Oggi niente parrucchiera, meritatamente in ferie. Anche quella che in altre occasioni l’ha sostituita. Ho la fortuna di usufruire del servizio bigodini di Marcella, ma devo provvedere da me al lavaggio della lunga chioma. Faccio una puntata al bar e sfoglio rapidamente il quotidiano. Mi cattura un titolo su cui mi soffermo: Mauro Pinosa, sindaco di Lusevera regala 35 frigoriferi ai detenuti di Udine, partecipando all’iniziativa Un frigo per ogni cella. E confida: “Anch’io ero in carcere 44 anni fa”. Mi sovviene il proverbio “Ciò che semini, raccogli” che vale quanto “Il bene (e il male) che si fa, torna sempre indietro”. Incuriosita leggo l’articolo e vengo a sapere che l’allora 22enne futuro sindaco aveva ‘soggiornato’ nelle patrie galere per un impiccio burocratico, un’irregolarità nel porto d’armi: in sintesi, durante una gara di tiri al poligono di Udine aveva usato una pistola da tiro a segno regolarmente registrata, cui mancava però l’avvallo finale, cioè una firma per poterla usare. Per questo fu arrestato, costretto in prigione per otto giorni e subì un processo per direttissima da cui uscì ‘pulito’, ma con l’amara esperienza di essere privato della libertà. In quel doloroso frangente fu confortato dai compagni di cella, gesto che non ha più dimenticato, tanto che giustifica il dono dei frigoriferi, dicendo: “Un modo per sdebitarmi: anch’io finii dietro le sbarre negli Anni Ottanta”. Una bella storia, dove altruismo ed esperienza si fondono. Con l’attuale sovraffollamento delle carceri, i suicidi che vi si verificano ed altre distorsioni si perde di vista l’umanità dei detenuti che non sono tutti uguali ma non smettono di provare emozioni. La gratitudine sembra in disuso. Dare rilievo a storie come questa del sindaco friulano consente di credere ancora nel bene che c’è.
Categoria: Attualità
Pallavolo femminile, risultato storico
La Nazionale Italiana di Pallavolo Femminile batte 3 a 0 gli Stati Uniti in finale, conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Quindi le medaglie azzurre sono 40 in totale (12 d’oro). Nel post di ieri – postato prima della gara – avevo scritto 39. Mi aggiorna Max, un caro e bravo collega di Scienze Motorie dalla Sardegna poco dopo le quindici, scrivendo: “Abbiamo appena vinto l’oro nella Pallavolo femminile. Con grande orgoglio sardo per la presenza di Alessia Orro che ho avuto l’onore e il piacere di avere come alunna”. Questa aggiunta personale alla notizia della vittoria mi ha allargato il cuore e mi ha tolto di dosso il torpore del primo pomeriggio. Infatti anche a me è capitato di condividere il successo di un ex alunno, diventato un collega, un amico multitasking, un braccio che mi risolve un sacco di problemi piccoli e grandi. Perciò condivido l’orgoglio di Max e gioisco per la supremazia delle pallavoliste, compresa Alessia, ex allieva del mio stimato collega, coda di cavallo bionda, numero 8 – magico per me – sulla schiena. L’intervista all’allenatore Julio Velasco svela la compattezza della squadra che in soli quattro mesi ha raggiunto livelli di prestazione tali da vincere. Il gruppo tricolore è formato da: Carlotta Cambi, Alessia Orro (palleggiatrici), Alice Degradi, Caterina Bosetti, Myriam Sylla, Gaia Giovannini (schiacciatrici), Marina Lubian, Anna Danesi, Sara Fahr (centrali), Paola Egonu, Ekaterina Antropova (opposti), Monica De Gennaro (libero), Ilaria Spirito (libero). Tutte insieme fanno proprio un bel vedere, un mix armonico di carnagioni, di acconciature, di sorrisi… e infine di lacrime di gioia. Ho rivisto stamattina la squadra in azione. Mi sono sentita pervasa da orgoglio ed emozione. Grazie, ragazze!
Il volo delle Farfalle
Medaglia di Bronzo a Squadre: un’altra soddisfazione per l’Italia nella ginnastica ritmica: due gare e due medaglie di bronzo sono un super bilancio della ginnastica ritmica italiana ai Giochi di Parigi. Cina prima, seconda Israele, quindi Italia con le nostre Farfalle. “Riconfermarsi dopo Tokio è il risultato di tre intensi anni di impegno senza sosta” è ciò che dice al microfono una delle nostre atlete che sono: Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Laura Paris. L’ultimo esercizio è eseguito sulla musica di Ennio Morricone “L’estasi dell’oro” tratta dal film “Il bello, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, il che è un valore aggiunto. Le atlete hanno totalizzato 68.100 punti (36.100 nella rotazione con i cinque cerchi e 32.000 in quella con i nastri e le palle). Assisto anche alla premiazione delle tre squadre vittoriose che non è fulmineo. Ma si capisce, le atlete – quindici – si devono cambiare: smettono il costume e indossano delle tute istituzionali, quindi raggiungono il palco dove vengono medagliate, partendo dalla terza squadra classificata. La carrellata di sorrisi e strette di mano è d’obbligo ma quando salgono le bandiere dei tre Paesi vincitori, con l’inno della Cina è un momento toccante. Il medagliere italiano a Parigi contempla 39 medaglie così ripartite: 11 oro, 13 argento, 15 bronzo, l’Italia si classifica al decimo posto tra le prime 25 posizioni della classifica FIFA. Mi pare un lusinghiero risultato, cui fa da contraltare la delusione per gli imprevisti con annessi insuccessi, occorsi ad esempio a ‘Gimbo’/Gianmarco Tamberi – giusto per restare in casa – eliminato dalla finale del salto in alto che ha comunque affrontato nonostante le coliche. Si merita la medaglia per la grinta ed il coraggio. Ad altiora!
Ginnastica ritmica super!
Sofia Raffaeli, la regina azzurra nella ginnastica ritmica: che spettacolo! La sua esibizione con le clavette risulta impeccabile non solo a me, ma anche ai giudici di gara. Pure Milena Baldassarri, ginnasta 22enne di Ravenna offre un ottimo spettacolo ai nastri. Ma ritorno a Sofia – a ragione soprannominata ‘Formica Atomica’ – che si allena 8 ore al giorno per 300 giorni l’anno, al Palazzetto di Fabriano nelle Marche, un ‘dettaglio’ quello delle ore di allenamento che richiama la frase di Leonardo Da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”. Da due anni porta allori all’Italia e nonostante un errore durante l’esercizio con il nastro vince meritatamente la medaglia di bronzo nell’ All Around, la prima di sempre per la ginnastica ritmica individuale italiana. Sul podio più alto sale la tedesca D. Varfolomeev e seconda la bulgara B. Kaleyn. Il pomeriggio dedicato alla ginnastica ritmica mi regala intense emozioni. Trattenuta dal caldo in poltrona relax, balconi accostati e tende parasole abbassate, per un paio d’ore mi godo uno spettacolo superlativo durante il quale tutte le atlete mi sembrano molto brave, fasciate in colorati tubini svolazzanti, con i capelli trattenuti a chignon e truccate quel poco che basta. Immagino il percorso fatto dalle atlete per approdare alle Olimpiadi, ai sacrifici, alle rinunce, alle cadute e alle soddisfazioni. Sono un esempio concreto di cosa significhi impegno senza scuse, al netto di una genetica favorevole e del prezioso supporto delle famiglie, considerato che non poche sono ancora minorenni e hanno iniziato ad allenarsi da bambine. Donne dalla scorza dura, al di là dell’aspetto minuto come Sofia Raffaeli cui va la mia ammirazione, da estendere a tutte le atlete, a prescindere dalla medaglia.
Lady ‘scippo’
Maternità strumentale: non avevo mai sentito prima d’ora l’abbinamento tra il nome maternità e l’aggettivo strumentale. Se non sbaglio, ne risulta un ossimoro, figura retorica che accosta due termini in forte antitesi tra loro, tipo ghiaccio bollente, silenzio assordante, eccetera. In questa circostanza, maternità – evento centrale per una donna – e strumentale = ‘asservito a determinati fini’ dice il dizionario. Semplificando, fare figli per evitare il carcere a causa di attività illecite. È quello che ha fatto Ana Zahirovic, 31enne borseggiatrice rom di origini croate, accusata di 148 reati in vent’anni, libera perché sempre incinta. Una lunga carriera di rapine messe a segno nelle metropolitane di Milano e di Roma dove finalmente è stata arrestata. ‘Lady scippo’ – così è soprannominata – ha avuto una bambina tre mesi fa e sarà da vedere come evolverá la situazione. Non riesco a immaginare il passato di questa donna ancora molto giovane, gravato da tante gravidanze. Ma di più penso ai suoi dieci figli, chissà se introdotti al borseggio, affidati a chi o manipolati per chiedere l’elemosina. Immagino che Ana abbia un corpo d’acciaio, forse senza un filo di grasso. Magari in carcere finalmente si riposerà, senza vederlo lievitare in continuazione. Ma ai figli ci ha pensato, quando progettava di averli? In passato anche da noi nelle campagne i figli erano considerati il bastone della vecchiaia dei genitori, mentre nel caso considerato sono uno strumento di comodo per evitare di scontare la pena. Sono i figli che dovrebbero essere risentiti e prendersela con tanta madre. Per forza il fatto è diventato un caso politico. La maternità è una cosa seria, un diritto ma non un dovere. In un Paese libero, c’è posto per qualunque scelta. Non per questo tipo di maternità!
Oro alla trave… e non solo!
Ho visto Alice D’Amato sulla trave: eccezionale! Bella, giovane, talentuosa…e affezionata alla sorella gemella Asia, ginnasta come lei che non ha potuto partecipare alle Olimpiadi a causa di un infortunio al legamento crociato. Nate il 7 febbraio 2003 a Genova, le sorelle D’Amato praticano la ginnastica artistica da quando erano bambine e sono molto legate. Il momento più doloroso nel 2022 causa la morte del padre Massimo, vigile del fuoco che le seguiva in ogni gara. A lui e anche all’amata sorella Alice ha dedicato la medaglia d’oro che in questa categoria – la trave – nessun atleta aveva mai vinto ai Giochi Olimpici. Onore alla campionessa: salita sul podio per ricevere la medaglia ringrazia il padre, la sorella e i familiari di averla sostenuta. Ecco, questo dietro le quinte delle Olimpiadi mi piace altrettanto delle performance spettacolari, perché gli atleti non sono robot, dimostrano di avere umanità e coltivano buoni sentimenti. Del resto lo spirito della competizione deve/dovrebbe prevalere sui risultati, questo almeno nelle intenzioni degli organizzatori. Al netto di un combattimento nato male e concluso senza l’abbraccio finale, ho seguito qualche competizione, emozionandomi nel momento del congedo affettuoso degli atleti, presumo caldeggiato ma non imposto dalle rispettive società sportive. Tra le frasi motivazionali sullo sport, segnalo questa che condivido: ‘Non puoi vincere a meno che impari a perdere” , perfetta per gli atleti che perdono il podio, nonostante lo strenuo allenamento e le legittime aspettative. Si veda quanto successo alla ginnasta Simone Biles e al velocista Marcell Jacobs. Comunque se c’è il talento, basta attendere che si palesi. Accettando le cadute che fanno parte del gioco.
Il mago dell’aria
Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U
Risse a pagamento
La cronaca può essere bianca, nera, rosa… a seconda del ‘peso’ della notizia. Però in certi casi bisognerebbe abbinarle un colore nuovo, legato all’incredibile. Mi riferisco al fattaccio successo a Muggia (Trieste) dove 500 ragazzini sono stati identificati per risse a pagamento, l’ultima frontiera del divertimento giovanile. Lo sento durante il programma ‘Diario del Giorno’ quando riemergo dal mio riposino pomeridiano e sono basìta, sia per il numero di minori coinvolti, sia per la proposta: 12enni pagano 5 euro per vedere risse tra coetanei. Da non credere. Ma i genitori dove sono? Come da prassi, durante il programma vari ospiti dicono la loro, tra cui una suora che non è nuova al dibattito televisivo. Dal confronto delle opinioni emerge che il fenomeno è allarmante e preoccupante. Assodato che l’oratorio non funziona più, che la famiglia è cambiata, che sono mutate le ne consegue che il punto di aggregazione predominante adesso è la piazza digitale, con tutti i pericoli connessi, compreso quello di condividere la violenza. Eppure ci sono gli spazi pubblici dove i giovani potrebbero trovarsi, magari per fare sport che offre una buona alternativa a noia e solitudine. Un opinionista ipotizza che la causa del disagio giovanile vada cercata nel troppo denaro posseduto – e non guadagnato – dai giovani. Dal quadro desolante vanno esclusi molti ragazzi “sani” che non fanno notizia e sono impegnati in attività di volontariato oppure studiano per guadagnarsi onorevolmente un posto al sole. Ho la fortuna di conoscerne. Credo non sia marginale che appartengano a famiglie solide con valori forti. La qualità del terreno favorisce la semina, come allude il titolo della mia penultima opera Dove i Germogli diventano Fiori.
Il match della discordia
Angela Carini si ritira dopo due pugni e 46 secondi di combattimento con l’atleta algerina Imane Khelif. È stata una competizione di pugilato leale? Per caso mi capita di vederla, mentre sosto in cucina per una rapida merenda. L’azzurra si ritira, dicendo: “Mi fa troppo male” riferendosi ai due pugni ricevuti da Khelif, l’avversaria che ha tutte le sembianze di un uomo. La disparità di costituzione tra le due atlete balza agli occhi e anche le fattezze esteriori. Com’è potuto succedere che Imane, esclusa da altre gare di pugilato per sovrabbondanza di testosterone competa alle Olimpiadi? Se è vero – come è vero – che i Giochi sono portatori di valori, è il polverone scatenato che mi disturba e che di certo nuoce allo sport. Sul momento, cioè durante il minuto scarso di competizione non si capiva cosa fosse successo e perché l’azzurra volesse ritirarsi. Anche il commentatore dell’evento era basìto. Nel giro di un paio d’ore è scoppiato il polverone e pure Giorgia Meloni ha detto la sua all’azzurra: “Un giorno avrai ciò che meriti in gara equa”. Rimane però l’amaro riguardo il dietro le quinte. Possibile non chiarire prima se competono atleti di pari livello? Ad esempio, si è esibita la categoria 66 chili – me lo ricordo perche è il mio peso – ma la massa muscolare, la potenza non contano? Angela ha incassato contro un avversario che la sovrastava. Di certo non gli è andata incontro per dargli la mano. Mi è dispiaciuto non assistere all’abbraccio finale che di solito suggella la fine di un match. Successivamente assisto all’incontro della judoka Alice Bellandi con la israeliana Inbar Lanir che si conclude con l’emozionante vittoria dell’azzurra e un reciproco abbraccio di conforto.
Manuel ‘pronto intervento’
Che bella la sera d’estate dopo il tramonto, con una tregua della calura e i rumori attenuati. Se non fosse per le zanzare fameliche, si starebbe bene. Per evitare l’attacco, ho posizionato davanti al portico tre vasi di piante insettifughe: incenso, lantana e menta, con altarini di citronella al momento poco efficaci. Perciò spruzzo braccia e caviglie con una lozione a base di oli essenziali: per i prossimi trenta minuti sono “coperta’; poi riparo dentro casa dove ho trascorso tutta la giornata, meno una rapida uscita a piedi a metà mattina. Il caldo mi costringe a stare reclusa e per distrarmi mi invento qualcosa, ma poi dirotto sulla scrittura, ostacolata da una bizzarria del tablet che si è posizionato in orizzontale e mi complica la digitalizzazione. Manuel ‘pronto intervento’ è in viaggio verso Bologna dove lo attende l’esame di stato da ingegnere. Temo non possa aiutarmi… Invece sì, perché mi dà le indicazioni dal treno: ‘Tiri giù la tendina…ci sarà qualcosa con scritto rotazione automatica…poi dia dei colpetti per fare tornare dritta l’immagine “. Miracolo, funziona! Manuel è straordinario, se potessi lo assumerei. Mentre sfreccia…con un freccia da Padova a Bologna riesce a risolvere il problema da remoto. Per la disponibilità e l’abilità nella risoluzione di problematiche varie si merita un premio extra. Dalla contentezza decido di fare una ceescake ai mirtilli per quando torna (troppo caldo per i muffin). L’operazione non è difficile, ma piuttosto lunga e prevede tre fasi: prima il fondo di biscotti sbriciolati imbibiti di burro sciolto, poi la crema e infine la copertura che faccio con mirtilli e more delle mie piante. La nappatura è la parte finale che mi inorgoglisce perché uso prodotti a metro zero. Riposo in frigo e assaggio!
