoma. Non so cosa pensi di me come genitore, mi sono interrogata spesso, riconoscendo che il ruolo è duro e assorbente, oltre l’immaginabile. Da madre single ho dovuto arrangiarmi, cercando gli aiuti giusti, senza mai delegare. Praticamente mi sono comportata come una delle piante autoctone che hanno preso possesso del mio giardino, sfornando frutti acerbi e gratuiti.

Pietà, sentimento raro

Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂

Buon onomastico e Buon compleanno

Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂

Pedalare…magari!

Ieri era la Giornata Mondiale dell’Ambiente e oggi la Giornata Mondiale della Bicicletta: una correlazione intelligente, perché usare la bicicletta piuttosto che l’auto – potendo – è salutare per sé e per l’ambiente, in quanto la due ruote non inquina. Però è pericolosa su strada e non ripara dalle intemperie. Giusto domenica, qua in paese una giovane ciclista ha avuto un incidente a metà mattina in prossimità della rotatoria; io camminavo a circa venti metri e ho sentito un gran botto. Subito si è fermato un capannello di persone e una coda di macchine allertate. Mi sono avvicinata: ho visto la ragazza distesa sul bordo della strada, vigile, con le ginocchia sanguinanti e le cosce gonfie. Tuttora non so se sia stata toccata da un’auto oppure sia caduta da sola. Sono molti i ciclisti della domenica e le strade della pedemontana sono invitanti. Se mi capita di incrociarli quando sono al volante mi mettono in agitazione… anche a ragione. Evito di puntare il dito contro la categoria – ovunque si registrano esempi negativi – ma invito tutti, pedoni compresi a considerare la strada un bene comune. Tornando a me, non vedo l’ora di montare in sella alla mia vecchia bicicletta e farmi un giretto (l’ultimo risale all’autunno scorso), tempo permettendo. Sembrava che oggi fosse la volta buona, era uscito pure il sole, ma il cielo è tornato ad annuvolarsi. Staremo a vedere. Tra bizzarro e bizzoso, non so quale aggettivo sia più appropriato per il tempo atmosferico attuale. Un’amica stamattina mi diceva di tirar fuori nuovamente la felpa. Ecco, adesso sta tuonando e temo che per oggi mi dovrò accontentare della cyclette. Ma vuoi mettere pedalare con un occhio ai papaveri, mentre le narici si espandono al profumo dei gelsomini in fiore?

Dietro le quinte del blog Verba Nostra

La nascita del blog Verba Nostra alla data di oggi si intende avvenuta. Come un neonato che emette il primo vagito e poi è tutto un concentrato di cure, così questo diario online sarà nutrito dagli scritti delle autrici, me compresa che mi considero una zia. Il padre putativo è Manuel, senza il quale non ci sarebbe neanche il blog Verba Mea che sta per compiere due anni. Ieri il mio prezioso ex studente ha caricato alcuni testi per così dire di presentazione, in uno scorcio temporale… dovuto al temporale abbattutosi sul bassanese che gli ha consentito di defilarsi dalla fiera di elettronica cui partecipava e di fiondarsi da me. Stanco lui, incompetente io abbiamo anche riso parecchio, pasticciando coi nomi e coi cognomi delle autrici del blog: Veronica e Valentina talvolta si scambiavano i cognomi simili, il mio per assonanza richiamava quello di Sara ed alla fine Cusin, con una punta di malizia trasformando la vocale u in a ci faceva scompisciare dalle risa. Insomma, il dietro le quinte della nascita di un blog composto da sei persone offre degli spunti per narrazioni frizzanti. Personalmente sono ammirata della bravura di ognuna del gruppo che è come il lato di un esagono colorato, oppure il fiore in boccio di un bouquet, come lo ha rappresentato poeticamente Francesca. Cosa ci aspettiamo dal blog, ognuna lo dice in apertura dopo essersi presentata: sono biglietti da visita genuini che preludono a racconti, poesie e storie emozionanti. Ognuna conta sul sostegno dell’altra e insieme contiamo di ricevere visite e commenti costruttivi. Le più giovani sapranno cavarsela col computer meglio della sottoscritta che rinnova un grazie stratosferico a Manuel per l’apporto fornito da remoto e in presenza. Entro la fine del mese, il mio tecnico informatico, studente di Ingegneria elettronica a Cesena deve sostenere un bel po’ di esami, in vista della laurea in autunno. Dopo faremo festa grande! 🥂

Una poetessa nostrana

Il nome di Gaspara Stampa appartiene al mio passato scolastico. Infatti lo sentii nominare per la prima volta dal mio compianto professore di Liceo classico Armando Contro, cui ho dedicato il mio penultimo lavoro Il Faro e la Luce (reperibile su Amazon). Lo stesso insegnante diceva che per me scrivere era una malattia, ed io di rimando gli rispondevo che era anche la mia terapia, il tutto bonariamente. Il quotidiano la tribuna dedica oggi un interessante articolo a Gaspara Stampa (1523, Padova – 23 aprile 1554, Venezia), poetessa padovana, a 500 anni dalla nascita. Così si riannoda il filo letterario tra passato e presente, un filo che ovviamente mi è caro. Autrice di sonetti e suonatrice di liuto, la sua casa è ritrovo di letterati e intellettuali che discutono di letteratura e assistono alle esibizioni musicali di Gaspara e della sorella Cassandra. Nella musica e nel canto Gaspara deve essere stata eccellente, se Perissone Cambio – compositore e cantante del Rinascimento – nel 1547 le dedica una sua opera dichiarando di non conoscere, né a Venezia né altrove, una donna che amasse “più la musica di quello che fate voi, né altra più raramente possederla”. Le dedicarono componimenti numerosi letterati. Da parte sua lei scrisse Le Rime, raccolte nel Canzoniere, la cui ultima edizione risale al 2010. Il suo stile richiama quello del Petrarca. Riporto la prima quartina del componimento CVI contenuto nelle sue Rime d’amore, dedicate a Collaltino di Collalto, nobile veneziano. O diletti d’amor dubbi e fugaci,/O speranza che s’alza e cade spesso,/E nasce e more in un momento istesso/O poca fede, o poche lunghe paci!/ Vissuta poco più di trent’anni, ecco un’altra donna che ha lasciato il segno.

Un film capolavoro

Rivedo per l’ennesima volta il film Il Postino, che avevo proposto anche alle mie terze durante il servizio scolastico. Non mi sono ancora stancata, lo ritengo un capolavoro; mi fa bene ogni volta che mi capita di rivederlo, come è successo ieri pomeriggio su rete 4. Il film è del 1994, perciò ha quasi trent’anni, tuttavia cattura l’attenzione come fosse sempre nuovo: dev’essere un privilegio dei classici. Quattro nomination per l’Oscar nel 1996, un premio Oscar per la colonna sonora a Luis Bacalov, Massimo Troisi miglior attore protagonista, miglior regia a Michael Radford erano già un segnale. Superlativa anche l’interpretazione di Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, il poeta delle donne e del popolo, come precisa il capoufficio del piccolo ufficio postale dell’isola dove è stato mandato in esilio il poeta cileno per le sue idee comuniste. La morte di Troisi (19.02.1953 – 4.06.1994) il giorno dopo che fu girata l’ultima scena del film – che uscirà il 22.09.1994 – ha ulteriormente accresciuto l’alone di meraviglia che lo avvolge, meraviglia che esce dagli scorci panoramici, dalla timidezza del protagonista Mario Ruoppolo, dal fascino mediterraneo di Beatrice/Cucinotta, dall’energia grezza della zia… dall’amicizia tra il grande poeta e il postino quasi analfabeta che si emancipa. Nell’insieme un omaggio alla ricerca della bellezza e di ciò che eleva lo spirito. Ma ognuno può farne la lettura che crede e ricavare la sua lezione. Se ispirata, anch’io scrivo poesie e per me questo film è una miniera di suggerimenti. Perciò grazie a chi l’ha pensato, interpretato e giustamente premiato. Vale la pena di vederlo e rivederlo. Provare per credere!

Buon compleanno, Repubblica!

Samba Pa Ti (Un samba per te) di Carlos Santana è il primo pezzo musicale che sento alla radio che accendo appena alzata. Mi viene spontaneo dedicarlo mentalmente alla Repubblica, che festeggia oggi il suo 77esimo compleanno. La suonata per chitarra scritta nel 1970, è considerata la progenitrice della cosiddetta “poesia della mescolanza”, intendendosi con ciò la fusione tra suoni latini ed il rock & roll, contaminati da influenze blues e jazz. Beh, non sono un’esperta, ma è proprio la mescolanza dei generi che mi attrae e la parola ‘mescolanza’ si addice al popolo italiano oggi in festa. Tornando al famoso pezzo del messicano, lo trovo struggente e aperto, come un abbraccio prima di avviare un’impresa importante, quale è quella di meritarsi la conservazione della libertà. Seguo in parte la sfilata ai Fori Imperiali, ammiro i corazzieri a cavallo e mi emoziono all’impresa dei tre paracadutisti che planano davanti al palco d’onore con l’enorme bandiera distesa ai piedi delle autorità, Sergio Mattarella e Giorgia Meloni in testa. Molte persone tra il pubblico, compresi i bambini hanno appuntata la coccarda e questo mi sembra un buon indizio. Del resto è una festa del popolo che ricorda l’inizio dell’era democratica che non è una conquista definitiva. Immagino le obiezioni di chi ha l’elenco delle cadute della Repubblica a breve e medio termine. Ribadisco che non mi occupo di politica, ma ho fatto mio un pensiero espresso a suo tempo dalla grande Oriana Fallaci: “Una democrazia, sebbene zoppicante e’ da preferire a una dittatura”. Beh, gli Italiani hanno conosciuto la dittatura. Adesso godano della democrazia che è un diritto ed un dovere difendere. Buon compleanno, Repubblica!