Cronaca della rimpatriata

Mentre torno dal pranzo con i miei compagni per il cinquantesimo della Maturità ’72 mi torna in mente il motivetto cantato da Marcello Marchesi CHE BELL’ETÀ (1965) nel quale, con fare giocoso si passano in rassegna le varie epoche della vita, compresa l’ultima della canzone, identificata come “mezza età”, apportatrice di ‘tranquillità’ e ‘serenità’, “l’età più bella del cammin di nostra vita” canta il grande umorista. Senza entrare nello specifico delle varie fasi della crescita, con possibilità di essere smentita riguardo la mezza età (noi del ’53 siamo prossimi ai 70 anni), dico che ho percepito scorrere l’età biologica dei cinquant’anni nelle vene dei miei coetanei, con un plauso per le signore che si sono mantenute quasi tali e quali e per i maschi che hanno preservato il fisico di quand’erano ragazzi. Ma l’aspetto esteriore, pure impattante non è ciò che unisce: è la verve che cattura, lo spirito di condivisione. Peccato che la tavolata sia stretta e lunga, con inevitabile perdita delle battute dei commensali più distanti, rimediata in parte con subitanei spostamenti. Comunque è prevalsa l’atmosfera del convivio (cum + vivere = vivere insieme), nel senso che è stato piacevole condividere pietanze gustose ed abbondanti (complimenti ai ristoratori) e sprazzi di confidenze personali con scorribande nel passato scolastico, con l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza. Tra le donne, c’è la super mamma di 5 figli, chi non ne ha, chi ne ha uno, due o tre. Dal punto di vista professionale ci sono il dottore, il chirurgo, il farmacista…il commerciante, e il professore, l’infermiera e l’insegnante…ora tutti in pensione, che è una bella ricompensa a una vita di lavoro in svariati ambiti. Ma nessuno fa pesare ciò che ha realizzato e nemmeno si lamenta se qualcosa è andato storto. Effettivamente mi piace percepire nei miei coetanei una vivacità giovanile che distende gli animi. In chiusura, io leggo una filastrocca di circostanza e Bruno un’abile carrellata sui professori del quinquennio che è una delizia. La seduta è tolta verso le sedici. Con promessa di ritrovarci.

4 pensieri riguardo “Cronaca della rimpatriata”

  1. Bello condividere questi momenti in compagnia dei ” vecchi” compagni di scuola .Anche se dalla foto vedo dei 50enni non dei prossimi 70enni.Complimenti per i vostri traguardi raggiunti , godetevi la pensione e buona vita a tutti voi!!!! 👋👋😊😊

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  2. Quello che scrivi mi fa pensare quanto in fretta è trascorso il tempo che mi separa dai primi ricordi di bambino al momento che mi vedo allo specchio, paragonabile ai miei nonni che allora vedevo come delle persone nate vecchie.
    La nostra terra per fare il giro del sole che noi paragoniamo ad un anno di 365 giorni impiega molto tempo; o forse mi sbaglio : non lo so non riesco a dargli un effettivo calcolo, non riesco capire se fa presto o è lenta, invece per quanto riguarda la mia età sono convinto che è TRASCORSA TROPPO VELOCEMENTE tanto che vorrei frenarla per esserne più cosciente.
    E’ indubbio che un giorno corrisponde ad uno spazio composto dal mattino, dal pomeriggio e dalla sera, seguito dalla notte dove il mio corpo e la mia mente si ripristina dagli sforzi del giorno; invece non mi viene con la mia vita paragonare le fasi come dei momenti di partecipazione passati con cognizione, coscienza: aver piena capacità di qualcosa, esserne perfettamente al corrente, credo che ci sia qualcosa che non gira per il verso giusto. C’è un proverbio che dice che non sono gli anni della vita che contano ma la mia vita negli anni; anche questo faccio fatica a capirlo: va bene la vita nei miei anni è stata così piena così molto presa dai mie compiti e dal mio lavoro
    che no ha potuto fare un calcolo, conteggio, computo, somma, di me stesso Hai Hai Hai.
    Come è andata ?
    Sono felice, sereno, tranquillo estremamente soddisfatto ma sinceramente vorrei tornare indietro per modificarla. Cavolo come la modificherei come la canzone di Alex Baroni : Ti nasconderai
    Dentro i sogni miei
    Ma io non dormirò
    Mi dovrà passare
    E quanti amori avrai
    Che cosa gli dirai
    E quanto anche di me
    Io dovrò cambiare
    Amore, non mi provocare
    Arriverò fino alla fine di te
    Amore, mi dovrà passare
    Per restare libero, cambiare

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  3. Le tue risposte sono interessanti, a volte producono l’effetto di un sasso lanciato nello stagno. In questo caso smuovono solo la superficie, perché – a differenza di te – non vorrei tornare indietro e, anzi talvolta tirerei in là le lancette, per sondare il terreno. So di essere un po’ controcorrente…ma sento il peso del percorso fatto ed ora voglio gustarmi ciò che rimane, assaporandone ogni momento come fosse un acino di uva fragola. Ti invito a fare altrettanto, dato che solo ora e adesso è certo! Buon seguito di giornata e grazie del contributo! 🌻

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